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Master Universitario di secondo livello in

“CRIMINOLOGIA CLINICA E SCIENZE FORENSI’”

ANNO ACCADEMICO 2023/2024

“Carmine Ferrante: il serial killer delle prostitute”

Candidato: Dott. Angelo Chiantese (matr. 227981)

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INDICE

L’omicida seriale nella storia ....................................................................... 4

Il Serial Killer ............................................................................................... 8

L’FBI e la Classificazione degli Assassini Seriali ....................................... 9

Nuove Considerazioni sui Serial Killer ..................................................... 11

“modus operandi” “firma” dell’assassino.

Strategie investigative: il e la 24

Le donne come vittime ............................................................................... 28

Il caso ........................................................................................................... 31

Il ritrovamento dei corpi ............................................................................ 32

Le indagini sulla morte di Nika ................................................................. 34

L‘assassinio di Mariana Tudor Szekeres .................................................. 40

Considerazioni finali .................................................................................. 42

Bibliografia ................................................................................................. 50

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“Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione

a non diventare egli stesso un mostro.

E se tu riguarderai a lungo in un abisso,

anche l’abisso vorrà guardare dentro di te.”

Friedrich Nietzsche

L’omicida seriale nella storia

L’omicidio seriale, può farsi risalire a tempi remoti, in cui esso era

chiamato in ben altri modi. Fenomeni omicidiari ricorrenti e similari,

erano giustificati con l’esistenza di “pazzi sanguinari”, lupi mannari”,

“vampiri” ed altro; realtà fantasiose che hanno costellato la storia

criminale dell’umanità, ma che, in realtà, presentavano tutte le

caratteristiche dell’omicidio seriale.

Secondo Michael Newton (2005), lo studioso contemporaneo che più di

ogni altro si è occupato dell’analisi internazionale del fenomeno, il primo

caso documentato di omicidio seriale sarebbe da considerarsi quello di

Locusta, un’avvelenatrice professionista attiva a Roma durante il II

secolo d.C. Sembra che Locusta fosse di origine gallica e avesse un

negozio sul monte Palatino in cui vendeva veleni ed elisir di ogni tipo.

La donna era molto popolare in città, perché conosceva tutta la

sapeva dove e come procurarsi le

farmacologia tossica dell’epoca,

sostanze più velenose e più adatte agli omicidi che le venivano

commissionati e sapeva miscelarle alla perfezione. Tra i servizi resi,

risulta esserci anche l’omicidio dell’imperatore Claudio ad opera della

moglie Agrippina, con un piatto di funghi avvelenati preparati, per

l’appunto, dalla celebre avvelenatrice.

4

Ma anche Nerone utilizzò il suo talento letale: ubbidendo ai suoi ordini,

la donna uccise almeno una quindicina di persone e altre cinque omicidi

risultano compiuti da Locusta per “semplice soddisfazione personale”,

anche se è possibile che il numero complessivo di omicidi compiuti sia

di molto superiore.

In tempi più moderni, nel XIV e XV secolo, assistiamo in Europa alla

nascita dell’omicidio seriale di natura sessuale e/o delirante, equiparabile

alla concezione moderna del fenomeno e completamente slegato dalla

conquista delpotere politico (come era stato, per esempio, nel caso degli

Imperatori romani, ma anche di Locusta, come abbiamo appena visto).

Gli assassini seriali fanno la loro comparsa nella classe contadina, ma

soprattutto in quella nobiliare.

Un tipico esempio di assassino seriale aristocratico dell’epoca è

rappresentato dal maresciallo di Francia, Gilles de Rais che, secondo i

resoconti dell’epoca, si sarebbe reso responsabile di circa 800 omicidi di

bambini. Dopo un’infanzia caratterizzata dalla morte di entrambi i

genitori e un’adolescenza in cui il giovane Gilles impara ad uccidere

un guerriero, cominciano i rituali omicidiari all’interno del suo

come

castello. Si iniziava con una cena molto lunga e piena di cibi prelibati,

finita la quale Gilles de Rais si ritirava nelle sue stanze, scortato da un

cameriere e dal bambino di turno rapito dai suoi procacciatori, gente

fidata che lui incaricava di aggirarsi per i villaggi alla ricerca di nuovi

bambini. Dopo ogni tipo di piacere sadico, quando si stancava delle sue

piccole vittime, Gilles uccideva personalmente il bambino o lo faceva

uccidere dai suoi valletti. 5

erano le modalità con cui veniva effettuato l’omicidio: in alcuni

Tante

casi li decapitava, in altri li smembrava, in altri ancora rompeva il collo

dei bambini con un bastone o compiva vere e proprie esecuzioni con un

pugnale utilizzato appositamente per questi riti. In alcuni casi, Gilles de

Rais esercitava le sue sfrenatezze sessuali sui bambini prima di ucciderli,

ma, in altri casi, preferiva svolgerle dopo averli uccisi, quando i corpicini

erano ancora caldi.

