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Cultura, Illuminismo, Romanticismo, Positivismo, Decadentismo, Simbolismo ed Ermetismo

Classicistica

Medioevale

  • Giuseppe Parini
  • Giacomo Leopardi
  • Giovanni Verga
  • Charles Baudelaire
  • Italo Svevo
  • Giuseppe Ungaretti
  • Honoré Balzac
  • Giovanni Pascoli
  • Luigi Pirandello
  • Eugenio Montale
  • Gustave Flaubert
  • Gabriele D’Annunzio
  • Émile Zola

Illuminismo

  • Nasce in Francia nella seconda metà del ’700.
  • È un movimento culturale, storico, artistico che viene definito anche età dei lumi.

Periodo storico

Gli intellettuali illuministi sostenevano che i lumi della ragione potessero rischiarare e illuminare le menti intorpidite da secoli di pregiudizi e superstizioni (medioevo).

Tratti fondamentali

  • La ragione è la chiave interpretativa di ogni fenomeno (la Ragione è vista come una Dea).
  • Antropocentrismo (l’uomo, con la Ragione, si pone al centro del mondo) e Materialismo (l’esistenza è considerata solo sulla base di quello che si può misurare e sperimentare).
  • Scientismo: fede nella scienza (lo scienziato è la figura tipica dell’illuminismo; gli intellettuali illuministi, tra cui Voltaire e Diderot, pubblicarono la prima enciclopedia ragionata delle scienze e delle arti).
  • Cosmopolitismo e ottimismo: tutti, grazie alla ragione, sono uguali e felici; sono tutti cittadini del mondo in nome della ragione umana.
  • Antistoricismo: la storia inizia con l’età della ragione, le altre epoche vengono cancellate e dimenticate (vedi medioevo).

Romanticismo

  • Nasce in Germania nel primo ’800 in contrapposizione all’Illuminismo.

Periodo storico

  • Esaltazione dello spirito e dei sentimenti.
  • Idealismo (prevalere delle idee) che sostituisce il materialismo illuminista (prevalere della materia).

Tratti fondamentali

  • Diffidenza verso la scienza.
  • Nazionalismo (idea di patria, forte sentimento di nazionalità).
  • Pessimismo nei confronti della vita (è molto sentita la sofferenza dell’anima, unita ad una sensibilità derivante dai sentimenti).
  • Storicismo: la storia è una realizzazione di un disegno universale (rivalutazione di tutta la storia contro l’astoricismo che era stato dell’illuminismo).

Positivismo

  • Nasce in Francia nella seconda metà dell’800.
  • Si diffonde in Europa come reazione al Romanticismo in un tempo storico caratterizzato da nuovi problemi politici e sociali che fecero cadere l’attenzione su aspetti concreti e reali.

Periodo storico

  • Il positivismo può essere definito come una cultura post-romantica che tende ad approfondire la sua realtà nella sua concretezza, ad analizzarla con il metodo scientifico e a privilegiare i fatti più che le idee.
  • Ritorna lo Scientismo (fiducia nella scienza, nel progresso e nei dati accertabili).
  • Ritorna la razionalità ed una concezione della vita antireligiosa, materialista.
  • Determinismo: uomo sottoposto a leggi meccaniche e di selezione naturale.
  • Nascita di nuove scienze (sociologia, psicologia, farmacologia).
  • L’applicazione della filosofia positivistica al campo della letteratura è stata detta realismo, che prese diversi nomi: in Francia Naturalismo (con Zola, Flaubert, Balzac) ed in Italia Verismo con Luigi Capuana.

Verismo

  • Nasce in Italia dalla corrente filosofica del Positivismo; l’applicazione del positivismo nel campo della letteratura è stata detta Realismo, che in Francia prenderà il nome di naturalismo e in Italia di verismo.

Periodo storico

  • L’intento principale è rappresentare la realtà nella sua autenticità (tratto che lo accomuna al naturalismo francese).

Tratti fondamentali

  • L’adesione alla realtà nella narrazione è portata avanti con il criterio dell’impersonalità narrativa (scomparsa di ogni soggettivismo; niente intervento da parte dell’autore).
  • I soggetti privilegiati dal verismo sono i miseri e gli umili.
  • Il teorico del Verismo italiano fu Luigi Capuana, ma il massimo scrittore del verismo italiano fu Giovanni Verga (entrambi appartenenti al mondo siciliano), anche se inizialmente Verga non produsse opere di stile verista.
  • Occorre aspettare la novella «Nedda» per parlare di verismo verghiano.

