Omicidio occasionale e omicidio seriale
Omicidio: l’omicidio è lo strumento di risoluzione definitivo; l’eliminazione del problema, strumento di risoluzione alla radice che, nella maggior parte dei casi, può risultare decisivo.
Che si trattasse di uno sconfinamento di territorio o di un furto di bestiame, sin dai tempi più remoti nelle più antiche comunità di ominidi, l’omicidio era adottato come soluzione premeditata efficace e duratura.
Con la nascita delle leggi, etiche prima ancora che giuridiche, l’omicidio fu il primo reato ad essere bandito e condannato come il più grave; definito “sottrazione del bene più prezioso di un altro individuo: la vita.”
Ma questa visione dell’omicidio, sebbene adatta tutt’oggi agli omicidi di stampo mafioso e malavitoso, non è l’unica.
Omicidio d’impeto o “raptus”
È tristemente noto come quotidianamente giornali, radio e televisione riportino notizie di omicidi scatenati da litigi troppo accesi, tra questi troviamo i famosi raptus.
Una causa scatenante accende una discussione che degenera fino all’atto estremo dell’omicidio; è un copione scritto dal desiderio di fare del male all’altro che, reo di aver sbagliato, deve pagare.
La rabbia, la delusione, il rancore alimentano l’impeto della discussione fino a che la razionalità lascia libero spazio agli “istinti omicidi”.
Altri tipi di omicidio
Altri tipi di omicidio sono quelli volti all’autodifesa (regolati dal principio di autoconservazione), quelli sacrificali (relativi ai sacrifici di sette di ogni genere) e il più tristemente palese omicidio di guerra.
Omicida occasionale
Gli individui che commettono omicidi d’impeto vengono definiti assassini occasionali, poiché uccidono in una determinata occasione a causa della perdita di controllo.
Possiamo quindi affermare che è uno stimolo esterno che porta a compiere il delitto.
Omicida seriale o serial killer
Se lo stimolo è invece interno alla persona e si presenta quindi come un bisogno seriale o compulsivo, ci troviamo di fronte ai tanto chiacchierati Serial Killers.
È luogo comune che l’assassino seriale sia una persona che abbia commesso un numero molto elevato di delitti e che quindi l’appellativo “Serial Killer” sia una targhetta di gratificazione affibbiata al superamento di un determinato numero di vittime.
L’FBI ha coniato una definizione che oggi, seppur criticata, è ritenuta ufficiale: l’omicida seriale è colui il quale commette tre o più omicidi, in tre o più località distinte, intervallate da un periodo di raffreddamento emozionale.
Rapporto tra omicida occasionale e serial killer
Il raffreddamento emozionale è il fattore fondamentale di distinzione tra un assassino occasionale e un serial killer; mentre il primo agisce in relazione ad una situazione esterna di tensione che lo spinge a compiere il delitto in quello specifico istante, nel S.K. troviamo un bisogno intrinseco alla propria persona.
L’omicida seriale uccide perché trova nell’atto delittuoso un appagamento del desiderio, mentre una persona “comune” trova piacevole guardare un film, stare con il proprio partner o praticare dello sport, il S.K. appaga se stesso sottraendo la vita altrui con i metodi più diversi.
La motivazione che spinge il S.K. a commettere i delitti è “la distruttiva e sadica associazione di sesso e morte”. (G. Ponti e U. Fornari, Il fascino del male, Raffaello Cortina Editore, Milano).
I S.K. sono individui accomunati da disturbi psichici gravi, che nascono principalmente da: danni cerebrali, traumi subiti durante l’infanzia e assenza di equilibrio nella coppia genitoriale.
Queste cause danno origine a concezioni e visioni alternative della società e del rapporto con l’altro, che degenerano in malattie psichiche quali la psicopatia e la sociopatia.
Tipi di serial killer
Negli anni ’80 l’FBI stilò un quadro, in cui classificava le diverse tipologie di S.K. sulla base del modus operandi e di come si presentava la scena del crimine.
In questo caso le categorie si riducono a due:
- Organizzato: individuo sessualmente adeguato, di intelligenza media o superiore alla norma. È integrato nella società e svolge lavori che richiedono abilità. Ha avuto un’educazione in cui la disciplina era pressoché inesistente.
- Pianifica l’aggressione, fa uso di alcool o droghe e mantiene un controllo delle emozioni durante l’atto criminoso.
- Esige una vittima che sia sottomessa al suo volere, sulla quale compie atti violenti prima della morte.
- Si rivolge ad individui sconosciuti.
- Trasporta la vittima in un posto che gli dia tranquillità e tende a nasconderne il cadavere.
- Sicuramente seguirà l’evolversi delle indagini attraverso i media.
- Disorganizzato: individuo sessualmente inadeguato e di intelligenza inferiore alla norma. Quasi sempre estromesso dal contesto sociale, svolge lavori preferibilmente manuali o ripetitivi, che non richiedono specializzazione o abilità.
- Conosce la vittima e preferisce depersonalizzarla dopo la morte (ad esempio coprendole il volto) senza preoccuparsi di nasconderne il cadavere.
- Durante l’aggressione perde il controllo delle emozioni, lasciando tracce o prove sulla scena.
- Compie spesso atti sessuali sulla vittima solo dopo la morte di quest’ultima.
- Vive solo e quasi sempre vicino alla scena del crimine.
Quando la natura domina la ragione: istinti e pulsioni
La domanda che chiunque si pone di fronte agli agghiaccianti fatti di cronaca è la stessa che da decenni ormai si pongono scienziati e psicologi di tutto il mondo: perché uccidono?
Cosa spinge un uomo ritenuto “normale” a commettere tale aberrazione?
Con la nascita della psicanalisi di Freud e in particolare con gli studi relativi al comportamento umano, si è sempre cercato di dare una giustificazione a determinate azioni apparentemente irrazionali.
Teoria pulsionale e comportamento umano
La teoria pulsionale di Freud, successivamente riveduta, ampliata e integrata dalle scienze biologiche, è la visione analitica ritenuta oggi più veritiera.
Nello specifico andremo ad analizzare la teoria della motivazione esposta all’interno di quella pulsionale, dove lo psicanalista tedesco cercherà di dare una spiegazione di come le pulsioni siano all’origine del comportamento umano.
Innanzitutto il concetto di pulsione va differenziato da quello di istinto.
Pulsione
Una pulsione è un costituente psichico geneticamente determinato che opera producendo uno stato di eccitazione, di tensione che spinge l’individuo all’attività.
Istinto
Un istinto è la capacità o la necessità innata di reagire ad un determinato insieme di stimoli in maniera stereotipata o costante attraverso un comportamento notevolmente più complesso di quello che viene definito riflesso.
Come un semplice riflesso, tuttavia, un istinto è messo in relazione ad un determinato stimolo.