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Quando la musica salva l’uomo

Musica intesa come innalzamento spirituale e conforto alla sofferenza.

Percorso interdisciplinare per l’Esame di Stato.

Anno scolastico 2013-2014.

Laura Pisani.

Candidato: classe: 5ª B.

Musica di Schopenhauer: l’universale intuizione della volontà

Vita di Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer nasce a Danzica nel 1788 da agiati commercianti. Il padre, un dotto anglofilo, lo indirizza al commercio inviandolo a studiare le lingue in diversi paesi europei. Nel 1805 il padre muore suicida; la madre, un’eccentrica scrittrice, si trasferisce con il giovane Arthur a Weimar, dove tiene un circolo letterario alla moda e molto frequentato.

Schopenhauer, grazie all’eredità paterna, diviene ricco e si dedica alla propria formazione culturale di carattere umanistico e scientifico.

Studia a Gottinga con Schulze, maestro di Kant, e a Berlino con il celebre teologo Schleiermacher. Nel “Il mondo come volontà e rappresentazione” 1819 pubblica che si rivela un grande insuccesso.

Insegna come libero docente a Berlino, ma le sue lezioni sono deserte: tutti seguono quelle di Hegel e dei professori di stampo hegeliano, che egli inizia a odiare. “Parerga e la fama arriverà solo nel 1851, grazie a un’altra sua opera, i “Paralipomena”. Enorme sarà la sua influenza su grandi personaggi come Wagner, Nietzsche, Tolstoj e Freud.

Morirà nel 1860.

Lineamenti generali del pensiero

“La dottrina di Schopenhauer sgorga dalla vita e ci insegna che conoscenza, pensiero e filosofia non sono un affare del cervello ma di tutto l’uomo, col cuore e coi sensi, col corpo e con l’anima”. Così Thomas Mann descrive il pensiero di Arthur Schopenhauer in “Saggi su Schopenhauer, Nietzsche, Freud”.

La filosofia di Schopenhauer pone in discussione quella tedesca dell’Ottocento, ma soprattutto opera una sorta di decostruzione della ratio moderna, sulla quale si fondavano i filosofi da Cartesio ad Hegel. Si tratta di una ragione astratta, avulsa dalla vita e inadeguata a comprendere i problemi fondamentali che investono l’esistenza e l’esperienza dell’uomo nel mondo.

Se da una parte critica l’ottimismo proprio della dottrina hegeliana e idealista, dall’altra auspica un ritorno alla filosofia kantiana, secondo la quale il mondo è fenomeno, rappresentazione in spazio-tempo; l’unica modifica consiste nella riduzione delle 12 categorie individuate nella “sezione analitica” “Critica della Ragion Pura” ad una sola, il principio causa-effetto.

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Quello di Schopenhauer è un progetto antidualistico, il cui problema filosofico principale è la ricerca di un fondamento ontologico su cui si basa il mondo e la vita degli uomini. Per risultare dunque unitario, è necessaria la compenetrazione tra l’esistenza e l’essenza. Lo sforzo di Schopenhauer sta nel mostrare come l’apparente contingenza dell’esistenza sia in realtà soltanto apparenza e quindi come sia necessario liberarsi dal modo comune di intendere il mondo e la vita al fine di svelare la realtà vera e smascherare l’illusione filosofica di queste forme apparenti.

Il livello essenziale, l’“essenza delle cose”, è la volontà, di cui le immagini e i nomi sono rappresentazione. Tutti i filosofi precedenti avevano commesso il grave errore di confondere l’essenza con la superficie degli oggetti. Lo stesso Kant è caduto in questo paradosso, con il merito però di aver dichiarato come inconoscibile l’essenza, il “noumeno” di cui non si può fare esperienza ma di cui si può solo parlare.

In “Volontà e rappresentazione”, Schopenhauer definisce la volontà come cieco irrazionale, primum, impulso e desiderio senza logica; è il fondamento di ogni realtà; è cosmica perché coinvolge anche il cosmo. Da quest’ultimo attributo emerge il romanticismo di Schopenhauer, che trova l’assoluto proprio nella volontà, secondo una concezione di panvolontarismo.

