Estratto del documento

Istituto di istruzione secondaria superiore

“Publio Virgilio Marone”

Liceo classico - Gioia del Colle

Percorso inter-disciplinare

Per l’esame di Stato

So cosa provi

I neuroni specchio:

Il fondamento biologico dell’empatia tra gli uomini

Anno scolastico 2012/13 Antonella Spinelli, classe IIIC

Premessa

Curiositas,

La l'attitudine a pormi domande e la bramosia di risposte, a conclusione di un percorso formativo, si sono coagulate nell’intima necessità di ricercare e comprendere l’origine delle più semplici dinamiche che sono alla base del nostro essere “uomini”. Uomini che pensano, provano, osservano, ascoltano e… crescono, acquisiscono la consapevolezza di sé e assaporano la complessa esperienza dell’“altro” che paradossalmente è specchio del sé.

Queste considerazioni mi hanno portato alcuni mesi fa, a focalizzare l' attenzione sulla “neuroni specchio”;

Scoperta scientifica dei l’argomento, che mi accingo a spiegare e chiarire

Una delle scoperte più affascinanti fatte

Nelle prossime pagine, mi ha coinvolto in quanto

Dalle neuroscienze negli ultimi trent’anni.

Nell’approfondire l’argomento, ho subito intuito che tale scoperta, lungi dal restare intrappolata nel suo ambito prettamente scientifico, avrebbe potuto approdare, con la sua vastità di lettura, agli ambiti più svariati del sapere.

Ho rinvenuto, in particolar modo, la capacità di tale conquista delle neuroscienze di integrare i dati scientifici con la loro implicazione sulla filosofia, sulla psicologia o più semplicemente, con il loro apporto al più difficile e primario tentativo di ogni essere umano, quello di comprendere se stesso, in relazione a tutto ciò che ci circonda, perché solo capendo cosa ci disturba, cosa ci emoziona, cosa ci forma, possiamo capire chi siamo.

I neuroni specchio, alla base di questo processo di cognizione del sé e dell’altro da sé, nella misura in cui recepiscono istintivamente ogni messaggio che ci perviene dall’esterno ed in particolare dai nostri simili, attivano procedure di imitazione, confronto e riconoscimento, con il fine ultimo dello sviluppo della personalità e della straordinaria capacità di immedesimarsi nell’altro. Essi così divengono una risposta scientifica e biologica al nostro carattere fondamentalmente sociale, un carattere insito nella natura umana.

Homo empaticus

La scoperta dell’ apre la riflessione sulle conseguenze che da essa derivano e crea così nuove consapevolezze. La velocità di questo mondo spesso ci impedisce di soffermarsi su noi stessi e, a maggior ragione, di soffermarsi ad osservare quello che capita

Mors tua vita mea

Agli altri, anche perché il sostituisce spesso il rispetto e l'amore verso gli altri che in quest’ ottica diventano termini di paragone imprescindibile per la nostra stessa vita. Tutto ciò trova oggi una spiegazione scientifica. Ci si trova così a dover rileggere criticamente gran parte della filosofia contemporanea e del pensiero occidentale che ha trovato la propria fortuna, soprattutto economica, puntando sull' indole egoistica ed individualista che sembrava caratterizzare ogni individuo.

Il mio percorso interdisciplinare si è posto come obiettivo centrale l’analisi di tutti gli aspetti connessi a questa nuova e affascinante consapevolezza.

- 2 - Orientarsi tra i concetti

I neuroni specchio: fonte biologica dell’empatia

Le tecniche

Nuovi scenari medico-scientifici

Interpretativi alla base della scoperta

Storia

Letteratura italiana

Letteratura inglese

Filosofia

Il teatro: fisica

Wuthering Height,

Umberto Saba: Schopenhauer: la risonanza

L’impatto The mystic love il “comune sentire”

“La civiltà “Il borgo” magnetica

Empatico between Chaterine

Empatica” alla base della -Fenomeni magnetici

Immedesimazione e sul pubblico

(J. Rifkin) and Heathcliff morale

Rinascita

Letteratura latina

Letteratura greca

Scienze della Terra

La

Globalizzazione Seneca: Menandro: il campo

La produzione Il teatro in età magnetico

Tragica ellenistica terrestre

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La scoperta dei “neuroni specchio”, fonte biologica dell’empatia

Tra gli uomini

Piangere davanti a un film, rabbrividire quando si osservano foto che ritraggono torture e, in una parola, sapersi mettere nei panni degli altri è ciò che chiamiamo empatia. Come descrivere la capacità umana di leggere nella mente degli altri individui, comprendendo in modo immediato i loro pensieri e sentimenti e reagendo in modo appropriato alle azioni da essi compiute? Finora la scienza non era riuscita a spiegare questa fondamentale possibilità del nostro cervello, che, creando un ponte tra il sé e l'altro, permette lo sviluppo della cultura e della società.

