Istituto Tecnico Industriale Statale
“Amedeo di Savoia Duca d'Aosta”
2007/2008
Anno scolastico:
Giangiuliani Martina.
Studentessa:
Liceo scientifico tecnologico-progetto Brocca
Indirizzo: .
5Blst
Classe:
Camminavo lungo la strada
“
con due amici- quando il sole
tramontò- il cielo si tinse
all’improvviso di rosso
sangue- mi fermai, mi
appoggiai stanco morto a un
recinto- sul fiordo
neroazzurro e sulla città
c’erano sangue e lingue di
fuoco- i miei amici
continuavano a camminare e
io tremavo ancora di paura-
e sentivo che un grande urlo
infinito pervadeva la natura ”
Edward Munch
In una Europa che precipita verso i due conflitti mondiali, per poi arenarsi definitivamente nel disastroso scenario della guerra fredda, il progresso (protagonista indiscusso del secolo ottocentesco) porta con sé contraddizioni politiche e sociali, che mettono in crisi le filosofie razionalistiche e positive dell’Ottocento stesso. Alle parole d’ordine “oggettività” e “metodo scientifico” si sostituiscono i concetti di “soggettivismo” e “relativismo”: il Novecento è in sostanza l’epoca della crisi, e al contempo della nascita di nuovi progetti culturali e antropologici.
Profonde trasformazioni politiche, sociali economiche e culturali, segnano l’inizio del secolo: è un processo imponente, che dà origine a quel disorientamento culturale, a quel disagio della civiltà, che vengono più volte e diversamente trattati dagli intellettuali e dagli artisti del secolo, ora entusiasti di fonte alle modernità, ora ferocemente avversi. Già alla fine dell’Ottocento razionalismo e positivismo erano entrati in crisi profonda, che aveva dato linfa alla nuova sensibilità decadente. Era crollato il mito positivo della credibilità oggettiva del mondo: erano state poste in discussione le pretese certezze scientifiche che, avevano improntato il sapere del razionalismo positivista, secondo il quale:
- Esiste al di fuori del soggetto una realtà, con precise coordinate spazio-temporali;
- La realtà, e nello specifico tutti i fenomeni sono quantificabili, misurabili, conoscibili;
- L’io del soggetto che percepisce, può essere conosciuto con obiettività e precisione.
All’inizio del Novecento, invece, categorie interpretative quali “verità”, ”oggettività”, ”metodo scientifico”, vanno definitivamente in frantumi, sotto i colpi di alcune nuove teorie scientifiche, come la teoria della relatività di Einstein, la scoperta della psicoanalisi da parte di Freud, la teoria copernicana appunto da parte di Copernico; tutte queste teorie finiscono con il demolire le certezze fondate sull’assolutezza dei concetti di spazio, di tempo e di causa-effetto: violata la fiducia nel mondo esterno, cade una cultura millenaria, senza che una nuova percezione della realtà, altrettanto compiuta e credibile, ne prenda il posto. Cambia in conclusione l’immagine della scienza: se prima si credeva che la conoscenza scientifica, fosse in grado di raggiungere una descrizione veritiera della realtà, superando i propri limiti attraverso un progresso incessante, solo con l’avvento di nuove teorie, si comincia a ritenere che il sapere scientifico è qualcosa di relativo, di limitato nelle sue pretese verità, a causa del valore “convenzionale” delle sue affermazioni e metodologie. Si può quindi generalizzare, affermando che, il Novecento è il secolo caratterizzato dalla messa in discussione della scienza dell’uomo, la quale non deve essere necessariamente intesa come fenomeno negativo, ma più che altro come una riscoperta dell’uomo nel mondo.
Italo Svevo: La coscienza di Zeno
Primo Levi: Se questo è un uomo
Italo Svevo
Ad una certa età nessuno
di noi è quello cui madre
natura lo destinava; ci si
ritrova con un carattere
curvo, come la pianta che
avrebbe voluto seguire la
direzione che segnalava la
radice, ma che deviò per
farsi strada attraverso le
pietre, che le chiudevano il
passaggio”.
