Ester Sciarrabone III C
Liceo classico Empedocle
A.S. 2011/2012
Azione e crisi dell’io
Introduzione
Ho scelto di parlare dell’azione in correlazione alla crisi dell’io perché nell’azione l’uomo esprime la sua esistenza, ciò che non agisce non ha vita, è inerte, passiva, può solo subire ciò che la circonda. L’uomo agisce perché vivo, o si potrebbe forse dire al contrario: l’uomo è vivo perché agisce, opera, pensa, sogna, ma soprattutto si relaziona.
Si relaziona con tutto ciò che lo circonda, in particolare con i suoi simili, le sue azioni gli danno un’identità, una morale, si potrebbe dire in termini cristiani <sarete giudicati dalle vostre azioni> perciò l’azione dà dei connotati di ogni tipo a colui che agisce.
Ma cosa succede quando le azioni dell’uomo agite per ottenere uno scopo falliscono? L’uomo dell’Ottocento aveva dato una grande valenza al suo io e a tutto ciò che poteva realizzare, gli bastava volerlo e tutto gli era possibile, ma alla fine scopre che non è così. L’io “megalomane” dell’Ottocento scopre la sua impotenza nel secolo successivo. La grande illusione è stata smascherata, la menzogna svelata. L’uomo ha ancora il potere di agire, ma non sempre le sue azioni gli danno ciò che lui si prefigge. Questa situazione provoca nell’uomo una crisi dei valori e la perdita delle fiducie borghesi, sentendosi così come smarrito in una realtà ormai non più pienamente conoscibile.
Storia dell’arte
Edvard Munch: L’urlo
Edvard Munch con la sua opera più famosa intitolata “L’urlo”, ha dato voce e colore più di ogni altro a questo rantolo muto che percorre il Novecento, incarnando spietatamente la condizione esistenziale di questo periodo. Munch è un autore di grande forza espressiva che trova nella drammatica evidenza di cromatismo intenso e sgargiante il miglior veicolo per affermare la sua visione pessimistica della società e del mondo contemporaneo.
L’immagine realistica-simbolica di Munch nasce dai viaggi a Parigi e quindi dalla sua tendenza a superare la pura visività tipica dell’impressionismo. Egli infatti cercò di descrivere le proprie emozioni in modo da generalizzarle adattandole alla vita interiore di ogni uomo.
Nella sua pittura trovano particolare espressione i temi dell’angoscia e della disperazione in quanto sentimenti che manifestano la conflittualità interna dell’io. Per mettere a fuoco il senso di quest’opera del 1893, nessuna descrizione è più efficace di quella data dall’artista stesso:
“Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo. Ero stanco e malato. Mi fermai e guardai al di là del fiordo, il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando.”
La scena è fortemente autobiografica: la figura centrale è di un uomo privo di identità, scheletrico, con il volto che sembra un teschio concentrato nelle occhiaie vuote e nella bocca straziata che lancia un grido disperato e primordiale che si propaga intorno e si allarga in lontananza mediante delle onde costituite da linee curve di colore blu, marrone, giallo, rosso che sembrano diffondersi come amplificazioni sonore fino all’orizzonte e al cielo occupando tutto lo spazio, mentre il ponte su cui si allontanano due persone indifferenti e quasi fuoriuscenti dalla tela, sembra prolungarsi all’infinito grazie alla prospettiva tesa e obliqua che dà una lunghezza allucinante al ponte.
La tragedia e l’angoscia dell’uomo di fronte al dolore della vita sono espresse principalmente dai forti urti cromatici, dai colori cupi ed espressivi nel loro contrasto e dalla violenta contrapposizione tra il chiaroscuro: infatti vengono usati colori caldi e luminosi con colori freddi e cupi.
Italiano
Italo Svevo – La coscienza di Zeno
Il tema del disagio esistenziale dell’uomo del Novecento è tradotto in ambito letterario da una radicale innovazione nel modo di scrivere, sia per quanto riguarda la struttura narrativa sia dal punto di vista tematico, con la trattazione di nuovi temi legati alla dimensione interiore del singolo individuo.
