La prima guerra mondiale
Nei primi anni del Novecento le condizioni economiche, politiche e ideologiche dell'Europa erano migliorate e questo porterà al primo conflitto mondiale.
Le cause dello scoppio della prima guerra mondiale erano diverse.
Le cause politiche
I rapporti internazionali tra gli Stati europei divennero sempre più tesi a causa del diffondersi delle tendenze imperialistiche.
L'Europa dovette dividersi così in due schieramenti: la Triplice Alleanza, che comprendeva Germania, Austria e Italia, e la Triplice Intesa, costituita da Francia, Gran Bretagna e Russia.
Le cause militari
Le grandi potenze si preparavano da anni alla guerra dotandosi di grandi armamenti e si parla per questo di corsa al riarmo degli Stati europei.
Le cause economiche
Tra le potenze industriali si era scatenata una gara economica. Per espandere il proprio mercato gli Stati occidentali si erano impegnati nella conquista dell'Africa e dell'Asia ed era anche indispensabile ricorrere alle armi.
Le cause culturali
Nei primi anni del secolo si diffuse un giudizio positivo sulla guerra.
Parte dell'opinione pubblica, alcuni scrittori italiani e i nazionalisti, cioè coloro che ritenevano la propria nazione superiore alle altre, erano favorevoli alla guerra.
La causa immediata: l'attentato di Sarajevo
Il 28 giugno 1914 a Sarajevo, l'arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie vennero uccisi da un nazionalista serbo.
Questo avvenimento segnò l'avvio alla prima guerra mondiale e l'Austria minacciò la guerra.
La Germania sosteneva l'Austria e la Russia appoggiava la Serbia.
Il 28 luglio 1914 l'Austria dichiarò guerra alla Serbia e intervennero così le alleanze stabilite negli anni precedenti e i principali Stati europei:
- Da una parte Austria, Ungheria e Germania, cui si unirono in seguito l'Impero turco e la Bulgaria.
- Dall'altra parte le potenze della Triplice Intesa, più Serbia e altri Stati.
L'Italia tra neutralisti e interventisti
Allo scoppio della guerra l'Italia si dichiarò neutrale.
I neutralisti, cioè coloro che volevano che l'Italia restasse neutrale, erano la maggioranza, fra cui i socialisti, la maggior parte dei cattolici e la Chiesa e molti parlamentari liberali guidati da Giolitti, che era un politico italiano.
Erano invece interventisti, cioè coloro che volevano entrare nella guerra: i nazionalisti, l'esercito e l'ambiente della corte, i grandi gruppi industriali, pochi socialisti e i democratici.
Era anche interventista l'ex socialista Benito Mussolini, che era stato espulso dal Partito socialista proprio perché era favorevole alla guerra.
Gli interventisti erano la minoranza, ma erano anche appoggiati dal re.
Così, il governo italiano firmò a Londra un patto con Francia e Inghilterra:
L'Italia si impegnava a entrare nel conflitto in cambio di acquisti territoriali.
Il Patto di Londra venne tenuto segreto per due anni. Ma dal momento della firma la propaganda interventista si fece sempre più forte.
L'Italia entrò così in guerra a fianco dell'Intesa il 24 maggio 1915.
Lo svolgimento della guerra
Dopo lo scoppio del conflitto, la Germania aveva invaso il Lussemburgo e il Belgio, con l'intenzione di occupare la Francia.
I Tedeschi furono però fermati presso il fiume Marna. Da quel momento le truppe franco-inglesi e quelle tedesche si contrapposero all'interno di trincee. Dalla guerra di movimento si era passati alla guerra di posizione.
Dall'altra parte d'Europa c'era il fronte orientale. Gli eserciti tedeschi e austriaci dovettero combattere contro quelli russi. L'Austria e la Germania effettuarono una forte offensiva contro la Russia, che era attaccata anche dalla Turchia. L'esercito russo si ritirò e perse il controllo della Polonia.
Sul fronte italiano ci furono subito impetuosi attacchi contro gli Austriaci sul fiume Isonzo, ma la guerra si fermò alle trincee.
L'Italia affrontò il conflitto in condizioni di grave impreparazione. Nel 1916 l'esercito austriaco si impegnò nella spedizione punitiva perché gli Italiani non avevano rispettato la Triplice Alleanza.
L'esercito italiano, però, respinse l'offensiva e riuscì a lanciare un contrattacco e a conquistare Gorizia.
La guerra continuava da più di due anni e le condizioni di vita si facevano sempre più difficili.
La guerra sottomarina e l'ingresso degli Stati Uniti
Gli Imperi centrali non potevano procurarsi facilmente le materie prime perché gli Inglesi controllavano i mari.
Per spezzare questo accerchiamento, la Germania affrontò la marina inglese nella battaglia dello Jutland, ma lo scontro non bastò a sottrarre agli Inglesi il dominio dei mari. Così i Tedeschi intensificarono la guerra sottomarina, attaccando le navi mercantili e per il trasporto dei passeggeri. Destò particolare scalpore l'affondamento del transatlantico Lusitania, che causò la morte di 124 cittadini statunitensi.
