DANDY E BOHEMIEN
Arte e letteratura
tra genio e sregolatezza
di
Alessandra Livraghi
Maturità 2007/2008
INDICE
1. Introduzione:
1.1. Le origini: il titanismo………………………………………………………….. 5
1.2. La Scapigliatura………………………………………………………………... 6
1.3. L’eroe romantico in Italia: gli scapigliati……………………………………... 6
1.4. L’intellettuale del Decadentismo europeo…………………………………… 7
2. Lo sviluppo del dandy: il Decadentismo
2.1. La visione decadente del mondo…………………………………………….. 9
2.2. La poetica.……………………………………………………………………… 10
2.3. Temi e miti……………………………………………………………………… 11
2.4. Gli eroi………………………………………………………………………….. 12
3. Gabriele D’Annunzio: il “vivere inimitabile”
3.1. La vita…………………………………………………………………………… 13
3.2. La produzione letteraria……………………………………………………….. 13
3.3. L’esteta e il superuomo……………………………………………………….. 14
4. L’impressionismo
4.1. I caratteri principali…………………………………………………………….. 16
4.2. Gli artisti: Manet, Monet, Degas e Renoir…………………………………… 18
4.3. L’eredità………………………………………………………………………… 18
5. Il postimpressionismo
5.1. I caratteri principali…………………………………………………………….. 19
5.2. Gli artisti: Cezanne Seurat e Toulouse-Lautrec……………………………. 20
5.3. Verso l’Espressionismo: Van Gogh, Gaugin e Munch……………………. 20
6. Il Superuomo di Nietzsche
6.1. Così parlò Zarathustra………………………………………………………… 22
6.2. Le tre metamorfosi dello spirito………………………………………………. 23
7. Dai lirici alla seconda sofistica: il dandy nell’antica Grecia
7.1. Archiloco………………………………………………………………………... 25
7.2. Ipponatte……………………………………………………………………….. 26
2
8. Callimaco e il gusto per l’erudizione
8.1. Un poeta intellettuale e cortigiano…………………………………………… 28
8.2. Gli Aita…………………………………………………………………………... 28
8.3. I Giambi…………………………………………………………………………. 29
8.4. Gli Inni…………………………………………………………………………... 29
8.5. L’epillio Ecale…………………………………………………………………... 30
8.6. Gli Epigrammi………………………………………………………………….. 30
8.7. La modernità di Callimaco……………………………………………………. 30
9. Luciano di Samosata: la critica dei beni terreni
9.1. La vita…………………………………………………………………………… 31
9.2. Il Dialoghi dei morti: satira sociale contro la vanità dei valori umani……... 31
9.3. Le altre opere…………………………………………………………………... 32
9.4. Lo scetticismo di Luciano……………………………………………………... 32
10. Petronio, arbiter elegantiae
10.1. La vita………………………………………………………………………….. 33
10.2. Il Satyricon…………………………………………………………………….. 34
10.3. La trama……………………………………………………………………….. 34
10.4. Tra romanzo greco e letteratura comico-satirica…………………………. 37
10.5. Il realismo petroniano………………………………………………………... 37
10.6. La lingua, lo stile e la tecnica narrativa…………………………………….. 38
10.7. Una moderna rilettura: il Satyricon di Fellini………………………………. 38
11. Aestheticism and Decadence
11.1. General features……………………………………………………………… 40
12. Oscar Wilde: my life is like a work of art
12.1. The Life………………………………………………………………………... 41
12.2. A professor of aesthetic……………………………………………………… 42
12.3. The picture of Dorian Gray………………………………………………….. 42
12.4. Narrative techniques…………………………………………………………. 42
12.5 The influences…………………………………………………………………. 43
12.6. The preface of Dorian Gray…………………………………………………. 43
13. Bibliografia 44
3
E’ necessario, innanzitutto, precisare la fondamentale differenza tra dandy e
bohemien. Nonostante le due figure siano simili sotto molti aspetti e abbiamo comunque
un’origine comune, presentano caratteristiche tra loro molto diverse. Il dandy è
soprattutto un giovane elegante e alla moda, dedito ai piaceri e alle esagerazioni ma nel
contempo raffinato e galante, mentre il bohemien è un personaggio eccentrico e ribelle,
fiero della propria singolarità. Sono accomunati dall’amore per i piaceri notturni, per
l’assenzio, per la moda e l’eleganza.