La volontà si manifesta solitamente come desiderio di un oggetto, la cui mancanza genera dolore. Una volta ottenuto l’oggetto dei desideri, il dolore si trasforma in noia e disgusto. Ecco perché il filosofo afferma che “la vita è un pendolo che oscilla incessantemente tra noia e dolore, passando per l’intervallo fugace del piacere”.

Per fuggire a questa prospettiva di profondo pessimismo il filosofo tedesco punta verso il raggiungimento di una noluntas, l’opposto della voluntas, che dunque consiste nel compiere il contrario di ciò che suggerisce la volontà.

Ecco alcune soluzioni per approdare alla noluntas:

  • Contemplazione estetica: punta al raggiungimento di uno stato di estasi (dal greco èk-stasis, lo stare fuori di sé), nel momento in cui si contempla o si assiste ad una qualsiasi forma d’arte. Per un istante si sconfigge la realtà raggiungendo uno stato di catarsi.
  • Compassione: dal latino cum patior (insieme) (soffrire), consiste nel rendersi conto che la volontà sconvolge la vita di tutti; partecipare al dolore di un altro non fa concentrare nel proprio dolore.
  • Ascesi: si compie rispettando una regola di vita di distacco dai beni superflui, tesa a raggiungere quella purificazione dell’anima che consente di dedicarsi compiutamente alla vita spirituale e contemplativa.

Sconfiggere la voluntas in favore della noluntas significa raggiungere il nirvana che, secondo un concetto orientale, consiste in uno stato di imperturbabilità e pace dei sensi.

Estetica: arte come acquietamento del dolore

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Tramite l’arte, la volontà è in grado di sospendersi per un istante. Grazie all’arte l’uomo non coglie il mondo in divenire, caratterizzato da lotta e conflitto, ma nelle sue statiche ed eterne idee. La sospensione della volontà, la contemplazione dell’immobile e permanente, significano dunque sospensione del dolore che si genera dal conflitto. Questa condizione rappresenta quindi una possibile strada alla liberazione dalla volontà. Figura centrale di questa concezione è il genio artistico, il quale contempla il mondo nelle forme pure delle idee, riproducendole con la sua opera.

Schopenhauer stabilisce una classificazione delle arti secondo un andamento piramidale, al cui livello più basso si colloca l’architettura in quanto ha come oggetto i gradi inferiori della volontà, quali pesantezza, coesione, solidità e gravità; ad un livello superiore stanno le arti plastiche figurative, e che riproducono la configurazione più alta della volontà oggettivata, cioè il corpo umano; ad un livello superiore ancora si situa la poesia, che più delle precedenti rappresenta intuitivamente l’idea. Sopra a tutte le arti si colloca invece la musica, che non è soltanto intuizione di un’idea singola, bensì della volontà in sé e per sé.

La musica è un’arte separata da tutte le altre perché, sebbene priva di immagini e riproduzione di idee, è talmente sublime da agire con forza sull’intimo umano, che è in grado di capirlo sino in fondo, come il linguaggio universale più limpido del mondo intuitivo. La sua caratteristica peculiare risiede nel non rinviare ad altro, ma nell’essere forma e contenuto simultaneamente, o meglio, la forma è contenuto di per sé. Non si tratta di una rappresentazione mediata ma di un segno significante, intuizione diretta della volontà e comunicazione chiara agli uomini.

Nei suoni più gravi si riconoscono i gradi infimi della volontà, come la natura inorganica e la massa del pianeta; i suoni acuti invece, agili e rapidi, vengono accordati con il suono grave con il quale producono vibrazioni armoniche.

Analogamente, tutti i corpi e organismi della natura devono essere considerati come sviluppatisi gradatamente dalla massa del pianeta.

La profondità dei suoni ha un termine, oltre il quale un suono non è più percettibile; allo stesso modo non esiste materia percepibile senza forma e qualità, insomma priva di volontà.

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Sintesi

Collegamenti percorso quando la musica salva l'uomo

  • Filosofia - Arthur Schopenhauer.
  • Italiano - Gabriele D'Annunzio.
  • Storia - Armistizio di Cassibile.
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