Oggi, grazie alla scoperta dei neuroni specchio si è aperta una prospettiva di ricerca rivoluzionaria che riesce a individuare la fonte biologica di questa misteriosa forma di interazione sociale: l'empatia.

Nei primi anni novanta, a Parma, alcuni scienziati hanno notato un fenomeno curioso. Un gruppo di lavoro guidato da Giacomo Rizzolatti stava studiando l’area del cervello dei macachi coinvolta nella pianificazione del movimento. Alle scimmie erano stati impiantati elettrodi nell’area del cervello che invia il comando di controllo dei movimenti. Gli scienziati osservarono che i neuroni della regione F5 della corteccia frontale del cervello di un macaco si attivarono prima che l’animale afferrasse una nocciolina; ma un giorno rimasero completamente sconcertati quando notarono che gli stessi neuroni F si erano attivati quando la scimmia aveva visto un ricercatore allungare il braccio per afferrare la nocciolina, anche se l’animale non aveva mosso un muscolo. “Non riuscivamo a crederci” disse successivamente Rizzolatti. In successivi esperimenti, i ricercatori scoprirono che alcune cellule si attivavano sia quando la scimmia apriva il guscio di una nocciolina sia quando udiva il rumore di un guscio di nocciolina che veniva aperto.

Rizzolatti e i suoi collaboratori verificarono il fenomeno con la risonanza magnetica funzionale (fMRI) su soggetti umani che osservavano i movimenti delle mani o le espressioni facciali di altri soggetti, scoprendo che, come le scimmie macaco, una zona del loro cervello che includeva la corteccia frontale (omologa quindi all’area F5) si attivava nella medesima area che si sarebbe attivata se fossero stati loro a compiere i gesti o le espressioni.

Neurone specchio

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Ci sono voluti molti anni prima che i ricercatori italiani comprendessero il significato di ciò che avevano scoperto.

Nel 1996 il gruppo di ricerca di Rizzolatti pubblicò i risultati delle prime ricerche, provocando un vero e proprio terremoto nel mondo accademico. I ricercatori battezzarono la loro scoperta “neuroni specchio”. Da allora, scienziati di tutto il mondo hanno ampliato le ricerche di Rizzolatti, individuando neuroni specchio anche in altri primati. I neuroni specchio consentono all’uomo e anche ad alti animali di “mettersi nei panni degli altri” e sperimentare pensieri e comportamenti altrui “come se” fossero propri. Le pubblicazioni scientifiche a carattere divulgativo hanno iniziato a riferirsi ai neuroni specchio come ai “neuroni dell’empatia”. Secondo Rizzolatti, ciò che è più sorprendente è che i neuroni specchio ci permettono di entrare nella mente degli altri non per un ragionamento concettuale, ma attraverso una simulazione diretta: attraverso la sensazione con il pensiero”.

La scoperta dei neuroni specchio ha costretto biologi, filosofi, linguisti, psicologi e molti altri a rimettere in discussione la dicotomia cartesiana mente-corpo, che isolava la ragione dalle sensazioni corporee, dai sentimenti, dalle emozioni, rendendola una forza autonoma, incorporea.

Uno dei massimi ricercatori nel campo dei neuroni specchio, Marco Iacobini, neuroscienziato della University of California di Los Angeles, ne spiega l’importanza per l’immedesimazione e la lettura della mente altrui:

“Se mi vedi soffrire, in disagio emotivo per aver sbagliato un rigore, i neuroni specchio del tuo cervello simulano lo stesso disagio. Automaticamente, provi empatia per me: sai come mi sento perché avverti letteralmente ciò che sto provando io.”

La conclusione a cui Iacobini e altri scienziati sono giunti è che noi siamo programmati per l’empatia: fa parte della nostra natura e ci rende esseri profondamente sociali.

La crescente quantità di studi empirici sul ruolo che i neuroni specchio giocano nello sviluppo empatico è impressionante e sta contribuendo a riscrivere la storia dello sviluppo umano.