Decadentismo

  • Nasce in Francia alla fine dell’800, precisamente nel 1885.
  • Nasce come reazione al Positivismo e in opposizione ai nuovi valori e stili di vita portati dalla seconda rivoluzione industriale.

Periodo storico

  • Nacque dal termine francese «decadent», utilizzato per la prima volta da Paul Verlaine, per esprimere i significati e le intenzioni di una nuova epoca, che vedeva l’affermarsi di una società in rapida trasformazione, dominata dai meccanismi anonimi del mercato.

Tratti fondamentali

  • Sfiducia nella ragione e nella scienza perché non rispondono ai problemi esistenziali dell’individuo.
  • Avversione al conformismo della società borghese, ai principi della democrazia e alle leggi del profitto.
  • Non esiste più la realtà oggettiva ma tutto viene visto secondo l’interiorità, secondo l’esplorazione della propria originale individualità.
  • Al posto della razionalità prende il sopravvento l’istinto e l’inconscio (elemento dell’irrazionalità).
  • Diventa fondamentale il mondo del sogno e dell’immaginario.
  • Al tipico Realismo viene contrapposta l’intuizione artistica, la creatività originale dell’individuo.

Temi del decadentismo

  • Angoscia della vita, nevrosi, solitudine, irrazionalità della vita, anticonformismo esasperato fino all’estremo (bene espresso dai «poeti maledetti»), rifiuto della società borghese, sentimento della realtà come mistero indecifrabile.

Figure espressive poetiche

  • Analogia: associazione per immagini.
  • Sinestesia: associazioni di parole che appartengono a campi sensoriali diversi (silenzio nero).
  • Parola suggestiva: ambigua, non definita (che suggerisce).

Simbolismo

  • Movimento artistico-letterario che nasce nel 1886 in continuità con il decadentismo.
  • È la tendenza a rappresentare la natura e la vita, nella letteratura e nell’arte in genere, non attraverso persone e oggetti di una determinata realtà quotidiana, ma mediante simboli che rimandano ad aspetti più profondi e complessi (riferimento all’inconscio umano).

Periodo storico

  • Sviluppa ed elabora i temi fondamentali della poetica decadentista.

Tratti fondamentali

  • Contro l’oggettivismo dei naturalisti francesi promuove una concezione soggettiva della realtà.
  • Il poeta si esprime attraverso l’immagine allusiva e il linguaggio dei simboli.
  • Ricerca della musicalità della parola, dei simboli, di elementi onirici, suggestivi e irrazionali dell’inconscio, rientrano tutti nella libertà creativa dell’artista.
  • Il tema principale è l’esaltazione della bellezza come valore assoluto (estetismo).
  • Il Simbolismo per parole-chiave: simboli, estetismo, irrazionalismo, onirismo (= sogno).

Ermetismo

  • Inizialmente il termine venne usato in senso negativo dal critico crociano Francesco Flora, ma, in seguito, perdendo la sua connotazione negativa passò a significare un orientamento, nella poesia italiana, diffuso nel ventennio tra le due guerre mondiali (ventennio fascista).

Periodo storico

  • Nell’accezione del critico Francesco Flora, il termine «ermetismo» viene riferito all’espressione poetica di G. Ungaretti e del francese Paul Valéry che si presentavano alquanto «oscura e criptica» per un abuso della tecnica dell’analogia.

Tratti fondamentali

  • L’oscurità è un elemento caratteristico della lirica ermetica (comunica mediante allusioni, analogie, immagini da decodificare, luoghi oscuri e ambigui).
  • Essenzialità lirica: ricerca di un linguaggio scarno ed essenziale, caricato però di espressioni e significati ambigui che lo rendono assai difficile nell’interpretazione e lo allontanano dal grande pubblico.
  • Non compromissione con la storia e astensione dalla vita politica: il poeta ermetico si pone fuori dalla storia perché al posto della storia la letteratura pone se stessa. L’ermetismo, prendendo le distanze dalla storia e dalla vita politica del tempo, però, è stato interpretato anche come forma di dissenso e di diffidenza dal regime fascista.
  • Il saggio-manifesto del nuovo movimento poetico fu l’articolo di Carlo Bo (1938) intitolato «Letteratura come una vita». In esso risuona un rovesciamento dell’estetismo dannunziano: non è la vita che deve diventare un’opera d’arte ma è la letteratura, la poetica, che deve mirare a diventare strumento di conoscenza ed espressione di autentica umanità e di alta moralità.

