Estratto del documento

Istituto Professionale Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera

Percorso multidisciplinare in

Tecniche dell’Accoglienza Turistica

Nihil: ad augusta per angusta

Candidato

Simone Perrone

2016

Indice

Introduzione p. 5

Capitoli

  • I. p. 7
  • II. p. 11
  • III. p. 23
  • IV. p. 25
  • V. p. 29

Conclusione p. 33

Approfondimenti p. 35

Ringraziamenti p. 49

Bibliografia p. 51

Introduzione

“Dio è una risposta grossolana, un’indelicatezza verso noi pensatori:

anzi, non è altro che un grossolano divieto contro di noi:

non dovete pensare!”

(F. Nietzsche, Ecce homo)

Quanto per mezzo di questa esposizione multidisciplinare mi sono proposto di argomentare consta d’un argomento che per sua natura - da intendersi nell’accezione più assolutistica del termine – esulerebbe oltreché da ogni possibile dissertazione, anche e soprattutto da qualsiasi facoltà di matrice umana, benché essa sovente si presti alle intuizioni degne del più sommo grado della ratio. Ciononostante, il prelibato trancio del tema del nulla che ho deciso di mettere per iscritto attraverso le pagine che seguiranno – nonché le parole che avrete modo di udire a suo tempo -, per me è sempre stato un allettante punto di riflessione su cui erigere la mia personale consapevolezza del tutto; e dovendo, seppur in maniera succinta, adempiere alle direttive promulgate circa la redazione del presente documento, mi si perdoni in partenza l’esiguità della trattazione in confronto alla ben più vasta ed esaustiva dissertazione che invero meriterebbe un tema così delicato ed ampiamento controverso.

Quantunque il mio impegno sia stato rivolto nell’unica direzione di intessere un discorso monolitico, a causa della naturale diversità insita nella pluralità delle discipline che in questo percorso s’articolano, non m’è stato possibile, se non per vie traverse, far sì che il tutto risultasse perfettamente omogeneo. I lettori più avveduti avranno modo di appurare quanto è stato mia premura avvisar loro sin da principio. Ad ogni modo, la ponderata divisione in capitoli che guidano lo sviluppo della tesi è da intendersi come parte di quell’indefesso sforzo verso la più inscindibile forma d’integrità.

Ciò che, invero, ha fatto sì che decidessi di esporre il tema in questione è scaturito dalla lettura del capolavoro per antonomasia di Michael Ende: La Storia Infinita, narrazione fantastica in cui il tema del nulla riveste un ruolo preponderante, e lascia al lettore il piacere della scoperta delle infinite interpretazioni esperibili, le quali, a buon titolo, rendono possibile lo sviluppo di una storia senza fine.

Lungi dall’essere adocchiato quale astrusa speculazione teoretica intorno ad un tema prescelto della filosofia, quel ch’è mia intenzione trasmettere a coloro i quali avranno l’accortezza - nonché la tolleranza – di prestar ascolto a quanto avrò a dire, afferisce a quell’intrepido sentiero tracciato dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche attraverso cui il sistema di credenze occidentali – il quale affonda le radici nell’antica cultura greca, in particolar modo nel platonismo -, dapprima disincantato e smantellato, viene ricreato sulla base di nuovi e più duraturi ideali, determinando così il passaggio dal nichilismo passivo a quello attivo.

Infatti, il fatto che «Dio è morto» apre la strada alla venuta d’un nuovo tipo di uomo, il quale, dopo aver accettato con serenità l’insensatezza del mondo non decide di riporre le sue speranze a favore di entità trascendenti, non fonda la sua morale su aspetti prettamente metafisici, non rifiuta la vita: al contrario, accettandola per quel che è, egli supera la penuria ideale che gl’è calata innanzi travalicandola con la forza del suo spirito, e con l’affermazione di se stesso, giungendo, dunque, ad essere un altro tipo d’uomo: un Übermensch. 5

