Introduzione
Perché tutto quest’interesse intorno al fenomeno serial killer?
L'argomento, come popolo e come nazione, ci riguarda marginalmente, ma in realtà ci stiamo accorgendo che alcune tendenze nei delitti di cronaca nera degli ultimi 20 anni portano nella direzione degli assassini seriali.
Nelle pagine dei giornali stanno affiorando sempre più crimini cosiddetti "inspiegabili" e portati a compimento con crudeltà inaudita.
Il crimine si evolve, come si evolve la psicologia delle persone e delle popolazioni, e in realtà questo tipo di criminalità è in continua espansione anche da noi.
Fonti governative statunitensi affermano che il fenomeno ha avuto una crescita del 45 per cento negli ultimi dieci anni.
La maggior parte ha dei forti problemi psicologici, spesso al confine con la schizofrenia e le patologie connesse; sono degli emarginati semi-autistici con enormi ego.
Vorrei chiarire alcuni miti che circondano l'aura dell'assassino seriale distinguendo le informazioni veritiere da quelle false.
I miti sugli assassini seriali
1. I serial killers sono intelligentissimi.
Vero in parte. Spesso hanno quello che macabramente si può definire un "talento" nel manipolare gli altri per il proprio interesse. Per il resto meno della metà presenta quozienti d’intelligenza superiori alla norma.
2. I serial killers "giocano" con la polizia una partita vinta in partenza scrivendo lettere e lasciando falsi indizi.
Anche questo, vero in parte. Gli assassini seriali sono dei patologici narcisisti e delle inguaribili primedonne. Se scrivono lettere alla polizia può essere per vari motivi.
Il primo, farsi notare, far vedere al mondo quanto sono stati bravi, quanto sono in grado di controllare le situazioni e quanto si estende il loro potere di vita e di morte sulle persone che hanno la sfortuna di incontrarli al momento sbagliato. In realtà tentano di guarire quell’insanabile depressione che li coglie dopo ogni assassinio, rivivendo le emozioni del momento del crimine e tentando di legittimare e di dare un senso più ampio alle loro azioni. Un secondo motivo può essere quello di cercare di fuorviare gli inquirenti, di fare quel gioco con la polizia e i media all'interno del quale si sentono di comandare e di spadroneggiare. Sono anche tentativi di apparire psicotici e "malati", in caso un giorno vengano presi.
Questo genere di comunicazione a una via sola è la dimostrazione palese di un patetico tentativo da parte di questi criminali di attrarre attenzione, mentre cercano in realtà di dire a se stessi che la loro vita ha un senso e quello che fanno è giusto perché in quel momento hanno il coltello dalla parte del manico.
3. I serial killers sono freddi calcolatori che sfuggono alla giustizia.
Falso. La maggioranza di questi assassini uccide nel momento in cui l'occasione gli si presenta. Certo, molti di loro vanno a "caccia" per ore, giorni, mesi, e molti di loro portano sempre con sé gli "attrezzi del mestiere". Ma la loro capacità di pianificare il loro futuro non va oltre l'atto criminale, che racchiude il senso delle loro vite. Sono quasi completamente privi della capacità di pensare le cose in prospettiva e gli atti con le loro conseguenze. Orientano tutte le loro facoltà all'omicidio e alla giusta occultazione del cadavere, senza un minimo di preoccupazioni per quello che potrebbe succedere il giorno dopo.
4. Alcuni serial killers sono i classici impiegati di banca che poi di notte diventano mostri. 4
Falso. È raro che questo genere di assassini siano onesti cittadini che si trasformano in terribili assassini.
Tutto il resto del campione medio della popolazione degli assassini seriali, in realtà, si compone di uomini che vivono da soli o con donne a loro volta problematiche.
Persone fortemente emarginate e avulse dalla vita sociale, che raramente rivolgono la parola a qualcuno o che possiedono una genuina freddezza d'animo che non tradisce nessuna emozione.
Definizioni e precisazioni
Come si riconosce un assassino seriale e in cosa si differenzia dall'omicida comune?
L'F.B.I. lo definisce come "qualcuno che ha ucciso in almeno tre occasioni, con un periodo di pausa in mezzo a ognuna".
La definizione è molto ampia e presenta una lunga serie di distinzioni e di specificazioni.
