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Indice

Mappa concettuale……………….…. 2

 Introduzione……………………..……… 4

 Jan Palach……………………………… 6

 Sophie Scholl…………………………… 10

 Salvo D’Acquisto………………...……. 16

 Bobby Sands…………………………... 19

 Ernesto Che Guevara…………….….. 23

 L’ideale che si fa vita………….……... 27

 Conclusione………………………. ….. 31

 Bibliografia/Sitografia……………..….. 32

 1

Mappa Concettuale 2

“ In the name of love” - U2

3

Introduzione Perché “Dare la Vita per un Ideale”?

Non riesco a pensare al momento preciso in cui l’idea di questa tesina è nata nella mia

mente. È stato un lavoro graduale partito da un nome e dalla curiosità di andare a fondo.

Jan Palach e la sua testimonianza di vita sono stati una grande fonte di ispirazione.

Oggi, ascoltando i fatti di cronaca, ci si potrebbe interrogare su cosa sia un martirio, visto

che lo si collega ad un kamikaze. I Kamikaze sono persone che uccidono se stessi per

colpire e uccidere altre persone; quella è la loro missione fondamentale. Una frase

famosa di Chesterton esplica chiaramente questo concetto: “I suicidi disprezzano la vita

mentre i martiri disprezzano la morte”, come a dire che è della estrema manifestazione

della vita che voglio parlare.

Il problema di interpretazione resta. Non si deve confondere il donare la vita con il

cercare la morte. L’ideale non è poi da confondersi con l’ideologia. Quest’ultima

uniforma e ripete, l’ideale a modo suo si realizza e produce scoperte.

Per i personaggi che analizzerò la vita è stata un dono. La loro idea non è rimasta

un’astrazione, è stata attuata e vissuta fino in fondo. Quando accadono fatti del genere

e le persone muoiono per un ideale non muoiono invano.

L’uomo si è sempre interrogato sul senso della vita. Personalmente ho trovato una forte

ispirazione in personaggi come Ernesto Che Guevara, Sophie Scholl, Salvo D’Acquisto,

Bobby Sands, oltre che Jan Palach.

La mia ricerca però potrebbe continuare all’infinito, dato che ci sono state, ci sono e ci

saranno moltissime altre figure di questo tipo. Vorrei almeno citare però personaggi come

Giordano Bruno, Martin Luther King Jr. , Luz Long, Viola Liuzzo, Khaled Al-Asaad e il ragazzo

cinese sconosciuto che si parò davanti ai carri armati in piazza Tienanmen. Questi giovani

(e non) avevano la vita da spendere come meglio credevano, invece hanno pensato

che essere coerenti con il loro ideale fosse il senso della loro vita. Volontariamente hanno

deciso di rinunciare al futuro. Ci sono molte altre voci sconosciute a cui sarebbe doveroso

dare ricordo, non solo in una tesina, ma soprattutto nei manuali di storia.

Come l’anniversario della liberazione del 25 aprile ci ha insegnato, non dobbiamo

dimenticare, ma ricordare, raccontare, spiegare, non perché l’odio o la vendetta durino,

ma perché si sappia quale immenso bene sia la libertà tanto da difenderla sempre, come

fecero i soldati al fronte e i civili sotto le macerie delle loro città bombardate, durante le

guerre mondiali del secolo scorso.

Alla fine ci chiederemo, dunque, se veramente possa esistere un ideale che valga una

vita. E la risposta darà il senso alla nostra esistenza. Gli U2 a questo proposito cantavano

“In the name of love”.

Analizzerò dunque le figure di cinque giovani che hanno aderito totalmente ad un ideale

tanto da dare la vita. Si differenziano per il modo attraverso il quale l’ideale è stato

affermato in prospettiva della morte. L’ideale e la modalità di affermazione sono le parti

che analizzerò della biografia di ogni personaggio. 4

“ I suicidi disprezzano la vita mentre i martiri disprezzano la morte”

- Chesterton

5

Jan Palach

19 gennaio 1969

21 anni Jan Palach (Praga, 11 agosto

1948 – Praga, 19 gennaio 1969) è stato un patriota cecoslovacco

divenuto simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese.

