I poeti di fronte alla seconda guerra mondiale
Ilaria Bastonero
Classe 5^C
Anno scolastico
2012/2013 I.I.S Blaise Pascal
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Italiano: Salvatore Quasimodo Inglese:
War Poetry Giuseppe Ungaretti
I poeti di fronte alla seconda guerra mondiale
Tedesco: Erich Kästner
Bertolt Brecht
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Introduzione
La guerra, nel corso dei secoli, è stata considerata necessaria per la salvaguardia della patria, come
“unico mezzo per mantenere allenati corpo e mente” come afferma Giulio Cesare nella sua opera “De Bello Gallico”. Sino alla Prima guerra mondiale, le battaglie venivano viste solo dai combattenti e raccontate dai reduci, oppure da scrittori che raccoglievano testimonianze o inventavano episodi più o meno plausibili.
Con la Grande guerra, però, cominciano a essere numerose le testimonianze visive della vita dei soldati e delle battaglie stesse grazie all’intervento di letterati e di poeti come ad esempio i “War Poets” di cui il maggiore esponente, Wilfred Owen, conclude la sua poesia “Dulce et decorum est” riprendendo il celebre motto latino secondo il quale “dulce et decorum est pro patria mori”.
Ma, in realtà, il grande ideale di sacrificarsi e morire per la patria, alla fine della Grande guerra, rimane soltanto un vecchio mito forse privo di sincerità.
Con l’avvento della Seconda guerra mondiale, i letterati e, soprattutto, i poeti ebbero un ruolo fondamentale per trasmettere la percezione profonda delle atrocità che stavano avvenendo tra il 1939 e il 1945.
Gli scrittori appaiono come coloro che, più degli storici, sanno narrare gli avvenimenti, perché solo loro, grazie alla sensibilità del tutto particolare che possiedono, riescono a coglierne le tensioni profonde. Lo storico vede la superficie, il poeta vede al di là.
“La storia” scrive Claudio Magris “dice gli eventi, la sociologia descrive i processi, la statistica fornisce i numeri, ma è la letteratura che li fa toccare con mano là dove essi prendono corpo e sangue nell’esistenza degli uomini …”.
La nota affermazione del filosofo Theodor W. Adorno, secondo la quale dopo Auschwitz non sarebbe più possibile fare poesia, è stata accolta non solo dai poeti ma da tutti gli artisti come un limite da valicare, per ottenere attraverso forme rinnovate un’interpretazione più profonda degli eventi terribili di quegli anni, senza limitarsi a riprodurre quanto i mezzi visivi già mettono in mostra con ricca e cruda immediatezza.
L’importanza del ruolo dello scrittore e del poeta, durante la Seconda guerra mondiale, come e più che durante la Prima guerra mondiale, cresce in tutta Europa.
In Italia i letterati più rilevanti di questo periodo sono:
- Salvatore Quasimodo
- Giuseppe Ungaretti
- Eugenio Montale
- Beppe Fenoglio
- Primo Levi
In Germania ci furono diversi esponenti importanti:
- Heinrich Böll
- Wolfgang Borchert
- Bertolt Brecht
- Erich Kästner
In Inghilterra:
- George Orwell
- Ernest Hemingway
- Aldous Huxley
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In Francia Antoine de Saint-Exupéry, Louis Aragon, Jacques Prévert.
*Claudio Magris: scrittore, germanista e senatore italiano durante la XII legislatura.
*Theodor W. Adorno: filosofo, musicologo e aforista tedesco; fu esponente della Scuola di Francoforte.
Giuseppe Ungaretti
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La vita
Nasce l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto, dove i genitori gestivano un forno di pane; nella città africana frequenta fino al 1905 l’Ecole Suisse Jacot e inizia a occuparsi intensamente di letteratura, leggendo i maggiori scrittori moderni e contemporanei.
Nel 1912 si reca a Parigi, dove frequenta i corsi del Collège de France e della Sorbona; ma l’esperienza parigina è soprattutto importante per Ungaretti perché ha modo di approfondire la conoscenza della poesia decadente e simbolista, da Baudelaire a Mallarmé, l’autore che più lo suggestiona, esercitando su di lui un’influenza fondamentale.