Il movimento del superomismo teorizzato in Germania, in Italia, trova il suo massimo esponente in Gabriele D’Annunzio, che mutuando il concetto originale di Übermensch diviene un vate, facendo della propria vita un’opera d’arte degna di contemplazione. La profonda ricerca estetica del D’Annunzio, seguita dal suo gusto per l’arte e la vita, nonché le eroiche vicende belliche (l’impresa di Fiume, il volo su Vienna, l’impegno politico antecedente e posteriore alla Prima Guerra Mondiale), rendono la narrazione del poeta abruzzese un’epopea in cui traspare chiaramente l’influsso del movimento del superuomo che, tuttavia, in D’Annunzio accende il carattere d’un uomo d’élite che rifiuta la mediocrità borghese e vive nel lusso più sfarzoso ponendosi al di sopra di ogni cosa e divenendo modello di riferimento per l’intera umanità.

Tanto Nietzsche quanto D’Annunzio si trovano a vivere nell’epoca segnata dalla profonda crisi intellettuale preannunciata dal francese Charles Baudelaire nei suoi scritti. La decadenza in cui riversa il panorama storico-culturale a partire dalla seconda metà dell’Ottocento prende, a buon diritto, il nome di Decadentismo, il quale si propone come una crisi del Positivismo e determina un ritorno allo spiritualismo e all’irrazionalismo, identificabile oltreché in Nietzsche anche nel suo predecessore ideale, Arthur Schopenhauer.

Un ulteriore contributo al progresso della civiltà umana fu concesso dai francesi Nicolas Appert e Louis Pasteur durante la Belle Époque, grazie alla scoperta di nuovi metodi di conservazione che migliorarono la qualità dei generi alimentari e, conseguentemente, favorirono lo sviluppo dell’industria. I considerevoli cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni dell’800 ed i primi del ‘900 vedono, inoltre, una cospicua diffusione del cioccolato anche fra i ceti meno abbienti, fra i quali iniziò a diffondersi l’impiego di una certa impostazione a tavola caratterizzata dall’uso delle posate e dei piatti piani, e dalla diffusione di alcune regole di buona educazione come il divieto di toccare con mano le vivande in comune.

In questo periodo di relativo benessere si collocano le rivoluzioni nel campo turistico segnate dall’imprenditore svizzero César Ritz, fondatore dell’omonima catena alberghiera le cui principali strutture sono quelle ubicate a Londra, Parigi e Roma. Grazie alle sue spiccate intuizioni, Ritz venne insignito della nomina di “King of hoteliers and hotelier to kings”, da cui ne derivò il termine inglese ritzy, sinonimo di eleganza e fasto.

Ch’ora s’intenda appieno il significato del titolo della mia esposizione non è ciò a cui auspico. E in verità, se la presente introduzione fosse sufficiente a rivelarne il senso, non avrei ragioni a sufficienza per proseguire oltre. È solo contando sull’insufficienza ch’essa manifesta che confido nella bontà della vostra predisposizione all’ascolto, acciocché siate abbastanza motivati per seguitare assieme questo affascinante sentiero, “reo” del sommovimento costruttivamente destabilizzante che in me ha favorito il nascere dell’inclinazione filosofica. Buon prosieguo!

6

Capitolo I

“I quaderni, i libri di scuola, l’astuccio portapenne,

tutto saltellava e ticchettava nella cartella.

Si sentì delle fitte nel fianco,

ma continuò a correre.”

Sinossi

In una fredda e uggiosa mattinata di novembre Bastiano Baldassare Bucci, un ragazzino basso e grassoccio, irruppe in un negozio per sfuggire alle prepotenze dei suoi compagni di scuola. Da subito il ragazzo, benché fosse affannato e spaventato, scorse all’interno della stanza un’opulenza smisurata di libri e volumi di ogni misura e genere: taluni riposti in degli scaffali, talaltri ammonticchiati sul pavimento, altri ancora disposti su delle tavole antiquate. Mentre perlustrava scrupolosamente l’ambiente, notò in lontananza dei leggeri anelli di fumo levarsi dietro una grande poltrona di cuoio consunto: lì, dopo aver udito il mormorio di un tale, vi trovò un uomo: il signor Carlo Corrado Coriandoli. Questi, ometto dall’aspetto grosso e tarchiato, dopo aver interloquito con tono austero ed infastidito con Bastiano circa le ragioni per le quali si trovava nel suo negozio, i suoi interessi, la sua famiglia, ed i suoi meriti scolastici, si allontana nella stanza attigua per rispondere al telefono, lasciando incustodito il libro che stava leggendo, sul quale cadde immediatamente l’attenzione del giovane fuggitivo. Bastiano, la cui unica passione era la lettura, da subito si sentì attratto misteriosamente da quel tomo, al punto che, non appena gli si profilò l’occasione propizia, decise di rubarlo.

