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La follia

Oltre i limiti della ragione

Ludovica Megna

V A

A.S. 2007/2008

Indice

  • Matematica: John Nash, “Una vita vissuta tra schizofrenia e invenzioni fondamentali per il genere umano”.
  • Italiano: Luigi Pirandello “Uno, Nessuno e Centomila”.
  • Scienze: I terremoti, “La follia della natura”.
  • Filosofia: Freud e la Psicanalisi; Lo studio dell’io e dei suoi impulsi repressi.
  • Storia: Adolf Hitler, “Il trionfo della follia nei Regimi Totalitari”.
  • Letteratura Latina: Seneca.
  • Fisica: Albert Einstein, il Genio “Folle” della relatività.

La follia

La Follia è una realtà complessa e dalle molte facce, alcune delle quali poco considerate e spesso difficili da percepire e formalizzare.

La follia ci cammina accanto come un invisibile "doppio": onnipresente, inquietante, angoscioso.

È accanto ai singoli uomini, ma si rivela anche compagna inseparabile della storia umana, anzi del nostro pianeta.

Per un verso la follia costituisce sicuramente una rottura delle regole comunemente accettate, uno spezzare il livello di percezione e di espressione della realtà a noi consueto. Essa scardina il meccanismo delle "forme", delle convenzioni e degli istituti sociali, che imprigionano la vita nel suo fluire, come ci ricorda Pirandello. In certi contesti il "pazzo" è solo una persona pericolosa per sé e per gli altri, quindi da evitare, da emarginare, da rinchiudere.

La follia genera distruzione, anche autodistruzione, come mirabilmente narrato nelle tragedie dei classici greci e latini. Il folle è colui che è privo di senno, quindi che manca di qualcosa rispetto alle altre persone, ritenute conformi alla norma. E' questa l'accezione tipicamente occidentale e, sotto certi aspetti, "moderna" del folle, specie quando viene estremizzata. Ma tale modo di definire la pazzia come fenomeno unitario senza differenziazioni, in quanto semplice alienazione mentale, fuga nell'irrealtà, nel delirio fine a se stesso.

Il folle, possiede, in certe situazioni qualcosa di più e non qualcosa di meno rispetto agli altri esseri umani.

Egli, per il suo stato anormale, anzi supernormale, "

vede" molto oltre quello che possono percepire i comuni mortali.

Distruzione e creazione costituiscono, quindi, i due poli, complementari e opposti, anche in base al contesto circostante, di questo stato ambivalente della mente e, in un certo senso, del corpo. Follia può essere genio, ma anche crimine.

Ma se possiamo definire la pazzia come rottura dell'ordine comune, ordine interno ed esterno al soggetto-uomo, singolo o collettività,

certo non può apparire fuori luogo o strano identificare la follia anche nella natura, quando essa spezza il consueto fluire delle cose, stravolge il mondo: la catastrofe, che devasta e annichilisce ogni cosa, stermina i viventi, è il simbolo materiale della pazzia a livello cosmico.

La follia può irrompere con violenza anche nella natura, dando luogo a distruzione, ma anche a nuove realtà.

I matti sono apostoli

di un Dio che non li vuole…

(Ti regalerò una rosa)

Simone

Cristicchi

John Nash

John Forbes Nash Jr. è un matematico statunitense. Tra i matematici più brillanti e originali del 1900. Nash ha avuto fin da subito grandi aspirazioni in campo matematico. Durante i suoi anni di insegnamento a Princeton, soprattutto, Nash ha mostrato una vasta gamma di interessi nella matematica pura: dalla topologia, alla geometria algebrica, dalla teoria dei giochi, alla logica. Oltretutto non è mai stato interessato a dedicarsi ad una teoria, a svilupparla, ad intessere rapporti con altri specialisti, eventualmente a fondare una scuola. Desiderava invece risolvere un problema con le sue forze e i suoi strumenti concettuali, cercando l'approccio più originale possibile alla questione. Nel 1949, mentre studiava per il suo dottorato, sviluppò delle considerazioni che 45 anni più tardi gli valsero il Premio Nobel. Durante quel periodo Nash stabilì i principi matematici della teoria dei giochi, quella scienza matematica che analizza situazioni di conflitto e ne ricerca soluzioni competitive e cooperative tramite modelli, ovvero uno studio delle decisioni individuali in situazioni in cui vi sono interazioni tra i diversi soggetti, tali per cui le decisioni di un soggetto possono influire sui risultati conseguibili da parte di un rivale, secondo un meccanismo di retroazione. Le applicazioni e le interazioni della teoria sono molteplici: dal campo economico e finanziario a quello strategico-militare, dalla politica alla sociologia, dalla psicologia all’informatica, dalla biologia allo sport. Intanto comincia ad avere i primi segni di malattia. Conosce anche una donna, di 5 anni più anziana di lui, che gli dà un figlio. Nash non vuole aiutare la madre economicamente, non riconosce il figlio, anche se si occuperà di lui per tutta la vita, sia pure saltuariamente. Continua la sua vita piuttosto complicata ed errabonda. Incontra un'altra donna, Alicia Lerde, meglio nota poi come Alicia Nash, che diventerà sua moglie. Cominciano i ricoveri, e comincia anche un periodo lunghissimo della sua vita in cui alterna momenti di lucidità, in cui riesce comunque a lavorare, raggiungendo anche risultati assai significativi (ma non del livello dei suoi precedenti), ad altri in cui le condizioni di salute mentale sembrano seriamente deteriorate.