Il movente non è materiale o monetario ma si crede che sia la soddisfazione dei desideri dell'assassino di avere il controllo totale sulle sue vittime.
Si distingue il fenomeno tra serial killer, assassino compulsivo e assassino di massa:
- Il serial killer è colui che uccide in almeno tre occasioni con un periodo di "raffreddamento" nel mezzo. È sottolineata l'importanza del periodo intermedio, per il fatto che ogni evento omicida viene vissuto emotivamente distinto e separato; i delitti hanno ciclicità temporale.
- L’assassino compulsivo commette omicidio di due o più persone in un intervallo molto breve, in luoghi differenti però contigui, in modo che gli omicidi confluiscano in un unico evento, come se fosse stato colto da un raptus omicida.
- L’assassino di massa uccide quattro o più persone all'interno dello stesso luogo e dello stesso episodio. È il tipico "esaltato" che entra in una scuola e apre il fuoco su chiunque gli capiti davanti; è l'impiegato che fa strage nel suo posto di lavoro. Molto spesso c'è un "messaggio" che deve inoltrare alla società e per farlo è disposto a sacrificarsi. L'assassino di massa si considera come qualcuno che non ha niente da perdere in ogni caso.
Un serial killer pensa di farcela a non essere catturato e molto spesso prende tutte le precauzioni per farla franca, mentre un assassino compulsivo non crede di uscire vivo dall'episodio, e un assassino di massa vede così poco lontano dal suo naso da non averci probabilmente neanche pensato.
Le cinque tipologie di serial killers
- 1. Visionario
- 2. Missionario
- 3. Edonista
- 4. Del controllo del potere 5
- 5. Lussurioso
Il tipo "visionario" comprende quei serial killers che eseguono i loro omicidi in conseguenza di ordini ricevuti da voci allucinate o in funzione di particolari visioni avute; vere e proprie allucinazioni di comando e la voce udita è generalmente di origine mistica, Satana, Dio, un padre morto e onnipotente, una figura religiosa.
La maggior parte di questi assassini è affetta da schizofrenia di tipo paranoide oppure da disturbi allucinatori paranoidi. Nel primo caso l'omicidio è sempre condotto in modo bizzarro e disordinato, mentre nei successivi episodi il crimine può essere molto ben pianificato.
Il tipo "missionario" deve compiere una missione, che generalmente consiste nella convinzione di dover ripulire il mondo da persone considerate indesiderabili (prostitute, vagabondi o spacciatori di droga).
Questo serial killer, pur non soffrendo di una psicosi, è condizionato da personali convinzioni sostenute da alcune false percezioni di tipo paranoide. Non prova nessun rimorso, poiché agisce "per il benessere della società".
Il tipo "edonista" si distingue per il piacere che prova nell'uccidere. È l'atto omicida che gli fornisce una sensazione simile a quella forma di orgasmo emotivo provato dal cosiddetto forte giocatore quando scommette grandi somme e aspetta i risultati.
Nel tipo del "controllo del potere" lo scopo principale è quello di esercitare il totale controllo su un'altra persona, fino al potere di deciderne il destino. In questi casi lo stupro, la sodomia e la distruzione degli attributi sessuali hanno una motivazione erotica soltanto superficiale (il sesso è solo uno strumento, un veicolo) mentre in realtà rappresentano il desiderio più profondo di esercitare il proprio potere e il totale controllo psicofisico sulla vittima.
Infine il tipo "lussurioso" ha per obiettivo quello di ottenere una soddisfazione di natura sessuale dalle vittime.
Questo omicida è completamente assorbito dal suo egoismo e considera le persone solo come dei mezzi, come degli strumenti attraverso i quali raggiungere la soddisfazione. Non è l'atto sessuale in sé che risolve il problema del killer, spesso il medesimo passa assolutamente in secondo piano rispetto alle ritualità che il criminale esprime in presenza della vittima. Guidato da fantasie dove sesso e morte sono insieme protagonisti assoluti, la sua compulsione è realizzare queste fantasie.
Le parole chiave quindi sono: Manipolazione, dominio, controllo.
C'è un'ultima, macro-classificazione che bisogna fare quando si parla di assassini seriali e specificamente di assassino lussurioso: quella tra "organizzato" e "disorganizzato".
- L’assassino seriale organizzato è di solito uno psicopatico incurabile, più intelligente della media. Pianifica con meticolosità i suoi delitti, seleziona le vittime meno rischiose, lascia pochissime tracce dietro di sé.
