Istituto d’istruzione superiore Niccolò Machiavelli
Liceo scientifico
Probitas laudatur et alget. Autore: Sour Osama
Anno scolastico 2014/2015
1
Sommario
- 1. Introduzione................................................................................................................. 2
- 2. Che cos’è la morale?................................................................................................... 3
- 3. L’origine dell’etica....................................................................................................... 3
- 3.1 La Scuola di Atene................................................................................................. 3
- 3.1.1 Sofisti............................................................................................................... 4
- 3.1.2 Socrate............................................................................................................. 4
- 3.1.3 Platone............................................................................................................. 4
- 3.1.4 Aristotele.......................................................................................................... 4
- 3.2 L’etica religiosa..................................................................................................... 5
- 4. L’etica utilitaristica...................................................................................................... 6
- 4.1 Jeremy Bentham.................................................................................................... 6
- 4.2 John Stuart Mill...................................................................................................... 6
- 5. Immanuel Kant............................................................................................................ 7
- 6. Friedrich Nietzsche.................................................................................................... 10
- 7. Aesthetic morality..................................................................................................... 12
- 8. Bioetica: le biotecnologie moderne e il caso OGM..................................................... 13
- 9. Conclusione: il relativismo morale............................................................................. 16
- Bibliografia................................................................................................................... 16
- Sitografia...................................................................................................................... 17
Introduzione
1.
In questa esposizione ho deciso di proporre il tema della morale e dell’etica, analizzando alcune particolari posizioni prese da parte di diversi intellettuali.
Questa decisione è dovuta ad una discussione che abbiamo avuto durante questo anno scolastico, che riguardava proprio la definizione della morale e le sue caratteristiche, che mi ha portato in diverse occasioni a ripensarci.
Infatti ciò che mi chiedevo era se esistesse una morale universale, valida quindi per tutti gli uomini, o se vi siano diversi modelli di morale.
Inoltre, un’altra questione che mi ha interessato è stata il rapporto tra la morale e l’etica: infatti mi sono spesso chiesto quale potesse essere la differenza tra morale ed etica, sempre che esista una differenza. 2
Che cos’è la morale?
2.
Spesso il termine etica e morale vengono utilizzati come sinonimi dalla maggior parte della gente, e questo non sarebbe un errore. Tuttavia, specialmente negli ambienti intellettuali e scientifici, i due termini sono normalmente usati con accezioni diverse, intendendo per "morale" l’insieme delle consuetudini sociali legate ad una certa tradizione culturale o gruppo sociale o individuo particolare, e per "etica" lo studio filosofico universale del bene e del male e quindi della morale. In tal modo, "etica" ha un livello di astrazione più alto rispetto a "morale".
Etica deriva dal greco ethos, ovvero comportamento, costume, abito, e viene utilizzato per indicare lo studio filosofico universale del bene e del male e quindi della morale; il termine morale, invece, deriva dal latino mos, e identifica l’insieme dei costumi e delle usanze di un determinato gruppo sociale o di una società.
Possiamo quindi affermare che la morale è quella parte di filosofia centrata sulle norme di un gruppo, una collettività o anche una civiltà, costruite nel tempo per stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; l’etica è quella branca della filosofia che si occupa del comportamento di un singolo essere umano nei confronti dei suoi simili.
Ciò che distingue i due termini è la dimensione quantitativa: l’etica riguarda il singolo, la morale riguarda invece il gruppo.
E’ un po’ come se utilizzassimo come sinonimi i termini elettromagnetismo e fenomeno elettromagnetico o psicologia e problematiche psicologiche.
Per questo motivo si potrebbe addirittura affermare che si può essere etici senza seguire la morale della comunità di cui si fa parte, così come si può essere morali e non avere idea di quale sia la propria etica, ossia la propria idea di giusto o di sbagliato.
L’origine dell’etica
3.
La storia dell’etica è costituita dalla successione delle riflessioni sull’uomo e sul suo agire.
I filosofi hanno da sempre riservato un notevole spazio ai problemi etici: tra essi si ricordano in particolare Socrate, Platone, Aristotele, Jean-Jacques Rousseau, Kant, Bentham.
Furono interessati al tema anche Giambattista Vico, Friedrich Schiller, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud.
La riflessione occidentale sull’etica nasce con Socrate, Platone ed Aristotele, viene poi approfondita dalla Scolastica, ma si afferma in modo deciso soprattutto con l’Illuminismo e in particolare con Immanuel Kant, che tenta di definire i presupposti razionali dell’agire morale dell’uomo, richiamandosi alla necessità di un’etica del tutto svincolata da ogni finalità esteriore e impostata su un rigoroso senso del dovere e del rispetto della libertà altrui.
Per quanto riguarda le culture extraeuropee, grande rilevanza ha il pensiero filosofico cinese.
I filosofi cinesi hanno sempre dato una grande importanza all’etica, trattando di essa con maggior interesse e profondità rispetto ad altri argomenti filosofici. I più importanti filosofi cinesi che si sono interessati di etica sono Confucio, sicuramente il più importante, e Mencio.