Un gruppo di giovani cecoslovacchi non si voleva arrendere alla

situazione di Praga degli anni ’60. Durante il governo del cecoslovacco Alexander

Dubcek vennero concessi maggiori diritti civili ai cittadini, si allentò la censura sulla stampa

e sui vari movimenti politici. Inoltre si fecero promotori per la divisione della

Cecoslovacchia in due nazioni indipendenti.

Mosca non gradì tutto questo e decise di invadere in agosto la Cecoslovacchia con

600.000 soldati e con 7.000 carri armati. Nell’Occidente nessuno si mosse. Nessuno volle

rischiare una Terza Guerra Mondiale per la Cecoslovacchia.

Gli studenti dell’Università di Praga, per protesta contro l’invasione, seguirono l’esempio di

alcuni monaci del Vietnam del Sud.

La sera del 16 gennaio 1969 un giovane studente di filosofia, Jan Palach, si recò in Piazza

San Venceslao. Teneva nascosta nel cappotto una bottiglia piena di benzina. Proprio

all'inizio della grande piazza, davanti al Museo, con calma si tolse il cappotto, si versò

addosso la benzina e si diede fuoco, senza un grido.

È divenuto il simbolo di quella che fu definita la "Primavera di Praga". Lui per protesta

contro le restrizioni imposte alla popolazione e l’occupazione del suo paese da parte

delle truppe sovietiche, si diede fuoco nel centro di Praga.

Il giorno dopo un trafiletto di poche righe avvertiva dell' "insano gesto di uno squilibrato",

ma fu subito a tutti chiaro quale significato avesse il gesto disperato di Jan Palach. I suoi

funerali furono seguiti da migliaia di persone (circa 600.000 arrivati da tutto il paese) in

silenzio.

È importante per la storia del suo Paese, la Cecoslovacchia, ricordarlo perché la sua

morte rammenta molto da vicino un altro rogo, quello di Jan Hus, il quale fu riformatore

boemo ritenuto eretico e bruciato vivo nel 1415; alla sua figura è legata l’identità religiosa

e politica della nazione boema. È esempio di quanto lunga è profonda sia la memoria

delle nazioni.

Il giorno del funerale di Palach, come ha scritto il giornalista Enzo Bettiza… “il suono delle

sirene a mezzogiorno e il rintocco delle campane trasformano l'intera città in un

«paesaggio pietrificato», dove tutti rimangono fermi e silenziosi per cinque minuti”. 6

Quando si diede fuoco mise in salvo una borsa contenente i documenti

dell'organizzazione; tra di essi, il proprio, breve testamento politico:

"Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo

deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro

gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto

l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima

torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zparvy (il giornale

delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro

cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a

quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà".

La sua figura è sinonimo di coraggio e protesta contro i regimi totalitari. Jan Palach è

morto per la libertà del suo popolo.

Jan Palach è stato un martire dalla parte “sbagliata”, si immolò per la libertà contro il

comunismo e questo spiega perché per moltissimo tempo, non soltanto nel suo paese,

ma nel mondo occidentale, la sua figura sia stata sostanzialmente dimenticata o

lievemente accennata da piccole minoranze politicizzate. Dopo il 1989, caduto il

comunismo, si è tornato a parlare di questo giovane. Ricordiamo, tra l’altro, che

all’epoca insieme a lui, si uccisero altri sette ragazzi di cui si è persa la memoria.

Oggi Jan Palach, insieme a Jan Zajic e agli altri martiri, è ricordato in un monumento in

piazza San Venceslao voluto da Vaclav Havel (il primo presidente di una Cecoslovacchia

finalmente democratica). Il monumento ricorda anche gli altri caduti per la libertà. Inoltre

ha voluto dedicare alla sua figura la piazza che prima si chiamava piazza dell’Armata

Rossa, nel centro di Praga, dove Jan si diede fuoco. 7

Ci si può immaginare veramente l'atmosfera cupa della Praga di pochi mesi dopo l'invasione

sovietica, ascoltando la canzone di Guccini. Era però anche piena di speranze che tutti

volevano urlare. Insopportabile è l'atmosfera di quando non si è liberi, e tutti gli atti ed i gesti

della vita quotidiana, anche i più semplici, da un lato appaiono insopportabili e dall'altro

assurgono quasi ad un manifesto, ad un'affermazione di vita... Questa era la Praga della nostra

canzone, la Praga che il libertario Francesco Guccini ha colto perfettamente.