Giuseppe Parini

  • Nasce in Lombardia (Lecco) nel 1762 in campagna, in una realtà aperta alle novità.
  • Viene soprannominato «homo novus» (uomo nuovo) della letteratura, dallo storico De Santis che ne apprezza l’impegno civile.
  • Opera nella cultura illuminista del periodo.
  • Vive sempre in ristrettezze economiche.
  • Ha studiato grazie alla zia che lo costrinse però a farsi prete.
  • È stato precettore di nobili famiglie milanesi di cui ha attaccato le abitudini.
  • Muore nel 1799 in ristrettezze economiche e il suo corpo viene seppellito in una fossa comune.

Il pensiero

Le opere

Il pensiero

Mito dell’Arcadia

Parini contrappone la vita rurale campestre, con i suoi valori semplici e genuini, alla vita urbana della nobiltà persa in attività futili e mondane.

Critica alla nobiltà

La classe sociale dei nobili viene criticata come una classe che consuma ma non produce nulla, dedita solo ai piaceri e divertimenti mondani che sono inutili e che spesso sono la causa della povertà di molti.

Le opere

Nella sua opera più importante «Il giorno» Parini immagina di essere il precettore di un nobile e di accompagnarlo nella sua inutile giornata mondana.

In questo poema l’autore esprime l’idea di uguaglianza e di democrazia diffuse nell’illuminismo.

L’opera doveva essere composta da quattro parti: il mattino, il mezzogiorno e la sera (suddivisa in Vespro e Notte) ma quest’ultima parte è rimasta incompiuta e venne pubblicata postuma nel 1801.

Il mattino

Trama

  • Risveglio del giovane signore in tarda mattinata dopo aver fatto baldoria tutta la notte.
  • Descrizione della colazione con prodotti ricercati che solo le famiglie più ricche potevano avere.
  • Descrizione del processo della cura maniacale del look.

Giacomo Leopardi

  • Nasce a Recanati il 29 giugno del 1798 in un ambiente chiuso nella mentalità a causa dell’influenza dello stato pontificio, ostile alle nuove idee.
  • Il padre, il conte Monaldo, era un nobile letterato che amava dilettarsi negli studi e nella poesia (aveva infatti una grande biblioteca) trascurando l’amministrazione del patrimonio familiare di cui dovette occuparsi la madre.
  • La madre Adelaide Antici era di bigotta mentalità: educava i figli in un clima di terrore, compiacendosi delle loro sofferenze e spaventandoli con punizioni divine.
  • Questo fatto segnò molto la fanciullezza di Leopardi (la madre lo opprimeva tanto da ascoltarne addirittura le confessioni) così che, appena maggiorenne, rinnegò la religione.
  • Si dedicò fin da bambino allo studio, imparando da solo greco, latino ed ebraico e scrivendo i suoi primi testi.
  • Dai suoi sette anni di studio «matto e disperatissimo» ne uscì rovinato nel fisico (si ammalò di scoliosi e divenne quasi cieco).
  • Soffocato da Recanati aspirò ad allontanarsene presto, tentando anche una fuga dalla casa paterna.

Il pensiero

Le opere

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Giacomo Leopardi

  • Il suo desiderio venne realizzato qualche anno più tardi, nel 1822, quando ottenne il permesso di andare dallo zio Carlo Antici a Roma. La sua prima uscita da Recanati fu un’esperienza deludente perché a Roma non trovò né l’appoggio sperato né l’apertura culturale che Leopardi sognava.
  • Tornato a Recanati nel 1823, il poeta se ne allontanò di nuovo per trasferirsi nel 1825 a Milano. In questi anni Leopardi maturò il suo pensiero.
  • Da Milano, dove il clima non era favorevole alle sue precarie condizioni di salute (soffriva anche d’asma), Leopardi si trasferì prima a Bologna, poi a Firenze, dove conobbe vari intellettuali letterati e dove il clima era più dolce per la sua salute.
  • A causa di ristrettezze economiche dovette tornare a Recanati, soggiornando però per un breve tempo a Pisa dove scrisse «A Silvia».
  • A Recanati soffrì molto ma fu anche il periodo della più grande lirica leopardiana (alcune delle sue composizioni furono «La quiete dopo la tempesta», «Il sabato del villaggio» e «Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia»).
  • Si può dire che la sua poesia nacque dalla sofferenza.

