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Del
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Bauhaus
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Letteratura
Lo Salvatore Inglese:
Michele
“C. Caminiti”
Scientifico
Liceo
2015
– del
2014 Origini
Stato -
Nazismo
“Le
Arendt
di –
Fascismo
Anna
Esame Totalitarismo Stalinismo
Filosofia: Storia:
Introduzione
«Nessun gruppo sociale, per esempio un partito, ha diritto di usurpare il ruolo di guida unica perché ciò comporta la distruzione della vera soggettività della società e delle persone-cittadini, come avviene in ogni totalitarismo. In questa situazione l'uomo e il popolo diventano "oggetto", nonostante tutte le dichiarazioni in contrario e le assicurazioni verbali» (Giovanni Paolo II).
Con il presente elaborato si intende esaminare il totalitarismo novecentesco con l'esposizione delle sue caratteristiche generali, del processo storico che ne ha determinato lo sviluppo e delle sue conseguenze sulla società. La frase di Giovanni Paolo II ha prodotto in me tale riflessione: com'è stato possibile per un gruppo di persone prendere il potere e condizionare gli usi ed i costumi della società?
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Le origini del totalitarismo
La teoria più compiuta del totalitarismo fu elaborata da Hanna Arendt, una donna d'origine ebraica costretta ad emigrare nel 1933 dalla Germania in Francia poi negli USA, dove morì nel 1975, per sfuggire alle persecuzioni. Nell'immediato dopoguerra, pubblicò l'opera Le origini del totalitarismo (1951), nella quale espone la sua teoria riguardo l'origine dei totalitarismi.
Afferma che il totalitarismo è una forma di dominio radicalmente nuova, poiché non si limita soltanto ad isolare l'uomo dalla vita pubblica, impedendogli di esprimere le proprie capacità politiche come facevano gli altri dispotismi, ma tende ad estraniarlo dal mondo, privarlo del suo io, distruggendo i gruppi e le istituzioni che interagiscono con l'individuo stesso.
In tal senso, lo scopo del totalitarismo, considerato dalla Arendt come «la crisi più grave subita dall'occidente dopo lo sfacelo dell'impero romano» è quello di convertire gli uomini in «fasci di reazioni interscambiabili», ridurli a degli automi assolutamente obbedienti mediante una combinazione terribile d'ideologia e di terrore.
I fondamenti su cui si basano i regimi totalitari individuati dalla Arendt sono essenzialmente: la presenza di un'organizzazione in cui tutto il potere è nelle mani di un leader, che dirige attraverso una rete capillare di personaggi e rapporti. Basti pensare alle organizzazioni paramilitari create in Germania ed in Italia, le SS, le SA, la Milizia Volontaria per la sicurezza nazionale: apparati molto ramificati, organizzati nei minimi dettagli e costituiti da un élite di persone fidate, mediante i quali possono svilupparsi le azioni terroristiche che costringono il popolo ad accettare l'imposizione del regime.
Secondo la Arendt, l'organizzazione (o il terrore) e la propaganda sono due facce della stessa medaglia. Infatti, i leader totalitari ricercano il consenso delle masse con il coinvolgimento in parate, manifestazioni scenografiche, grandi orazioni pubbliche; attraverso il controllo dei principali mezzi di comunicazione; tramite l'inquadramento dei giovani in organizzazioni paramilitari dedite al culto dello sport e dell'attività fisica (gioventù fascista) che li fanno sentire fin da subito parte di un regime unitario ed organico; mediante il ricorso alla violenza sistematica.
Infatti le masse devono essere conquistate con la propaganda, che diventa terrore nel momento in cui le menzogne e le false promesse non bastano più a mantenersi il favore del popolo; «la propaganda è parte integrante della guerra psicologica» che i regimi attuano per ridurre all'obbedienza il popolo, ma il terrore è qualcosa di più. Il terrore continua ad essere usato nei regimi totalitari anche quando ha già conseguito i suoi fini psicologici…. E regna su una popolazione completamente assoggettata».
Esso si manifesta con l'eliminazione di ogni opposizione. Sicuramente, il luogo in cui più compitamente si è manifestato il terrore totalitarista, quello che per la Arendt è «l'essenza del regime totalitario» è il lager, nel quale si sperimentano la cancellazione d'ogni traccia d'autonomia individuale e l'esercizio di un dominio assoluto su uomini e donne di qualsiasi età.