La vita
Italo Svevo, segna il passaggio nella narrativa italiana, dall’osservazione naturalistica del reale, all’auto-analisi della vita quotidiana, e compie un tragitto che lo rende prossimo ai grandi romanzieri del Novecento. Hector Aron Schmitz (in arte Italo Svevo) nasce nel 1861 a Trieste da una famiglia di origine ebraica benestante, proveniente dall'Ungheria. Sulle orme del padre, Ettore compie studi commerciali, prima in Germania e poi a Trieste. Nel 1880 con il fallimento dell'azienda paterna, si impiega in banca, iniziando la collaborazione con l'«Indipendente» giornale di ampie vedute socialiste. Nel 1892 avviene la
Una vita,
pubblicazione del suo primo romanzo opera che viene sostanzialmente ignorata dalla critica e dal pubblico. Nel 1896 Svevo, convertitosi al cattolicesimo,
Senilità
si sposa con Livia Veneziani e nel 1898 pubblica il secondo romanzo, (il cui protagonista è ispirato al pittore bohemièn Umberto Veruda conosciuto nel 1886); anche quest'opera passa però sotto silenzio. Dimessosi dalla banca, Svevo entra nell'azienda del suocero. Nel 1907 conosce lo scrittore irlandese James Joyce e, dopo il 1910, entra in contatto con la psicoanalisi freudiana tramite Edoardo Weiss zio di sua moglie, entrambi gli eventi influenzeranno la successiva produzione letteraria. Un altro importante evento nella vita di Svevo è lo scoppio della prima guerra mondiale durante la quale l'azienda nella quale lavorava per conto dei
La
suoceri fu chiusa dagli austriaci. Nel 1919 l'autore comincia a scrivere
coscienza di Zeno, che viene pubblicato nel 1923. Nel 1925 scoppia il "caso Svevo": una vivace discussione si apre intorno allo scritto su Zeno. Nel 1928 inizia
Il vecchione o Le confessioni del vegliardo,
un quarto romanzo, ma nello stesso anno l'autore muore, in seguito alle ferite e ai problemi cardio-respiratori causati da un incidente stradale.
Anche sul piano del gusto letterario e delle scelte di poetica Svevo muove da maestri diversi: da un lato i realisti e i naturalisti (Balzac, Flaubert e Zola); dall'altro invece Bourget, creatore del romanzo psicologico e Dostoevskij, che aveva scandagliato le piaghe più riposte della psiche umana. Nell'ambito della letteratura italiana l'opera di Svevo segna proprio il trapasso dal verismo a una nuova visione e descrizione del reale, più analitica e introversa, svincolata da certe cristallizzazioni tradizionalmente presenti nella narrativa, quali il personaggio, le ordinate categorie temporali, l'univocità degli eventi: si tratta naturalmente di un'acquisizione progressiva, poco visibile nel suo primo libro, nettissima nella Coscienza di Zeno.
I dati realistici - la raffigurazione dei vari ceti (borghesi o popolari che siano), la rappresentazione dell'ambiente, le descrizioni degli accadimenti - vanno incontro, nelle pagine di Svevo, a una crescente interiorizzazione, vengono cioè usati sempre più come specchi per chiarire i complessi e contraddittori moti della coscienza. Al centro delle storie l'autore pone sempre un solo personaggio, al quale gli altri fan da coro, per lo più antagonista: un individuo abulico e infelice, incapace di affrontare la realtà e che a essa costantemente soccombe, ma che nello stesso tempo tenta di nascondere a se stesso la propria inettitudine, sognando evasioni, cercando diversivi, giustificazioni e compromessi.
Nell'analizzare questi processi, l'inconscio, le sue canalizzazioni e le sue mascherature, Svevo smonta l'io del protagonista, rivelando ironicamente, e talora comicamente, le non semplici stratificazioni della psiche, tutta la sua instabilità, in cui passato e presente, ricordi e desideri si intrecciano reciprocamente. Ma questa indagine è anche carica di un affetto dolente, quasi che l'autore volesse salvare dall'estrema umiliazione della condanna il suo eroe negativo, che è in fondo il risvolto irredimibile di noi stessi, e la cui malattia è da assimilare alla crisi di un'intera società.
Portatore di innovazioni straordinarie, Svevo non ottenne grande successo, se non alla fine degli anni Sessanta, quando entrò a far parte dei classici della letteratura italiana: causa di questo tardivo successo fu certamente la cultura mitteleuropea, più viennese che italiana, che fece sì che egli non avesse mai alcun rapporto con la cultura letteraria fiorentina, allora egemone a livello nazionale. Inoltre in Italia la psicoanalisi penetrò solo negli anni Sessanta; e la mancata conoscenza del pensiero di Freud era certamente un ostacolo alla comprensione della grandiosità della Coscienza di Zeno.
