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Tesina di maturità a.s. 2010-2011

Liceo Scientifico “E. Fermi”

Ragusa. 1

All’inizio dell’anno scolastico pensavo alla Maturità come un traguardo lontano e quasi irraggiungibile, ma nel mese di aprile ho iniziato a vedere gli esami avvicinarsi inesorabilmente e, quindi, oltre a prepararmi per i compiti scritti, dovevo pensare alla temuta tesina; mi dicevo che dovevo trovare una tematica che colpisse e che stimolasse il mio interesse e quello della commissione, cercavo, insomma, una tematica “originale”.

Sfogliando il libro della Divina Commedia, ecco l’ispirazione. Mi soffermai sul disegno del monte del Purgatorio e lessi chi erano i peccatori delle sette Cornici: Superbi, Invidiosi, Iracondi, Accidiosi, Avari,

Golosi e Lussuriosi.

Per giorni continuai a rimuginare sulle Anime purganti delle Sette Cornici, finché non lessi un piccolo appunto scritto vicino al disegno: i sette peccati capitali.

Scelta la tematica, era il momento di cominciare le ricerche…

Cercando notizie sui Sette Peccati Capitali, ho scoperto che il primo a parlarne fu Aristotele, che li definì “abiti del male”, che grandi teologi, come Tommaso D’Aquino, hanno basato alcune loro riflessioni sullo studio di questi peccati e che nel Medioevo la Chiesa aggiunse ai Peccati Capitali la Tristezza, in quanto questo sentimento indicava il non apprezzare le opere che Dio aveva compiuto per gli uomini.

Per me è stato interessante scoprire come intellettuali di ogni tempo, con i loro lavori, hanno messo in risalto come questi Peccati siano insiti nell’uomo e come influenzino la vita di quest’ultimo.

In questo mio elaborato ad ogni Peccato ho associato un argomento che lo rispecchia pienamente e seguendo l’ordine che utilizza la Chiesa Cattolica, affronterò così il mio discorso:

  • Superbia: Adolf Hitler e la superiorità della razza ariana;
  • Avarizia: Giovanni Verga e la sua “roba”;
  • Lussuria: Gustav Klimt e i suoi disegni proibiti;
  • Ira: La natura si ribella: i terremoti;
  • Gola: Petronio Arbitro e la “Cena di Trimalchione”;
  • Invidia: Charles Dickens and the envy in David Copperfield;
  • Accidia: Arthur Schopenhauer, la Noluntas e l’Ascesi.

La superbia

Per superbia s’intende la volontà di conquistare per se stessi, con ogni mezzo, una posizione di privilegio sempre maggiore rispetto agli altri. Essi devono riconoscere e dimostrare di accettare la loro inferiorità correlata alla superiorità indiscutibile e schiacciante del superbo.

Nella dottrina morale cattolica la superbia è considerata il peccato peggiore tra i sette vizi capitali.

Il superbo tende a comportarsi in maniera malvagia perché ritiene di essere migliore degli altri. I simboli che nell’arte accompagnano la raffigurazione della superbia sono generalmente il pavone, lo specchio, nel quale a volte si scorge il riflesso di Satana, e il pipistrello.

Nell’iconografia rinascimentale può capitare di trovarla con attributi come il leone o l’aquila.

Hanno detto della superbia

“Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno.” (O. Wilde)

“Solo gli imbecilli non si sbagliano mai.” (C. De Gaulle)

“Non ho niente da dichiarare tranne il mio genio.” (O. Wilde)

“Credo di sapere cosa si prova ad essere Dio.” (P. Picasso)

Dante pone i Superbi nella prima Cornice del Purgatorio, costoro camminano intorno al Monte portando pesanti massi sulle spalle.

Tra loro ricordiamo Omberto e Guglielmo Aldobradenschi, Oderisi Da Gubbio e Provenzano Salvani. Incisione di Gustav Dorè

Era invidia o superbia quella che mosse Lucifero a ribellarsi a Dio? A ben vedere, è invidioso colui che non può insuperbirsi o a causa dell’eccellenza delle qualità altrui o a causa dei beni che vorrebbe invano possedere.

