Alice Miceli
Tesina esame di maturità
Anno 2012-2013
La malattia mentale
Una malattia mentale, o disturbo mentale (in inglese: mental disorder), è un’affezione che colpisce il pensiero, i sentimenti o il comportamento di una persona in modo sufficientemente forte da rendere la sua integrazione sociale problematica, o da causarle sofferenza personale.
Le malattie mentali sono alterazioni comportamentali o psicologiche che causano pericolo o disabilità e non fanno parte del normale sviluppo della persona.
Una parte considerevole della ricerca psicologica della personalità è nata in ambito clinico (orientato alla raccolta di indizi sui singoli casi, faccio riferimento a Freud, e al rapporto 1 a 1), dalla necessità di meglio comprendere e affrontare i disturbi di comportamento.
Psicologia e psichiatria hanno studiato il rapporto fra la personalità e singoli disturbi, e si sono occupate di comprendere in che misura disagi e patologie del comportamento possono essere collegati a cause biologiche o alla personalità nel suo complesso.
Da questi studi si sono sviluppate, oltre che teorie e classificazioni diverse, anche differenti pratiche sociali, nei confronti delle persone definite “mentalmente malate” o <<folli>>.
Il concetto di follia
Il concetto di “follia” può essere interpretato da molteplici punti di vista: sociali, culturali e psicologici ancora prima che psichiatrici.
Dal punto di vista sociale: la definizione d’individuo come “folle” è il frutto di una forma di etichetta, che vuole identificare in modo convenzionale chi adotta una serie di comportamenti giudicati socialmente devianti.
Dal punto di vista culturale: la nostra società ha progressivamente superato le interpretazioni di follia come squilibrio umorale, spiegazione magica, possessione diabolica, per sostituire ad essa una spiegazione almeno in parte riconducibile all’ambito medico, in cui il folle si trasforma in malato di mente.
Dal punto di vista medico con l’espressione persona disturbata mentalmente s’intende invece un essere umano che presenta “sintomi” e “patologie” che possono essere così affrontate e curate con il contributo medico della psichiatria spesso in collaborazione con la psicologia.
La psichiatria tra XIX e XX secolo
Tra il XIX e il XX secolo, la psichiatria ha compiuto uno sforzo poderoso per classificare la follia come malattia, per riconoscerne la natura e per individuare le cure più efficaci, secondo un approccio che ha privilegiato il trattamento fisico e farmacologico.
Le tecniche terapeutiche maggiormente utilizzate prima della nascita del movimento antipsichiatrico erano:
- Lo shock insulinico, oggi in disuso, consiste nell’indurre, mediante la somministrazione di insulina, un coma ipoglicemico da cui il paziente viene risvegliato con somministrazione di zucchero.
- L’elettroshockterapia (ECT). Essa consiste nell’indurre una crisi epilettica mediante il passaggio di corrente elettrica alternata attraverso le tempie. Le scariche elettriche provocano uno stato di torpore, e se ripetute in giorni successivi, producono uno stato di passività e confusione che riesce a calmare qualsiasi stato di agitazione.
Questa tecnica fu spesso utilizzata in manicomio per annullare la reattività del paziente ed anche come strumento punitivo.
- Lobotomia o leucotomia è il nome dato a interventi di rimozione chirurgica di un pezzo di corteccia cerebrale, gli esiti di questo tipo di cura sono che il paziente diventa indifferente a tutto, ha una riduzione drastica dell’iniziativa e perde ogni sua capacità creativa.
- Dalla metà degli anni Cinquanta vennero introdotti gli psicofarmaci che, indipendentemente dai risultati curativi, avevano l’effetto di attenuare i sintomi più gravi e vistosi, e di rendere più governabili i momenti di crisi. Tra le sostanze più utilizzate ricordiamo: i barbiturici, e i tranquillanti che furono poi banditi nel 1967.
È evidente l’uso ambiguo degli psicofarmaci: per un verso costituivano un ulteriore strumento di controllo dei pazienti; dall’altro, aiutando i soggetti sofferenti nei momenti più difficili, facilitavano la sperimentazione di soluzioni alternative al manicomio tradizionale.
La psicoterapia e la psicoanalisi
Successivamente, all’inizio del XX secolo, a fianco della psichiatria si è accostato, con grande difficoltà, l’approccio psicoterapeutico, che ha determinato un’evoluzione psichiatrica.
La spinta fondamentale alla nascita della psicoterapia è venuta dalla teoria psicoanalitica di Sigmund Freud.
Secondo questa teoria, l’individuo deve imparare a sottoporre al controllo razionale e morale le sue pulsioni, permettendo alle stesse però la soddisfazione in modalità socialmente ammesse.
Il fallimento di tali obiettivi causa l’insorgere di nevrosi e psicosi.
Queste devono essere affrontate appunto attraverso colloqui clinici, nei quali il terapeuta sostiene lo sforzo che il soggetto compie per interpretare il significato del proprio disagio.
Le teorie psicoanalitiche incontrarono molte difficoltà a essere ammesse alla psichiatria ufficiale.
Alda Merini e la devianza mentale
Una grande testimonianza di come veniva trattata la devianza mentale ci arriva dalla poetessa e scrittrice italiana Alda Merini nel suo libro “L’altra verità”.
Introduzione malattia mentale - tesina
La seguente tesina prende in esame la malattia mentale, effettuando alcuni collegamenti interdisciplinari. Argomenti tesina: Alda Merini in Italiano e il suo libro L'altra verità, in Scienze sociali i manicomi prima della legge 180-883 e Franco Basaglia, in Diritto le leggi 180 e 883 e la perdita della capacità di agire, in Storia dell'arte Luis Wain, il pittore schizofrenico.
Collegamenti
Malattia mentale - tesina
- Italiano - Alda Merini e il suo libro L'altra verità.
- Scienze sociali - I manicomi prima della legge 180-883 e Franco Basaglia.
- Diritto - La legge 180 e 883 e la perdita della capacità di agire.
- Storia dell'arte - Luis Wain, il pittore schizofrenico.