Tesina: La seconda guerra mondiale e i risvolti nell’uomo
Michele Massaro
I.I.S.S. Pietro Giannone
2011/2012
5Bp
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L’Ermetismo
Col termine “Ermetismo” si indica quel tipo di poesia che sorge intorno agli anni Venti e si sviluppa negli anni compresi tra le due guerre.
Il nome deriva da Ermete, il dio delle scienze occulte, e fu adoperato in senso dispregiativo nei confronti della nuova poesia che veniva accusata di essere indecifrabile.
I contenuti della poesia ermetica sono il rifiuto della concezione della poesia come esaltatrice di ideali e l’espressione della poesia come la “vita” stessa, come sfogo diretto e intimo dell’uomo. La poesia segue l’ideale della poesia libera sia da forme metriche tradizionali sia da finalità descrittive e narrative.
Il motivo centrale della nuova poesia è il senso della solitudine disperata dell’uomo moderno, il quale, perduta la fede negli antichi valori e nei miti della civiltà positivistica, non ha più certezze a cui ancorarsi, in un mondo incomprensibile e sconvolto dalle guerre.
Ne deriva una visione della vita sfiduciata e priva di illusioni.
A causa dei loro temi desolati e intimistici, i poeti ermetici rifiutano il linguaggio e le forme della poesia positivistica, nella quale i poeti avevano miti e certezze da celebrare; il nuovo poeta, invece, non ha più certezze in cui credere, perciò va alla ricerca di parole essenziali che meglio rispecchiano lo stato d’animo di chi, privo di illusioni e di fede, si ripiega su se stesso e scopre la propria miseria e la propria angoscia esistenziale. Giuseppe Ungaretti.
Giuseppe Ungaretti
Tra i maggiori esponenti dell’Ermetismo troviamo Giuseppe Ungaretti.
Ungaretti è stato profondamente coinvolto in entrambe le guerre e per questo un animo come il suo non poteva non far parte della corrente ermetica.
Nato nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, inizia i suoi studi di letteratura prima nella città africana, poi a Parigi, dove conosce e si appassiona alla poesia decadente.
Nel 1914 Ungaretti venne in Italia per partecipare con entusiasmo alla guerra, durante la quale, nelle trincee, scrive le sue prime liriche, “Il porto sepolto”.
Finita la guerra sposa Jeanne Dupoix e si trasferisce in Italia, dove aderirà al Fascismo. Dopo esser divenuto uno dei più noti intellettuali italiani partì per il Brasile per insegnare letteratura italiana all’università di San Paolo, dove però perde il figlio Antonietto per un’appendicite non curata bene. Nel 1942 torna in Italia a insegnare Italiano all’università di Roma, dove trova l’interesse di Mondadori di pubblicare le sue opere, ma il ritorno in Italia non gli porta gioia: infatti trova la guerra e perde il fratello. Muore infine a Milano nel 1970.
Ungaretti giunge, attraverso una travagliata esperienza, a sentirsi in armonia con l’universo e alla fede in Dio.
Si può dire che il poeta percorre una specie di viaggio spirituale, che parte dall’angoscia esistenziale, derivata dalla solitudine e dal senso di mistero, e approda nella fede in Dio; dalla condizione di “uomo di pena”, degli ermetici, egli passa a quella di “uomo di fede”.
La prima esperienza fondamentale, autobiografica, è quella delle trincee, nelle quali il poeta scopre una nuova dimensione della sofferenza. Tutte le impressioni e i sentimenti scaturiti dalla guerra sfociano nella prima raccolta di poesie: “Il porto sepolto”, 1916. Il titolo, anche se allude ad un porto reale nei pressi di Alessandria, ha soprattutto carattere simbolico: il porto sepolto rappresenta il mistero, l’assoluto, di cui il poeta va alla ricerca per approdarvi come in un porto di pace.
Successivamente le poesie di “Il porto sepolto” confluiscono nella raccolta “Allegria di naufragi”, del 1919. Anche questo titolo ha carattere allusivo: la guerra è come un naufragio della vita; i superstiti del naufragio sono presi da una sorta di “allegria” per lo scampato pericolo e superano la paura e il dolore con la fede e la speranza di un futuro migliore.
Ungaretti sente la guerra non come un’occasione di eroismo, ma come una fatalità che si abbatte sulla povera gente, la quale subisce con rassegnazione.
Il poeta vuole esprimere questa condizione umana, che è anche la sua, e lo fa con poesie brevi, a volte brevissime, ma dense di significato.
Per esprimere queste impressioni il poeta rinuncia ai metri tradizionali, come da scuola ermetica; inoltre ricorre all’abolizione della punteggiatura, all’impiego di spazi bianchi e di pause e a titoli suggestivi ed evocativi.