In secondo luogo, Svevo è totalmente estraneo all'idea di arte propria dei letterati e critici italiani: la sua visione di scrittura come igiene appariva incomprensibile ai suoi contemporanei. Inoltre,
La poetica dell’introspezione
Già nelle sue prime opere narrative, Svevo dà prova di uno stile e di un’inettitudine narrativa davvero particolarissimi: egli trovandosi tra il “malessere” del decadentismo, e l”occlusione”
poetica dell’introspezione. Il
dell’ermetismo, fonda una personale corrente letteraria, la problema
della lingua della lingua è sempre stato uno dei nodi della letteratura italiana; in particolare gli scrittori dell’Ottocento e del primo Novecento, hanno dovuto fare i conti con l’assenza di una lingua adatta per narrare e comunicare, avendo la tradizione italiana elaborato piuttosto un codice linguistico raffinato ed aulico, più adatto alla poesia che non alla prosa. Svevo, paradossalmente, ha una preparazione scolastica soprattutto tecnico commerciale (in tedesco), e non può dunque conoscere il toscano di “prima mano”. Questa sua manchevolezza, avrà grande peso nelle sue composizioni letterarie essenzialmente per due aspetti: le incertezze morfo-sintattiche (quasi costante nelle sue opere è l’uso scorretto delle proposizioni, impiegati in espressioni che sono calchi del tedesco), e le incertezze lessicaliche si traducono ora in un vocabolario arcaicizzante, e ora in un vocabolario sciatto e povero. Tuttavia per quel che riguarda il secondo aspetto bisogna notare un fatto importantissimo: Svevo è uno scrittore che ha poca familiarità con il toscano parlato, ma è tutt’altro che illetterato ed ingenuo, pertanto la sciattezza e la quotidianità di certi passi possono essere dettate da ragioni stilistiche e formali. È lecito ipotizzare infatti, che lo stesso Svevo, intenda riprodurre con una prosa scialba e uniforme proprio la banalità e la monotonia della psicologia e della vita dei suoi personaggi: il vocabolario è povero, perché povera è l’esistenza dei suoi protagonisti. La soggettiva poetica di Svevo, si libera degli schemi naturalistici, e dalle dipendenze dell’estetismo, e si concentra sull’inagine psicologica dei personaggi: l’espressione della vita interiore è al centro delle opere dello scrittore triestino. Egli è uno dei primi narratori del Novecento a staccarsi dall’idea di romanzo come resoconto di fatti, inquadrati in una perfetta cornice cronologica ed ambientale. Superata la “barriera del naturalismo” del racconto d’intreccio fondato su precise leggi effetto-casuali e temporali, il romanzo sveviano diviene discorso incentrato sull’interiorità, sull’analisi dei meccanismi profondi della psiche, sul giudizio dei fenomeni dell’io, il tutto da un punto di vista del tutto parziale e soggettivo. Il monologo interiore diviene la tecnica più caratteristica dello stile sveviano, che si muove per lo più nel ben delineato orizzonte dei ricordi. Per Svevo la letteratura rappresenta un’attività marginale e privata, utile a capire se stessi, necessaria per indagare il proprio io, e per scoprire le proprie nevrosi. I tre romanzi dello scrittore triestino,
Il protagonista della vicenda, è Alfonso Nitti, il
quale si suicida per la sproporzione tra il sogno e
“Una vita” la realtà cui non si adegua: è il primo dei
“teoristi” sveviani, sognatori e malati di
inettitudine.
Emilio Brentani, sopravvive nel ricordo idealizzato dell’amata: è l’uomo vecchio prima di aver vissuto. Da un punto di vista sociale, egli
“Senilità” e un piccolo borghese, ma dal punto di vista psicologico, è un inetto: Emilio mente a se stesso perché ha paura di scoprirsi, misero e finito: l’amore per Angiolina sarà un raggio di luce nella sua esistenza. Tuttavia, proprio tramite il rapporto con Angiolina, scaturirà il vero Emilio, uomo debole e fragile.
Zeno Cosini, grazie allo scetticismo sconfigge la “passione romantica” proprio di chi vive in maniera eccessiva. Zeno, in cura dal dottor S, apprende
“La coscienza che la vita è “originale”, che non si presta a grandi
di Zeno” ideali o lotte, e impara in sostanza a convivere con i
suoi limiti e con la sua realtà più oscura ed
interiore. Egli accetta una guarigione psichica
imperfetta, come sosta dal “male”: ironia ed
indifferenza sono le sue armi vincenti.
