Tesina d’esame
Ideata da:
Falanga Damiano
Glossario degli argomenti trattati nella tesina
Titolo: L’istinto bellico dell’uomo nel corso del ‘900
- Freud: la vita
- La teoria sull’aggressività dell’uomo
- Giovanni Pascoli: vita e pensiero
- Luigi Pirandello: vita e pensiero
- La prima guerra mondiale
- Le cause del conflitto
- Cause storico-politiche
- Cause economiche
- Cause militari
- Cause socio-culturali
- Scoppio della guerra e i caratteri principali
- L’andamento della guerra: la prima fase del conflitto
- L’intervento italiano
- Seconda fase del conflitto
- Il movimento operaio
- La terza fase del conflitto
- Conseguenze economiche e sociali della guerra
- I trattati di pace
- I problemi del dopoguerra
- Il fascismo agrario e le elezioni del 1921
- Dalla Repubblica di Weimar alla crisi del ‘29
- Hitler al potere
- La seconda guerra mondiale
- La conferenza di Chicago del ’44 e ‘The Five Freedoms of the Air’
- La Guerra fredda
- Le tesi veritiere di Freud
- Aerei elettronici e invisibili
- Cenni sui turboreattori
- Come funziona un turboreattore
- Costruiamo un turboreattore
- Diagramma di manovra
- Significato del diagramma di manovra
- Autonomia e durata di un turboreattore
- I materiali strutturali
- Materiali ferrosi
- Materiali non ferrosi
- Materiali composti
- Materiali composti di matrice polimerica
- Materiali composti di matrice metallica
- Materiali composti di matrice ceramica
- The Structural Materials
- L’istinto bellico dell’uomo nel corso del ‘900
L’istinto bellico dell’uomo nel corso del ‘900
Il Novecento inizia con una fase, che molti storici definiscono come l’inizio della seconda rivoluzione industriale. Si apre l’era del petrolio e dell’automobile; inizia lo sfruttamento dell’energia elettrica; la chimica compie enormi progressi; e i capitali emigrano verso paesi arretrati in cerca d’investimenti più vantaggiosi.
Mentre la popolazione mondiale è in continuo aumento, le tendenze espansive del capitalismo industriale e il progresso dei mezzi di trasporto favoriscono la formazione di un unico sistema economico mondiale. Navi, ferrovie, automezzi, aeroplani, telegrafi, telefoni e radio tendono a ridurre le distanze e a conferire al pianeta l’aspetto di un villaggio globale.
In questo clima di inventive molte tesi portano a far tramontare il razionalismo, che viene visto come troppo grossolano e positivista, e sorgono in sua vece teorie, come quelle di Nietzsche, ispirate a un irrazionalismo che, attraverso opportune manipolazioni, può essere agevolmente usato come strumento per giustificare le più nefaste soperchierie.
Freud invece rileva che la civiltà stessa, in quanto implica norme e divieti, può generare disagi o nevrosi, ma da questa tesi alcuni desumono che il rimedio al disagio sia tendenzialmente l’abolizione delle norme e dei divieti. Lo stesso Marxismo appoggiato da George Sorel può del resto dar luogo a interpretazioni deterministiche o a interpretazioni che degenerano in aperta apologia della violenza.
Sigmund Freud Friedrich Wilhelm Nietzsche
George Sorel
Soffermandoci principalmente sui primi due possiamo ora vedere in Nietzsche un personaggio che ravvisa in ogni forma di oggettività e razionalità un ostacolo alla libera espressione della vita. Secondo il Tedesco la storia occidentale è stata dominata da una censura che avrebbe mirato a reprimere lo slancio creativo dei forti, e anzi avrebbe fatto in modo che la congiura dei deboli mortificasse e condannasse l’immorale superuomo, unico fine che dia un senso alla nostra specie.
Inizialmente queste tesi vennero banalizzate e mal divulgate, ma saranno largamente impiegate nella costruzione dell’ideologia nazista. Significato opposto ma esiti parzialmente convergenti ebbero le tesi di Freud, che esercitò un’influenza decisiva sulla cultura europea e americana.
Freud: la vita
Freud nacque in Moravia, allora territorio dell’Impero austriaco, ora Přibor nella Repubblica Ceca. Nel 1877 abbreviò il suo nome in Sigmund Freud, Schlomo in ebraico, che significa “il saggio”. Era figlio di Jacob Freud, ebreo proveniente dalla Galizia e commerciante di lana, si trasferì a Vienna nel 1860, a causa di sconvolgimenti politico-economici.