«Senza far rumore camminò a ritroso fino alla porta, tenendo ansiosamente d’occhio l’altra porta, quella che dava nello studiolo. Premette cauto la maniglia. Voleva a tutti i costi evitare che i campanellini d’ottone si mettessero a cantare, perciò aprì la porta a vetri solo quel tanto che gli bastava per sgusciar fuori. Poi, lento e cauto, la richiuse dall’esterno. Solo allora cominciò a correre. […] Aveva rubato. Era un ladro».

Presa coscienza del fatto che non sarebbe più potuto tornare a casa per la colpa di cui si era macchiato, decise di fuggire e di nascondersi nell’amplia e polverosa soffitta della sua scuola: l’unico posto in cui nessuno avrebbe mai potuto cercarlo e trovarlo. Qui, toltosi di dosso gli indumenti gelidi e fradici, elesse a sua dimora delle stuoie utilizzate per praticare esercizi ginnici, e con delle coperte militari malconce si assicurò un po’ di calore. Incurante della penuria di viveri alimentari cui era sottoposto - e ignorando il tempo che avrebbe trascorso nella soffitta - si apprestò a leggere il libro sottratto al signor Coriandoli: La Storia Infinita.

Il libro inizia con i balzi frettolosi di un Fuoco Fatuo (una delle tante specie che popolano il Regno di Fantàsia) in viaggio in tutta fretta per consegnare un messaggio all’Infanta Imperatrice, la magnanima sovrana del reame. Casualmente il Fuoco Fatuo, Blubb, incontra altre creature che si rivelano essere latori del medesimo messaggio nei confronti dello stesso destinatario. Il Nulla sta dilagando ovunque, lentamente ma con risoluta costanza sta distruggendo Fantàsia: questo il messaggio da consegnare. Essi ritengono che l’Infanta Imperatrice sia l’unica che possa dipanare tale cataclisma. Ma il Fuoco Fatuo e le altre creature ignorano un fatto ben più grave: la stessa Imperatrice è affetta da una malattia che, lenta e inesorabile, proprio come il Nulla, la sta uccidendo. Nessun medico è in grado di capire cos’abbia e in quale maniera sia possibile curarla.

7

Il più valente fra lo stuolo di medici presenti nella Torre d’Avorio (la residenza ufficiale dell’Imperatrice), il centauro Cairone, viene incaricato dalla sovrana in persona di informare Atreiu, un Pelleverde delle zone del Mare Erboso, circa la possibilità di compiere in suo favore la Grande Ricerca per trovare un rimedio al male che si dispiegava in ogni anfratto di Fantàsia. Atreiu, non appena giunse a conoscenza delle disgrazie che stavano abbattendosi sull’intero regno, partì senza alcun tentennamento alla Grande Ricerca, rinunciando alla caccia che lo avrebbe annesso ufficialmente fra gli adulti della comunità dei Pelleverde.

Dopo aver ricevuto l’insegna dell’Imperatrice, l’AURYN, Atreiu inizia il suo viaggio, passando per i più disparati terreni di Fantàsia – dalle Montagne d’Argento alla terra degli Alberi Cantanti, dal Bosco Frusciante alle Montagne Morte, dalla Selva delle Colonne alla Città dei Fantasmi, etc. – dove affronterà numerose minacce che metteranno a dura prova tanto la resistenza fisica quanto quella psicologica. Grazie ai consigli ricevuti da alcune delle creature che popolano il Regno (la vecchissima Morla, Ygramul, i Bisolitari, Uyulala, etc.), e all’incommensurabile supporto fornito dal Drago della Fortuna Fùcur, Atreiu riuscirà, dopo varie traversie, a trovare quel “Figlio d’Adamo” che l’oracolo di Uyulala gli aveva comandato di cercare. Costui è l’unica creatura in grado di dare un nuovo nome all’Infanta Imperatrice e con ciò risolvere la sua malattia e interrompere l’avanzata del Nulla: «se un figlio dell’uomo a noi venisse, [...] se la nostra realtà gli sovvenisse, allora sì, sarebbe la salvezza. Loro sono vicini, ma noi quanto, quanto lontani noi da loro siamo!».

