Indice
Ottavio Missoni - Storia di un uomo, atleta e artigiano
O della moda – pag. 3
Inglese - Fashion in the 1950s – pag. 9
O tecnologia tessile - Tessuti per lo sportswear:
O Rewoolution – pag. 11
Chimica -
La tintura della lana pag. 13
O storia - Le foibe: testimonianza di un dramma – pag. 15
O fonti – pag. 17
O 17
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Ottavio Missoni - Storia di un uomo, atleta e artigiano della moda
Ottavio Missoni detto Tai nacque a Ragusa in Dalmazia (Dubrovnik) l’11 febbraio 1921 da padre di friulano e madre dalmata. All’età di sei anni con la famiglia si trasferì a Zara, dove trascorse la giovinezza.
A Zara lo sport era molto praticato soprattutto a livello di divertimento: si correva, nuotava, giocava a pallone con gli amici. La domenica mattina si organizzavano delle mini gare, era un gioco ma Missoni prendeva sempre sul serio l’avversario, la sua natura lo portava a competere, non si dava mai battuto in partenza. La sua storia di atleta comincia nel 1937 all’arena di Milano quando fu ingaggiato da un mecenate venditore di formaggi in Dalmazia che teneva d’occhio i “meglio fichi” dell’atletica. Non ancora quindicenne vinse tutto dai 100 agli 800 metri, dal salto in alto al salto triplo, dal lancio del giavellotto al getto del peso; ancor oggi detiene la miglior prestazione mondiale nei 400 m per la categoria allievi. Divenne il più giovane ragazzo ad entrare nella nazionale d’atletica, primato che resiste tutt’oggi.
Della scuola non gli è mai importato granché, la considerava tempo perso, per questo per volere della madre si trasferì a Pola ospite di una famiglia, dove era tenuto sotto controllo dal punto di vista scolastico. Fu allora che si scoprì ad appassionarsi di letteratura, storia e pure della matematica, trovava interessante risolvere l’intricato rebus dei numeri. In seguito la madre lo iscrisse al liceo scientifico che essendo una nuova scuola non esisteva ancora a Zara, per questo si trasferì a Trieste dove si trovò davvero bene. Acquistare libri era abbastanza agevole, con poche lire poteva stare in compagnia di Voltaire, Pirandello, Verga, Cervantes e anche del triestino Svevo.
A Trieste ricominciò anche ad allenarsi (lo studio a Pola lo aveva allontanato dalla corsa), appena c’era un po’ di sole fuggiva allo stadio, dove i “muli” della triestina gli consentivano di allenarsi con loro a far fiato. All’epoca la triestina calcio era veramente forte, degna del poemetto dedicatole da Saba.
Nel 1939 stava per scoppiare la Seconda Guerra Mondiale ma nessuno sembrava darsene peso. Venne selezionato per i mondiali universitari in programma a Vienna (una competizione multidisciplinare corrispondente alle olimpiadi che si svolge ogni due anni) dove si classificò primo nei 400 metri. 17
Ottavio Missoni alle Universiadi
Nel 1940 gareggiava ancora per il “Guf” (gruppo universitario fascista di cui facevano parte su adesione esclusivamente volontaria i giovani tra i diciotto e i ventuno anni iscritti ad un’università, ad un istituto superiore, ad un’accademia militare o all’accademia fascista).
L’Italia entrò in guerra in soccorso ai tedeschi che sfilavano vittoriosi davanti all’arco di trionfo, tuttavia i cittadini a parte qualche levataccia notturna causa allarme aereo vivevano gradevolmente; la guerra si avvertiva solo dalle cartine geografiche con le bandierine costantemente spostate verso l’Egitto. Severi cartelli inducevano, però, a tacere perché “il nemico ti ascolta”. 17
Missoni era iscritto al secondo biennio di un istituto tecnico serale, questo gli consentì il rinvio momentaneo al servizio di leva, inoltre essendo un atleta venne tenuto lontano da ogni pericolo e questo gli consentì di continuare a gareggiare. Nel 1941 per portare punti alla sua squadra accettò di correre i 400 metri ostacoli, in cui ogni 35 metri si trovava davanti ad un’asticella alta 90 cm da superare in un modo o nell’altro. Poiché vincere gli piaceva, prese gusto a cercare soddisfazioni in questa specialità.
