Il coraggio della parola
La Rosa Bianca: resistenza al Nazismo in nome della libertà
Alessandra Santinami
Liceo scientifico N. Machiavelli
Anno scolastico 2011-2012
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Indice
Introduzione............................................................3
Il contesto storico-politico...............................................4
La nascita della Rosa Bianca...............................................4
Le origini del nome “Rosa Bianca”..........................................5
I protagonisti della Rosa Bianca............................................7
Analisi ed evoluzione dei volantini.........................................9
Il 18 febbraio 1943........................................................12
La giustizia dei nazisti: il processo.......................................12
Le interpretazioni storiografiche...........................................14
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“Noi non taceremo, noi siamo la voce della vostra cattiva coscienza; la Rosa Bianca non vi darà pace.”
(dal quarto volantino)
“Es lebe die Freiheit!” (Viva la libertà!): queste furono le ultime parole di Hans Scholl, leader della Rosa Bianca. Parole che risuonarono a lungo dentro le mura del carcere di Stadelheim e che ancora oggi fanno riflettere per l’eccezionale esempio di impegno civile e morale.
La resistenza della Rosa Bianca testimonia l’esistenza di “un’altra Germania”, che, ridestata da quel sonno connivente, si è scagliata contro l’indottrinamento culturale, si è ribellata alla degradazione e distruzione causata dal regime e ha alzato il volto contro il nazionalsocialismo in nome del bene più prezioso, che Hitler aveva sottratto al popolo tedesco: la libertà.
La Rosa Bianca rappresenta una ribellione umana contro la disumanità, in quanto i suoi aderenti cercarono di sensibilizzare la popolazione attraverso volantini ciclostilati clandestinamente in una vecchia cantina, in cui si sottolineavano nero su bianco i soprusi del regime hitleriano, la lesione dei diritti fondamentali dell’uomo e si proponevano mezzi di resistenza passiva nella speranza di porre fine all’iniquo governo nazista.
L’obiettivo di questi giovani era, infatti, promuovere una rinascita interiore del popolo tedesco, preceduta da un riconoscimento di tutte le colpe e delitti di cui si era macchiato, dal momento che “ciascuno è colpevole, colpevole, colpevole!” e questa triplice ripetizione testimonia un senso etico eccezionalmente sviluppato in un periodo storico durante il quale la coscienza delle masse e degli intellettuali era stata consegnata nelle mani del Führer.
Ciò che personalmente mi ha colpito di più dell’esperienza della Rosa Bianca è la nobile forza interiore di questi giovani studenti, che non si sono limitati a maturare dentro di sé un desiderio di libertà e di rivendicazione dei diritti fondamentali dell’uomo, ma hanno cercato di diffondere queste idee in modo da risvegliare la maggioranza silenziosa che puntualmente pronunciava con il braccio teso “Heil Hitler!” e dar voce a coloro che non avevano il coraggio di combattere per i loro stessi ideali. Inoltre, non bisogna dimenticare che essi erano giovani tra i 20 e 25 anni con un’intera vita davanti e consapevoli di ciò che potevano comportare le loro azioni; tuttavia, nonostante questo, essi continuarono imperterriti a difendere l’onore e i diritti del popolo tedesco, essendo disposti persino a morire pur di emanciparsi dalla disumanità nazionalsocialista. Oltre ad essere giovani, essi erano anche studenti ed è interessante notare come, per la prima volta, una ribellione di questo genere fosse nata in un ambiente accademico, che aveva introdotto nella facoltà di Medicina corsi come “igiene razziale” e “teoria della razza e concezione del mondo nazionalsocialista”.
Ma i fratelli Scholl e i loro compagni volevano che l’università ridiventasse una comunità viva nella ricerca della verità, che negli anni del Nazismo era stata ridotta a semplice mezzo per fini politici.
Un esempio come quella della Rosa Bianca sarebbe più che mai necessario al giorno d’oggi, in cui, sebbene il coraggio non comporti più (o quasi più) il rischio della vita, bisogna comunque maturare una propria capacità critica nei confronti della realtà e, se necessario, “strappare il mantello dell’indifferenza…prima che sia troppo tardi”.
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Il contesto storico-politico
La vicenda della Rosa Bianca si colloca nel periodo più tragico della storia della Germania, che coincide con lo scoppio della seconda guerra mondiale e l’apice del nazionalsocialismo.