I deliri più ricorrenti riguardano le visioni di messaggi criptati (provenienti anche da extraterrestri), il credere di essere l'imperatore dell’Antartide o il piede sinistro di Dio, l'essere a capo di un governo universale. Ad ogni modo, fra alti e bassi, conduce la sua vita al fianco della moglie che lo sostiene in tutti i modi e con grandissimi sacrifici. In questo periodo visita anche il Courant, ove incontra Louis Nirenberg, che lo introduce a certe problematiche delle equazioni differenziali alle derivate parziali. In questo campo ottiene un risultato straordinario, uno di quelli che potrebbero valere la medaglia Fields, e che è legato ad uno dei famosi problemi di Hilbert. Tuttavia Ennio De Giorgi, un matematico italiano a lui del tutto ignoto, aveva già risolto lo stesso problema pochi mesi prima in maniera indipendente.

Comincia nel frattempo ad occuparsi delle contraddizioni della meccanica quantistica e anni dopo confesserà che probabilmente l'impegno che mise a questa impresa fu causa dei suoi primi disturbi mentali. Nash ha rivoluzionato l’economia con i suoi studi di matematica applicata alla "Teoria dei giochi", vincendo il premio Nobel per l'economia nel 1994. Ma Nash è anche un geniale e raffinato matematico puro. Ha sempre avuto un'abilità poco comune nell'affrontare i problemi da un'ottica nuova e impensabile per gli altri, trovando soluzioni incredibilmente eleganti a problemi complessi, come quelli legati all'immersione delle varietà algebriche o alle equazioni differenziali paraboliche. Finalmente, dopo lunghi travagli, all'inizio degli anni novanta, le crisi sembrano avere fine. Nash può tornare quindi al suo lavoro con maggiore serenità, integrandosi sempre di più nel sistema accademico internazionale e imparando a dialogare e a scambiare idee con altri colleghi (caratteristica prima, d'altronde, dell'impresa scientifica). Il simbolo di questa rinascita è contrassegnato nel 1994 con il conferimento del Premio Nobel per l’Economia. Il 19 marzo 2003 gli è stata conferita la laurea "honoris causa" in Economia e Commercio da parte dell'Università Federico II di Napoli. Nel 2003 ha ricevuto il Premio Capo d’Orlando. Un uomo senza sogni,senza utopie, senza ideali,

sarebbe un mostruoso animale,

un cinghiale laureto in matematica pura.

Fabrizio de Andrè

“Imprigionando i matti non ci togliamo il dubbio di esserlo a nostra volta"

(Dostoevskij)

Luigi Pirandello

Pirandello è sicuramente uno degli interpreti più acuti della "crisi dell'io", poiché la considera come una serie di stati incoerenti, che suscita nei suoi personaggi angoscia ed orrore nel vedersi vivere, nell'esaminarsi dall'esterno come sdoppiati. Questa tendenza risulta essere un insieme di ossessioni, angosce, impulsi inconfessabili perché violenti o crudeli, che giacciono nel profondo della psiche, nell'inconscio. L'unica via di fuga da tale realtà risulta essere la pazzia, ovvero la condizione di colui che si esclude e guarda gli altri vivere.

