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Liceo classico tradizionale G. Manno, Alghero

Anno scolastico 2008-2009

Il macabro per esorcizzare la morte

di Martina Trivellin

Classe III C

La tragedia greca e la tragedia latina

Seneca (Medea)

Euripide (Medea)

Edgar Alla

Il macabro

Origine della T N Poe

Ragedia

  • Aristotele
  • Nietzsche
  • Freud
  • René Magritte
  • Gulag e Lager
  • Odilon Redon
  • Albert Dubout

Prefazione

Attraverso un accurato metodo di ricerca, ho voluto ampliare le mie conoscenze sul gusto del macabro presente in ogni epoca.

Ho intrapreso questo percorso interdisciplinare a partire dal V secolo a. C., periodo in cui questo si manifestò dapprima nella tragedia greca passando poi a quella latina.

Il macabro continuò il suo percorso in diversi campi artistici per molti secoli sino ad arrivare all’Ottocento, secolo in cui esplose grazie al genio creativo di un importante scrittore americano, Edgar Allan Poe, che riuscì ad influenzare, non solo allora ma, ancora oggi, scrittori, fumettisti, pittori, artisti e persino registi di film e cartoni animati.

Il gusto per il truculento e per l’orrido non fu soltanto un elemento utilizzato dall’uomo al fine di valorizzare la propria creatività e guadagnare così l’interesse e l’ammirazione del pubblico, ma anche un mezzo utilizzato nelle punizioni inflitte in ogni periodo.

Tali castighi hanno rivelato la loro più cruda brutalità nei Gulag e nei Lager.

L’origine della tragedia

La tragedia greca è un genere teatrale nato nell’antica Grecia. Sorta dai riti e dalle rappresentazioni sacre della Grecia e dell’Asia minore, raggiunse la sua forma più significativa nell’Atene del V secolo a.C.

ῳ

L’etimologia della parola τραγ δία è stata spiegata nei seguenti modi:

  • Da τράγος e ώδή, “come canto del capro”, cioè degli attori mascherati da capri (Aristotele).
  • Da τράγου e ώδή, come “canto per il capro” (Eratostene), nel duplice senso di “canto intorno al capro sacrificato” ovvero di “canto il cui premio era un capro”.
  • Da τρύξ “mosto”, perché i partecipanti portavano originariamente il viso tinto di mosto.

Lo schema di una tragedia

Prologo

La parte del dramma che precedeva l’ingresso del coro nell’orchestra. Di una o più scene, sia recitate che cantate.

Parodo

Era il canto d’entrata del coro.

Episodi

Erano le parti recitate, suddivise anche in più scene. Avevano forma di monologo o di dialogo. Lo schema preferito era quello della sticomitia, in cui ognuno degli interlocutori pronunziava alternativamente una battuta di uno o più versi. Solitamente gli episodi erano tre, intervallati da parti corali.

Stasimi

Le canzoni che il coro eseguiva dopo il suo ingresso nell’orchestra. In Euripide tendono a diventare dei gratuiti, anche se coloriti, intermezzi musicali.

Esodo

Era l’ultima parte recitata, dopo l’ultimo stasimo. Se sommiamo la parodo, i tre episodi e l’esodo, otteniamo quel numero di cinque parti, che diventò fisso nella trattatistica drammatica rinascimentale.

Circa la nascita della tragedia la critica ha assunto diverse posizioni

Io ho voluto analizzarne una in particolare.

Origine dionisiaca: annunciata da Aristotele, esposta su basi filosofiche da Nietzsche. Secondo tale teoria il rapporto fra Dioniso e la tragedia è confermato da molteplici elementi. Ad esempio: l’uso nel costume teatrale della maschera e dei coturni, proprio dell’abbigliamento del dio; l’esistenza di un tempietto a Dioniso, nel recinto del teatro, seggio d’onore attribuito al sacerdote del dio; effettuazione degli spettacoli durante le feste dionisiache.

Studi sulla tragedia

Aristotele (384-322 a.C.)

La forma più completa di poesia è, per Aristotele, la tragedia. Ma qual è la funzione della tragedia? Aristotele ritiene che essa abbia una funzione catartica, vale a dire di “alleggerimento” e “purificazione” delle passioni umane.

Che cos’è la tragedia?

La tragedia è dunque imitazione di azione di carattere elevato e completo, di una certa estensione, in linguaggio abbellito, e che ha le diverse specie di abbellimenti separatamente distribuite nelle varie parti di essa, imitazione compiuta da attori e non in forma narrativa, e che suscitando il terrore e la pietà, perviene alla purificazione di tali affezioni.

Aristotele, Poetica, VI, 1449, trad. it. di F. Albeggiani, La Nuova Italia, Firenze 1974, p. 11.

La tragedia, dunque, produce la catarsi o purificazione delle passioni indesiderate dell’animo mediante scene che generano pietà o terrore.

In altri luoghi (Retorica, II, V e VII) Aristotele chiarisce che cosa intende per:

Terrore e pietà

Terrore

Una specie di agitazione dell’immaginazione che prefigura un male apportatore di dolore e di distruzione.

Pietà

La forte compassione che assale colui che vede sopraggiungere nell’altro, in modo immeritato, un male grave apportatore di dolore e di distruzione, e che immagina possa un domani capitare anche a se stesso.

Quali sono gli effetti della catarsi?

Alcuni di quelli che sono dominati dalla pietà, dal timore o dall’entusiasmo, quando odono canti orgiastici come quelli religiosi, si calmano come per effetto di una medicina e di una catarsi. È necessario perciò che siano sottoposti a tale azione coloro che vanno soggetti alla pietà, al timore e in generale alle passioni, in modo conveniente a ciascuno, sicché in tutti si generi una catarsi e un alleggerimento piacevole. Aristotele, Poetica, VIII, 7, 1342°, trad. it. di R. Laurenti, cit., p. 279.

Attraverso la rappresentazione sulla scena di azioni pietose e terribili o il coinvolgimento prodotto dalla musica, l’uomo si libera dalle sue passioni con un processo che suscita emozioni simili a quelle che si vogliono estirpare. La rappresentazione delle passioni più terribili determina una forma di oggettivazione di essa, che consente all’animo di purificarsi e liberarsi. Si noti la derivazione medica, forse ippocratica, della nozione aristotelica di catarsi: essa agisce come una medicina, calmando gli animi esaltati, nervosi o atterriti.

F. W. Nietzsche (1844-1990)

Il filosofo studiò l’epoca tragica dei Greci con l’intento di capire innanzitutto se stesso e la decadenza dell’Occidente. Studiando l’origine della tragedia greca, scopre in essa la presenza di due impulsi antagonistici:

Apollìneo e dionisiaco

Apollìneo

Apollo, divinità solare. Simbolo del sogno, della ragione e dell’ordine.

Dionisiaco

Dio del vino e della musica, della gioia e del benessere fisico. Simbolo dell’ebbrezza, della passione e del caos.

Com’è possibile una coesione all’interno della tragedia tra i due antagonisti?

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