Dal padre non ricevette un’educazione tradizionalista, eppure già in giovanissima età si appassionò alla cultura e alle scritture ebraiche, in particolare allo studio della Bibbia. Questi primi interessi lasciarono evidenti tracce nella sua opera.
Nella Vienna di quel periodo erano presenti forti componenti antisemitiche e ciò costituì per lui un ostacolo, ma non riuscì a limitare la sua libertà di pensiero. Dalla madre e quindi dal padre ricevette i primi rudimenti. Poi fu iscritto in una scuola privata, e dall’età di nove anni frequentò con grande profitto per otto anni l’Istituto Superiore “Sperl Gimnasyum”. Sino alla maturità, conseguita a 17 anni, dimostrò grandi capacità intellettuali tanto da ricevere una menzione d’onore.
Dopo la laurea si recò in Inghilterra e, successivamente, prese contatto con il darwinismo. Il lavoro di ricerca però non lo soddisfece. Freud lasciò le sue ricerche, anche se le ultime effettuate gli assicuravano una sicura carriera nel settore, perché era animato da grande ambizione e valutò troppo lenti i successi conseguibili in quel campo ristretto.
L’aspirazione all’indipendenza economica lo spinse a dedicarsi alla pratica clinica, lavorando per tre anni presso l’Ospedale Generale di Vienna con pazienti affetti da turbe neurologiche. Fu proprio mentre lavorava in questo ospedale che Freud cominciò gli studi sulla cocaina, sostanza allora sconosciuta.
Scoperto che la cocaina era utilizzata dai nativi americani come analgesico, la sperimentò anche su sé stesso, osservandone gli effetti stimolanti e privi, a suo dire, di effetti collaterali rilevanti. La utilizzò in alternativa alla morfina per curare un suo amico che soffriva di un’infezione, ma la conseguente instaurazione della dipendenza da essa, più perniciosa rispetto a quella da morfina, fece scoppiare un caso che costituì una macchia nella sua carriera.
Anche in considerazione del fatto che un altro ricercatore, utilizzando i suoi studi, sperimentò la cocaina quale analgesico oftalmico, ricavandone rilevanti riconoscimenti nell’ambito medico internazionale, rinunciò pertanto alle forti aspettative di ricavare successo da queste ricerche. L’unico risultato fu che ne divenne, notoriamente, assiduo consumatore e dipendente.
Nel 1885 ottenne la libera docenza e ciò gli assicurò facilitazioni nell’esercizio della professione medica. La notorietà e la stima dei colleghi gli permisero una facile carriera accademica, sino ad ottenere la cattedra di professore ordinario.
Nel biennio 1885/1886 iniziò anche gli studi sull’isteria e con una borsa di studio si recò a Parigi, dove era attivo Jean-Martin Charcot. Questi suscitò notevole impressione sull’ancora giovane Freud, sia per i suoi metodi sia per la sua forte personalità.
Le modalità di cura dell’isteria attraverso l’ipnosi, insegnatagli da Charcot, furono applicate da Freud dopo il suo rientro a Vienna, ma i risultati furono deludenti, tanto da attirarsi addosso le critiche di numerosi colleghi.
Nel 1886 iniziò l’attività privata aprendo uno studio a Vienna; utilizzò le tecniche allora in uso, quali l’elettroterapia e l’idroterapia, ma non rilevò risultati apprezzabili. Utilizzò allora la tecnica dell’ipnosi e, per migliorare la stessa, compì un altro viaggio in Francia, a Nancy, ma non ottenne i risultati che si aspettava.
Una delle chiavi di volta nel processo evolutivo delle teorie di Freud è sicuramente il famoso caso clinico di Bertha Pappenheim (1859-1936).
Anna O.
Breuer, suo collega, curava l’isteria della paziente attraverso l’ipnosi e grazie a questa tecnica riuscì a guarirla dalle crisi di idrofobia. Sono di questo periodo le prime intuizioni sui ricordi traumatici.
Teorie sull’aggressività dell’uomo
Il suo celebre divano, ora al Freud Museum di Londra
I suoi molteplici studi nel campo psicoanalitico lo portano a descrivere in un’opera il disagio della civiltà umana.