I lager, poiché l'aspirazione dei regimi totalitari è quella di trasformare l'uomo in un'entità omogenea e controllabile, "in fasci di relazioni interscambiabili», servono, oltre che a sterminare e a degradare gli individui, a compiere l'orrendo esperimento di eliminare in “condizioni scientificamente controllate”, la spontaneità stessa come espressione del comportamento umano e di trasformare l'uomo in un oggetto. I lager sono pertanto «l'ideale sociale che guida il potere totalitario».
Il motore che fa muovere il movimento è, naturalmente, il capo che vive separato dalle formazioni di élite, tra "un'intima cerchia di iniziati» e si circonda di un alone di mistero e d'impenetrabilità; spesso il suo potere dipende dalla sua capacità di imporsi e di tessere intrighi, piuttosto che da capacità politiche o burocratiche, e il suo scopo è quello di raggiungere la supremazia assoluta con qualunque mezzo, soprattutto con l'aiuto dei corpi militari (SS, Armata Rossa).
Il capo, con il suo carisma e la sua superiorità, si assume la responsabilità di qualsiasi azione, lodevole o meno che sia, compiuta da un militare o da un ufficiale: in tal modo tutti coloro che sono sotto i suoi ordini, risultano essere nient'altro se non una sua incarnazione, con la quale dimostra la sua onnipotenza. «Poiché ha monopolizzato il diritto e la possibilità di spiegazioni, il capo appare al mondo esterno come l'unica persona che sa quel che sta facendo» acquistando così un immenso potere anche al di fuori dei confini nazionali.
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Nella sua analisi la Arendt prende in esame solo i totalitarismi tedesco e sovietico definendoli "perfetti”, al contrario definisce "imperfetto" il fascismo. Tale differenza si ravvisa soprattutto nel fatto che il potere del duce non era “totale” e indiscusso ma era limitato dalla Chiesa Cattolica e dalla monarchia.
Precisamente, la Chiesa ha conteso al fascismo l'egemonia sui giovani sottraendoli all'inquadramento nel partito e inserendoli nelle proprie organizzazioni (es. oratori, Azione cattolica). Inoltre essa rappresentava il valore della persona, della sua singolarità e unicità, creando un forte ostacolo all'idea che tutto ("totalitarismo") potesse essere ricondotto al partito ed alla sua ideologia.
Quanto alla monarchia sabauda, essa ha sempre rappresentato la “spina nel fianco” di Mussolini poiché, a differenza di Hitler e Stalin, quest'ultimo doveva rispondere al sovrano circa il suo operato.
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I regimi totalitari del Novecento
All'indomani della Prima guerra mondiale, la democrazia si era affermata nei principali Paesi europei. L'Europa uscita dai trattati di pace era, però, profondamente divisa ed economicamente indebolita.
Alla difficile situazione economica e politica si aggiunse la nascita dell'Unione Sovietica, che le borghesie europee consideravano una minaccia da eliminare il prima possibile. Questa situazione favorì la reazione contro la democrazia liberale e contro il movimento operaio, sostenuto dai diversi partiti comunisti e socialisti.
In gran parte dei Paesi dell'Europa continentale si formò un blocco economico-sociale che, rovesciando le istituzioni democratiche, impose il fascismo, “inventato” in Italia, instauratosi con il governo Mussolini nel 1922 e divenuto presto un modello per molti altri regimi politici, in particolare per la Germania nazionalsocialista, dove Adolf Hitler assunse il potere nel 1933, la Spagna, il Portogallo e l'Ungheria.
La “soluzione fascista” utilizzava gli strumenti di partito e l'apparato statale per annientare ogni diversa manifestazione culturale, ideologica e politica al fine di instaurare un vero e proprio “monopolio politico” attraverso il partito unico e l'uniformazione di tutta la società al servizio dello Stato e della nazione.
La presa del potere del fascismo e del nazismo avvenne in un processo scandito da tre fasi:
- La prima fu quella in cui, appoggiati più o meno apertamente dalle forze conservatrici, essi lottarono per impadronirsi delle leve di comando utilizzando sia i mezzi parlamentari (i partiti fascista e nazista entrarono in Parlamento mediante regolari elezioni) che quelli extraparlamentari (il ricorso sistematico alla violenza);
- La seconda, una volta ottenuto il potere, fu la creazione di uno Stato di tipo “bonapartistico” (sull'esempio di Napoleone Bonaparte): uno Stato, cioè, fortemente autoritario, in cui venivano concesse limitate libertà politiche e la pluralità partitica e sindacale era tollerata;
- La terza fu quella della costruzione dello Stato totalitario vero e proprio con l'abbattimento delle libertà individuali e delle opposizioni mediante la forza.