Il pensiero

Le opere

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Giacomo Leopardi

  • Nel 1830 lasciò definitivamente Recanati per tornare a Firenze, dove fu aiutato economicamente da Pietro Colletta e dove conobbe il giovane napoletano Antonio Ranieri.
  • Provò a Firenze la prima grande delusione amorosa in quanto la fiorentina Fanny Targioni Tozzetti lo illuse per far colpo sull’amico ricco, piacente e acculturato Ranieri.
  • Da quella delusione il poeta trasse ispirazione per la composizione delle cinque poesie del «ciclo di Aspasia».
  • Negli ultimi anni della sua vita si trasferì a Napoli, insieme a Ranieri che lo sostenne economicamente.
  • Soggiornò spesso in una villetta alle falde del Vesuvio che gli ispirò la poesia «La ginestra», che può essere considerata anche il suo testamento spirituale.
  • Il poeta morì in seguito ad un’epidemia di colera il 14 giugno del 1837.
  • Per intercessione dell’amico Ranieri il suo corpo non fu sepolto in una fossa comune ma vicino alla tomba di Virgilio.
  • Postume vennero pubblicate da Ranieri due opere leopardiane, più una raccolta di pensieri e riflessioni scritte in vari periodi dal poeta: «Lo zibaldone dei pensieri» e «I pensieri».

Il pensiero

Le opere

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Il pensiero

Tema della felicità

  • Leopardi identifica la felicità con il piacere. Ora, l’amor proprio spinge l’individuo a desiderare un piacere senza limiti proprio perché la sua capacità di immaginazione è infinita.
  • Le soddisfazioni dei desideri, però, sono qualcosa di finito per cui la contraddizione tra l’immaginazione del piacere infinito e la realizzazione parziale e finita dei desideri porta ad una perenne insoddisfazione.
  • Ne consegue che la felicità è solo una pausa tra un’insoddisfazione e l’altra.

Il pessimismo

  • Il pensiero leopardiano matura da un pessimismo personale ad un pessimismo storico fino a raggiungere un pessimismo cosmico (o titanico o universale).
  • Gli anni tra il 1823 ed il 1825 furono quelli in cui Leopardi maturò questo passaggio: comprese che l’infelicità non riguarda particolari condizioni personali (nel suo caso riferite all’ambiente in cui vive), né è il prodotto di condizioni storiche date dal prevalere della ragione sull’immaginazione a causa del progresso civile (pessimismo storico).
  • La condizione di infelicità è, invece, universale, inevitabile conseguenza di una legge di natura alla quale nessun uomo e nessun tempo può sottrarsi (pessimismo cosmico).

Pessimismo storico e pessimismo cosmico

Ragione

È nemica dell’uomo perché fa conoscere l’arida verità della realtà, dando fine alla naturale disposizione all’immaginazione soffocata dalla razionalità.

È amica dell’uomo perché lo aiuta a recuperare la dignità contro una natura ostile e malvagia: gli uomini infatti possono accettare con la ragione la loro condizione infelice ed elevarsi al di sopra di essa.

Natura

È benefica perché alimenta l’immaginazione degli individui, condizione da cui scaturisce la poesia.

È matrigna e ostile in quanto per una sua legge interna ha lo scopo non tanto di rendere felici gli individui ma di mantenere l’equilibrio della specie per il quale sono necessarie tanto le nascite quanto le morti.

Felicità

È data dall’ignoranza ingenua e fantasiosa tipica degli antichi che vivevano di illusioni e sogni e quindi erano più felici dei moderni.

Non è possibile la felicità, semmai esiste solo la cessazione momentanea di un dolore. I sogni e l’illusione di una felicità possibile non fanno altro che aggravare la sofferenza dei singoli.

Infelicità

Data dalla conoscenza razionale che fa apparire «l’arido vero» svilendo la capacità immaginativa degli uomini e quindi uccidendo tutte le loro illusioni.

È una condizione perenne tipica non solo degli uomini ma di tutti gli esseri viventi (vegetali o animali che siano) e di tutte le epoche storiche.

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Le opere

L’infinito

A Silvia

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