Tali scoperte stanno riprendendo l’annosa questione del rapporto tra biologia e cultura e innescando un acceso dibattito nel campo delle scienze naturali e sociali. Per lungo tempo si è dato per scontato che biologia e cultura agiscano su binari differenti. La scoperta dei neuroni specchio, oltre ad abbattere il caposaldo del dualismo cartesiano, ci permette di ipotizzare che la frattura fra biologia e cultura sia parimenti erronea. I neuroni specchio offrono un solido fondamento biologico all’evoluzione della cultura. Ora sappiamo che i neuroni specchio assorbono direttamente la cultura, attraverso l’insegnamento che ogni generazione impartisce a quella successiva attraverso la condivisione sociale, l’imitazione e l’osservazione.

- 5 -

Il teatro: forma letteraria di maggior impatto empatico

“Qualche tempo fa Peter Brook ha dichiarato in un’intervista che con la scoperta dei neuroni specchio le neuroscienze avevano cominciato a capire quello che il teatro sapeva da sempre. Per il grande drammaturgo e regista britannico il lavoro dell’attore sarebbe vano se egli non potesse condividere, al di là di ogni barriera linguistica o culturale, i suoni e i movimenti del proprio corpo con gli spettatori, rendendoli parte di un evento che loro stessi debbono contribuire a creare. Su questa immediata condivisione il teatro avrebbe costruito la propria realtà e la propria giustificazione, ed è a essa che i neuroni specchio, con la loro capacità di attivarsi sia quando si compie un’azione in prima persona sia quando la si osserva compiere da altri, verrebbero a dare base biologica.”

Tratto da: [Rizzolatti G. e Sinigaglia C., “So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio” (Raffaello Cortina Editore, 2006)] A teatro, Honorè Daumier

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Il teatro così diventa forma letteraria di comunicazione immediata tra gli uomini. Attori e pubblico entrano, durante l’azione teatrale, in una fase di immedesimazione ed identificazione che permette all’attore l’imitazione del “carattere” e allo spettatore il riconoscimento dello stesso e l’acquisizione di una più matura consapevolezza di sé.

Questo spiega anche le origini così antiche del teatro, che pur essendo una forma artistica complessa e articolata, era già presente nelle culture di numerose popolazioni primitive ed in forma organizzata e strutturata nell’antica Grecia. È senza dubbio riferibile al mondo ellenico l’origine del teatro occidentale; di derivazione greca oltre alla parola “dialogo” lo sono anche le parole “dramma”, “coro” e “tragedia”. Quest’ultima, che poi fu anche il genere più usato dai drammaturgi greci, sembra, alla luce di quanto detto finora, aver avuto la sua fortuna proprio nel carattere di trasmissibilità, comunicazione e pathos.

Il tempo in cui aveva vita la tragedia era un hinc et nunc, cioè un presente assoluto, direttamente vivibile dagli spettatori, che si sentivano interamente coinvolti, pur preservando la consapevolezza che quella fosse una realtà altra da sé. Il pubblico, dunque, si vedeva rispecchiato nei suoi attori e ne seguiva attentamente ogni singola azione, ma gli attori stessi eseguivano un’imitazione della realtà, possiamo dire, dunque, che attori ed osservatori compivano contemporaneamente una mimesi, che oggi pensiamo come disciplinata in modo veloce ed efficace dai neuroni specchio. Ma non solo: lo sforzo di entrambe le parti di imitare viene eseguito innanzitutto e principalmente per comprendere a fondo quello che si sta imitando.

Origine della tragedia e formazione del cittadino attraverso l’azione scenica nell’Atene del VI secolo

Sotto la tirannide di Pisistrato vengono istituite le prime rappresentazioni teatrali, durante una festività dedicata a Dionisio. Autore di tale novità sarebbe stato Tespi, affiancando per primo al coro un altro personaggio che dialoga con il corifeo, base dell’azione tragica. La politica culturale dei Pisistratidi realizza in tal modo un controllo dei contenuti della tradizione epica aristocratica adeguandoli a una realtà in trasformazione.

Le rappresentazioni teatrali si ispirano al repertorio epico tradizionale: il racconto si fa grazie al dialogo dei personaggi in scena, che pone gli spettatori direttamente di fronte a passione e sofferenza, con il supporto delle riflessioni del coro che interviene nelle vicende.

In tal modo i vecchi contenuti interpretano nuovi fermenti sociali, conferendo al mito una nuova funzione: favorire la riflessione su questioni centrali per la formazione del cittadino. La rappresentazione scenica annulla la distanza tra le vicende epiche e i cittadini, per i quali il teatro costituisce un’occasione di dibattito che li tiene al passo con una situazione politica in trasformazione. La contiguità concettuale tra i fatti rappresentati e le questioni dibattute, peraltro, è garantita proprio dalla distanza mitica delle vicende che costituisce la mediazione tra lo spettatore e l’attualità; le modalità della rappresentazione, inoltre, costituiscono la mediazione tra lo spettatore e la divinità che viene celebrata, Dionisio. Il dramma satiresco, rappresentato a fine giornata in coda a tre tragedie, ribalta i contenuti gravi e solenni della vicenda mitica, grazie ai personaggi del seguito di Dionisio, pronti a sollecitare gli aspetti della fisicità e dell’istinto.