Sigmund Freud arrivò ad un’elaborata e complessa teoria dell’aggressività, per molti aspetti innovativa, anche se è stata sviluppata in più di trenta anni e quindi ha seguito un’impostazione tutt’altro che lineare e organica, ricca di revisioni.
Lo studio di Freud perciò dev’essere analizzato tenendo conto di tutti i piccoli cambiamenti, di tutte le correzioni e le aggiunte che sono avvenute nell’arco di quel periodo. Per capire l’origine dell’aggressività secondo Freud, è imprescindibile partire dalla nozione di pulsione.
Il concetto di pulsione è infatti uno degli aspetti fondamentali della sua teoria: “Per pulsione, noi innanzitutto possiamo intendere nient’altro che la rappresentanza psichica di una fonte di stimolo in continuo flusso, endosomatica, a differenza dello stimolo, il quale è prodotto da eccitamenti isolati e provenienti dall’esterno. La pulsione è così uno dei concetti che stanno al limite tra lo psichico e il corporeo”.
Il concetto di pulsione è ben diverso dal concetto di istinto, al quale si rifacevano Darwin e Lorenz; Mecacci, analizzando la teoria freudiana, precisa che “i bisogni dell’organismo si esprimono e sono soddisfatti nella vita psichica sotto forma di pulsioni”.
Lo stesso studioso sostiene: “L’istinto è un comportamento innato, proprio di una determinata specie animale, generato per annullare la tensione determinata dal bisogno. La pulsione è la rappresentazione psichica del bisogno, arriva in virtù della sua forza-spinta alla meta, cioè alla soppressione della tensione prodotta dall’eccitazione somatica (fonte), seguendo una dinamica nettamente più mobile e articolata di quella dell’istinto, dirigendosi non necessariamente su un oggetto specifico, ma su oggetti che variano nel tempo”.
Origine dell’aggressività
In una prima ottica, Freud vede la possibile origine dell’aggressività come conseguenza del non soddisfacimento di una domanda pulsionale; Dollard e Miller, autori della famosa opera Frustration and Aggression, riconoscono a Freud di aver gettato importanti basi per la formulazione della loro teoria: “essi fanno riferimento a Lutto e Malinconia del 1917 e all’Introduzione alla Psicoanalisi del 1917 in cui l’aggressione si configura come la risposta primordiale che si associa all’impedimento di un comportamento orientato alla ricerca del piacere e all’evitamento del dispiacere”.
Un esempio di aggressività dovuta al mancato soddisfacimento libidico si ha nel saggio su Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio.
L’aggressività secondo Freud si manifesta molto presto nel bambino; ciò è evidente soprattutto nella forma detta positiva del complesso d’Edipo, in cui appare chiaro il desiderio di uccidere il padre, il quale viene visto dal bambino come un rivale che gli impedisce di raggiungere il soddisfacimento sessuale con la madre: “The father forces sexual abstinence upon his sons”.
Dato che il complesso d’Edipo è considerato come una struttura universale, ne consegue che ogni bambino è destinato a provare sentimenti di odio nei confronti del padre. Ciò evidenzia il fatto che l’aggressività sia una componente costante nello sviluppo di ogni bambino, e che quindi non può venir impedita: sarà la corretta risoluzione del complesso d’Edipo, con tutto ciò che ne consegue, a deviare l’aggressività del bambino verso altre mete e oggetti.
L’aggressività, in alcune circostanze, è vista da Freud come inizialmente posta al servizio della libido; ma a poco a poco essa si libera da questo assoggettamento, per essere posta in relazione con le pulsioni di autoconservazione.
Solo successivamente Freud, avvicinandosi alla posizione di Adler, accetterà di elaborare una teoria delle pulsioni che preveda l’introduzione di una pulsione di morte: sarà infatti Thanatos ad esser vista come origine dell’aggressività.
In alcuni casi Freud vede l’aggressività come una componente della pulsione sessuale; ciò è evidente secondo lui in patologie come il sadismo e il masochismo: “La sessualità della maggior parte degli uomini si rivela mescolata a una certa aggressività, all’inclinazione alla sopraffazione. Sia che si parli di istinti, sia che si parli di pulsioni, qualsiasi uomo è visto come un soggetto dotato di una «carica» aggressiva innata.