Nel 1914 lo scrittore venne in Italia per partecipare con entusiasmo alla guerra. Arruolatosi come volontario in un reggimento di fanteria, è inviato a combattere sul Carso, dove prendono la loro forma originale e inconfondibile le liriche Il porto sepolto.
pubblicate a Udine, alla fine del 1916, con il titolo Questi versi apparirono
L’allegria (1931).
successivamente nel volume Nel 1921 si trasferisce a Roma, aderendo successivamente al fascismo.
Attivo anche sul versante giornalistico come saggista, collabora ai più prestigiosi periodici italiani; divenuto uno dei più noti e prestigiosi intellettuali italiani, la sua figura costituisce un punto di riferimento essenziale per la nuova poesia, che darà vita al definirsi di una poetica ermetica.
Nel 1936 è chiamato a ricoprire la cattedra di letteratura italiana presso l’Università di San Paolo in Brasile, incarico che occuperà fino al 1942, quando, rientrato in Italia, inizia a insegnare letteratura italiana contemporanea all’Università di Roma; nel medesimo anno viene nominato accademico
Vita d’un
d’Italia e l’editore Mondadori intraprende la pubblicazione delle sue opere, con il titolo
uomo.
Le vicende della Seconda guerra mondiale segnano il maturare di una nuova e dolorosa consapevolezza, preceduta da alcuni gravi lutti famigliari: la morte del fratello (1937) e la perdita del figlio (1939).
Il dolore
Da queste esperienze è profondamente segnata la prima raccolta poetica del dopoguerra,
(1947). Ridotta, in seguito, l’attività creativa, Ungaretti attende all’edizione completa e definitiva dei
Vita d’un uomo. Tutte le poesie.
suoi versi, pubblicati nel 1969 presso Mondadori con il titolo Muore a
Milano il 2 giugno 1970.
Il dolore
Il dolore,
Nel 1947, Ungaretti pubblicò in cui sono comprese le poesie scritte dopo il 1933.
La raccolta si fa voce del tormentato personale (la morte del fratello e del figlio) e collettivo (la guerra); per la sofferta partecipazione a queste esperienze, i testi non sono accompagnati da alcuna nota dell’autore,
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che si limita ad osservare:
“So che cosa significhi la morte, lo sapevo anche prima; ma allora, quando
che mi è stata strappata la parte migliore di me, la esperimento in me, da quel momento, la morte.
Il dolore è il libro che più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudico. Quel dolore non finirà più di straziarmi.”
“Non gridate più”
Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.
La poesia, scritta nell’immediato dopoguerra, è indirizzata a coloro che hanno superato “la tragedia di quest’anni”.
Il discorso si apre verso gli altri, sottolineando il passaggio dal registro personale al registro della storia.
La forza degli imperativi non è quella del comando, ma quella di una preghiera, che invita gli uomini a salvare la loro stessa umanità, riscoprendo i valori della solidarietà e della pietà.
Il poeta chiede di superare gli odi e le divisioni di parte, che ancora insanguinano la vita politica e civile italiana. Il sacrificio dei caduti è stato così inutile.
Ben diversa è la lezione che possono trasmettere, e riguarda la possibilità stessa di salvare e continuare la vita. Ma bisogna raccogliersi in silenzio per poter ascoltare la voce, “l’impercettibile sussurro”.
Il “gridare” è visto come il segno di una barbarie che penetra nella storia, accanendosi oltre lo strazio della morte, in una follia che sembra non avere fine.
Ad esso si contrappone la muta presenza dei morti, come un ultimo messaggio di chi può ancora testimoniare in favore della dignità dell’uomo.
Le esortazioni si richiamano alla tradizione della poesia civile e, in particolare, a quella di Foscolo, proprio per quanto riguarda l’insegnamento dei “sepolcri” e dei defunti, al quale è affidata la speranza nell’immortalità.
In queste forme esortative, si assiste anche a una più aperta e dispiegata volontà di canto, che induce Ungaretti a recuperare le misure tradizionali del verso.
Salvatore Quasimodo
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La vita
Nato a Modica, in provincia di Ragusa, nel 1901, trascorre l’infanzia e la giovinezza in Sicilia.
Dopo essersi diplomato, si stabilisce a Roma, dove svolge diversi lavori, iniziando anche a studiare le lingue classiche.