Mentre la sregolatezza del bohemien nasce da una situazione di conflitto interiore e
di avversione nei confronti della società, quella del dandy si identifica con la ricerca di
originalità e di distinzione dalla massa.
A tal proposito, illuminante è ciò che scrive Baudelaire riguardo al dandy:
[...] Il dandismo non è neppure, come sembrano credere molti sconsiderati,
un gusto sfrenato del vestire e dell'eleganza materiale. Per il dandy perfetto
tali cose sono unicamente un simbolo della superiorità aristocratica del suo
spirito. Così, ai suoi occhi, avidi soprattutto di distinzione, la perfezione del
vestire consiste nella semplicità assoluta, che è poi il modo migliore di
distinguersi. Che cos'è allora questa passione che, fattasi dottrina, ha
raccolto adepti dominatori, questa istituzione non scritta che ha formato una
casta così altera? Essa è prima di tutto l'ardente bisogno di crearsi
un'originalità, entro i limiti esteriori delle convenzioni sociali. E' una specie di
culto di sé, che può sopravvivere alla ricerca della felicità da trovare
nell'altro, a esempio, nella donna; e che può sopravvivere persino a tutto
ciò cui si dà il nome di illusioni. E' il piacere di stupire e la soddisfazione
orgogliosa di non essere mai stupiti. […] Ma un dandy non può essere mai
un uomo volgare. Se commettesse un delitto non ne sarebbe degradato,
forse; ma se il delitto avesse origine da una causa ignobile, il disonore
sarebbe irreparabile. Il lettore non si scandalizzi dinanzi a questa gravità
nella frivolezza e ricordi che vi è una grandezza in tutte le follie, una forza in
tutti gli eccessi. 4
1.1. Le origini: il titanismo Pensando all’artista spesso
ci sembra naturale associare alla
figura di poeta o pittore quella
del genio incompreso che
conduce una vita sregolata,
dedita ai piaceri mondani e ai
divertimenti notturni, ma allo
stesso tempo affascinante ed
elegante.
In realtà questa visione un
po’ fiabesca dell’artista è una
chiara influenza del movimento
romantico dei primi dell’800,
periodo durante il quale la figura
dell’intellettuale ribelle nasce e
ha larga fortuna.
J. H. W. Tischbein, Ritratto di Goethe nella campagna
romana,1786. Olio su tela, 164x206 cm Francoforte, Städel
Museum.
Infatti, nonostante il termine “dandy” venga coniato solo alla fine del XIX secolo,
troviamo già un suo precursore nella figura dell’eroe romantico.
Durante l’età che va dagli ultimi decenni del ‘700 ai primi dell’800, nelle pagine degli
scrittori, la figura dell’intellettuale viene infatti a coincidere con quella dell’eroe romantico
che si trova in perenne conflitto con una società dove prevalgono ormai i valori materiali
della borghesia, come l’utile e il profitto, a discapito invece di quei valori tipici
dell’aristocrazia, quali il bello disinteressato e la nobiltà spirituale, che da sempre
avevano alimentato la vena creativa dell’intellettuale. Egli si trova così ad essere
declassato, ritenuto improduttivo e quindi inutile per la società. Da qui nascono quella
frustrazione e quella rabbia che generano una rottura insanabile con la società e che
portano l’intellettuale ad assumere atteggiamenti di sprezzante superiorità e di
anticonformismo esasperato. La lacerazione è poi ulteriormente aggravata dal fatto che
quella classe che lo rifiuta così crudelmente è proprio quella classe borghese da cui egli
stesso proviene.