Poiché nelle culture orientali la distinzione tra filosofia e religione spesso non è chiara e netta, molto importanti per il pensiero etico sono stati anche il Taoismo e il Buddhismo.
La Scuola di Atene
3.1
A partire da Socrate si dà inizio ad un’indagine su cosa è la vita buona, come va intesa e come può essere definita: si comincia quindi ad analizzare l’etica. 3
La ricerca di Socrate e dei filosofi della Scuola di Atene, che per certi versi si ricollega alla Sofistica, si muove tuttavia nella direzione di collegare il desiderio di conoscenza con il problema dell’etica, nell’ottica di una fondazione di una morale oggettiva e universale.
La risposta a questi interrogativi per la filosofia greca è che la vita buona risiede nella virtù (arete) che qualifica l’uomo rispetto a tutti gli altri esseri.
Sofisti
3.1.1
I sofisti, in particolare Protagora e Gorgia, svolsero un ruolo importante nella definizione, o meglio, nella non definizione della morale.
I sofisti, infatti, furono dei relativisti morali, in quanto ritenevano che le leggi fossero relative all’uomo che le emanava; essi pertanto le contestualizzarono, privandole dell’aura di Assoluto e di Universalità di cui esse godevano.
La cultura sofistica, attraverso la critica della nozione di verità, perviene ad una forma più radicale di relativismo: non solo non esiste una verità assolutamente valida, ma l’unico metro di valutazione diviene l’individuo stesso. Analogamente tale visione relativistica del mondo viene applicata al campo dell’etica: non esistono quindi azioni buone o cattive in sé; ciascuna azione deve essere valutata caso per caso.
Socrate
3.1.2
Socrate è considerato il padre fondatore dell’etica: la sua riflessione è antropologica ed etica, quindi incentrata sul comportamento dell’uomo. Non ha lasciato nessuno scritto, e la conoscenza della sua teoria etica è resa possibile solo attraverso i dialoghi di Platone.
Secondo Socrate, l’interrogazione sul tò agathòn ("Bene") avviene ricercando la sophia ("sapienza") attraverso criteri razionali basati su una concezione universale della morale, in antitesi alla sofistica.
La sua etike theoria ("teoria etica") consiste nell’intellettualismo etico, secondo cui il bene si realizza praticando la virtù del sapere; ciò significa che la condizione necessaria per fare il bene è conoscere il bene.
Ciò è possibile sviluppando in sé l’areté (virtù o disposizione) che consiste nella sapienza, ovvero nella scienza del bene e in un legame di solidarietà e giustizia tra gli uomini.
Platone
3.1.3
La riflessione di Platone, pur essendo anche metafisica e ontologica, è analogamente incentrata sull’uomo e sull’etica. Le principali opere che vertono sull’etica sono l’Apologia di Socrate, Repubblica, Gorgia, Filebo.
Per Platone, il tò agathòn consiste nell’idea del Bene, origine di tutto, che è la conoscenza massima, situata al di sopra della conoscenza discorsiva o razionale: come in Socrate, pertanto, essa non può essere insegnata o trasmessa verbalmente, non essendo sottoponibile ad analisi; soltanto il sapiente potrà riconoscere l’indefinibilità assoluta del Bene, possedendo la scienza di ciò che è utile per la comunità intera.
Ciò viene spiegato da Platone tramite il mito della caverna, presente nell’opera La Repubblica, dove il Bene viene identificato con il sole, il quale, attraverso la sua luce, permette la percezione delle cose visibili; inoltre, attraverso il suo calore, nutre e fa crescere le realtà visibili; lo stesso si può dire del Bene, che è causa dell’essere delle altre idee, origine delle altre idee.
Aristotele
3.1.4
La più importante opera di filosofia morale di Aristotele è l’Etica Nicomachea, che deve il suo nome al fatto di essere stata raccolta e pubblicata dal figlio di Aristotele, Nicomaco. 4
L’etica, secondo Aristotele, si occupa di questioni relative ai costumi e alle abitudini propri degli uomini, che sono di per sé mutevoli e relativi e non rendono possibili giudizi rigorosi e definitivi. I giudizi etici, pertanto, si devono adattare alle situazioni concrete della società e non devono aspirare alla verità assoluta, in quanto valgono solo “in linea di massima”, cioè nella maggior parte dei casi, senza escludere che le cose possano andare diversamente.
Aristotele affermava che il bene è il fine cui tende l’esistenza umana, non solo per quanto riguarda i singoli individui, ma anche per gli individui organizzati in gruppo e in comunità. Il bene che si ricerca in ambito etico, infatti, non è, secondo Aristotele, diverso da quello che si ricerca anche in politica: il bene è pertanto il medesimo per il singolo individuo e per la città.
Lo scopo dell’etica aristotelica è la realizzazione di ciò che è il bene per il singolo individuo. Egli non pensa che il fine dell’etica sia il raggiungimento del bene assoluto come lo intendeva Platone: secondo Aristotele, il bene supremo è alla portata dell’uomo con il conseguimento della eudaimonia, la felicità, che si può conseguire solo quando questa è autosufficiente, cioè desiderabile per se stessa.