Per quanto riguarda la guerra, sebbene nei primi anni le sorti del conflitto volgessero a favore dell’esercito tedesco, tra il 1942-43 si ebbe una svolta decisiva in tutti i fronti. In particolare, per quanto riguarda i giovani della Rosa Bianca, tutti, eccetto Sophie, parteciparono alla guerra e furono testimoni delle stragi dell’inverno 1942-43 sul fronte russo. Proprio in questo fronte, l’esercito tedesco, guidato da Von Paulus, subì un’importante sconfitta il 31 gennaio 1943, poiché non seppe reggere la controffensiva delle armate russe del Don e del Sud-est, in seguito all’assedio di Stalingrado dell’agosto 1942.
Questa battaglia divenne emblematica, dal momento che fu la prima sconfitta militare della Germania dall’inizio della guerra e segnò una svolta nella morale delle truppe. I giovani stessi della Rosa Bianca si resero conto che la guerra avrebbe avuto un esito infausto e nel quinto volantino scrissero: “Con sicurezza matematica Hitler conduce il popolo tedesco alla rovina. Hitler non può vincere la guerra, può soltanto prolungarla!”.
Per quanto riguarda, invece, il contesto sociale della Germania nazista, il governo del Führer controllava qualsiasi ambito: dai mezzi di comunicazione alle forze armate, dal sistema giudiziario a quello scolastico, ponendo una particolare attenzione alla formazione dei giovani nazisti, il cui indottrinamento politico aveva inizio in tenera età. Per questo motivo, furono create delle organizzazioni giovanili come la “Hitlerjugend” (o “Gioventù hitleriana”), a cui partecipò anche Hans Scholl e in cui si insegnava ai futuri nazisti a marciare, obbedire, comandare e a credere ciecamente nell’infallibilità del Führer.
Un altro aspetto tragico del nazionalsocialismo era la questione ebraica, dal momento che il cuore dell’ideologia nazista era il concetto di razza, ipotizzando la superiorità della razza ariana come “razza dominante” su tutte le altre e in particolare su quella ebraica, i cui componenti erano considerati “untermenschen” (ovvero “sub-umani”), esattamente come gli omosessuali o i portatori di handicap.
A partire dalla fine del 1940, venne messa a punto la “soluzione finale della questione ebraica”, che indicava dapprima le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento e poi lo sterminio sistematico dell’intera popolazione.
La nascita della Rosa Bianca
La Rosa Bianca, composta da Hans e Sophie Scholl, Alexander Schmorell, Christoph Probst, Willi Graf e il professor Kurt Huber, fu attiva dal giugno 1942 al 18 febbraio 1943: non vi è una data d’inizio precisa, poiché nelle lettere scritte dai giovani in quel periodo si possono solo trovare accenni indiretti e allusioni; tuttavia, i presupposti logistici per la futura attività clandestina sorsero al momento dell’incontro con l’architetto Manfred Eickemeyer, il quale mise a disposizione il suo atelier in Leopoldstrasse 38/a per le riunioni del gruppo.
In realtà, il primo nucleo della Rosa Bianca nacque nella seconda compagnia sanitaria di Monaco nell’autunno 1940, in cui vi fu l’incontro tra Hans Scholl e Alexander Schmorell, entrambi studenti di medicina, i quali diedero vita ai primi quattro volantini. Oltre a ciò, dai tempi del liceo, Schmorell conosceva Christoph Probst e nei primi mesi del 1941 egli strinse amicizia con Willi Graf: fu così che nella primavera del 1941 i giovani iniziarono a riunirsi a casa Schmorell, su invito del padre di Alexander, il dottor Hugo Schmorell, per discutere,
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inizialmente, di argomenti non politici, che riguardavano le “Confessioni” di Sant’Agostino, piuttosto che i poeti della classicità tedesca o gli scrittori russi del XIX secolo.
Una conoscenza casuale, ma che si rivelò di fondamentale importanza per la crescita della Rosa Bianca fu quella con l’anziano letterato Carl Muth.