Ma sicuramente il caso più celebre dell’epoca moderna, che segna

l’inizio dell’omicidio seriale così come noi lo intendiamo oggi, è quello

di Jack the Ripper, più conosciuto come Jack lo Squartatore. Nessun

omicida prima di Jack aveva mai avuto la sua risonanza mediatica e

intorno al caso del terribile assassino si concentrò l’attenzione di quasi

tutta l’Europa. Sicuramente non è stato l’assassino seriale più sadico

della storia del crimine, nonostante l’indiscutibile violenza dei suoi

delitti: forse, però, proprio il fatto che nessuno sia mai riuscito a scoprire

la sua vera identità ha contribuito in maniera determinante a costruire la

leggenda di Jack lo Squartatore, figura che, nel corso degli anni ha

assunto sempre più i contorni del mito. Praticamente tutti gli studiosi

moderni di criminologia hanno avanzato le più disparate opinioni

sull’identità del misterioso assassino, ma nessuno di essi ha potuto

corroborare con dati inoppugnabili il nome del sospettato di turno. Le

vittime attribuite unanimemente dagli studiosi a Jack lo Squartatore sono

cinque e tutte prostitute. 6

Jack lo Squartatore smise improvvisamente di uccidere: al riguardo molte

sono state le teorie portate avanti, ma anche in questo caso, nessuna di

esse ha mai trovato riscontro. L’assassino sfidò la polizia a più riprese,

inviando lettere beffarde nelle quali invitava i poliziotti a catturarlo “se

ne erano capaci”, lasciò anche diversi indizi sulla sua identità e spedì

plichi postali al commissariato di Scotland Yard che contenevano alcune

parti dei corpi dei cadaveri.

Ciò che è certo è che le donne che furono assassinate non subirono mai

violenza sessuale, anche se l’odio che l’assassino provava nei confronti

della figura femminile e il legame con la sessualità erano evidenti dalla

ferocia e dal tipo di mutilazioni compiute sulle vittime, che confermano

come spesso dietro gli omicidi seriali si nasconda la distruttiva e sadica

associazione di sesso e morte. A conferma di ciò, le zone asportate e mai

ritrovate del corpo delle vittime sono le zone genitali, l’utero, i seni e così

via.

Ma, forse, l’aspetto più importante della storia di questo assassino è che

fu proprio con le sue gesta che gli investigatori iniziarono a domandarsi

cosa muove la mano di un serial killer a compiere delitti così efferati. Fu

con il suo caso che studiosi e ricercatori di tutto il mondo cominciarono

a chiedersi chi è il serial killer, come si presenta nella vita di tutti i giorni,

da cosa può essere riconosciuto e soprattutto se possa essere riconosciuto,

ai fini della cattura. 7

Qual è la sua personalità, qual è la sua famiglia, quali sono le sue

competenze nello svolgere mutilazioni così precise, nel caso in cui queste

vengano compiute, quali sono i reali motivi che lo spingono a cercare la

morte di persone che spesso non conoscono neanche. È con lui, quindi,

che nasce la mentalità moderna tesa a comprendere gli elementi cardine

profilo dell’assassino seriale.

riguardanti il Il Serial Killer

Il termine “serial noto anche come “omicida in italiano,

killer”, seriale”

si riferisce a un individuo spesso affetto da disturbi mentali che commette

una serie di omicidi, di solito con un modus operandi comune. Di solito,

gli omicidi del serial killer avvengono in tempi diversi, con pause tra un

omicidio e l’altro, definite come “periodi di raffreddamento o cooling

Durante questi intervalli, l’individuo vive una vita

off”.

apparentemente normale, un aspetto che mette in luce il suo elevato

disturbo mentale.