L’unica cosa desiderabile per se stessa, secondo Aristotele, è l’esercizio di quella facoltà che caratterizza l’uomo, cioè l’attività razionale: perciò un agire pratico secondo la ragione è ciò che arrecherà felicità.
Per l’uomo quindi la felicità sarà l’esercizio eccellente di opere conoscitive e pratiche della ragione.
L’etica religiosa
3.2
Alla base di ciascuna concezione dell’etica vi è la nozione del bene e del male, della virtù ed una determinata visione dell’uomo e dei rapporti umani. Tali idee sono spesso correlate ad una particolare religione, o comunque ad una ideologia.
Infatti, con la nascita e lo sviluppo delle religioni monoteiste, si sono sviluppate e diffuse anche delle norme di comportamento, che cercano di guidare l’agire dell’uomo in determinate direzioni.
Bisogna perciò distinguere tra l’etica religiosa, che ha quindi a proprio fondamento la “Parola di Dio”, e un’etica laica.
L’etica a base religiosa, infatti, fissa norme di comportamento che pretende valide per tutti, mentre l’etica laica non mira ad imporre valori eterni e si dimostra solitamente attenta alle esigenze umane che tengano conto delle condizioni e delle trasformazioni storiche.
Secondo l’etica cristiana, ad esempio, il fondamento è l’esercizio dell’amore verso il prossimo, mediante il quale si esprime l’amore verso il Creatore. Per il cristiano, il problema morale coinvolge quelli della salvezza dell’anima e del libero arbitrio.
Questa etica, così particolare e specifica, ha il compito di servire e liberare l’uomo dall’egoismo; essa si "ritrova" in tutto ciò che di buono e di degno va a fondare l’azione degli uomini, perché riconosce fermamente che lo Spirito agisce anche al di fuori del popolo dei battezzati.
Certamente questa etica difende la sua identità, perché fondata sulla parola di Cristo, ritenuto nella fede di tutte le chiese cristiane il Figlio di Dio. Essa non può essere cambiata secondo il "sentire" delle epoche o il fluttuare delle mode e dei modelli di comportamento, perché avrà sempre il suo diretto riferimento alla parola del creatore.
L’etica cristiana è un’etica che si limita a considerare la correttezza della coscienza e la sua buona intenzione, per cui se le azioni di un individuo hanno conseguenze disastrose, se non aveva coscienza o intenzione, non ha fatto nulla che gli sia moralmente imputabile. Esattamente come capitò un giorno a coloro che hanno messo in croce Gesù Cristo e che da Lui sono stati perdonati: «Perché non sanno quello che fanno» (Luca, 23, 24).
È evidente che, anche se su questa etica è stato costruito l’ordine giuridico europeo che distingue, per esempio, tra un delitto intenzionale, non intenzionale, preterintenzionale, in un mondo dove agiscono le tecno-scienze, una morale di questo genere, che guarda solo alle intenzioni e non agli effetti delle azioni, è improponibile, perché, nell’età della tecnica, gli effetti potrebbero essere catastrofici e in molti casi addirittura irreversibili. 5
L’etica utilitaristica
4.
Un’altra posizione interessante è quella dell’etica utilitaristica: si tratta di una dottrina filosofica di natura etica per la quale è "bene" (o "giusto") ciò che aumenta la felicità degli esseri sensibili.
Si definisce perciò utilità la misura della felicità di un essere sensibile.
L’utilitarismo trova una formulazione compiuta nel XVIII secolo a opera di Jeremy Bentham, il cui pensiero fu successivamente ripreso da John Stuart Mill.
Jeremy Bentham
4.1
Lo scopo dichiarato di Bentham è di convertire la moralità in una scienza esatta.
Secondo lui, nel dominio morale, i soli fatti che contano sono piacere e dolore: raggiungere il piacere ed evitare il dolore sono gli unici motivi dell’azione dell’uomo.
Introduzione Probitas laudatur et alget, morale tesina
In questa tesina ho deciso di proporre il tema della morale e dell’etica, analizzando alcune particolari posizioni prese da parte di diversi intellettuali. Questa decisione è dovuta ad una discussione che abbiamo avuto durante questo anno scolastico, che riguardava proprio la definizione della morale e le sue caratteristiche, che mi ha portato in diverse occasioni a ripensarci.
Infatti ciò che mi chiedevo era se esistesse una morale universale, valida quindi per tutti gli uomini, o se vi siano diversi modelli di morale. Inoltre, un’altra questione che mi ha interessato per lo sviluppo della mia tesina di maturità è stata il rapporto tra la morale e l’etica: infatti mi sono spesso chiesto quale potesse essere la differenza tra morale ed etica, sempre che esista una differenza.
Collegamenti
Probitas laudatur et alget, morale tesina
- Filosofia: I sofisti, Socrate, Aristotele, Platone, l'etica religiosa, l'etica utilitaristica e altri filosofi.
- Scienze: Biotecnologie moderne e il caso OGM.
- Letteratura inglese: Aesthetic morality.