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Terapia del sorriso

Anna Franzoni, 5Bs Liceo Scientifico Sperimentale

PNI

Anno scolastico 2011-2012

Sommario

SOMMARIO................................................................................................................2

Introduzione

Donare un sorriso rende felice il cuore.

Arricchisce chi lo riceve senza impoverire chi lo dona.

Non dura che un istante ma il suo ricordo rimane a lungo.

Nessuno è così ricco da poterne far a meno né così povero da non poterlo donare.

Il sorriso crea gioia in famiglia, dà sostegno nel lavoro ed è segno tangibile di amicizia.

Un sorriso dona sollievo a chi è stanco, rinnova il coraggio nelle prove e nella tristezza è medicina.

E se poi incontri chi non te lo offre, sii generoso e porgigli il tuo: nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come colui che non sa darlo.

(P. John Faber)

Rido fin da quando sono piccola: ridevo perché facevo le pernacchie al mio papà, ridevo perché facevo uno scherzo alla mamma, rido perché è bello! 2

Ridere ti fa sentire libero, in quei secondi ti dimentichi di tutto ciò che ti circonda.

La mia passione per la comicoterapia è nata dopo la visione del film “Patch Adams”: sono stata incantata.

Da quel giorno ho capito quanto davvero una risata può essere importante sia per se stessi sia per chi ti circonda.

Basti pensare a quelle giornate dove tutto sta andando dalla parte sbagliata ma poi ti trovi davanti un bambino a cui stai ostacolando la strada, non si arrabbia, ma ti saluta e ti sorride!

Sono questi i momenti in cui capisci quanto vale un sorriso.

Finalmente a settembre il mio sogno si realizzerà: inizierò il corso di formazione per unirmi anche io a quei personaggi stravaganti col naso rosso e portare così un po’ di gioia a quei bambini, anziani, mamme, papà costretti a stare in ospedale.

Noi “sani” abbiamo molto da imparare da loro: ci arrabbiamo per motivi così futili e passiamo giornate tristi; loro stanno combattendo contro gravi malattie, molte volte mortali, eppure hanno ancora la forza di divertirsi, di sorriderti, di dirti grazie per avergli portato via anche solo cinque minuti della monotonia dell’ospedale.

Enciclopedia della risata

Definizione

Prima ancora di imparare a parlare, gli esseri umani imparano a sorridere e poi a ridere. A soli due mesi di vita i neonati iniziano a dare grandi soddisfazioni ai genitori abbozzando sorrisetti ed è proprio in questo momento che iniziano anche le prime risatine dovute al solletico.

Si fa riferimento, quindi, alla risata come a un effetto di un determinato stimolo, sia esso verbale, visivo o fisico, che in quel frangente viene vissuto come comico; questo effetto può esprimersi allora attraverso una risata o un sorriso, che sono manifestazioni immediate dei nostri sentimenti, emozioni.

La comicità è alla base del processo che culmina con la risata, ma non è condizione sufficiente ad essa: infatti la comicità è una sfera quasi totalmente soggettiva.

Ridere in seguito a una battuta o a un avvenimento umoristico non è cosa così scontata: l’umorismo non è universale, a volte solo alcuni ne beneficiano e lo percepiscono, basti vedere come tante volte, anche in un gruppo, le battute non vengono colte da tutti i componenti: alcuni si sbellicano dalle risate, altri si guardano con fare interrogativo e magari, per non apparire diversi rispetto al gruppo, ridono forzatamente.

Ma la risata in sé non nasce come sola percezione della comicità, proprio per il suo non essere oggettiva, ma piuttosto come percezione di una rottura, di un contrasto, che genera un effetto sorpresa.

La risata quindi è legata più all’effetto che deriva dallo stupore di aspettarsi una cosa e vedere che se ne verifica un’altra, inaspettata: è un evento inatteso che fa nascere un contrasto. 3

La “funzione comunitaria”

Secondo un’ipotesi fatta dalla psicologa Donata Francescato, esisterebbero tre tipi

differenti di risata:

  • Risata – stimolo
  • Risata – cultura
  • Risata – inclusione

Nel primo caso la risata è legata a uno stimolo sensoriale, che ci fa mettere in gioco reazioni istintive, legate al gioco, al divertimento e alla necessità di contatto corporeo; è quindi la risata tipica dell’infante.

Questa, però, non è da confondere con il sorriso e il riso nel bimbo che possono anche essere meccanismi di autogratificazione: sorrido, gli altri sorridono e mi coccolano; ho combinato qualcosa, sorrido alla mamma e magari per questa volta non mi dà punizioni.

La risata - cultura invece include tutte quelle risate scatenate da un evento comico che fa cambiare il nostro modo di vedere qualcosa o qualcuno e nel quale troviamo soddisfazione perché “probabilmente riecheggia il sollievo che da bambini impotenti e deboli proviamo nel vedere cadere qualcuno e da grandi il piacere di vedere le gerarchie ribaltate, i potenti umiliati e derisi.” 1

Possiamo quindi dire che questa risata nasce solamente nel momento in cui il nostro pensiero incontra una discordanza rispetto all’idea del mondo reale che si è fatto.

Questo tipo di umorismo è stato chiamato per secoli satira e per molti secoli è stato criticato dai potenti, poiché si basa sul riportare chi sta in alto alla sua realtà di uomo come gli altri, per vincerne la superiorità, almeno moralmente. Ridiamo di loro per sfogare le nostre ansie, i nostri rancori.

