Storia dell’Europa
L’idea di una “Europa unita”, come comunione di valori ideali e culturali che uniscono tutti i popoli europei, era emersa già in passato, ma dal punto di vista politico, il processo d’integrazione europea è iniziato negli anni cinquanta, dopo la seconda guerra mondiale.
In questo periodo infatti gli stati europei si trovarono ad affrontare un cambiamento dei rapporti internazionali, caratterizzati dalla fine dell’eurocentrismo (cioè dalla perdita d’importanza politica del vecchio continente causata dalla disgregazione degli imperi coloniali e dalla creazione, negli anni della guerra fredda, di un bipolarismo Stati Uniti-Unione Sovietica) e da una grave crisi dovuta alla guerra.
Le quattro fasi della storia europea
Una particolare attenzione meritano gli sviluppi europei del XX secolo. In esso gli storici sono soliti distinguere 4 fasi della storia europea:
- La prima fase, dall’inizio del secolo allo scoppio della prima guerra mondiale, è l’ultimo periodo dell’egemonia europea sul resto del mondo. Il primato economico militare dell’Europa aveva trovato la sua più visibile espressione nella così detta età dell’imperialismo, quando le potenze europee, soprattutto la Francia e l’Inghilterra, avevano colonizzato molti paesi asiatici e africani. In questa fase, l’egemonia europea non è l’egemonia di un’Europa unita e integrata, ma quella di singole potenze europee portatrici d’interessi economici e disegni politici diversi e, talvolta, conflittuali.
- La seconda fase, dall’inizio della prima guerra mondiale alla fine della seconda, è il periodo più tragico della storia europea. I conflitti e le rivalità economiche e coloniali fra gli stati europei e il dilagare dei nazionalismi con i loro seguiti razzistici, l’incapacità di costruire un assetto europeo equilibrato e duraturo a seguito della caduta dei quattro imperi (tedesco, austro-ungarico, russo e ottomano) dopo la prima guerra mondiale, i disegni egemonici della Germania hitleriana e l’incapacità delle democrazie europee di contrastarli per tempo e con alla base di questa “seconda guerra dei trent’anni”. Nel suo insieme questa fase rappresenta la fine della centralità e dell’egemonia europea nel mondo: con la fine della seconda guerra mondiale diventa evidente che le nuove grandi potenze sono extraeuropee (USA) o solo in parte europee (URSS).
- La terza fase, dalla fine della seconda guerra mondiale alla crisi del blocco sovietico, assiste a nuovi slanci verso l’integrazione fra i paesi dell’Europa occidentale. I continui conflitti convincono alcuni leader europei che una pace duratura è possibile solo con un’unione economica e politica: nel 1950, il ministro degli esteri francese R. Schuman propone l'integrazione delle industrie del carbone e dell'acciaio dell'Europa occidentale. Da questa proposta scaturisce, nel 1951, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, con sei membri fondatori: Belgio, Germania federale, Lussemburgo, Francia, Italia e Paesi Bassi. Il potere di prendere decisioni riguardanti l'industria del carbone e dell'acciaio di questi paesi viene conferito ad un’ "Alta Autorità" sopranazionale, il cui primo presidente è J. Monnet.
La nascita della Comunità Economica Europea prevista dai trattati di Roma del 1957 è l’esempio indicativo della volontà di alcuni paesi europei di definire una sfera d’interessi comuni e le politiche per farli valere.
Che la prima forte integrazione europea sia di tipo economico non deve stupire e non deve neppure essere considerato riduttivo: avere istituzioni comuni e politiche governative armoniche è il più difficile dei traguardi, perseguibile solo dopo una conciliazione degli interessi nazionali nella sfera economica.
- La quarta fase, dal trattato di Maastricht (1992) ai giorni nostri, è caratterizzata soprattutto della Unione Europea da due processi: il primo è quello dell’allargamento della Unione Europea (oltre ai sei paesi fondatori della CEE, oggi fanno parte dell’Unione: Danimarca, Irlanda, Regno Unito, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria, Finlandia, Svezia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia. Croazia e Turchia hanno avviato i negoziati di adesione. Bulgaria e Romania dovrebbero fare il loro ingresso l’anno prossimo); il secondo processo è il c.d. approfondimento dell’Unione europea che consiste nel tentativo di estendere il numero di materie da trasferire dalla competenza dei governi nazionali a quella delle istituzioni comunitarie, rafforzando i poteri di queste.
I valori
I concetti su cui si fonda l'Unione Europea sono riconducibili al periodo posteriore alle due guerre mondiali. Infatti nella parte finale del 19° secolo e nella parte iniziale del 20° si svilupparono pseudo-fanatiche correnti di nazionalismo e di esaltazione della patria estremizzate, risultato delle correnti romantiche generatisi nel periodo post-napoleonico.
Il concetto di un'Europa unita nacque successivamente alla seconda guerra mondiale, dopo cioè che le nazioni europee si furono rese conto che le idee nazionalistiche estremizzate avrebbero portato inevitabilmente a una guerra di civiltà senza fine. L'uomo si era reso finalmente conto di essere in grado di distruggere se stesso.
Il clima di paura dominante generato dalla guerra fredda però non fu vano. Due enormi blocchi continentali infatti si contendevano il dominio del pianeta. E l'Europa ci era finita in mezzo. Essa si guardò per la prima volta da molto tempo. E si vide debole, divisa, priva di una qualunque unità.
Non solo non poteva sperare di competere con queste enormi masse, ma neanche di resistere a un loro eventuale scontro. Perciò i tanti paesi divisi fino ad allora decisero di unirsi come unica forza promotrice di pace e unità del mondo.
Gli europei erano stati gli unici a capire quello che la guerra era veramente significato. La maggior parte dei non europei che l'avevano visto abbastanza da vicino per capirlo erano morti. Nessun paese a patito la seconda guerra mondiale come Francia, Germania, Inghilterra, Italia.
I morti che abbiamo lasciato, non in qualche sperduto campo di battaglia, ma nelle nostre strade ci hanno aiutato finalmente a capire.
Schuman
Schuman naît dans le Luxembourg. Schuman étudia dans le système scolaire allemand et il passe la maîtrise en Loi à l'université de Berlin. À l'explosion de la première guerre mondiale, Schuman vient réformé pour raisons de santé.
À la fin de la première guerre mondiale, dans le novembre 1918, l'Alsace et la Lorraine ils reviennent à la France et Schuman il commence sa carrière politique en France. En 1919 il vient élu pour la première fois au Parlement. Pendant le régime de Vichy il fut arrêté par le Gestapo.