Un esempio di questo nuovo tipo di romanzo, definito come “romanzo della crisi”, si può individuare ne “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, in cui ritroviamo appunto una struttura molto innovativa che si discosta dalla tradizione classica del romanzo dell’Ottocento.
L’opera esce nel 1923 e si presenta come una autobiografia aperta, in cui non si segue un discorso organico ma si aprono squarci su diverse situazioni e occasioni del protagonista.
Trama e personaggi
Il protagonista del libro è Zeno Cosini, un ricco commerciante triestino che vive di malavoglia con i proventi di un’azienda commerciale, per volere del padre. Arrivato all’età di 57 anni, Zeno decide di intraprendere una terapia psicoanalitica per liberarsi da vari problemi e complessi che lo affliggono, per uscire dal vizio del fumo e dalla “malattia” che lo tormenta. Lo psicanalista, chiamato nel libro Dottor S., gli consiglia di scrivere un diario sulla sua vita, ripercorrendone gli episodi salienti.
Attraverso essi si disegna la figura di un uomo inetto alla vita, “malato” di una malattia morale che spegne ogni impulso all’azione e qualsiasi slancio vitale o ideale. Zeno Cosini è un uomo che vive in un’indifferenza totale: invece di vivere la sua vita, è quest’ultima che lo travolge decidendo per lui il destino.
La sua vita è fatta di decisioni prese e mai mantenute di cui sono simbolo le tante “ultime” sigarette fumate: ogni volta egli si propone di mettere fine al suo vizio ma trova sempre la scusa per fumare un’ulteriore ultima sigaretta.
Il capitolo, intitolato “La morte di mio padre”, è l’analisi di un difficile rapporto, fatto spesso di silenzi e malintesi, fino a quando in punto di morte il padre, avendo male interpretato un gesto del figlio, lo colpisce con uno schiaffo; un equivoco che pone un doloroso sigillo alla vicenda.
Zeno passa poi a narrare la storia del suo matrimonio e di come, innamoratosi di una delle tre sorelle Malfenti, Ada, si trovi poi, passivamente, a sposare quella meno desiderata, Augusta. A quest’ultima Zeno rimane comunque legato da un tiepido ma sincero affetto, installandosi nella comodità e nella sicurezza regolata dalla vita familiare.
Questo non gli impedisce di trovarsi un’amante: un’avventura insignificante con una certa Carla, che in seguito lo abbandonerà per sposare un maestro di musica che Zeno stesso le aveva presentato.
In seguito la bruttezza di Augusta viene ridimensionata in quanto Zeno capisce che quella donna che aveva sposato quasi per dispetto, dopo essere stato rifiutato dalle due sorelle molto più affascinanti sarebbe stata l’unica possibile compagna della sua vita.
Infatti dalla sua prima apparizione, Augusta è la guida per il recupero della salute del marito: è lei che fa rinchiudere Zeno in una casa di cura, per farlo guarire dal vizio del fumo.
La saggezza di Augusta viene però via via ridimensionata da successivi giudizi che Zeno dà su di lei, fino a sembrare un miscuglio di egoismo e di superficialità molto simili ad una malattia morale.
La “storia di un’associazione commerciale” è la narrazione dei rapporti tra il protagonista e Guido Speier, divenuto suo cognato. Guido è il rivale di Zeno nell’amore per Ada. Egli ha tutte quelle doti di cui invece Zeno è privo e queste qualità, unite alla giovinezza e alla ricchezza, fanno di Guido una persona vincente.
Invece agli occhi di Zeno, le vere caratteristiche di Guido sono la mancanza di intelligenza, la meschinità e la vanità. Dopo un periodo di reciproca diffidenza, causata anche dalla gelosia di Zeno perché Guido gli ha sottratto Ada, i due diventano amici; l’azienda che costruiscono ben presto va in completa rovina.