Nonostante le agevolazioni l’entrata in guerra si avvicinava perciò vennero a istruirli sull’uso delle armi, facendogli fare delle esercitazioni col fucile al poligono (grazie alla buona capacità nel tiro durante un’esercitazione Missoni ottenne un premio di 48 ore di permesso). Entrato a far parte del 65° battaglione quando venne dotato di targhetta metallica di riconoscimento fu cosciente di dover entrare in un’area di occupazione militare. Vennero portati ad Atene dove avveniva lo smistamento nelle varie zone di occupazione (al momento era aperto il fronte africano e dal 1941 quello greco; si può affermare che con l’apertura di questi due fronti gli italiani aiutarono fortemente i tedeschi a perdere la guerra). Missoni venne destinato all’Africa settentrionale, era incaricato di rispondere al telefono, tuttavia questo squillava raramente e la guerra sembrava quasi non esserci; dell’aviazione italiana neanche l’ombra.
Il 27 ottobre Ottavio si trovò al centro della battaglia di El Alamein. All’improvviso nel buio pesto furono investiti da una pioggia di bombe, si trovò subito solo e rotolò dentro il cratere di
un’esplosione (soltanto una possibilità su un milione avrebbe consentito alla sfortuna di rispedire un ordigno esattamente in quel punto). Dopo aver atteso la fine dei bombardamenti e il passaggio dei carri armati sgattaiolò fuori e si diresse verso quelle che pensava fossero le linee italiane, tuttavia arrivato a destinazione venne accolto da un neozelandese; da quel momento seguirono più di quattro anni di prigionia inglese in Egitto. Nel campo vi era un ospedale in cui venivano accolti ammalati veri e finti. Chi poteva si faceva ricoverare, essendo la razione di cibo doppia rispetto al normale. Fortunatamente il responsabile italiano dei servizi sanitari era un uomo che aveva visto correre Missoni e ne era rimasto affascinato, lo riconobbe e alla visita di controllo lo fece passare come malato grave così per più di tre mesi poté godere della doppia razione giornaliera come stabilito dagli accordi di Ginevra. Le notizie della guerra arrivavano attraverso la stampa: l’Italia stava affondando. Nel 1943 l’Italia firmò l’armistizio ma la guerra continuava, si cambiava l’alleato ma non si sapeva chi fosse il nemico. Dopo poco da Badoglio venne inviato un patto di collaborazione con gli inglesi da firmare, tuttavia Missoni e i suoi compagni decisero di non aderire, il generale non gli stava poi così simpatico; vennero quindi mandati in un campo di rieducazione dove venivano detenuti i fascisti. Durante quel periodo di prigionia sotto le tende cominciò a dipingere: a disegnare era sempre stato bravo ma cominciò a prendere confidenza con i colori mentre rifinendo dei quadri per un colonnello inglese. Nell’aprile del 1945 vennero liberati e a maggio poterono tornare a casa. Trieste era occupata dagli alleati che erano riusciti a cacciare i partigiani jugoslavi, ma la città non sarebbe tornata subito sotto l’Italia.
Finito il conflitto poté tornare a correre insieme all’amico triestino Giorgio Oberweger che aveva conosciuto in guerra. Il 30 luglio 1948 vennero aperte le Olimpiadi di Londra, vi partecipano seimila atleti di sessanta nazioni. Missoni arrivò in finale nei 400 ostacoli, purtroppo sbagliò l’ultima barriera e finì sesto. Nella staffetta 4x400 dove si giocavano la medaglia, il primo frazionista dopo 100 metri finì a terra infortunato. Finale 400hs Londra 1948 17
Tornato dalle Olimpiadi, dovendo andare a Trieste a salutare i genitori, accompagnò l’amico Giorgio che doveva controllare una macchina da maglieria da poco acquistata per la madre, che grazie a quella, poteva riparare i suoi vestiti senza comprarne di nuovi. Fu così che nacque l’idea di comprare altre due-tre macchine e allestire un laboratorio al terzo piano dell’appartamento della madre di Giorgio; vi era infatti anche una piccola soffitta che fungeva da magazzino. La società prese il nome di “Venjulia”; andava benino, perciò decisero di ampliarla. Venivano prodotti soprattutto indumenti sportivi tra cui le tute di allenamento in lana, al tempo una novità, tecnicamente pregevoli, con coste inglesi lavorate a calati.
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