Il terzo tipo di risata è quella che ha un significato nella vita sociale dell’individuo: tutti prima o poi ridiamo perché siamo parte di un gruppo. Ridiamo perché la compagnia in cui ci troviamo è buona, ci piace, ci diverte e attraverso questa risata rafforziamo i rapporti, leghiamo e creiamo un senso di appartenenza.

L’essere parte di un gruppo che ci fa stare bene aiuta anche a superare momenti difficili: una compagnia che ride mi coinvolge inevitabilmente nella sua allegria, a meno che io non lo rifiuti coscientemente.

Da questo ultimo punto è evidente come la risata è più che altro un segnale sociale, quello che crea rapporti tra le persone nel modo più semplice.

Il dottore Provine, professore di psicologia e di neurologia all'Università di Maryland, Baltimore County, ha condotto uno studio per dimostrare la “socialità” della risata: ha

chiesto ai suoi studenti universitari di annotare in un diario i loro momenti di ilarità: come, dove e quando accadevano.

Da questo esperimento è emerso che risate e sorrisi sono molto scarsi al mattino poco dopo la sveglia e la sera prima di dormire, momenti in cui si è quasi sempre da soli o in compagnia di pochi e la nostra voglia di comunicare generalmente non è assolutamente ad alti livelli.

Le risate sono invece più frequenti (ben trenta volte di più) quando gli studenti si trovano in mezzo ad altre persone, mentre quando sono da soli non ridono quasi mai se non grazie alla stimolazione dei mass media. Il sorriso, dal canto suo, emerge circa sei volte di più in compagnia rispetto a quando si è soli.

Da questi risultati si può definire la risata (e il sorriso) come un elemento con un altissimo livello di socialità. È più facile relazionarsi con una persona che ride o che sorride perché ci dimostra la sua predisposizione all’apertura, al rapporto interpersonale, alla condivisione. 4

La risata è quindi in un certo senso dipendente da quello che è il contesto sociale, più che dal nostro umore.

La “contagiosità”

Le carrozze della linea 12 della metropolitana di Berlino in direzione Warschauer Straße sono piene di pendolari che fanno ritorno a casa. Sui volti dei passeggeri si leggono gli sguardi persi della routine quotidiana. Gesti stanchi, indifferenza, insofferenza. Insomma, una qualunque scena di vita sotterranea. Improvvisamente però una donna inizia a ridere, a crepapelle. Pochi secondi e ride tutta la carrozza. Senza apparente motivo.

Questo esperimento, fatto una serata novembrina a Berlino, è una prova della contagiosità della risata.

Questa è stata anche dimostrata da uno studio scientifico che spiega i meccanismi con cui il cervello risponde agli stimoli emotivi provocati da sorrisi e risate. La ricerca è stata pubblicata da un gruppo di scienziati della University College e dell’Imperial College di Londra su “The Journal of Neuroscience” e dimostra che quando qualcuno

ride o scoppia in un sussulto di gioia, nel cervello di chi ascolta si attivano le stesse aree che si “accendono” quando siamo noi stessi a ridere.

In pratica, quando vediamo qualcuno che ride, il nostro cervello istintivamente lo imita, mettendo in moto i muscoli facciali che permettono il sorriso: è un meccanismo di “specchio”.

Biologicamente, quelli che si attivano sono i centri neurali formati dai neuroni specchio (una specifica classe di neuroni scoperti nelle scimmie e presenti anche nell’uomo, oltre a essere localizzati in aree motorie e premotorie, si trovano anche nell'area corticale anteriore della parte sinistra del cervello, detta area di Broca, una delle sedi del linguaggio), quelli che ci permettono di osservare le azioni degli altri e di imitarle, che svolgono un ruolo chiave nella socializzazione.

La contagiosità rende la risata un potente meccanismo sociale, come già accennato riferendosi alle ricerche di Provine: si ride trenta volte di più quando si è in compagnia.

È possibile che questa risposta automatica si sia creata per favorire l’interazione sociale, permettendoci di capire empaticamente la felicità altrui quando questa si esprime con una risata.

Ridi che ti passa

Breve excursus storico

Fu a partire dal 1500-1600, che furono fatti i primi studi scientifici sull’importanza salutare del riso. 5

Molti sono gli esempi, ci fu John Maulcaster, che raccomandava ai suoi pazienti di ridere così da tenere il corpo sempre in esercizio e così da migliorare la propria salute; Joubert scrisse un trattato sul riso nel 1579, in cui elencava i benefici che il riso apporterebbe al nostro corpo.

“Il riso fa buon sangue”: questa espressione è figlia dell'antico pensiero di studiosi come Ippocrate, i quali attribuivano a certi umori la potenzialità di migliorare o peggiorare la salute. Pensavano che l'umore malinconico, per esempio andasse a impregnare il sangue di sostanze velenose, mentre si attribuiva al ridere, già allora, la funzione liberatoria di sostanze benefiche.

Attualmente gli studi sulla risata si sono moltiplicati e diffusi in tutto il mondo, di questi non si occupano solo filosofi e sociologi, come in passato, ma ci sono anche numerosi scienziati, sia di discipline mediche che psicologiche.

È così che a partire dagli anni ’80, varie università, soprattutto americane, hanno iniziato ad indagare la natura della risata.

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Sintesi

Tesina monotematica sulla Terapia del sorriso

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