Guido finge così un suicidio per salvare l’onore e ottenere un ulteriore prestito dalla famiglia della moglie: purtroppo sbaglia le dosi del sonnifero e per errore, muore davvero.
Occupandosi dell’azienda e dei debiti del defunto cognato, Zeno si avvicina nuovamente ad Ada, e fra loro sembra rinascere qualche sentimento: ma è solo gioco della memoria, che ancora una volta non raggiunge la realtà.
Nelle ultime pagine il protagonista dichiara di voler abbandonare la terapia psicoanalitica, fonte di nuove malattie dell’animo (infatti nella finzione del romanzo è lo psicoanalista che pubblica questo diario, per vendicarsi del suo deluso paziente) incapace di restituire all’uomo la salute, che è un bene che questo non potrà mai raggiungere.
Narratore
La coscienza di Zeno.
Ne Svevo abbandona lo schema ottocentesco del romanzo raccontato da un narratore estraneo alla vicenda e fa sì che la sola voce che il lettore immagini di ascoltare sia quella del nuovo «inetto»: Zeno Cosini. L’intero racconto scaturisce dalle parole del protagonista ed il romanzo ha, pertanto, un impianto assolutamente autodiegetico.
Coscienza di Zeno.
La non è il solito romanzo. Il libro è l’autobiografia di Zeno, di cui non sappiamo niente che non abbiamo appreso da lui stesso.
Tuttavia, lungi dal confidarci con lui, dubitiamo ora della sua lucidità, ora della sua buona fede. Dice la verità, vuole ingannarci o si inganna lui stesso? Noi non ne sappiamo niente.
Non riusciamo a giudicare Zeno, non riusciamo neanche a identificarci con lui. Egli rifiuta infatti la complicità che istituisce abitualmente l’uso della prima persona, e si rivolge al lettore come a un testimone che vuole convincere.
Probabilmente, con un umorismo che costituisce una delle maggiori attrattive del racconto, Zeno stesso denuncia la sua doppiezza.
Tempo e struttura
L’insicurezza che si crea così nell’“io” narrante produce una serie di dubbi e di interrogazioni nel lettore. Pertanto Zeno non può condurre ordinatamente la narrazione, seguendo il cosiddetto “tempo oggettivo” del romanzo ottocentesco.
Il tempo della narrazione diviene quindi il tempo interiore della coscienza, un “tempo misto” poiché gli avvenimenti sono sempre alterati dal desiderio del narratore. Significativo di come Zeno percepisca la realtà in rapporto alla propria nevrosi è come la malattia abbia come sola cura possibile un’illusione.
Queste nuove tematiche permeate sulla nevrosi e sul rapporto realtà-coscienza vengono affrontate attraverso nuove strutture narrative. Viene così adottata la “struttura aperta”: la vicenda si sviluppa seguendo un percorso tematico, affrontando questioni diverse legate alla nevrosi del protagonista.
Infatti dopo la prefazione del dottor S. ed un preambolo in cui Zeno racconta i propri tentativi di risalire alla prima infanzia, gli argomenti dei vari capitoli sono: il vizio del fumo e i vari sforzi per liberarsene, la morte del padre, la storia del proprio matrimonio, il rapporto con la moglie e la giovane amante, la storia dell’associazione commerciale con il cognato Guido Speier; alla fine si colloca il capitolo Psico-analisi, in cui Zeno sfoga il proprio livore contro lo psicoanalista e racconta la propria presunta guarigione.
Filosofia
Materie e argomenti
Italiano: Italo Svevo (La Coscienza di Zeno);
Filosofia: Sigmund Freud;
Storia: Nazismo, Adolf Hitler;
Storia dell'Arte: Edvard Munch (L'Urlo);
Latino: Sant'Agostino (Le Confessiones);
Greco: Cosmopolitismo e Individualismo in Età Ellenistica;
Geografia: i terremoti.