PRIMAVERA DI PRAGA

Di antichi fasti la piazza vestita

grigia guardava la nuova sua vita,

come ogni giorno la notte arrivava,

frasi consuete sui muri di Praga,

ma poi la piazza fermò la sua vita

e breve ebbe un grido la folla smarrita

quando la fiamma violenta ed atroce

spezzò gridando ogni suono di voce...

Son come falchi quei carri appostati,

corron parole sui visi arrossati,

corre il dolore bruciando ogni strada

e lancia grida ogni muro di Praga.

Quando la piazza fermò la sua vita,

sudava sangue la folla ferita,

quando la fiamma col suo fumo nero

lasciò la terra e si alzò verso il cielo,

quando ciascuno ebbe tinta la mano,

quando quel fumo si sparse lontano,

Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava

all'orizzonte del cielo di Praga...

Dimmi chi sono quegli uomini lenti

coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,

dimmi chi sono quegli uomini stanchi

di chinar la testa e di tirare avanti,

dimmi chi era che il corpo portava,

la città intera che lo accompagnava,

la città intera che muta lanciava

una speranza nel cielo di Praga,

dimmi chi era che il corpo portava,

la città intera che lo accompagnava,

la città intera che muta lanciava

una speranza nel cielo di Praga,

una speranza nel cielo di Praga,

una speranza nel cielo di Praga..

Francesco Guccini 8

“ Morire per delle idee è molto bello, ma per quali?”

- De André

9

Sophie Scholl

22 febbraio 1943

22 anni

Sophie Magdalena Sophie Magdalena

Scholl (Forchtenberg, 9. Mai 1921 - Scholl (Forchtenberg, 9 maggio 1921 –

München, Deutschland, den 22. Monaco di Baviera, 22 febbraio 1943)

è stata un'antifascista tedesca, attivista

Februar 1943) war eine deutsche del gruppo antinazista di ispirazione

Wiederstandkämpferin gegen die cristiana della "Rosa Bianca" ed

Diktatur des Nationalsozialismus. emblema della ribellione non violenta

Sophie ist eine Heldin und zusammen al Reich. Sophie è considerata

mit seinem Bruder und der Weißen un'eroina e, insieme al fratello e al

Rose, das Symbol des Kampfes gegen gruppo della Rosa Bianca, il simbolo

den NS-Diktatur betrachtet. della lotta nei confronti dell'asfissiante

dittatura nazista.

Mit 12 Jahre wurde sie verpflichtet an

der Partei “Bund Deutscher Mädel” A dodici anni fu obbligatoriamente

teilzunehmen. Das war eine Partei der iscritta alla gioventù hitleriana della

Nationalsozialisten die quale subì il fascino della propaganda.

Gemeinschaftsideal propagierte. Sie Presto però, delusa dall'ideologia

nazista, si avvicinò alla Deutsche

wurde Bald nach der NS-Ideologie Jungenschaft, fondata da Eberhard

enttäuscht und näherte sie sich an der Köbel, un gruppo giovanile vietato dal

Deutschen Jungenschaft, von Eberhard regime, che coltivava il mito dei popoli

Kobel gegründet, eine Gruppe vom del grande Nord.

Regime verbotene, die den Mythos der

großen nordischen Völker kultiviert.

Die Klassische Studien und seine Suche Gli studi classici e la sua ricerca di

nach dem Sinn des Lebens führten sie senso la portarono ad allontanarsi

dall'ideale hitleriano e, pur

sich vom Ideal Hitler zu entfernen. Die confrontandosi con i grandi filosofi e i

großen Philosophen und die maestri religiosi di varie epoche, al

Religionslehre standen im Mittelpunkt centro della sua attenzione e a quella

seiner Aufmerksamkeit und in der seiner dei suoi amici restarono il Vangelo e le

Freunde. Das Evangelium und die ragioni di un cristianesimo scevro da

Gründe eines Christentums frei von ogni commistione col potere politico.

jeder Vermischung mit politischer

Macht werden besonders wichtig. Nel 1937 il fratello Hans, a cui era molto

affezionata, fu arrestato e tenuto in

Im Jahr 1937 seinen älteren Bruder Hans stato di fermo dai nazisti per

wurde für die Mitgliedschaft in der 10

l'appartenenza alla Deutsche

Deutsche Jungenschaft von den Nazis Jungenschaft.

verhaftet und gehalten. La primavera del 1941 fu il momento

Der Frühling 1941 hat Sophie die dell'incontro dei membri della

Mitgliedern der Weiße Rose Carl Muth futura Rosa Bianca con Carl

und Theodor Häcker getroffen. Sie Muth e Theodor Haecker, due

waren zwei Anti-Nazi-katholische intellettuali cattolici anti-nazisti, il cui

Intellektuellen, deren Gedanken die pensiero influenzerà molto le scelte di

Gruppe und Sophie beeinflusst haben. resistenza del gruppo e di Sophie.