La follia è il grande tema che percorre tutta l'opera pirandelliana. La sua fonte fu lo psichiatra Alfred Binet. La follia, o alienazione mentale, è la condizione nella quale i fatti commessi sono caratterizzati dalla a-normalità, dall’uscire dalle norme che regolano i comportamenti della massa. Solo la follia o la a-normalità assoluta, incomprensibile per la massa, permette al personaggio il contatto vero con la natura, (quel mondo esterno alle vicende umane nel quale si può trovare la pace dello spirito) e la possibilità di scoprire che rifiutando il mondo si può scoprire se stessi. Ma questi contatti sono solo momenti passeggeri, spesso irripetibili perché troppo forte è il legame con le norme della società.

Ogni uomo nasce dotato di una personalità che la Natura gli ha dato:

  • È normale quando questa personalità si sviluppa secondo le norme della Natura stessa;
  • È a-normale, invece, quando, attraverso le norme sociali, l’uomo non sviluppa più la sua originaria personalità, ma ne acquista un’altra, secondo le norme che la società si è imposta per sopravvivere.

L’alienazione, quindi, è composta da una personalità espressa non secondo natura, ma secondo le regole della società, e può essere identificata con la maschera-forma, l’esistenza nelle centomila forme che si creano nel corso dell’esistenza; l’accidente, distruggendo la maschera-forma, distrugge l’alienazione, riportando il personaggio alla sua condizione originaria, ma impedisce alla massa di capire il personaggio e le fa pensare che questi è uscito di senno. D’altra parte, proprio nell’alienazione, il personaggio riesce a risolvere la condizione esistenziale. Invece la riflessione serve per mettere a nudo le contraddizioni del mondo nel quale si trova a vivere, a mettere in risalto quel senso di solitudine che un mondo fatto di finzioni, e ormai anche di macchine, porta con sé. Alienazione, quindi, non tanto come elemento negativo, ma come elemento fondamentale della condizione umana, nella quale, appunto stemperare la propria angoscia e il proprio dramma.

E' il punto di partenza per esplorare quella crisi d'identità che qualsiasi evento può scatenare. La riflessione di Pirandello sul tema della follia appare memorabilmente in molte opere, come l'Enrico IV o come Uno,nessuno e centomila.

Luigi Pirandello è stato uno dei più importanti scrittori e drammaturghi italiani. Nel 1934, ricevette il Premio Nobel per la letteratura. Egli nacque a Agrigento da Stefano e Caterina Ricci Gramitto, in una famiglia di agiata condizione borghese. La famiglia commerciava e produceva zolfo. Dopo un'istruzione elementare impartitagli da maestri privati, andò a studiare in un istituto tecnico e poi al ginnasio. Qui si appassionò subito della letteratura. A soli undici anni scrisse la sua prima opera Barbaro, andata persa. Per un breve periodo aiutò il padre nel commercio di zolfo, facendo anche esperienza diretta con il mondo degli operai nelle miniere e sulle banchine del porto mercantile. Lo scrittore iniziò i suoi studi universitari a Palermo nel 1886, per recarsi in seguito a Roma, dove continuò i suoi studi di filologia romanza che poi dovette completare a Bonn su consiglio del suo maestro Ernesto Monaci e a causa di un insanabile conflitto con il rettore dell'ateneo capitolino. A Bonn, capitale culturale di allora, si laureò nel 1891 con una tesi sulla parlata agrigentina Voci e sviluppi di suoni nel dialetto di Girgenti. Il tipo di studi, però, gli fu probabilmente di fondamentale ausilio nella stesura delle sue opere, dato il raro grado di purezza della lingua italiana utilizzata. Nel 1903, poco dopo le nozze, un allagamento in una miniera di zolfo, in cui Pirandello e la sua famiglia avevano investito il loro capitale, li ridusse sul lastrico. Questa notizia accrebbe il disagio mentale, già manifestatosi, della moglie di Pirandello, Maria Antonietta Portulano. Nonostante la moglie andasse sempre più spesso soggetta a crisi isteriche, di cui Pirandello stesso era il bersaglio, egli acconsentì che fosse ricoverata in un ospedale psichiatrico solo diversi anni dopo, nel 1919. La malattia della moglie portò lo scrittore ad approfondire lo studio dei meccanismi della mente e della reazione sociale dinnanzi alla menomazione intellettuale, portandolo ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicanalisi di Sigmund Freud. Spinto dalle ristrettezze economiche e dallo scarso successo economico delle sue prime opere letterarie, Pirandello insegnò per qualche tempo come professore di stilistica all'Istituto superiore di Magistero. Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. In questo periodo collaborò con alcune riviste letterarie e anche con il Corriere della Sera. Pirandello aderì al fascismo ma fu criticato più volte dalla stampa del regime per non aver scritto opere conformi allo spirito e agli ideali fascisti, pessimiste e prive di amor di Patria. Nel 1926 pubblica Uno,nessuno e centomila. Grande appassionato di cinematografia, mentre assisteva a Cinecittà alle riprese di un film tratto dal suo Il fu Mattia Pascal, si ammalò di polmonite. Il suo corpo ormai segnato dal tempo e dagli avvenimenti della sua vita non sopportò oltre, e Pirandello morì lasciando incompiuto un nuovo lavoro teatrale, I giganti della montagna. Egli scrisse nel testamento le sue ultime volontà sul suo funerale. È stato avvolto in un lenzuolo bianco e portato sul carro dei poveri. Il suo corpo è stato