Persona di fede tenace e politicamente liberale, Muth aveva sempre difeso l’autonomia della riflessione filosofica e sociale ed era riuscito a conservare uno spazio libero di elaborazione culturale in mezzo al turbinio dell’ideologia nazionalsocialista attraverso la sua rivista mensile “Hochland”. Hans divenne il “figlio spirituale” di Muth: grazie agli incontri quasi quotidiani con il letterato e il suo collaboratore Theodor Haecker, egli venne a conoscenza della persecuzione degli ebrei, di cui fino ad allora ben pochi sapevano, se non qualche voce sussurrata e mai verificata, man mano che gli “scomparsi” aumentavano di giorno in giorno.
Perciò, il bisogno di agire, di essere “discepoli non solo a parole ma coi fatti” cresceva notevolmente fino a raggiungere la svolta nell’attuazione pratica della resistenza.
Dopo aver scritto i primi volantini e aver coinvolto la sorella di Hans, Sophie, i giovani della Rosa Bianca iniziarono ad essere affascinati dalle lezioni del professor Huber, figura fondamentale per la stesura degli ultimi due volantini e condannato nel secondo processo alla Rosa Bianca.
Inoltre, dopo il semestre invernale 1942-43 sul fronte russo, testimoni della brutalità dell’“insensata” guerra, i giovani si iscrissero alle lezioni di filosofia del professore, il quale, per esempio, analizzando la concezione di Stato di Leibniz, criticava implicitamente il “Führerprinzip”, facendo risuonare nelle sue aule dubbi e interrogativi sul regime ed esortando gli studenti alla riflessione critica e alla ricerca culturale, non asservite alla politica.
Le origini del nome “Rosa Bianca”
Gli storici hanno a lungo dibattuto sull’origine del nome del gruppo: infatti nelle lettere e nei diari non vi sono neppure allusioni indirette alla Rosa, bianca o d’altro colore, dal momento che incombeva il rischio di rivelare palesemente gli autori dei volantini.
Oltre a ciò, gli storici sono stati tratti in inganno da un errore contenuto nel capo di imputazione letto al processo contro i fratelli Scholl, in cui si affermava che il nome rimandava alla lettura di un romanzo spagnolo con questo titolo, che tuttavia non esiste.
Dunque, il nome “Rosa Bianca” poteva rimandare:
- All’unico romanzo allora esistente dal titolo “La Rosa Bianca”, pubblicato nel 1929 da Bruno Traven, scrittore statunitense di lingua tedesca che aveva partecipato alle manifestazioni comuniste a Monaco tra il 1918-19 e poi era fuggito in Sudamerica. In particolare, il suo romanzo era ambientato nell’America Latina, luogo della tragica vicenda (conosciuta e apprezzata da Hans) degli indiani messicani dell’hacienda “La Rosa Blanca”
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espropriati dai proprietari petroliferi (quest’ipotesi è stata, tuttavia, smentita dai verbali dell’interrogatorio della Gestapo);
- Hans, nei verbali riportati, afferma di aver subito degli influssi dai romanzi spagnoli di Brentano, nella cui opera “Romanzi del Rosario” compare un personaggio femminile di nome Rosablanka;
- Il fratello di Schmorell, Erich, ricorda che Alexander aveva fatto notare che le rose bianche, fiori preferiti dell’ultima imperatrice russa, erano simbolo di purezza e bellezza insieme;
- Si parla, inoltre, di rosa bianca come simbolo di verità e giustizia nell’“Enrico VI” di Shakespeare in un dialogo tra Plantageneto, Warwick e il giureconsulto;
- L’ultima ipotesi afferma che la scelta di questo fiore evoca l’esigenza di purificazione della Germania dalla vergogna nazista, tema centrale delle discussioni dei giovani.
(Monumento all’Università Ludwig Maximilian di Monaco dedicato ai ragazzi della Rosa Bianca)
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I protagonisti della Rosa Bianca
1) Hans Scholl
Hans Scholl nacque nel 1918 ad Ingersheim nella Franconia, l’attuale Baden-Württemberg, figlio del borgomastro liberale, Robert Scholl e della luterana Magdalene Müller.
Nell’autunno del 1933, Hans, contro il volere del padre pacifista, entrò a far parte della Gioventù Hitleriana, a causa dell’appassionato richiamo del Führer, che si trascinava dietro migliaia di ragazzi infatuati dalla buona novella nazista, e desiderosi di marce, cameratismo ed avventura.
Di carattere forte e intelligenza penetrante, Hans divenne subito capo drappello, ma durante questa sua esperienza iniziarono a sorgere i primi dubbi, che gli fecero perdere fiducia nell’infallibilità di Hitler.