Molto spesso porta con sé un kit con tutto l'occorrente: una corda e del nastro adesivo ben tagliato, delle manette, dei guanti, dei vestiti di ricambio, un coltello...
Il serial killer organizzato è di solito molto socievole, capace di integrarsi alla perfezione senza destare sospetti.
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Di solito appartiene alla media o buona borghesia, ha un buon impiego, inferiore però a quello a cui aspira, è competente sessualmente, è figlio di genitori con occupazione stabile, vive con un partner o ha una famiglia propria, possiede un'auto, cambia spesso lavoro, non ama la società in cui vive ma non se ne isola.
Quando uccide lo fa con abbondante premeditazione; è meticoloso e attento, sottomette la sua preda, spesso la lega, nasconde il cadavere e/o talvolta lo trasporta in posti diversi dalla scena del crimine.
Le vittime non sono mai persone che l'omicida conosce, la persona non viene scelta per chi è ma per quello che rappresenta per l'omicida.
- Il serial killer disorganizzato è spesso uno psicotico, non molto intelligente, inesperto, appartiene a una classe sociale inferiore. Famiglia non ricca, ma non necessariamente povera. Quasi sempre sono disoccupati o impiegati in lavori precari, figli di genitori anch'essi privi di una occupazione stabile.
Soffrono di gravi problemi di natura sessuale, rifiutano la società, in certi casi conoscono la vittima.
Vivono da soli o con qualche parente (madre, zia) e non si interessano quasi per niente alla televisione o ai giornali.
Sono rigidi negli schemi di apprendimento, hanno uno stile di vita ben definito, con routine collaudate e quasi ossessive. Questo criminale non organizza il crimine, che è dovuto all'impulso incontrollabile del momento, si accanisce in modo frenetico sul cadavere, soprattutto sugli organi genitali, raggiungendo spesso l'orgasmo con rapporti post-mortem.
Dinamiche di comportamento
Le dinamiche del comportamento relative al crimine vengono divise in cinque fasi:
- Comportamento precedente il crimine e pianificazione
- Assassinio
- Eliminazione del corpo
- Comportamento dopo il crimine
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Comportamento precedente il crimine e pianificazione
Questa fase comprende tre elementi: i fattori stressanti, lo stato mentale e la pianificazione.
Molti assassini segnalano il precipitare di qualche situazione affettiva prima di qualche crimine; ad esempio un conflitto con una donna, il conflitto con i genitori, problemi finanziari, difficoltà di lavoro, problemi riguardanti il matrimonio, problemi legali, conflitti con un uomo, perdita di una persona cara, nascita di un figlio o anche una serie di cause multiple.
Lo stato mentale è un altro parametro di analisi della fase pre-assassinio. Per stato mentale si intende una condizione emozionale che funge da filtro e da meccanismo interprete degli eventi esterni. Le emozioni più riscontrate sono: frustrazione, ostilità, rabbia, agitazione, eccitazione, nervosismo, depressione, paura, confusione, ecc.
In generale questi stati di ansia e di stress che sfociano in un crimine sono del tutto manifesti e ben individuabili da coloro che entrano in contatto col soggetto.
Per quanto riguarda la pianificazione del crimine, a volte i soggetti sentono un irresistibile stimolo a uccidere, alcuni cercano di soffocarlo con l'alcool, altri soccombono come sono abituati a soccombere alle proprie fantasie.
In ogni caso una lunga fase di preparazione sussiste nella stragrande maggioranza dei casi. Le fantasie si riadattano dopo il primo omicidio, in quanto le azioni vengono calcolate meglio e tutto quello che riguarda il crimine tende a migliorare con l'esperienza. Durante i giorni antecedenti all'omicidio la situazione emotiva del soggetto cambia per una serie di ragioni.
E si possono presentare anche crimini minori come:
- Furti di materiale feticistico come intimo femminile o oggetti appartenenti a una donna, assalire e minacciare la moglie, appiccato fuochi, ecc.
Il passo seguente coinvolge il primo livello dell'adattamento delle fantasie alla realtà dell'omicidio: la scelta della vittima.