Chi è convinto della propria eccellenza, a torto o a ragione, non si macchia, di solito, del peccato di Invidia.

In letteratura

Proprio riguardo alla storia di Lucifero Milton mette in bocca al Demonio ne “Il Paradiso perduto”: «Meglio regnare all’inferno che servire in paradiso».

Oggi la realtà scientifica ha superato qualsiasi immaginazione letteraria in fatto di emulazione della natura, e quindi della divinità: Frankenstein, perciò, è divenuto perfettamente verosimile, e la copia della sua creatura, molto più sofisticata dell’originale romanzesco, sta probabilmente vivendo e sviluppandosi in qualche celatissimo laboratorio.

Ne “Le Confessioni” S. Agostino scrive: «La Superbia imita l’eccellenza, mentre tu solo, o Dio, sei l’eccelso al di sopra di tutte le cose».

In storia

Grandi figure storiche sono la Superbia in persona, Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone.

Queste figure, a cui Hegel dava la facoltà di cambiare la storia, spesso peccano di Superbia, perché si pongono come vere e proprie divinità scese in terra.

Nel ’900 il superbo per eccellenza è stato il dittatore tedesco Adolf Hitler, che con la sua politica fortemente razziale, fu causa di morte per un numero abnorme di persone. Il Primo Console supera le Alpi al Gran San Bernardo, Jacques-Louis David.

Brevi cenni biografici

Adolf Hitler nacque a Branau (Austria) nel 1889, figlio di un doganiere, rimase orfano all’età di sedici anni. Il giovane Hitler si trasferì a Vienna, dove, da autodidatta, si appassionò a letture antisemite e razziste, studiando a suo modo filosofi come Schopenhauer e Nietzsche, da cui trasse disordinatamente le idee della lotta per l’esistenza, del pangermanesimo e della volontà di potenza.

Nel 1912 si trasferì a Monaco, benché fosse Austriaco, si arruolò nell’esercito bavarese ottenendo durante la Prima Guerra Mondiale il grado di caporale.

Nel 1919 Hitler si iscrisse al Partito Operaio Tedesco e l’anno successivo fondò il Partito Nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (Nsdap), di cui divenne il leader indiscusso, il Fuhrer.

Sostenuto da industriali, esponenti politici e militari, nel 1923 tentò il colpo di Stato; venne fatto chiudere in carcere dove scrisse il Mein Kampf (La mia battaglia).

Il 1932 fu un anno molto importante per il Nsdap, poiché i loro seggi aumentarono di circa 220 deputati al Reichstag; l’anno seguente Hitler divenne Cancelliere e in pochi mesi gettò le basi della dittatura, mentre le SA aprivano i campi di concentramento, che passarono poi sotto il controllo delle SS e della Gestapo.

Hitler aveva un modo di vivere molto frugale, non beveva, non fumava, vestiva molto semplicemente e nonostante ciò esercitava un grande fascino magnetico sulle folle.

Nutriva disprezzo per i popoli slavi, per i paesi latini contemporanei, per gli Stati Uniti. Tipica Uniforme ufficiale della Gestapo

Diresse in prima persona le operazioni militari, circondato solo da alcuni strettissimi collaboratori.

Al termine della guerra, in seguito ai successi angloamericani e dell’Armata rossa si rifugiò a Berlino in un bunker della Cancelleria dove si suicidò insieme alla moglie il 30 Aprile 1945.

Il Partito nazionalsocialista al potere e la dittatura nazista

L’Nsdap riuscì ad acquisire potere in breve tempo, infatti, in poco più di tre anni, i seggi di questo partito aumentarono del 200%. Gli storici si sono ripetutamente chiesti come il nazismo abbia potuto imporsi tanto rapidamente in Germania e con così ampi consensi.

Anche considerando il forte sostegno del potere economico e dell’esercito, l’avversione diffusa per l’imponente sistema dei partiti o l’immediata eliminazione di tutti gli avversari politici effettuata dai nazisti appena saliti al potere, resta in ogni caso poco comprensibile il comportamento del popolo tedesco di fronte alla sconcertante figura di Hitler.

