Il macabro come strumento di
Critica Chiara Giacon IIIC 0
Il macabro come strumento di
Critica Chiara Giacon IIIC
Mappa concettuale ....................................................................... 2
I meccanismi del macabro
Cos’è il macabro? ............................. 3
Filosofia – Freud, “Il perturbante”
L’applicazione del macabro all’arte Filosofia/Greco – La
............................................................................................. 3
catarsi di Aristotele
Il macabro come critica ........................................................... 5
Critica alla società ..................................................................... 5
Corrotti dal vizio e dalle passioni ...... 5
Latino – Persio, “Saturae”
Il degrado della società industriale Italiano – Il Naturalismo
........................................................................................ 5
francese e la Scapigliatura
Critica alla guerra ....................................................................... 6
Lotte fratricide ........................................ 6
Latino – Lucano, “Bellum Civile”
Nuova guerra, nuove morti ........ 7
Storia – La Prima guerra mondiale 1
Il macabro come strumento di
Critica Chiara Giacon IIIC
The old lie .................................................. 8
Inglese – Poetry of world war I
La guerra davanti ai nostri occhi Storia dell’arte – Otto
.......................................................................................... 9
Dix, “Il trittico della guerra”
Bibliografia e sitografia....................................................... 10
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Il macabro come strumento di
Critica Chiara Giacon IIIC
Cos’è il macabro? Filosofia – Freud, Il perturbante
« Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è
familiare. »
(Sigmund Freud, Il perturbante, 1919.)
In un articolo del 1919 Freud introdusse la nozione di perturbante, in riferimento al campo dell’estetica.
Questo sentimento, apparentato con effetti “repellenti e penosi” quali il terrore, la paura, o l’angoscia,
non coincide perfettamente con nessuno di essi, sebbene quasi sempre la sua apparizione li susciti. Il
sentimento dell’inquietudine scatena anche paura e angoscia, ma la sua cifra distintiva è un’altra, e ha a
che fare con una forte ambiguità: esso ci appare come una corrente di affetti contraddittori, in cui la paura
è unita alla fascinazione, la voluttà al terrore, la repulsione all’attrazione. In altri termini, esso sembra
circoscrivere un’area ambigua dell’affetto, in cui non vi è solo “pena” ma anche “godimento”.
Freud propone una contrapposizione di base gli aggettivi heimlich (familiare, confortevole e nativo, dalla
particella heim = casa) e unheimlich (per l’appunto il perturbante che ci fa spavento perché non è familiare).
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Heimlich è una parola strana e unica nel suo genere, per via della sua ambiguità semantica e le diverse
sfumature di significato:
- Appartenente alla casa, non straniero, familiare, domestico, fidato e intimo.
- Tenuto lontano da occhi indiscreti, nascosto in modo da non farlo sapere ad altri o da non far
- sapere la ragione per cui lo si intende celare. (Heimlich è anche avvicinato al mondo della magia e
- al mondo sotterraneo).
Si capisce così che il termine ha una doppia accezione, quella dell’agio e quella del nascondere. Il significato
di heimlich arriva a coincidere e a sovrapporsi con il suo contrario e negazione, unheimlich, quando appunto
lo si intende come “tutto ciò che dovrebbe restar segreto, nascosto e che invece è affiorato”. Spaventoso e
familiare sono due termini ossimorici e il perturbante scaturirebbe dal loro incontro: perturbante, però,
non è equivalente a spaventoso e neppure il contrario di familiare. Pertanto: il perturbante, ciò che porta
angoscia, è qualcosa che assomiglia al nostro ambiente domestico ma che in realtà cela in sé un che di
straniero, sconosciuto, enigmatico. Ed è proprio questa la forza del macabro; a differenza dell’orrore
sovrannaturale che è estraneo alla nostra vita quotidiana, il macabro non è altro che un realismo
estremizzato ed esasperato. Esso non fa altro che descrivere aspetti del nostro vivere quotidiano, quali la
paura del dolore, la paura della morte, ma con tale accuratezza da amplificare in noi quelle paure. Per
quanto possa essere spaventoso un fantasma, o un vampiro, basta una forte conoscenza scientifica per
eliminarlo; la visione di un corpo squarciato, invece, ci colpisce tanto perché tendiamo a sostituire quel
corpo con il nostro corpo.
