Argomento: La normalità esiste?
Un matto (dietro ogni scemo c'è un villaggio)
Fabrizio De Andrè
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.
E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.
Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".
Un matto
La canzone si ispira all'epitaffio di Frank
Drummer, personaggio di Spoon River, creduto folle perché
non riusciva a comunicare i suoi pensieri attraverso il
linguaggio. Nella canzone ognuno può riconoscere il vero
personaggio presente in ogni realtà sociale, preso in giro
dalla gente, ma alla fine vincitore della sua battaglia sulla
presunta normalità di coloro che lo deridevano.
Spoon River.
« Avrò avuto diciott'anni quando ho letto Mi
era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo
qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro
che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata.
Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può
essere produttivo. »
Alda Merini
(Milano, 1931-2009)
Una poetessa e scrittrice italiana tra le più grandi di tutti i
tempi, che nel corso della sua vita ha dovuto più volte
affrontare la dolorosa realtà del manicomio. Quale poteva
essere il male che l’ affliggeva a tal punto?
La prima volta che Alda viene internata è il 1961,
quando “un giorno, esasperata dall’immenso lavoro e
dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi
del male, diedi in escandescenze e mio marito non
trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non
prevedendo certo che mi avrebbero portata in
manicomio”; questo è il racconto con cui Alda Merini
L’altra verità”.
inizia il suo libro, “ Diario di una diversa.
Alda, fin dalla gioventù, soffriva di una sindrome bipolare:
un disagio psicologico di tipo nevrotico depressivo.
Così, Alda viene rinchiusa contro la sua volontà
all’Ospedale Psichiatrico “Paolo Pini” di Milano. A quel
tempo vigeva ancora la Legge n°36 del 1904 concernente
“Disposizioni sui manicomi e sugli alienati”
le che
stabilisce: “Debbono essere custodite e curate nei
manicomi le persone affette per qualunque causa da
alienazione mentale, quando siano pericolose a sé e
agli altri o riescano di pubblico scandalo e non siano
e non possano essere convenientemente custodite e
curate fuorché dai manicomi”.
Ma una volta in manicomio, cos’ha provato Alda?
“e quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii
sul momento stesso in quanto mi resi conto di
essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto
molta fatica ad uscire […]”
Che tipo di ambiente ha trovato? “saturo di
Alda descrive il manicomio come un ambiente
fortissimi odori” , per il fatto che molti dei pazienti
orinavano e defecavano per terra. Racconta anche che
alcuni si strappavano i capelli, altri si laceravano le vesti ed
altri ancora cantavano canzoni sconce.
L’internamento di Alda dura fino al 1972 (anche se
intervallato da alcuni ritorni in famiglia). In seguito si
alternano periodi di salute e di malattia con sporadici
episodi di ritorno in manicomio, e nel 1979 Alda fa
definitivo ritorno a casa.
Il dottore agguerrito nella notte, da La Terra Santa.
Il dottore agguerrito nella notte
viene con passi felpati alla tua sorte,
e sogghignando guarda
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