Vanno in cerca di vittime per ore, a volte giorni interi cercano in bar per singles, bar per gay, parcheggi isolati, luoghi bui. In alcuni casi la fantasia può richiedere un tipo molto particolare di vittima, di conseguenza la ricerca diventa più lunga. Molti descrivono questi momenti come occasione di tensione crescente, di eccitazione in costante aumento; la pianificazione è già una parte del crimine, un momento in cui si vive in diretta l'eccitazione di quello che sta per succedere. I serial killer scelgono vittime più deboli di loro. Spesso le loro vittime rientrano in un particolare stereotipo che ha un significato simbolico per il killer. Con rare eccezioni, i serial killer rendono le proprie vittime degli oggetti e le umiliano. I serial killer sono sadici, cercano piacere perverso nel torturare la vittima, spesso rianimandola al limite della morte per poterla torturare ancora. Hanno bisogno di dominare, torturare e controllare la persona. Ma quando la vittima muore, sono di nuovo abbandonati, lasciati soli con la loro incontenibile rabbia e odio per se stessi.
L'assassinio
In questa fase il soggetto entra in contatto con la realtà fisica dell'omicidio. Ma per la maggior parte dei criminali l'atto stesso va positivamente molto oltre l'eccitazione immaginata. La componente sessuale è presente; nella stragrande maggioranza dei casi questi individui spesso stuprano e uccidono ma altrettanto usano la persona come un oggetto nel senso vero e proprio del termine.
Se la loro storia sessuale è costruita intorno al sesso solitario, quella è l'unica pratica attraverso la quale percepiscono il rapporto con altre persone. C'è una distinzione da puntualizzare.
Gli stupratori che uccidono in genere non provano soddisfazione sessuale né praticano atti post-mortem sulla vittima. In questi casi anche l'atto di liberarsi del corpo prende poco tempo e non comporta rituali significativi.
Per questi assassini, lo stupro è l'unico crimine al quale sono interessati. L'omicidio avviene per perdita del controllo, paura di una testimonianza che possa incastrarlo,
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rabbia.
Per gli assassini sadici detti assassini per libido nell'assassinio fa parte dell'esperienza sessuale. L'intero schema dell'atto è basato sull'esperienza di dominio/controllo, quindi dallo stupro alla tortura per finire con l'omicidio. Ogni atto è finalizzato a soddisfare le fantasie di sesso-morte del criminale. La vittima può essere stuprata prima e dopo la morte, e nel frattempo può anche essere mutilata o torturata. A volte la rabbia dei soggetti si placa dopo ore di torture e sevizie post-mortem che gli assassini eseguono come parte dei loro rituali di morte. In alcuni casi fra l'uccisione e la mutilazione può passare molto tempo, segno evidente della tendenza all'escalation delle fantasie dei criminali.
Un altro atto che spesso viene praticato sui corpi è la depersonalizzazione.
A partire da forme sottili come per esempio voltare una persona o un cadavere sulla schiena fino a forme estreme come lo sfigurare, tramite coltelli o corpi contundenti, il viso. La presenza della persona è utile solamente nei termini di concretizzazione delle fantasie, in caso contrario l'aggressore può tentare di farla adeguare alle sue pretese trasformandola in un oggetto attraverso la violenza e la prevaricazione.
L'eliminazione del corpo
I comportamenti relativi al trattamento del corpo sono molto importanti perché ci parlano delle sensazioni e degli stati d'animo dei serial killers in questa delicata fase.
Passata l'euforia nella metà dei casi c'è una fase in cui per la prima volta il criminale si accorge di cosa sia realmente accaduto. Ci potrà essere pentimento, autodenuncia alle autorità, imbarazzo, dispiacere, o invece indifferenza, o addirittura godimento nello smembrare ed essere ancora in possesso del corpo. In diffusi casi accade che il trattamento del cadavere sia molto diverso negli omicidi che seguono il primo; durante il primo omicidio ci si fa prendere dal panico e nel "smembrare" il corpo ci si fa prendere dalla fretta; nei casi seguenti i soggetti si attrezzano di coltelli, bisturi e seghe e praticano un lavoro pulito e organizzato. In questo caso è ovvia la totale mancanza di rimorso; in realtà questo comportamento mette in evidenza solamente una preoccupazione per la propria insospettabilità e perfino una buona dose di godimento nel fare a pezzi il cadavere e poterne disporre a proprio piacimento come se fosse un oggetto di proprietà.
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