L’ideologia hitleriana per un popolo “perdente” come quello tedesco era una vera e propria panacea, perché puntava sulla purezza della razza ariana, la razza superiore, per conservare la quale la stirpe tedesca doveva mantenersi incontaminata da quelle inferiori rappresentate dai popoli di colore, dagli Slavi e soprattutto dagli Ebrei.

Nel Mein Kampf alla democrazia opponeva la dittatura assoluta di un capo (Fuhrer), infine Hitler rivendicava lo “spazio vitale”, cioè la formazione di un unico stato comprendente tutti i Tedeschi, anche con l’annessione di territori dell’Europa centro-orientale (Austria e Polonia) dove rappresentavano minoranze variamente consistenti.

Quando Hitler divenne Cancelliere fu l’inizio della dittatura nazista. Dal 1933 al 1934 tutti gli aspetti della vita civile, politica e culturale della Germania passarono sotto il totale controllo dei nazisti.

Fu creato un tribunale speciale, la Corte popolare, composta da nazisti e militari, mentre la polizia segreta, la Gestapo, e altri servizi di sicurezza provvedevano alla capillare eliminazione fisica degli avversari politici.

Sul versante religioso, Hitler stipulò un concordato con la Chiesa cattolica, alla quale riconobbe una certa autonomia in cambio di giuramento di fedeltà dei vescovi allo Stato e dello scioglimento del partito cattolico.

La dittatura nazista vera e propria iniziò nel 1934 dopo la morte del maresciallo Hindenburg, quando Hitler cumulò nelle sue mani oltre alla carica di Cancelliere quella di Capo del Governo e di Capo dello Stato.

Le leggi razziali

Un anno dopo la morte di Hindenburg, il 15 settembre 1935 vennero promulgate le leggi di Norimberga, che, impiegando una base pseudo-scientifica per la discriminazione razziale, affermavano che persone con quattro nonni tedeschi erano di “sangue tedesco”, mentre chi aveva tre o quattro nonni ebrei era considerato Ebreo. In mancanza di differenze esteriori percepibili, i nazisti stabilirono che, per determinare la razza originaria degli Slavi, la fede religiosa applicata dagli stessi era sufficiente a qualificarli come Ebrei, e quindi “sub-umani”.

Le leggi emanate dopo le leggi di Norimberga permisero l’attuazione di nuovi provvedimenti.

  • I matrimoni tra Ebrei e soggetti di “sangue tedesco” erano proibiti.
  • I rapporti extraconiugali tra Ebrei e individui di “sangue tedesco” erano proibiti.
  • Gli Ebrei non potevano tenere al loro servizio “domestiche” di “sangue tedesco”.
  • Le infrazioni del primo provvedimento venivano punite con la reclusione.
  • Le infrazioni del secondo provvedimento venivano punite con la reclusione o con l’incarcerazione.

Per avvalorare l’emanazione di queste leggi, Hitler era solito esordire i suoi discorsi con frasi del tipo: «Se l’Ebreo non esistesse, bisognerebbe inventarlo, perché una religione non può fare a meno del diavolo».

Dalla deportazione allo sterminio

A metà ottobre 1938 i nazisti presero la decisione che era arrivato il momento che gli Ebrei sparissero dalla Germania.

Poco dopo iniziarono le prime deportazioni. Circa 10.454 Ebrei vennero portati a Buchenwald, e lì vennero percossi e torturati, mentre l’altoparlante scandiva: «Ogni Ebreo che desideri impiccarsi è pregato di avere la cortesia di introdursi un pezzo di carta in bocca, recante il proprio nome, al fine di poter procedere all’identificazione».

Questo “tran tran” durò per mesi, finché Hitler non attuò la “Soluzione Finale”.

L’eliminazione totale degli ebrei non era il piano iniziale di Hitler, ma una cosa è certa, anche se non era nei suoi piani, fu Lui a ordinare lo sterminio degli Ebrei nel 1940.