La coscienza di Zeno
“ ” è il capolavoro indiscusso
di Svevo-che al suo apparire destò l’ammirazione di
James Joyce ed Eugenio Montale-che segna a tutti gli
effetti il trapasso dal verismo, all’intospezione
psicologica. Zeno Cosini, protagonista del
romanzo, seguendo il consiglio del suo psicoanalista, ha
l’ultima arma per vincere l’inarrestabile “malattia”, che
lo perseguita da anni, l’inettitudine della vita: raccontare
la storia della propria esistenza attraverso le tappe
salienti che ne hanno scandito il corso: il rapporto con il
padre, il vizio del fumo, il matrimonio ed il tradimento, il
lavoro…. Alla radice del disagio di Zeno c’è la sua
personalità abulica, incapace di aderire al mondo e di
La coscienza di Zeno”,
affrontare la realtà. Con “ la
psicoanalisi e l’inconscio irrompono per la prima volta
nella narrativa italiana, scardinando con ironia corrosiva
il personaggio, interiorizzando la vicenda e decretando
l’avvento degli eroi negativi, votati al fallimento, nel
romanzo moderno. Il fumo la morte
Psico-analisi di
mio padre
La
coscienza
di
Zeno la storia
Storia di del
un’associazione matrimonio
commerciale la moglie
e
L’amante La
I. Svevo: “
coscienza di Zeno ”
La realtà è concepita in rapporto alla
coscienza del soggetto alla sua
malattia e nevrosi inattendibile
Il tempo della narrazione diviene
il tempo interiore della coscienza
Gli avvenimenti, presentati secondo
gli accostamenti analogici della coscienza,
sono alterati dal desiderio del narratore
Rimozione Monologo interiore Magritte, Doppio segreto
Vicinanza Discorso diretto libero
stilistica a Joyce:
Joyce Tema della Paralisi
Freud: la nascita della psicoanalisi
1° topica: I luoghi della psiche
fuori
La maggior parte della vita mentale si svolge dalla coscienza.
L’inconscio conscio
costituisce la realtà abissale primaria di cui il è
solo la manifestazione visibile.
Preconscio: ricordi che, pur essendo momentaneamente inconsci, possono divenire
Inconscio consci, in virtù di uno sforzo dell’attenzione.
Rimosso: elementi psichici stabilmente inconsci
che sono mantenuti tali da una forza specifica-
la rimozione- che può venir superata solo in virtù
tecniche apposite. ipnosi
di -
- Libere associazioni
- Transfert
2° topica: Le tre istanze della psiche
Es: polo pulsionale della personalità
Super-Io: l’insieme delle proibizioni che sono instillate all’uomo
i primi anni di vita e che poi lo accompagnano sempre
Io: parte organizzata della personalità che si trova a dover equilibrare
le pressioni e le esigenze dell’Es, del Super-Io e del mondo esterno
Normalità nevrosi
I sogni come appagamento camuffato Savinio, l’annunciazione
di un desiderio rimosso
Conoscenza dell’inconscio Lapsus, errori, dimenticanze quotidiane
La trama
Il fumo: Zeno narra come ragazzino, abbia iniziato a fumare (soprattutto per emulare il padre che, psicoanaliticamente, è amato, e contemporaneamente anche rivale); come abbia vanamente tentato di liberarsi dal vizio con l’aiuto della moglie e di un medico; come abbia accettato il fumo, in quanto alibi della sua condizione di malato.
La morte di mio padre: è il capitolo centrale della lettura psicanalitica del romanzo: è infatti un altro tema freudiano, la necessità per l’adolescente di liberarsi dalla figura paterna (vista come autorevole ed oppressiva), per giungere alla maturità. Qui Zeno narra il rapporto con il padre: in particolare si sofferma sul drammatico momento dell’agonia, quando il vecchio ha un momento inconsulto, che lo stesso Zeno crede essere uno schiaffo (massima punizione paterna). A questo consegue la consapevolezza del protagonista ormai trentenne, della sua condizione di orfano, e l’impossibilità per egli stesso di protrarre una ridicola adolescenza.
La storia del matrimonio: alla disperata ricerca di un padre supplementare, Zeno, racconta di come conosce un ricco e solido borghese, Giovanni Malfenti, ed inizia a frequentarne la casa. L’uomo ha quattro figlie: Zeno decide di innamorarsi di una di loro così da ritrovare nel suocero una figura paterna. La scelta cade sulla bella Ada, la quale tuttavia,
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Tesina sul Novecento

- Italiano: Italo Svevo (La coscienza di Zeno), Primo Levi (Se questo è un uomo);
- Storia: Seconda guerra mondiale;
- Inglese: James Joyce (Dubliners);
- Scienze: il pianeta Terra.