Nasce così la figura dell’intellettuale incompreso, del genio ribelle che soffre
infinitamente a causa della propria sensiblerie, ma che nel contempo si erge
superbamente a sfidare ogni autorità, ogni ordine costituito, ogni legge, ogni limite per
affermare la propria libertà e la propria individualità eccezionale.
Il conflitto si propone con eccezionale chiarezza soprattutto nel personaggio di
Werther di Goethe. L’opera si snoda tra due poli opposti: Albert, il borghese, l’uomo
razionale, freddo e calcolatore, e Werther, l’artista che si lascia trascinare dalle passioni
perché si sente limitato dalle convenzioni e dalle idee correnti. Questa sua passionalità
però lo rende diverso, escluso da una società in cui ormai non si riconosce più; e proprio
questo rifiuto da parte della società si manifesta, come già in Rosseau, nell’amore infelice
e nella fine tragica dell’eroe. 5
1.2. La Scapigliatura
La figura dell’eroe romantico non trova però larga diffusione in un’Italia ancora
divisa, che sta lottando per l’unificazione e l’indipendenza, in quanto l’intellettuale è
portavoce degli ideali patriottici e pertanto non sente ancora la forte lacerazione con la
società che era invece avvertita dai colleghi d’Oltralpe.
Una tendenza simile si manifesta però qualche decennio più tardi, negli anni
Sessanta-Settanta dell’800, con la nascita, a Milano, della Scapigliatura.
Il termine “scapigliatura” fu proposto per la prima volta da Cletto Arrighi, nel suo
romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio, a designare un gruppo di spostati e ribelli, che
amavano vivere in maniera eccentrica e disordinata.
La causa principale dello sviluppo di questo movimento risiede soprattutto nel
processo di modernizzazione economica e sociale che fa emergere anche in Italia quelle
contraddizioni già vissute dagli scrittori romantici europei e che declassa il ruolo
tradizionale dell’intellettuale umanista.
Di fronte alla modernità gli scapigliati assumo un atteggiamento dualistico: da un
lato il loro impulso è di orrore e repulsione per un progresso scientifico che uccide i valori
del passato, come la Bellezza e l’Arte, dall’altro lato però, si rendono conto che questi
ideali sono ormai perduti per sempre e si rassegnano, delusi e disincantati, a
rappresentare il “vero”, gli aspetti più macabri e prosaici della realtà. Di qui il fascino che
il tema della malattia esercita sulla loro poetica, spesso riflettendosi tragicamente sulla
loro vita che, come quella dei bohémiens francesi, fu per lo più breve.
La Scapigliatura italiana riprende inoltre una serie di temi romantici stranieri come
l’esplorazione dell’irrazionale e del fantastico, della dimensione del sogno e
dell’allucinazione, il “nero”, il macabro e l’orrore, il satanismo ma anche il culto mistico
della bellezza e l’esotismo.
I modelli a cui questi autori guardano sono soprattutto i romantici tedeschi come
Hoffmann, Jean Paul e Haine, anche se i veri numi tutelari sono il poeta francese
Baudelaire e E. A. Poe.
Con il loro culto del vero, con l’attenzione ossessiva per ciò che è patologico e
deforme, con il loro proposito di analizzarlo a fondo, gli scapigliati introducono in Italia il
gusto del nascente Naturalismo, mentre con l’interesse per ciò che è misterioso e
inesplicabile e per le pulsioni più turpi della psiche anticipano le future soluzioni della
letteratura decadente.
I principali esponenti della Scapigliatura sono: Emilio Praga, Arrigo e Camillo Boito,
Ugo Igino Tarchetti e Carlo Dossi.
1.3. L’eroe romantico in Italia: gli scapigliati
La Nel Romanticismo italiano, era mancata, nella vita reale come nelle pagine
declassazione dei libri, la figura dell'artista ribelle e irregolare, in conflitto con il contesto
dell’intellettuale sociale. Questa figura fa la sua comparsa all'indomani dell'unificazione, per il
mutare delle condizioni oggettive che vedono l'Italia ormai affacciarsi alla
modernità. Sono gli scapigliati a proporla per primi in piena evidenza. Essi
rivelano così la percezione dell
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