Secondo l’ideologia hitleriana l’eliminazione degli Ebrei era di grande importanza, perché avrebbe reso complice tutto il popolo tedesco, quindi il modo di eliminarli non aveva importanza.

I tipi di eliminazioni attuati furono quattro:

  • Caotiche: gli Ebrei venivano portati, in massa, a qualche chilometro dalla città e venivano immediatamente fucilati dai Komandos.
  • Metodiche: sono le più conosciute, consistevano nel far morire gli Ebrei di asfissia in apposite camere a gas in cui venivano emessi gas come l’acido prussico o monossido di carbonio.
  • Dirette: veri e propri massacri avvenuti nei campi di concentramento.
  • Ritardate: erano eliminazioni senza ripercussioni immediate, ad esempio, facevano sì che non ci fosse una generazione futura, attraverso progetti di sterilizzazione di massa.

L’avarizia

L’avarizia è la scarsa disponibilità a spendere e donare ciò che si possiede. Spesso viene confusa con l’avidità, ma le due nozioni hanno dei significati diversi: mentre l’avidità è il desiderio di accrescere il proprio “possesso”, nel senso più generale possibile del termine, l’avarizia è concentrata sulla conservazione meticolosa di ciò che già si possiede.

L’avarizia è in sé e per sé uno dei sette peccati capitali, tuttavia, quando l’avarizia comprende la cupidigia delle proprietà di un’altra persona, diventa invidia; invece, se l’avarizia viene applicata al cibo, si parla di gola.

I Buddhisti credono che l’avarizia sia basata su una scorretta associazione tra benessere materiale e felicità. Essa è provocata da una visione illusoria che esaspera gli aspetti positivi di un oggetto.

Nella “Divina Commedia” la lupa è il simbolo dell’avarizia.

Hanno detto dell’avarizia

“L’avarizia comincia dove finisce la povertà.” (Honoré de Balzac)

“Alla povertà mancano molte cose, all’avarizia tutte.” (Publilio Siro)

Gli avari sono nella quinta Cornice del Purgatorio dove, insieme ai prodighi, sono distesi bocconi e legati al Monte.

Tra loro ricordiamo Papa Adriano V, Ugo Capeto e Stazio.

I vizi capitali e i nuovi vizi

Galimberti, nel suo saggio sostiene che l’avarizia altro non sia che il denaro visto come fine e non come mezzo.

Sulla smania di possedere, si basano molte maschere della Commedia dell’Arte (Pantalone), prima, e di Goldoni (l’Avaro), in seguito.

In letteratura

Non si può non citare Scrooge, di Canto di Natale (C. Dickens), più avaro di sé che di denaro? Così come evangelicamente avari appaiono quasi tutti i protagonisti del Racconto di Natale di Buzzati, i quali presumono di poter gelosamente conservare per loro stessi, non cedendola a nessuno, la propria “parte” di Dio.

E come dimenticare Mastro Don Gesualdo, Mazzarò e molti dei personaggi verghiani.

Breve biografia

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840, da famiglia agiata, e in Sicilia trascorse l’infanzia e la prima giovinezza.

Ancora adolescente aveva cominciato i suoi primi romanzi, “Amore e patria”, “I carbonari della montagna” e “Sulle lagune”.

Tra il ’65 e il ’71 abbandonò la Sicilia e soggiornò, prevalentemente, a Firenze, dove conobbe importanti letterati come Prati, Alleardi e Dall’Ongaro, la cui vena populistica fu ben accolta dal Verga nel suo primo romanzo di successo “Storia di una capinera”. Luigi

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Sintesi
  • Italiano: Giovanni Verga (la Roba e Mastro don Gesualdo)

  • Latino: Petronio (La cena di Trimalchione)

  • Filosofia: Arthur Schopenhauer (la noluntas e l'ascesi)

  • Storia: Adolf Hitler (la superiorità della razza ariana)

  • Storia dell'arte: Gustave Klimt (i disegni proibiti)

  • Inglese: Charles Dickens (David Copperfield)

  • Scienze: i terremoti

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