A partire dal 1927, la costruzione dello Stato avvenne, in forme diverse rispetto ai regimi fascisti, anche nell'Unione Sovietica guidata da Iosif Stalin: una volta eliminati gli avversari politici (Trotzkij, Zinov'ev, Kamenev e Bucharin), Stalin assunse la piena direzione del Partito comunista sovietico che già era l'unico centro dell'azione politica.
Il totalitarismo stalinista fu contraddistinto dall'epurazione (i nemici del regime venivano inviati nei campi di lavoro forzati, i gulag); dallo sterminio degli avversari politici (le cosiddette purghe); da un regime di terrore basato sulla repressione politica attuata dai servizi segreti (il KGB); da un rigido controllo della società; da un totale conformismo dell'informazione e della cultura che ubbidivano alle direttive imposte dal Partito comunista.
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«Quando mancasse il consenso, c'è la forza. Per tutti i provvedimenti anche i più duri che il Governo prenderà, metteremo i cittadini davanti a questo dilemma: o accettarli per alto spirito di patriottismo o subirli» - Benito Mussolini - (7 marzo 1923, da Scritti e discorsi, vol. III, p. 82).
Il fascismo fu un movimento fondato in Italia da Benito Mussolini nel 1919. Esso ha avuto origine nel nostro Paese come reazione e conseguenza della grave crisi politica ed economica seguita alla prima guerra mondiale.
Il ritorno alla "normalità" non aveva offerto ai milioni di reduci la meritata ricompensa, dopo i lunghi anni di pericoli e sofferenza in trincea. Anzi, insieme al dissesto delle finanze pubbliche, che i responsabili al governo non riuscivano a sanare, l'aumento dei prezzi e il diffondersi della disoccupazione alimentavano le agitazioni popolari.
In questo sconvolgimento sociale si andò affermando il movimento fascista. Alla riunione di piazza San Sepolcro a Milano nel 1919 il movimento aveva un programma vago ed era alla ricerca di un'ideologia. Tentava di fondere i motivi nazionalistici, cari soprattutto ai combattenti, con la polemica contro l'inefficienza del parlamentarismo, che trovava facili consensi anche negli ambienti piccolo-borghesi.
Così, nel giro di pochi mesi, la propaganda fascista conquistò terreno e, senza far segreto di una volontà autoritaria, dichiaratamente antidemocratica, cercò di sfruttare il malcontento e di incanalare la spinta reazionaria delle forze borghesi e conservatrici, già deluse per la "vittoria mutilata" e atterrite dalla ascesa delle classi popolari, che sembravano voler scuotere e schiacciare il tradizionale assetto gerarchico della società italiana.
Il fascismo rifiutava ogni forma di lotta fra le classi e faceva appello al principio della superiore "unità nazionale", intesa come un organismo vivente cui dovevano essere subordinati tutti gli interessi particolaristici.
Parve quindi, inizialmente, fornire un'efficace alternativa tanto alla debolezza di una classe politica dilaniata da insanabili contrasti interni quanto alle velleità rivoluzionarie dei socialisti.
Pertanto, era sostenuto dall'alta industria aveva trovato nel fascismo la forza da opporre ai socialisti ed ai comunisti contro i cui sostenitori si scatenavano le violenze delle “squadre in camicia nera”. Già nelle elezioni del 1921 ottenne un primo successo mandando alla camera 35 deputati.
Introduzione totalitarismo, tesina
Questa tesina di maturità descrive il totalitarismo.
«Nessun gruppo sociale, per esempio un partito, ha diritto di usurpare il ruolo di guida unica perché ciò comporta la distruzione della vera soggettività della società e delle persone-cittadini, come avviene in ogni totalitarismo. In questa situazione l'uomo e il popolo diventano "oggetto", nonostante tutte le dichiarazioni in contrario e le assicurazioni verbali» (Giovanni Paolo II). Con il presente elaborato si intende esaminare il totalitarismo novecentesco con l'esposizione delle sue caratteristiche generali, del processo storico che ne ha determinato lo sviluppo e delle sue conseguenze sulla società. La frase di Giovanni Paolo II ha prodotto in me tale riflessione: com’è stato possibile per un gruppo di persone prendere il potere e condizionare gli usi ed i costumi della società? La tesina permette collegamenti con le varie materie scolastiche.