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Dalla prima metà del V secolo a.C. si aggiunge alla tragedia uno spettacolo di contenuti e toni decisamente diversi: la commedia, che trae personaggi e vicende dal mondo quotidiano della polis, trattandoli con gli strumenti della comicità e della satira. Laddove la tragedia svolge il compito di formare il cittadino ai grandi temi della vita dell’uomo e al rapporto con la divinità, la commedia svolge quello, altrettanto importante, di discutere atteggiamenti del singolo e della comunità attraverso il riso, in una struttura mista di recitazione e canto.

Σατυρικὸν

ὄ

Poco si sa sulle origini del teatro tragico, che risalirebbe a forme quali il satiresco e il ditirambo, legate in vario modo al culto di Dionisio e sviluppatesi nel quadro di performance agonali. Neppure gli antichi, in primo luogo Aristotele, né avevano chiara consapevolezza né tanto meno riuscivano a ricostruire la relazione iniziale tra il ditirambo, la tragedia e il dramma satiresco. Lo stesso vale per la commedia, che sarebbe nata da antichi riti propiziatori della fertilità tipici di tutte le società agricole, e in particolare, in ambiente dorico, da rappresentazioni farsesche tratte dal mondo quotidiano nonché dal costume di mettere in versi l’attacco personale, tipico della poesia giambica. Gli studiosi moderni hanno sviluppato teorie diverse, con il ricorso ai metodi della filologia ma anche di altre discipline, prime tra tutte l’antropologia.

Molto rimane in ombra dello spettacolo antico per la perdita dell’allestimento scenico, della performance degli attori e per l’assenza di didascalie. La storia così ricostruibile si infittisce di nomi e date solo in alcuni periodi (quello delle opere pervenute e quelli relativi alle informazioni di provenienza epigrafica, dal 472 a.C. al 388 a.C.). Un’epigrafe – i Fasti – documenta la ripresa di una tragedia antica nel 386 a.C. e, dunque, la nascita di un teatro non più legato all’attualità politica ma ai gusti del pubblico. Da questo momento le opere teatrali si svincolano dall’attualità della polis per acquisire lo statuto di opere letterarie.

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La produzione tragica di Seneca: un messaggio al potere

Un posto particolare occupano nella produzione di Seneca le tragedie.

Non è agevole definire il nesso che le lega con le altre opere e trarre un quadro unitario della figura dell’autore. Le nove tragedie di Seneca sono: Hercules Oetaeus, Hercules furens, Phoenissae, Troades, Oedipus, Medea, Phaedra, Agamemnon e Thyestes. La tradizione manoscritta attribuisce a Seneca anche una tragedia praetexta, l’Octavia, che ha per soggetto l’infelice vicenda della prima moglie di Nerone ripudiata e poi uccisa dall’imperatore; fra i personaggi figura lo stesso Seneca. Essa non può essere di Seneca, perché contiene delle predizioni esatte sul modo della morte di Nerone, e deve essere opera di qualche esponente dei circoli dell’opposizione stoica, che la scrisse poco dopo la morte del filosofo e dell’imperatore.

Il problema della data di composizione delle tragedie è assai discusso, ma si può presumere che esse siano state scritte a partire dagli anni dell’educazione di Nerone fino al momento del ritiro a vita privata. Forse Seneca volle compiacere al gusto di Nerone per la poesia, scrivendo per lui delle tragedie, genere letterario allora assai trattato.

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Sintesi

Latino e greco

Il teatro: forma letteraria di maggior impatto empatico

- Menandro: la vita privata sul palcoscenico

- Seneca: la produzione tragica, un messaggio al potere

Filosofia

Schopenhauer: l’empatia alla base del comportamento morale

Letteratura italiana

Umberto Saba: Il borgo - immedesimarsi nell’altro per comprendere se stessi

Storia

“La civiltà dell’empatia: corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi” (Jeremy Rifkin)

- La globalizzazione: il mondo a portata di mano

Fisica

La risonanza magnetica

- Il campo magnetico: fenomeni magnetici fondamentali

Geografia astronomica

Il campo magnetico terrestre

Inglese

Wuthering Heights by Emily Brontë

- The mystic love and the empathy with landscape

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