Immagine rappresentativa dell’aggressività, carro armato, e dell’istintività, uomo
Freud sembra evidenziare successivamente un ripensamento circa le motivazioni che conducono l’essere umano alla tendenza aggressiva, passando dalla teoria Frustrazione/Ambiente, pulsioni rimaste insoddisfatte a causa del controllo sociale, a una teoria che viene racchiusa nel “desiderio di vita (eros) e richiesta di ritorno all’inorganico (thanatos), cioè desiderio di morte”.
A differenza delle convinzioni maturate inizialmente, l’autore, in questa seconda fase, fase della maturità, attribuisce le cause dell’aggressività umana a motivazioni innate, connaturate all’essere umano. Così, tendenze naturali e psichiche vanno a sostituire il vecchio paradigma “pulsioni/regole”.
La “libido” avrà ora il compito di compensare le nostre tendenze distruttive, ricanalizzando la nostra “naturale” aggressività verso oggetti esterni, salvaguardandoci dall’autodistruzione.
Secondo Fornari, sostenitore delle tesi di Freud, le guerre avrebbero una funzione terapeutica, contro il “terrificante” nemico che agisce dentro di noi; le guerre tradizionali svolgevano questa funzione.
Freud è fermamente convinto che la distruttività fosse estremamente minima nelle società primitive e che sia andata crescendo con lo sviluppo della civiltà. L’aggressività istintuale non può essere eliminata ma solo ridotta e tenuta sotto controllo: bisogna permettere alle genti di vivere dignitosamente, abolendo gerarchie e narcisismi di gruppo.
Secondo gli etologi, l’aggressività viene gestita dalla gerarchia e dalla distribuzione territoriale, paradossalmente rendono la vita associata più sicura facendo in modo che ci siano meno vittime e che un minor numero di individui rimanga danneggiato.
La ritualizzazione dei combattimenti permette di sfogare la carica aggressiva.
Nell’uomo la causa del mancato “sfogo” va ricercata nello sviluppo tecnologico, il quale in campo bellico permette di “colpire a distanza”, mancando l’obiettivo del contatto diretto, trasformandosi in aggressività indiretta.
Nell’attuale società, secondo Freud e altri sostenitori, mancano le occasioni di lotta ritualizzata; l’uomo, a differenza dell’animale, vive in un mondo prevalentemente simbolico, in cui le idee e i discorsi finiscono per contare più delle cose reali.
Sottomettersi tra esseri umani è un atto ambivalente e rischia di inasprire l’aggressività, così pure le manifestazioni sportive incentivano la violenza piuttosto che mitigarla. Esempio attuale: la violenza negli stadi.
Es, Io e Super-Io
In conclusione, secondo Freud, i rapporti tra l’individuo e la società sono essenzialmente di tipo conflittuale. Lui si basa sulla concezione che ogni personalità è formata da tre parti fondamentali: l’Es, l’Io e il Super-Io.
L’Es = serbatoio delle pulsazioni presenti nell’individuo, che segue l’uomo dalla nascita e per tutto il percorso della sua vita: è quella parte dell’uomo che deriva dall’inconscio e che chiede immediate soddisfazioni.
Ego = parte conscia dell’essere che ha per compito principale quello di mantenere l’equilibrio tra le richieste dell’ambiente sociale e la necessità dell’Es.
Super-Ego = è più o meno l’equivalente della coscienza, dunque una versione interiorizzata dell’autorità morale e funziona attraverso determinati sentimenti che influiscono sulle decisioni dell’Ego.
Dalle attente osservazioni di Freud si arriva alla concezione che l’uomo risente dell’ambiente in cui vive e immagina che lo sfogo della popolazione possa avvenire con avvenimenti bellici che porteranno all’autodistruzione dell’umanità.
Le tesi troveranno conferme quando nel 1914 scoppierà una delle più grandi guerre, che porterà ad una vera e propria mutazione del modo di vivere, che verrà prevista anche da un noto scrittore e poeta italiano: Giovanni Pascoli.
Giovanni Pascoli: vita
Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855. Da ragazzo fu nel collegio dei Padri Scolopi ad Urbino, quindi nei licei di Rimini e di Firenze.
Nel 1867, il padre, mentre tornava a casa su un calessino trainato da una cavalla storna, rievocata in una poesia, fu ucciso. Non si seppe mai chi fosse l’assassino ed il delitto rimase perciò impunito.
Poco dopo la morte del padre il Pascoli perse anche la madre e le due sorelle: e la famiglia, composta prevalentemente di ragazzi, cadde nella miseria e nel dolore.
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