Allorché Bastiano intuisce che solo lui può trovare un nuovo nome all’Infanta Imperatrice e salvare così l’intero Regno di Fantàsia, desidera di entrare a far parte della Storia Infinita e pronuncia il nuovo nome dell’Imperatrice: Fiordiluna. In questo modo il ragazzo si ritrova improvvisamente immerso in Fantàsia, e, subito dopo, innanzi agli «occhi d’oro» dell’Infanta Imperatrice, Fiordiluna, da cui riceverà il Pantakel (AURYN) che lo proteggerà durante tutta la sua permanenza nel Regno. Così, facendo ricorso alla sua fantasia, Bastiano inizia ad esprimere desideri che trovano immediata realizzazione: crea Perelun, il Bosco Notturno; Goab, il Deserto Colorato, e con essi la flora e la fauna che li compongono; il drago Smarg; gli Acharai; etc. Di desiderio in desiderio, tuttavia, il ragazzo si ritroverà a perdere progressivamente la sua identità, dovendo infine lottare per poter far rientro nel suo mondo di appartenenza.

In seguito ad innumerevoli peripezie, avventure, disavventure, lotte, tentennamenti, e quanto di più possa esservi, Bastiano, dopo aver dimenticato persino il suo nome, riuscirà a trovare la sua vera volontà.

Sospinto da essa troverà, infine, la via che conduce alle Acque della Vita, il cuore pulsante dell’AURYN, l’unico luogo attraverso cui potrà tornare nella sua terra natia. E tuttavia, con qualcosa di diverso e di più rispetto a prima della sua dipartita. Qualcosa che gli consentirà di far uso di tutte le esperienze vissute in Fantàsia per poter vivere sempre con letizia e amenità anche le situazioni più spiacevoli e incresciose.

Questo, naturalmente, senza abbandonare del tutto l’Infanta Imperatrice, Atreiu, Fùcur e le altre creature incontrate durante la sua epopea, poiché, come confidatogli dal signor Coriandoli, «ci sono una quantità di porte che conducono in Fantàsia. […] Inoltre non ci sono solo libri, ma anche altre possibilità per andare in Fantàsia e ritornarne. Te ne accorgerai».

Dal romanzo si apprende un’importante lezione di vita: solo sull’orlo del baratro si percepisce la valenza di ciò che si ha, quantunque esigui tali possedimenti possano essere. Non si rinunci mai ai sogni: essi costituiscono la via regia per accedere a Fantàsia, e di lì, alle più recondite speranze ed ambizioni attraverso cui ciascuno può realizzare se stesso, senza la necessità di cercare d’essere altro da quel che è. Perciò, desta l’immaginazione, ferma la memoria della propria identità, decisa volontà d’azione e speranza di miglioramento. Via il Nulla!

Un fragore subitaneo echeggia nel cielo. Terse squame di madreperla riflettono il bagliore del Sole che va scemando dietro la Torre d’Avorio. Un tinnulo suono echeggia nell’aria: «Fantàsia ha bisogno anche di te! Avanti! Andiamo!». «Allora… non vorresti vedere Fiordiluna, Occhi d’Oro, Sovrana dei Desideri?», si ode pronunciare da un bambino basso e grassoccio. Una mano lambisce le mie dita. Per un istante l’infinito mi appartiene. Un sorriso schiude le mie labbra: l’attimo è mio. Per sempre. La fine rasenta il principio. «Alla Torre!». Un bronzeo ruggito sommuove la terra ed i cieli. Fùcur, Atreiu e Bastiano Baldassare Bucci sono qui. Una nuova avventura sta per iniziare…

Ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta. 9

10

Capitolo II

L’assetto culturale che si profilò a partire dagli ultimi due decenni dell’Ottocento prende il nome di Decadentismo, un movimento di contestazione verso il Positivismo, il quale aveva visto l’affermarsi di una smisurata fiducia nelle scienze positive, nel progresso scientifico e nelle capacità razionali dell’uomo. Sono questi i valori che i decadenti condannano aspramente nelle loro composizioni letterarie, filosofiche ed artistiche. Dal punto di vista etico, nel Decadentismo vi è un ritorno alla dimensione irrazionale ed istintuale dell’uomo, si assiste ad una riscoperta della dimensione mistica, nonché ad una rivalutazione del surreale e del fantastico. È con tali connotazioni che nascono i poeti decadenti, il cui capostipite e precursore fu il francese Charles Baudelaire, duramente criticato dalla società del suo tempo per i contenuti scandalosi dei suoi testi. Nelle trattazioni dei poeti “maledetti” – così definiti dai loro coevi – assunse un ruolo preponderante l’individuo assieme alle sue domande esistenziali legate alla condizione umana e al suo ruolo all’interno della natura. È sulla base di questo scenario che il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche fonderà il suo sistema filosofico basato sull’affermazione e l’esaltazione individuale, sulla demolizione del diffuso scientismo e sulla riscoperta della primordiale natura dell’uomo, dimenticata e sostituita con la ragione.

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Sintesi

Introduzione Nihil: ad augusta per angusta, tesina

Quanto per mezzo di questa esposizione della tesina multidisciplinare mi sono proposto di argomentare consta d’un argomento che per sua natura - da intendersi nell’accezione più assolutistica del termine – esulerebbe oltreché da ogni possibile dissertazione, anche e soprattutto da qualsiasi facoltà di matrice umana, benché essa sovente si presti alle intuizioni degne del più sommo grado della ratio. Ciononostante, il prelibato trancio del tema del nulla che ho deciso di mettere per iscritto attraverso le pagine che seguiranno – nonché le parole che avrete modo di udire a suo tempo -, per me è sempre stato un allettante punto di riflessione su cui erigere la mia personale consapevolezza del tutto; e dovendo, seppur in maniera succinta, adempiere alle direttive promulgate circa la redazione della presente tesina di maturità, mi si perdoni in partenza l’esiguità della trattazione in confronto alla ben più vasta ed esaustiva dissertazione che invero meriterebbe un tema così delicato ed ampiamente controverso.

Quantunque il mio impegno sia stato rivolto nell’unica direzione di intessere un discorso monolitico, a causa della naturale diversità insita nella pluralità delle discipline che in questo percorso s’articolano, non m’è stato possibile, se non per vie traverse, far sì che il tutto risultasse perfettamente omogeneo. I lettori più avveduti avranno modo di appurare quanto è stato mia premura avvisar loro sin da principio. Ad ogni modo, la ponderata divisione in capitoli che guidano lo sviluppo della tesi è da intendersi come parte di quell’indefesso sforzo verso la più inscindibile forma d’integrità.

Ciò che, invero, ha fatto sì che decidessi di esporre il tema in questione è scaturito dalla lettura del capolavoro per antonomasia di Michael Ende: La Storia Infinita, narrazione fantastica in cui il tema del nulla riveste un ruolo preponderante, e lascia al lettore il piacere della scoperta delle infinite interpretazioni esperibili, le quali, a buon titolo, rendono possibile lo sviluppo di una storia senza fine.

Lungi dall’essere adocchiato quale astrusa speculazione teoretica intorno ad un tema prescelto della filosofia, quel ch’è mia intenzione trasmettere a coloro i quali avranno l’accortezza - nonché la tolleranza – di prestar ascolto a quanto avrò a dire, afferisce a quell’intrepido sentiero tracciato dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche attraverso cui il sistema di credenze occidentali – il quale affonda le radici nell’antica cultura greca, in particolar modo nel platonismo -, dapprima disincantato e smantellato, viene ricreato sulla base di nuovi e più duraturi ideali, determinando così il passaggio dal nichilismo passivo a quello attivo.