Uno, nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila è una delle opere più famose di Luigi Pirandello. Iniziata già nel 1909, esce solo nel 1926, prima sotto forma di rivista e poi di volume. Quest'opera riesce a sintetizzare il pensiero dell'autore nel modo più completo. L'autore stesso, in una lettera autobiografica, definisce quest'opera come il romanzo "più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita". Il protagonista, infatti, può essere considerato come uno dei personaggi più complessi del mondo pirandelliano, e sicuramente il maggiore possessore di autoconsapevolezza in questo mondo. Dal punto di vista formale, stilistico, si può vedere la forte inclinazione al monologo del protagonista, che molto spesso si rivolge al lettore direttamente, ponendogli interrogativi e problemi in modo da coinvolgerlo direttamente nella vicenda, che è senza dubbio di portata universale. Il protagonista di questa vicenda, Vitangelo Moscarda, è una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita affidando a due fidi collaboratori la gestione dell'impresa. Un giorno, tuttavia, in seguito alla rivelazione da parte della moglie di un suo difetto fisico (il naso leggermente storto, di cui non si era mai accorto), inizia a scoprire che le persone intorno a lui hanno un'immagine della sua persona completamente diversa da quella che lui ha di sé. È la consapevolezza di essere vivo nelle persone intorno a lui in centomila forme differenti che accende il desiderio di distruggere queste forme a lui estranee, con l'obiettivo di scoprire il vero sé. Inizia, quindi, ad agire con il fine di strappare queste immagini sbagliate di sé che sono nelle persone, iniziando con la moglie e il suo Gengè (il nomignolo con cui lo chiamava e cui ella affidava l'immagine del marito). La sua prima consapevolezza, dunque, ha come oggetto ciò che non è, e nel tentativo di distruggere queste errate convinzioni, apre la strada per la scoperta di ciò che è. La difficoltà, però, sta nel conoscere sé stesso, la vera essenza di sé. Il dramma della pazzia è già presente nel primo capitolo dei libro; naturalmente al termine pazzia non sì dà il significato corrente di patologia grave della psiche ma quello pirandelliano più congruo di spazio vuoto, squarcio improvviso nella coscienza, istantaneo ed insperato coincidere di essere ed esistere. Pazzo è infatti chi, allo specchio, scopre di esistere in maniera diversa da quella in cui credeva

Il dramma a questo punto si complica: Vitangelo impara per sua esperienza come il giudizio altrui risulti influenzato dalla condizione familiare, dal nome di una persona. Così era capitato a lui, figlio di un banchiere, considerato da conoscenti un usuraio. E' un'idea inaccettabile e per cancellarla fa di tutto: decide infatti di donare a un tale, Marco dì Dio la sua casa. Poi decide di sfrattarlo, e poco dopo, tra gli insulti della folla, decide di donargli una casa più accogliente ed una cospicua somma dì denaro. Però la folla, invece di cambiare idea sul suo conto gli dà del pazzo.

Venuto a conoscenza dell'inganno che stavano progettando i suoi due soci (Firbo e Quantorzo volevano infatti denunciarlo come malato di mente) decide quindi di recarsi da un vescovo di Richieri e finge di voler cedere la banca per motivi di coscienza: ne riceve invece il consiglio di rivolgersi a don Antonio Sclepis, direttore del collegio degli abati. Alla fine Moscarda si ritira nell'ospizio che lui stesso aveva fatto costruire.

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Sintesi
tesina di maturità sulla follia
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