La definizione di omicida seriale è relativamente recente, anche se il

fenomeno in sé è sempre esistito, pur non essendo classificato come tale.

Solo all’inizio del XX secolo è emersa una nuova visione di questi

crimini, ma inizialmente si credeva che il movente principale fosse

esclusivamente di natura sessuale. Solo successivamente si è compresa

e della psicologia dell’omicida

la vera complessità della personalità

seriale, e sono emerse numerose categorie e sottocategorie per

identificarli. 8

L’FBI e la Classificazione degli Assassini Seriali

La paternità' della denominazione di serial killer è stata generalmente

attribuita ai profiler Robert Ressler e John E. Douglas, agenti speciali del

Federal Bureau of Investigation (FBI), che furono i primi a studiare in

maniera sistematica il fenomeno dell'omicidio seriale dagli anni sessanta

del XX secolo.

Il primo utilizzo della definizione di "assassino seriale" (Serienmörder)

compare in Germania in un articolo scientifico del 1930, "Die

Düsseldorfer Sexualverbrechen", scritto dal criminologo tedesco Ernst

Gennat, investigatore e direttore della polizia criminale di Berlino nella

prima metà del ventesimo secolo, in riferimento al caso di Peter Kürten,

il "vampiro di Düsseldorf".

Durante il secolo scorso, il fenomeno dei serial killer è diventato sempre

più evidente e impressionante, sia a causa dell’aumento dei casi, sia a

causa della diffusione e dell’interesse che i mezzi

di comunicazione hanno suscitato nel tempo.

anni ’80, il termine “serial non esisteva ancora, e si

Fino agli killer”

utilizzava invece la definizione di “omicida per indicare tutti i

multiplo”

casi in cui un individuo commetteva più di un omicidio senza ulteriori

distinzioni.

Solo a metà degli anni ’80, l’FBI ha coniato il termine “serial killer” per

identificare questi individui, soprattutto negli Stati Uniti, dove il

fenomeno era più diffuso. 9

Tuttavia, la definizione fornita dagli agenti era piuttosto generica, poiché

non erano ancora stati condotti studi approfonditi per suddividere

ulteriormente i casi. Quindi, l’FBI ha ufficialmente definito il serial killer

come:

“un individuo che uccide più di due persone in tempi e luoghi diversi

senza una chiara motivazione, anche se spesso è presente un movente

sessuale di sfondo.”

Oggi, sappiamo che la connessione tra sesso e omicidio è solo una

fondamentali nella psicologia dell’omicida seriale,

delle caratteristiche

ma esistono molti altri motivi che portano queste persone ad uccidere in

modo sadico e brutale.

L’ FBI ha suddiviso gli assassini multipli in tre categorie:

• Mass Murderer (omicida di massa): colui che uccide quattro o più

persone nello stesso luogo e nello stesso momento in un’occasione

singola;

• Spree Killer (omicida impulsivo): colui che uccide due o più vittime in

luoghi diversi e in tempi ravvicinati, spesso con una causa scatenante

che collega i casi. Di solito, l’omicida non conosce le sue vittime ed è

spesso identificato facilmente perché lascia tracce;

• Serial Killer (omicida seriale): colui che uccide tre o più persone in

luoghi diversi, lasciando periodi di raffreddamento emotivo (cooling

prolungati tra un evento e l’altro. Il soggetto può agire casualmente

off)

o selezionare le sue vittime con precisione, crede di non poter essere

catturato e si considera invincibile.

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degli assassini seriali formulata dall’FBI

Una critica alla classificazione

sostiene che gli agenti abbiano commesso un errore nel non specificare

tra un omicidio e l’altro, in modo da distinguere

la durata delle pause

meglio i serial killer dagli assassini di massa e da quelli impulsivi.

Inoltre, in base a questa classificazione, gli individui arrestati dopo aver

commesso due omicidi non rientrano nella definizione di serial killer.

Secondo l’esperto, se non fossero stati catturati, avrebbero continuato ad

uccidere, dimostrando così il loro carattere di serial killer.