Infatti, il fatto che «Dio è morto» apre la strada alla venuta d’un nuovo tipo di uomo, il quale, dopo aver accettato con serenità l’insensatezza del mondo non decide di riporre le sue speranze a favore di entità trascendenti, non fonda la sua morale su aspetti prettamente metafisici, non rifiuta la vita: al contrario, accettandola per quel che è, egli supera la penuria ideale che gl’è calata innanzi travalicandola con la forza del suo spirito, e con l’affermazione di se stesso, giungendo, dunque, ad essere un altro tipo d’uomo: un Übermensch. 6

Il movimento del superomismo teorizzato in Germania, in Italia, trova il suo massimo esponente in Gabriele D’Annunzio, che mutuando il concetto originale di Übermensch diviene un vate, facendo della propria vita un’opera d’arte degna di contemplazione. La profonda ricerca estetica del D’Annunzio, seguita dal suo gusto per l’arte e la vita, nonché le eroiche vicende belliche (l’impresa di Fiume, il volo su Vienna, l’impegno politico antecedente e posteriore alla Prima Guerra Mondiale), rendono la narrazione del poeta abruzzese un’epopea in cui traspare chiaramente l’influsso del movimento del superuomo che, tuttavia, in D’Annunzio accende il carattere d’un uomo d’élite che rifiuta la mediocrità borghese e vive nel lusso più sfarzoso ponendosi al di sopra di ogni cosa e divenendo modello di riferimento per l’intera umanità.

Tanto Nietzsche quanto D’Annunzio si trovano a vivere nell’epoca segnata dalla profonda crisi intellettuale preannunciata dal francese Charles Baudelaire nei suoi scritti. La decadenza in cui riversa il panorama storico-culturale a partire dalla seconda metà dell’Ottocento prende, a buon diritto, il nome di Decadentismo, il quale si propone come una crisi del Positivismo e determina un ritorno allo spiritualismo e all’irrazionalismo, identificabile oltreché in Nietzsche anche nel suo predecessore ideale, Arthur Schopenhauer.

Un ulteriore contributo al progresso della civiltà umana fu concesso dai francesi Nicolas Appert e Louis Pasteur durante la Belle Époque, grazie alla scoperta di nuovi metodi di conservazione che migliorarono la qualità dei generi alimentari e, conseguentemente, favorirono lo sviluppo dell’industria.

I considerevoli cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni dell’800 ed i primi del ‘900 vedono, inoltre, una cospicua diffusione del cioccolato anche fra i ceti meno abbienti, fra i quali iniziò a diffondersi l’impiego di una certa impostazione a tavola caratterizzata dall’uso delle posate e dei piatti piani, e dalla diffusione di alcune regole di buona educazione come il divieto di toccare con mano le vivande in comune.

In questo periodo di relativo benessere si collocano le rivoluzioni nel campo turistico segnate dall’imprenditore svizzero César Ritz, fondatore dell’omonima catena alberghiera le cui principali strutture sono quelle ubicate a Londra, Parigi e Roma. Grazie alle sue spiccate intuizioni, Ritz venne insignito della nomina di “King of hoteliers and hotelier to kings”, da cui ne derivò il termine inglese ritzy, sinonimo di eleganza e fasto.

Ch’ora s’intenda appieno il significato del titolo della mia tesina non è ciò a cui auspico. E in verità, se la presente introduzione fosse sufficiente a rivelarne il senso, non avrei ragioni a sufficienza per proseguire oltre. È solo contando sull’insufficienza ch’essa manifesta che confido nella bontà della vostra predisposizione all’ascolto, acciocché siate abbastanza motivati per seguitare assieme questo affascinante sentiero, “reo” del sommovimento costruttivamente destabilizzante che in me ha favorito il nascere dell’inclinazione filosofica.

Collegamenti

  • Filosofia: da Schopenhauer a Nietzsche, ovvero da Socrate ai giorni nostri;
  • Letteratura italiana: Il superuomo secondo Gabriele D’Annunzio;
  • Scienza dell’alimentazione: I cambiamenti alimentari tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento;
  • Laboratorio di servizi accoglienza turistica: César Ritz;
  • Lingua inglese: L’hotel Ritz di Londra;
  • Diritto e tecniche amministrative della struttura ricettiva: L’hotel Ritz-Carlton e le sue politiche di marketing.
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
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