Pagina | 1
“L’uomo è l’unico essere che non sa niente, che non può apprendere niente senza che gli venga insegnato. Non può parlare, né camminare, né mangiare facendo affidamento soltanto sulla natura; può solo piangere.” Plinio, “Storia naturale”, 70 d. C.
Pagina | 2
Valentina Vitaliano 5 a
Pagina | 3
Poetica del fanciullino
In ognuno di noi c’è un fanciullino che conserva la sensibilità dell’infanzia che si esprime compiutamente nella voce del poeta. Egli ignora l’esistenza della ragione e guarda al mondo con gli occhi della fantasia, ma l’atteggiamento di innocente stupore di chi scopre le cose per la prima volta.
Per seguire il fanciullino che è in sé il poeta deve liberarsi di ogni struttura razionale e fare uso del linguaggio ingenuo, trovando anche diversi significati ideologici dietro ad ogni cosa.
La metafora del fanciullino
All’incirca negli stessi anni in cui D’Annunzio elabora il mito del “superuomo”, il Pascoli, nelle celebri pagine del Fanciullino (1897), teorizza la sua poetica, intimamente connessa al Decadentismo.
La prosa del Fanciullino è la riflessione più sistematica di Pascoli sulla poetica; il titolo originario era infatti “Pensieri sull’arte poetica”.
Nella metafora del fanciullino di Pascoli ha avuto molta influenza la lettura dell’opera “Manuale di psicologia infantile” di James Sully.
I venti capitoli del Fanciullino partono dall’idea che esistono due età poetiche, fanciullezza e vecchiaia: la seconda sa dire, ma la prima sa vedere. Il poeta è colui che, divenuto vecchio e non potendo più vedere, dice ciò che ha visto da fanciullo.
Natura intuitiva della poesia
Il poeta è quel fanciullino presente “in un cantuccio” dell’anima di ognuno di noi, un fanciullino che rimane piccolo anche quando noi cresciamo e cambiamo la voce, anche quando nell’età più matura siamo “occupati a litigare e a difendere la causa della nostra vita” e meno siamo disposti a badare a quell’angolo d’anima.
Esso arriva alla verità non attraverso il ragionamento ma in modo intuitivo ed irrazionale, guardando tutte le cose con stupore, come fosse la prima volta.
Anche la poesia deve essere spontanea e intuitiva, come intuitivo è appunto il modo di conoscere e di giudicare dei fanciulli.
Dunque è il rifiuto della ragione e l’ammettere il fallimento del Positivismo. Se il poeta-fanciullo arriva alla verità in maniera alogica e irrazionale, per lampi intuitivi, la poesia allora deve affidarsi all’intatto potere analogico e suggestivo dei suoi occhi, non ancora inquinati da alcuno schema mentale, culturale, storico.
Gli occhi del fanciullo scoprono “nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose”; adattano “il nome della cosa più grande alla più piccola, e al contrario”; rimpiccioliscono “per poter vedere”, ingrandiscono “per poter ammirare”, giungendo, immediatamente e intuitivamente, quasi per suggestione, al cuore delle cose, al mistero che palpita segreto in ogni aspetto della vita.
Il mito del poeta-fanciullino
Un uomo mite, animato da un sentimento di umana partecipazione per le classi subalterne, con nel cuore la spina dell’assassinio del padre avvenuto quando egli era ancora adolescente, perciò desideroso di vedere la pace regnare tra gli uomini e pronto al perdono.
Pascoli però non è solo questo; la sua personalità è assai complessa e si riflette in una produzione letteraria articolata che va dalle liriche a sfondo autobiografico a quelle di contenuto squisitamente politico.
La poetica de “Il fanciullino” è un insieme d’idee, in parte in aperta polemica contro la poetica del suo maestro Carducci e la tradizione lirica italiana, ancora legata a Petrarca.
Questa poetica pascoliana, e l’opera che la contiene, prende nome dall’immagine di un fanciullino.
L’idea di Pascoli è che per essere veramente poeti occorre recuperare quella condizione d’animo che è tipica dei fanciulli.
Essa è contraddistinta da verginità spirituale, fatta da assenza di malizia, estrema semplicità, capacità di meraviglia di fronte ad ogni scoperta relativa al mondo che ci circonda.
Il fanciullino, per dirla con le parole del poeta stesso, è quello che “ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere, che piange e ride senza perché di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione ... egli è l’Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente”.
Pagina | 5
L’uomo dunque che voglia essere poeta deve saper recuperare la dimensione interiore del fanciullo, che è poi la sua condizione primitiva.
E il poeta per Pascoli è “colui che esprime la parola che tutti avevano sulle labbra e che nessuno avrebbe detta”.
Il poeta pertanto è sempre un fautore di buoni e civili costumi, ma questo non deve essere il fine diretto della sua opera, perché “il poeta è poeta e non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro”.
Come sia nata e si sia sviluppata in Pascoli questa concezione del poeta-fanciullino, e come questo sia potuto divenire un mito, occorre ricordare una molteplicità di eventi, alcuni dei quali relativi all’esperienza personale del poeta, altri invece di carattere più generale riguardanti la società dell’età in cui egli visse.
Possiamo dire che tutto può essere ricondotto da una parte all’assassinio del padre e dall’altra alla minaccia rappresentata dalla sinistra rivoluzionaria socialista italiana del tempo.
La poetica del fanciullino
Nelle pagine del “fanciullino” Pascoli esprime il suo concetto di poetica: il poeta è colui che si fa simile ad un fanciullino nello scoprire con ingenuità e primitività quello che le cose suggeriscono; in ognuno di noi è latente, dorme un fanciullino: il poeta è colui che riesce a svegliarlo, a farlo parlare dentro di sé e a comunicare i significati agli altri uomini.
L’atteggiamento del poeta di fronte alla realtà è dunque quello proprio del fanciullino: stupore e meraviglia, curiosità e loquacità, capacità di dare i nomi alle cose con simboli e metafore, per scoprire il significato nascosto, capacità di assimilare tra loro il piccolo e il grande.
Questo spiega l’uso di un linguaggio polivalente, fonico e simbolico, e dà ragione anche del venire meno della personalità del poeta davanti alla poesia delle cose.
La poesia di Pascoli è nuova e si allontana da quella romantica per aderire alla cultura del Decadentismo; infatti, nelle sue opere sono presenti molti caratteri del Decadentismo: la sfiducia nei valori della storia e della tradizione, l’individualismo esasperato, la malinconia, la solitudine, l’infanzia sentita come la sola età felice della vita e come rifugio dagli affanni dell’esistenza, l’uso di un linguaggio nuovo e originale.
Pagina | 6