Nuove Considerazioni sui Serial Killer

A cambiare completamente la definizione e la visione internazionale

degli assassini seriali è stato uno psicologo, criminologo e scrittore

italiano (De Luca 2000). Nel 1998, con il suo libro, ha proposto un nuovo

modo di considerare i serial killer in modo più completo ed esteso. Ha

affermato che un individuo può essere considerato un serial killer se

presenta le seguenti caratteristiche:

• L’individuo commette due o più omicidi in tempi e luoghi diversi

o influenza altre persone a commettere omicidi al suo posto;

• Il soggetto dimostra un desiderio e una volontà di uccidere in

modo ripetitivo, indipendentemente dal successo degli omicidi;

• Il periodo di “raffreddamento” tra un omicidio e l’altro può

variare da poche ore a anni;

11

• Il soggetto agisce di solito da solo, ma può anche operare in

coppia o in gruppo;

• Le motivazioni che portano l’individuo a commettere due o più

omicidi possono essere molto diverse, ma in ogni caso è presente

un fattore psicologico interno.

Grazie a questa spiegazione più soddisfacente, si è compreso che anche

(e non solo tre come sosteneva l’FBI)

due omicidi possono permettere di

considerare un individuo come un serial killer. Il criminologo ha

eliminato la categoria degli Spree Killer, includendoli nella definizione

più ampia di serial killer. Inoltre, ha introdotto il concetto di “omicida

per induzione,” cioè colui che induce qualcun altro a commettere omicidi

al suo posto. In questo caso, entrambe le persone coinvolte sono

considerate serial killer, sia colui che commissiona gli omicidi che colui

che li esegue. Infine, la nuova definizione allarga la visione dell’omicida

seriale non solo a coloro che commettono gli omicidi, ma anche a coloro

l’intenzione

che hanno di commetterli, anche se non ci riescono.

agenti speciali dell’FBI

Infine, gli hanno introdotto una distinzione tra

due possibili comportamenti all’interno del vasto concetto di serial killer:

• quando l’assassino pianifica accuratamente i suoi

Organizzato:

crimini. Di solito, seleziona le sue vittime in base a legami

simbolici che hanno con lui, anche se non le conosce

personalmente; 12

• Disorganizzato: quando il soggetto sente il desiderio di uccidere

in modo improvviso e senza organizzazione. Sceglie quindi le sue

vittime casualmente e lascia la scena del crimine senza

preoccuparsi di cancellare le tracce. Gli assassini disorganizzati

sono generalmente più facili da catturare rispetto a quelli

organizzati.

Relativamente alla tassonomia dell'omicidio seriale, il punto di

riferimento rimane la classificazione operata dal Crime Classification

Manual, il manuale di ripartizione del crimine violento creato dagli

agenti dell'F.B.I. Secondo questo modello classificatorio, le cause che

spiegano i diversi tipi di omicidio sono interpretabili in base a vari fattori.

Il fattore primario è quello principalmente responsabile del

comportamento omicidiario seriale, mentre quello secondario ha un ruolo

causativo di minore importanza. È, comunque, necessario sottolineare

come il comportamento omicidiario seriale sia sempre il risultato della

mescolanza tra i vari fattori.

Un’ulteriore classificazione degli omicida seriali è la seguente:

• omicidia seriale per il controllo del potere: in questo caso, il

soggetto sceglie l'omicidio come attività che gli permette di

manifestare il suo bisogno di onnipotenza. Spesso si tratta di

omicidi seriali particolarmente brutali nell'esecuzione, in cui

l'assassino provoca un notevole grado di sofferenza alla vittima.

13

Questo tipo di omicida seriale si divide in ulteriori sottocategorie:

• omicidia seriale per essere al centro dell'attenzione: l'assassino

seriale crea volontariamente una situazione di pericolo per le

vittime e, in seguito, tenta, inutilmente, di salvarle allo scopo di

assumere un atteggiamento da eroe. Questo tipo di omicidio viene

di solito attuato da donne che mettono in pericolo la vita dei

propri figli o di altri bambini (infermiere, baby-sitter, ecc.);

• omicida seriale “edonista”: commette l’azione omicidiaria per

trarne piacere. L’atto gli procura un senso di godimento analogo

a quell’emozione quasi orgasmica del giocatore d’azzardo

quando scommette ed attende i risultati;

• omicidia seriale sadico: questo serial killer si distingue per il

piacere che prova nell'u

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Scienze mediche MED/43 Medicina legale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Angelo_Chiantese di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia clinica e scienze forensi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università San Raffaele Roma o del prof Mastronardi Vincenzo.
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