Che fai tu, luna, in ciel?
Dimmi, che fai, silenziosa luna?”
(G. Leopardi)
- Filosofia
Confronto tra Leopardi e Schopenhauer;
- Storia dell’arte
Robe de soirée”, Maître d’école”;
Surrealismo, Magritte – “La “Le
- Italiano
Paradiso, Canto II – Il cielo della luna (mancati ai voti), Dante Alighieri;
- Storia
La guerra fredda tra USA e URSS, alla conquista della luna;
- Catalogazione
I musei spaziali americani;
- Fisica
Campo magnetico della luna, eclissi lunare.
G. Leopardi & A. Schopenhauer
Filosofia
Leopardi e Schopenhauer
Pessimismo cosmico e Pandemonismo
Tra i primi storici che hanno sottolineato l’affinità tra Giacomo Leopardi ed Arthur Schopenhauer, fu l’italiano Francesco De Sanctis nel 1858.
►L’elemento fondamentale che li accomuna è il porre come principio fondamentale del mondo lo stesso Potere cieco e maligno.
►Dolore e noia sono la dimensione costitutiva della vicenda umana che per Leopardi è dovuta dall’impossibilità dell’uomo di soddisfare le proprie aspirazioni; per Schopenhauer è l’impossibilità di realizzare la volontà infinita, essendo l’uomo un essere finito.
►Per Schopenhauer l’uomo s’illude d’essere libero quando, in verità, è solo uno strumento della volontà che lo fa vagare all’infinito senza meta; non esiste progresso nel cammino dell’umanità.
►Per Leopardi l’uomo s’illude per poter andare avanti, per continuare a vivere; quando le illusioni si misurano con la realtà si distruggono, oppure si trasformano in nuove illusioni. Ma l’umanità può cambiare attraverso un perfezionamento sociale.
►Per entrambe la felicità non esiste così da chiudere l’umanità in un circolo il cui scopo è la morte.
Storia dell’arte
René Magritte
“L’abito della sera” “Il maestro di scuola”
Luna crescente faccia lontana
René Magritte nasce a Lessines (1898) e muore a Bruxelles nel 1967.
Magritte ha sempre sostenuto che la pittura fosse poesia e che questa generasse il mistero; il suo scopo è quello di porre enigmi dei quali non ci offre la soluzione ma ci permette di capire il linguaggio che ci permette d’interpretarli; ed il linguaggio usato è proprio quello dell’arte stessa.
Magritte scrisse nel 1958 che un quadro deve essere folgorante: deve suscitare curiosità verso d’esso così da permettere all’osservatore di interrogarsi sul suo valore nascosto.
I personaggi dei quadri diventano essi stessi spettatori poiché non ci mostrano il loro volto ma sono assorti nella contemplazione dell’astro celeste, divenendo a loro volta misteriosi ponendo così la figura umana in secondo piano. Osservano quella luna, in un cielo limpido e senza stelle (non reale) ed hanno di fronte un paesaggio che non mostra alcun segno di vita.
La luna simboleggia il sonno, o meglio il sogno, un sogno che ci fa inoltrare nella libera associazione dei significati: il buio è l’assenza di luce e senza luce i nostri occhi non vedono; quando apriamo gli occhi ci viene da pensare all’oblio; allunghiamo le mani verso l’ignoto, il mistero che ci avvolge con il suo leggero mantello.
È lo stesso abito che indossa la donna nel quadro: la sua camicia è il cielo e la sua gonna è il mare; madre natura, l’essere umano che entra in comunione con la natura e quindi con la vita.
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Filosofia
Giacomo Leopardi; Arthur Schopenhauer
Storia dell'arte
René Magritte
Italiano
Dante Alighieri (Paradiso, canto II)
Storia
La guerra fredda
Catalogazione
I musei spaziali
Fisica
L'eclissi lunare; il campo magnetico