Tempi moderni
I.T.I.S. Vito Volterra
Tesina: Storia, Diritto, Informatica e Sistemi
Autore: Bacolini Elvis
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Economia, società, cultura tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento
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1. La seconda rivoluzione industriale
- Sul finire dell’Ottocento l’Europa conobbe un rinnovato slancio dell’industria tanto da parlare di seconda rivoluzione industriale.
- Essa ha caratteristiche diverse rispetto alla prima (sviluppatasi alla fine del 1700):
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Caratteristiche
- I settori più innovativi sono l’industria chimica, elettrica e meccanica (quella tradizionale tessile si indebolisce).
- Integrazione tra scienza e tecnologia: nello sviluppo di questi settori industriali un peso importante l’ebbero lo studio e il lavoro degli scienziati (che avevano avuto un ruolo limitato nella prima rivoluzione industriale).
- Industria chimica: materiali sintetici, coloranti, medicine.
- Industria elettrica: telegrafo, illuminazione, cinematografo.
- Industria meccanica: prima applicazione del motore a scoppio a benzina portò alla diffusione delle prime automobili che alla vigilia della grande guerra erano già diventate mezzi di trasporto diffusi (nella produzione industriale di automobili emersero la società americana Ford e le europee Renault e Fiat). La seconda applicazione del motore a scoppio permise, invece, il decollo dell’aviazione.
- Rapporti tra Stato e industria: nella prima rivoluzione industriale lo Stato doveva solo garantire l’ordine e i servizi, mentre nella seconda il rapporto tra Stato e industria diventa essenziale: i grandi industriali devono lavorarsi gli uomini politici per attirare sulle proprie aziende i capitali e le commissioni del settore pubblico (ferrovie, armamenti...).
- In più lo Stato poteva agevolare le aziende nazionali imponendo gravi dazi doganali sulle merci importate (politica del protezionismo).
Conseguenze
- Modificazione nella gerarchia dei paesi industriali:
- La seconda rivoluzione industriale vede l’industrializzazione di nuovi paesi come USA, Giappone, Germania, Austria, Russia e Italia (anche se l’industrializzazione italiana riguardò soprattutto il Nord; fondamentalmente l’Italia rimase un paese agricolo).
- L’Inghilterra, che ha un sistema industriale consolidato ma un po’ invecchiato, perde terreno.
- Alla vigilia del conflitto mondiale, la classifica dei paesi industriali vede gli USA al primo posto, seguiti da Germania e Inghilterra, che però mantiene il primato nel commercio mondiale e nel sistema monetario e finanziario.
- Affermarsi della Belle Époque: la seconda rivoluzione industriale favorì un’epoca di grande ottimismo, espansione, fede nel progresso, vitalità della cultura e dei costumi, interrotta poi dallo scoppio del conflitto (1895-1914).
2. La concentrazione aziendale
- Nella seconda rivoluzione industriale dominano le grandi aziende.
- È in questo periodo che nasce il fenomeno della concentrazione delle imprese per cui le piccole imprese vengono assorbite da quelle grandi.
- Le aziende cercano di eliminare la concorrenza, sempre più agguerrita, creando delle concentrazioni che possono assumere due forme fondamentali:
- 1) I trust (diffusi soprattutto in USA), cioè fusioni di più aziende di un unico settore, concentrate sotto il controllo di un unico soggetto economico. Si creano così i grandi monopoli con la conseguente soppressione della libera concorrenza.
- Il primo trust è la Standard Oil Company (monopolio dell’industria petrolifera) dell’americano John Rockefeller.
- 2) I cartelli (più diffusi in Germania): due o più aziende si accordano sui prezzi e si spartiscono il mercato senza fondersi, cioè rimanendo indipendenti.
- Negli USA si creano anche le imprese multinazionali: grandi gruppi industriali impiantati anche all’estero, per penetrare meglio nei mercati, che svolgono tuttavia la loro attività economica seguendo una strategia di gestione unitaria.
John Rockefeller
3. Taylorismo e fordismo
- L’espansione industriale portò gli industriali al tentativo di razionalizzare la crescente complessità delle aziende e a dare una nuova organizzazione al lavoro aziendale al fine di migliorarne la produzione.
- L’ingegnere americano F. W. Taylor fu il primo che teorizzò un nuovo modello di organizzazione scientifica del lavoro (O.S.L.), che ebbe le sue prime applicazioni negli USA ma che si diffuse poi lentamente anche in Europa.
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