L’applicazione del macabro
all’arte Greco/Filosofia – Aristotele, la catarsi
Il macabro non ha, però, solo carattere negativo ma anzi può risultare anche un mezzo di liberazione
dell’animo umano tramite il processo della catarsi. Attraverso la rappresentazione sulla scena di azioni
pietose e terribili, infatti, l’uomo si libera dalle sue passioni con un processo che suscita emozioni simili a
quelle che si vogliono estirpare. La rappresentazione delle passioni più terribili determina una forma di
oggettivazione di essa, che consente all’animo di purificarsi e liberarsi. Aristotele afferma:
Alcuni di quelli che sono dominati dalla pietà, dal timore o dall’entusiasmo, quando odono canti
orgiastici come quelli religiosi, si calmano come per effetto di una medicina e di una catarsi. È
necessario perciò che siano sottoposti a tale azione coloro che vanno soggetti alla pietà, al timore e
in generale alle passioni, in modo conveniente a ciascuno, sicché in tutti si generi una catarsi e un
alleggerimento piacevole.
Aristotele, Poetica, VIII, 7, 1342°, trad. it. di R. Laurenti, cit., p. 279
Nel nostro secolo, alcuni studiosi, sulla scia della psicoanalisi di Freud, hanno interpretato la dottrina
aristotelica, sulla scia della psicoanalisi di Freud, in modo ancor più marcatamente psicologico, affermando
che la catarsi è nient’altro che una forma di de-rimozione, cioè di scarica emozionale dalle passioni nocive
che portiamo dentro di noi, nell’inconscio. L’animo umano non è solo ragione ma anzi, in buona parte
anche pura irrazionalità e istinto. In un ambiente sociale in cui gli spazi sono sempre più ristretti e la
competizione per il territorio è sempre più agguerrita, l’uomo si trova in una situazione innaturale. Gli istinti
che lo vorrebbero ad eliminare ogni concorrente avversario vengono giustamente repressi dalle regole
imposte dalla comunità. Nascono allora quelle passioni inspiegabili per le scene di morte, per le
rappresentazioni del male, che soddisfano l’inconscio e remoto immaginario di guerra, conquista ed
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annientamento del nemico. Le scene di sangue e violenza, appagano la nostra aggressività, tanto quanto
succede per la competizione sportiva ed il desiderio di ottenere il successo per primeggiare sugli altri, e
creano in noi un vero e proprio gusto del macabro.
Il più grande sentimento di catarsi nell’antica Grecia era per Aristotele la tragedia; vi è, infatti, un doppio
movimento implicito nella tragedia: un moto di eccitazione psichica dello spettatore (pietà e paura) cui
subentra un rasserenamento liberatorio, un ritorno all’equilibrio. La catarsi tragica nasce quindi da
un’opposizione tra la Pietà, cioè l’impulso a partecipare, e il Terrore, ovvero l’impulso ad allontanarsi, che
trovano nella tragedia una conciliazione che non è loro altrimenti consentita.
Il macabro ha quindi una doppia natura, perturbante e catartica; questa ambivalenza lo porta ad essere per
un autore, un’arma potente nei confronti dei fruitori della sua opera. Egli infatti tramite il macabro è
capace di attrarre e nello stesso tempo creare una sensazione di repulsione.
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Filosofia
Freud, “Il perturbante”
Filosofia/Greco
La catarsi di Aristotele
Latino
Persio, “Saturae”
Italiano
Il Naturalismo francese e la Scapigliatura
Latino
Lucano, “Bellum Civile”
Storia
La Prima Guerra Mondiale
Inglese
Poetry of world war I
Storia dell’arte
Otto Dix, “Il trittico della guerra”