Durante un soggiorno a Firenze, suo cognato lo presenta ad Eugenio Montale e ad Alessandro Bonsanti, il quale gli pubblica le prime poesie su “Solaria”.
Nel 1934, trasferitosi a Milano,
Acque e terre (1930),
ottiene la cattedra di Letteratura italiana al Conservatorio.
Le sue raccolte, Erato e Apollion (1936) le Nuove poesie (1942), fanno di lui uno dei più significativi esponenti dell’Ermetismo.
La nostalgia della terra siciliana, che nel ricordo diventa un luogo mitico, la casa, la madre e l’infanzia
Acque e terre,
sono temi ricorrenti in che ancora risentono di influssi del linguaggio dannunziano e pascoliano.
Poesie nuove
Con la sezione delle comincia però a verificarsi un graduale mutamento, che si renderà
Con il piede straniero sopra il cuore (1946), Giorno dopo
più evidente nelle raccolte del dopoguerra:
giorno La vita non è un sogno Il falso e vero verde La terra impareggiabile
(1947), (1949), (1955),
Dare e avere
(1958), (1966).
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Introduzione poeti e Seconda guerra mondiale: tesina
Questa tesina descrive la reazione dei poeti di fronte alla Seconda guerra mondiale. La guerra, nel corso dei secoli, è stata considerata necessaria per la salvaguardia della patria, come “unico mezzo per mantenere allenati corpo e mente”, come afferma Giulio Cesare nella sua opera “De Bello Gallico”. Sino alla Prima guerra mondiale, le battaglie venivano viste solo dai combattenti e raccontate dai reduci, oppure da scrittori che raccoglievano testimonianze o inventavano episodi più o meno plausibili. Con la Grande guerra, però, cominciano a essere numerose le testimonianze visive della vita dei soldati e delle battaglie stesse grazie all’intervento di letterati e di poeti come, ad esempio, i “War Poets”, di cui il maggiore esponente, Wilfred Owen, conclude la sua poesia “Dulce et decorum est” riprendendo il celebre motto latino secondo il quale “dulce et decorum est pro patria mori”.
Ma, in realtà, il grande ideale di sacrificarsi e morire per la patria, alla fine della Grande guerra, rimane soltanto un vecchio mito forse privo di sincerità. Con l’avvento della Seconda guerra mondiale, i letterati e, soprattutto, i poeti ebbero un ruolo fondamentale per trasmettere la percezione profonda delle atrocità che stavano avvenendo tra il 1939 e il 1945. Gli scrittori appaiono come coloro che, più degli storici, sanno narrare gli avvenimenti, perché solo loro, grazie alla sensibilità del tutto particolare che possiedono, riescono a coglierne le tensioni profonde. Lo storico vede la superficie, il poeta vede al di là.
“La storia”, scrive Claudio Magris, “dice gli eventi, la sociologia descrive i processi, la statistica fornisce i numeri, ma è la letteratura che li fa toccare con mano là dove essi prendono corpo e sangue nell’esistenza degli uomini …”. La nota affermazione del filosofo Theodor W. Adorno, secondo la quale dopo Auschwitz non sarebbe più possibile fare poesia, è stata accolta non solo dai poeti ma da tutti gli artisti come un limite da valicare, per ottenere attraverso forme rinnovate un’interpretazione più profonda degli eventi terribili di quegli anni, senza limitarsi a riprodurre quanto i mezzi visivi già mettono in mostra con ricca e cruda immediatezza. L’importanza del ruolo dello scrittore e del poeta, durante la Seconda guerra mondiale, come e più che durante la Prima guerra mondiale, cresce in tutta Europa.
In Italia i letterati più rilevanti di questo periodo sono: Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Beppe Fenoglio, Primo Levi. In Germania ci furono diversi esponenti importanti: Heinrich Böll, Wolfgang Borchert, Bertolt Brecht, Erich Kästner. In Inghilterra: George Orwell, Ernest Hemingway, Aldous Huxley. In Francia: Antoine de Saint-Exupéry, Louis Aragon, Jacques Prévert. La tesina di maturità permette inoltre di sviluppare vari argomenti connessi a quello principale.
Collegamenti
Poeti e Seconda guerra mondiale: tesina
- Italiano - Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo.
- Inglese - War Poets.
- Tedesco - Erich Kaestner e Bertold Brecht.