Perciò egli fondò un nuovo movimento giovanile, la D.J.1.11, che, proibita dal regime, si proponeva di combattere contro guerre e generali in nome della libertà.
Durante una delle azioni della D.J.1.11., entrambi i fratelli Scholl vennero arrestati e in particolare Hans venne imprigionato e imputato di intrighi federali e reati valutari.
Egli infine decise di iscriversi alla facoltà di medicina e nel marzo del 1940 venne arruolato in una compagnia militare studentesca, dove incontrerà i suoi “futuri compagni di resistenza”.
2) Alexander Schmorell
Alexander Schmorell nacque nel 1917 a Orenburg, in Russia, paese a cui rimase legato per tutta la sua esistenza.
Egli si iscrisse a medicina per volere del padre, ma continuò a coltivare i suoi interessi per l’arte e la letteratura.
Costretto al servizio militare dal regime, il peso dell’uniforme per lui fu angosciante: infatti ebbe una vera e propria crisi di coscienza (soprattutto dopo il giuramento di obbedienza a Hitler), con un conseguente rifiuto del proprio ruolo militare.
Dopo essere stato mandato sul fronte francese nel 1940, Alexander venne assegnato alla compagnia studentesca di Hans Scholl, la quale venne inviata sul fronte russo, dove egli soffrì amaramente nel vedere la sua patria straziata dall’esercito tedesco.
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3) Christoph Probst
Christoph Probst nacque il 6 novembre 1919 a Murnau figlio di un precettore privato.
Si sposò giovanissimo, appena ventunenne con Herta Dohrn avendo da lei tre figli: Michael, Vincent e Katharina. Fin dall’infanzia, egli coltivò un legame straordinario con il padre, che gli trasmise la passione per l’arte (anche per i pittori “degenerati” del nazismo), e di conseguenza il giovane Christoph soffrì molto per la sua morte suicida.
Molto amico di Alex, che fu anche il padrino del figlio Michael, egli entrò a far parte della Rosa Bianca, ma, essendo padre, tutti i membri del gruppo decisero di tenerlo ai margini dell’attività più pericolosa.
4) Willi Graf
Wilhelm Graf nacque il 2 gennaio 1918 a Kuchnheim, in Renania e venne cresciuto nel culto della correttezza, dell’onestà e della solidarietà cattolica.
Fin da molto giovane, egli si unì ad un gruppo giovanile di matrice cattolica, la “Nuova Germania”, subendo le continue vessazioni da parte del regime.
Dopo quest’esperienza, egli entrò a far parte di un’altra organizzazione giovanile, l’“Ordine Grigio”, che si proponeva uno stile di vita autonomo rispetto alla precettistica ecclesiastica anche attraverso numerosi viaggi per l’Europa.
In seguito, egli si iscrisse alla facoltà di Medicina di Bonn, ma poi frequentò quella di Monaco, dove conobbe gli altri membri della Rosa Bianca.
5) Sophie Scholl
Sophie Scholl nacque il 9 maggio 1921 a Forchtenberg; fin da molto giovane, ella mostrò, in certi suoi atteggiamenti, il suo modo di pensare anticonvenzionale, ed i suoi interessi, per la musica, la poesia e il disegno.
Durante la sua breve esistenza, Sophie coltivò una tenera amicizia con Fritz Hartnagel, un ufficiale della Wehrmacht, il quale fu l’interlocutore di gran parte delle lettere della giovane e lo specchio in cui lesse le contraddizioni della guerra e della politica nazionalsocialista.
Travolta dall’orrore per la guerra e dall’inquietudine, ella cercò di evitare il servizio lavorativo obbligatorio iscrivendosi ad una scuola per maestre d’asilo; dopo essersi diplomata, si iscrisse
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alla facoltà di biologia di Monaco per ricongiungersi con il fratello Hans.
6) Il professor Kurt Huber
Kurt Huber nacque a Chur, in Svizzera, il 24 ottobre 1893 e dal 1926 insegnò filosofia, scienza musicale e psicologia all’università di Monaco.
A sua insaputa, egli venne iscritto dalla moglie al NSDAP per consentirgli di raddoppiare lo stipendio, ma in università iniziò ad essere guardato con sospetto per le sue inclinazioni cattoliche.
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