Nel 1942 poté iscriversi

Im Jahr 1942 konnte sie an der all'Università di Monaco, dove studiava

Universität von Monaco einschreiben, anche suo fratello Hans. Nello stesso

anno suo padre venne arrestato e

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Sintesi

Introduzione Dare la vita per un ideale, tesina

Non riesco a pensare al momento preciso in cui l’idea di questa tesina è nata nella mia mente. È stato un lavoro graduale partito da un nome e dalla curiosità di andare a fondo. Jan Palach e la sua testimonianza di vita sono stati una grande fonte di ispirazione. Oggi, ascoltando i fatti di cronaca, ci si potrebbe interrogare su cosa sia un martirio, visto che lo si collega ad un kamikaze. I Kamikaze sono persone che uccidono se stessi per colpire e uccidere altre persone; quella è la loro missione fondamentale. Una frase famosa di Chesterton esplica chiaramente questo concetto: “I suicidi disprezzano la vita mentre i martiri disprezzano la morte”, come a dire che è della estrema manifestazione della vita che voglio parlare. Il problema di interpretazione resta. Non si deve confondere il donare la vita con il cercare la morte. L’ideale non è poi da confondersi con l’ideologia. Quest’ultima uniforma e ripete, l’ideale a modo suo si realizza e produce scoperte. Per i personaggi che analizzerò la vita è stata un dono. La loro idea non è rimasta un’astrazione, è stata attuata e vissuta fino in fondo. Quando accadono fatti del genere e le persone muoiono per un ideale non muoiono invano. L’uomo si è sempre interrogato sul senso della vita. Personalmente ho trovato una forte ispirazione in personaggi come Ernesto Che Guevara, Sophie Scholl, Salvo D’Acquisto, Bobby Sands, oltre che Jan Palach. La mia ricerca però potrebbe continuare all’infinito, dato che ci sono state, ci sono e ci saranno moltissime altre figure di questo tipo. Vorrei almeno citare però personaggi come Giordano Bruno, Martin Luther King Jr., Luz Long, Viola Liuzzo, Khaled Al-Asaad e il ragazzo cinese sconosciuto che si parò davanti ai carri armati in piazza Tienanmen. Questi giovani (e non) avevano la vita da spendere come meglio credevano, invece hanno pensato che essere coerenti con il loro ideale fosse il senso della loro vita. Volontariamente hanno deciso di rinunciare al futuro. Ci sono molte altre voci sconosciute a cui sarebbe doveroso dare ricordo, non solo in una tesina, ma soprattutto nei manuali di storia. Come l’anniversario della liberazione del 25 aprile ci ha insegnato, non dobbiamo dimenticare, ma ricordare, raccontare, spiegare, non perché l’odio o la vendetta durino, ma perché si sappia quale immenso bene sia la libertà tanto da difenderla sempre, come fecero i soldati al fronte e i civili sotto le macerie delle loro città bombardate, durante le guerre mondiali del secolo scorso. Alla fine ci chiederemo, dunque, se veramente possa esistere un ideale che valga una vita. E la risposta darà il senso alla nostra esistenza. Gli U2 a questo proposito cantavano “In the name of love”. Analizzerò dunque le figure di cinque giovani che hanno aderito totalmente ad un ideale tanto da dare la vita. Si differenziano per il modo attraverso il quale l’ideale è stato affermato in prospettiva della morte. L’ideale e la modalità di affermazione sono le parti che analizzerò della biografia di ogni personaggio.

Collegamenti

Dare la vita per un ideale, tesina

  • Storia - Primavera di Praga; Germania di Hitler; IRA; Moti rivoluzionari dell’America del Sud.
  • Tedesco - Sophie Scholl.
  • Inglese - Bobby Sands.
  • Spagnolo - Ernesto Che Guevara.
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