Nella successiva raccolta “Sentimento del tempo” Ungaretti ricorre a una riflessione esistenziale. Inizia qui il tormentato recupero della fede, la quale può forse rappresentare per l’uomo smarrito una reale certezza.
Ne “Il dolore” Ungaretti si sofferma sul significato del dolore, per lui che dedica alcune liriche alla morte del fratello e del figlio Antonietto, e per il mondo il cui dolore è rappresentato dalla Seconda guerra mondiale.
Non gridate più
Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.
La poesia fa parte della raccolta “Il dolore”, uscita nell’immediato dopoguerra, le cui liriche sono accomunate appunto dal tema del dolore: il dolore provato per la morte del figlio, ma anche il dolore comune a tutti gli uomini che nasce dalla tragedia del conflitto da poco concluso. Argomento della poesia è l’orrore per l’odio scatenato dalla guerra, che non cessa neanche quando le armi sono state ormai deposte, neanche di fronte a milioni di morti. Gli uomini, con i loro assurdi rancori, uccidono nuovamente le tante vittime della guerra, mentre dovrebbero tacere e ascoltare il debole messaggio di speranza che da loro viene. La voce dei morti è un sussurro: bisogna tacere per sentirla, è necessario il silenzio se si vuole avere una speranza di sopravvivere.
Giuseppe Ungaretti e il figlio Antonietto
La seconda guerra mondiale
Le cause della Seconda guerra mondiale sono facilmente attribuibili alla Germania, infatti le posizioni diplomatiche di Hitler e le sue intenzioni espansionistiche preoccupavano e non poco le potenze diplomatiche europee, che già pensavano a un possibile conflitto con la Germania, conflitto che sembrava essere evitato quando firmò una pace a Monaco (1938).
Ma nel marzo del 1939 Hitler sorprese tutti: conquistò la Boemia e sottomise la Slovacchia.
Questi avvenimenti determinarono una svolta dell’atteggiamento delle potenze occidentali. Tra il marzo e il maggio dello stesso anno Gran Bretagna e Francia stipularono un Patto di assistenza militare con la Polonia, che costituiva il primo obbiettivo dei tedeschi.
Nel maggio del ’39 Mussolini, convinto che l’Italia non potesse restare neutrale nello scontro che si andava profilando e sicuro della superiorità della Germania, decise di accettare le pressanti richieste tedesche di trasformare il vincolo dell’asse Roma-Berlino in una vera e propria alleanza militare, che prese il nome di “Patto d’acciaio”.
Il patto stabiliva che, se una delle due parti si fosse trovata impegnata in un conflitto in una causa qualsiasi, l’altra sarebbe stata obbligata a scendere in campo al suo fianco. Mussolini accettò, consapevole del fatto che l’Italia non era preparata militarmente ad un conflitto.
La Germania inoltre aprì trattative di alleanza anche con la Russia e nell’agosto del 1939 Germania e Russia firmavano a Mosca un Patto di non aggressione.
Nel settembre 1939 Hitler invase la Polonia; di fronte a questo ulteriore grave atto, Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania, ma non riuscirono ad impedire la conquista della Polonia. Fu in quest’occasione che venne applicato per la prima volta un nuovo metodo di guerra, la guerra-lampo, che si basava sull’uso congiunto dell’aviazione e delle forze corazzate.
Nell’aprile del 1940 Hitler volse l’esercito tedesco contro la Danimarca, che si arrese senza combattere, e la Norvegia, che pur opponendo una certa resistenza fu ugualmente conquistata.
Nella primavera del 1940 ebbe inizio l’offensiva tedesca nei confronti della Francia e si risolse nel giro di poche settimane in un nuovo successo tedesco.
In vista dell’attacco definitivo a Parigi l’esercito tedesco rallentò la sua marcia, in parte per riorganizzare le forze e in parte per un calcolo politico di Hitler. Infatti, rallentando la marcia del suo esercito, Hitler aveva permesso alle truppe britanniche di ritirarsi; attraverso questa strategia Hitler si lasciava la possibilità di un eventuale accordo con la Gran Bretagna, per la quale la ritirata rappresentò la salvezza o almeno la possibilità di continuare la lotta.
Ma per la Francia ormai la sconfitta era irreparabile. Il 14 giugno i tedeschi entrarono a Parigi e il 22 fu firmato l’armistizio, in base al quale il governo, che stabilì la sua sede nella cittadina di Vichy, conservava la sua sovranità nella parte centro-meridionale del paese. Il resto della Francia restava sotto l’occupazione tedesca.
Italia
L’Italia allo scoppio della guerra non aveva potuto fare altro che dichiarare la sua non belligeranza, giustificando l’inadempienza al patto d’acciaio con l’impreparazione ad un conflitto.
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