Gli Stati Uniti protestarono con forza ed infine entrarono in guerra a fianco dell'Intesa.
Francia, Italia e soprattutto Inghilterra erano indebitate con gli Stati Uniti per ingenti somme e, con l'intervento nel conflitto, i politici americani volevano salvaguardare i loro crediti.
La conclusione della guerra
Nel marzo 1917 in Russia esplose una rivoluzione che abbatté il regime dello zar. Per evitare l'invasione del proprio territorio, la Russia uscì dalla guerra cedendo alla Germania la Polonia e i Paesi Baltici e riconoscendo l'indipendenza dell'Ucraina.
Gli Austriaci spostarono le loro truppe dal fronte russo a quello italiano, sfondando le linee italiane a Caporetto il 24 ottobre 1917. Con molte difficoltà si riuscì a stabilire una nuova linea di difesa lungo il fiume Piave.
La Germania provò a lanciare un'ultima offensiva, ma anche questa volta i Francesi e gli Inglesi respinsero l'attacco nella seconda battaglia di Marna.
Anche l'Italia passò alla controffensiva, ottenendo la vittoria decisiva di Vittorio Veneto. L'Austria chiese l'armistizio, cioè la sospensione delle azioni di guerra, e l'Italia risultò vittoriosa. A Berlino venne proclamata la repubblica e lo stesso accadeva in Austria. L'11 novembre venne firmato l'ultimo armistizio con la Germania. Si chiudeva così la prima guerra mondiale.
La prima guerra mondiale nella letteratura
Emilio Lussu
Uno degli scrittori che prese parte alla prima guerra mondiale fu Emilio Lussu. Egli, oltre ad essere uno scrittore, fu anche avvocato e leader politico.
Nacque ad Armungia nel 1890 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Si laureò a Cagliari in giurisprudenza. Dopo aver combattuto con grande coraggio nel conflitto mondiale, ritornò in Sardegna e fondò il Partito Sardo d'Azione. Si schierò apertamente contro il fascismo, del quale criticava l'uso della violenza nell'esercizio del potere e per questo fu vittima nella sua casa di Cagliari di una spedizione punitiva. Nel tentativo di sfuggirvi, colpì a morte uno degli assalitori. Processato e assolto per legittima difesa, fu tuttavia condannato al confino e al trasferimento nell'isola di Lipari.
Durante il confino, conobbe Fausto Nitti e Carlo Rosselli, con i quali organizzò una fuga, prima in Tunisia e poi a Parigi. Gli anni trascorsi in Francia furono particolarmente importanti perché Lussu entrò in contatto con molti intellettuali e politici italiani antifascisti, arricchendo la propria cultura e maturando la visione politica che l'avrebbe sorretto nella lotta contro il regime di Mussolini.
In seguito, con Carlo Rosselli e Gaetano Salvemini, diede vita al movimento Giustizia e Libertà. Morì il 5 marzo del 1975 a Roma.
I suoi scritti più importanti sono La catena e Marcia su Roma e dintorni, ma l'opera più famosa è Un anno sull'altipiano, scritto su insistenza dell'amico Gaetano Salvemini.
Ambientato sull'altopiano di Asiago, è una delle maggiori opere della letteratura italiana sulla prima guerra mondiale. Nel libro si fa riferimento ad una serie di episodi avvenuti tra il giugno 1916 e il luglio 1917.
Lussu, attraverso l'opera, ha descritto l'impreparazione e la presuntuosità dei generali che hanno sacrificato migliaia di vite umane pur di conquistare un terreno.
L'atmosfera che l'autore ha comunicato nelle sue pagine rispecchia una guerra che l'esercito italiano combatté sempre all'offensiva, crollando al contrattacco degli austro-tedeschi nella battaglia di Caporetto.
Nel libro, Lussu ha presentato alcuni personaggi memorabili: il ribelle Ottolenghi, il soldato Marrasi Giuseppe, il folle generale Leone, l'amico Avellini, l'umile “zio Francesco”, che era chiamato così per la sua anzianità, un giovane ragazzo che venne fucilato inaspettatamente in fronte mentre parlava con l'autore stesso e altri ancora.
Emilio Lussu
Giuseppe Ungaretti e l'Ermetismo
Un poeta molto importante che partecipò alla prima guerra mondiale fu Giuseppe Ungaretti.
La corrente letteraria cui faceva parte era l'Ermetismo, termine che non si riferisce a un vero movimento letterario, ma a un comune atteggiamento assunto da un gruppo di poeti.
I poeti ermetici intendono la poesia come momento di folgorazione, di grazia, come intuizione improvvisa del mistero della vita. Di conseguenza le loro poesie sono molto brevi, scarne, diventano poesia pura, essenziale, che si esprime attraverso poche parole di intenso valore allusivo, simbolico, capaci di evocare sensazioni straordinarie. I poeti ermetici, in modi concentrati ed essenziali, esprimono il senso di vuoto, la solitudine morale dell'uomo contemporaneo, il suo “male di vivere” in un'epoca caratterizzata da tragiche esperienze sociali e politiche come quelle della prima guerra mondiale.