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La guerra fredda

Esame di Stato 2015

Antonello Socci

3°B

A.S. 2014/2015

Tesina esame Antonello Socci 3°B

  • Storia: La Guerra Fredda
  • Italiano: Il Romanticismo – G. Leopardi
  • Geografia: Gli Stati Uniti e l’Allunaggio
  • Scienze: La Luna
  • Inglese: John F. Kennedy
  • Francese: Les enfants dans la guerre
  • Arte: La Pop Art - Andy Warhol
  • Musica: I Pink Floyd – The Dark Side of the Moon
  • Tecnologia: Le fonti energetiche alternative
  • Ed. fisica: L’alimentazione dell’astronauta

Storia

A.S. 2014/2015 Antonello Socci 3°B

La guerra fredda

Il mondo diviso in due e la paura atomica

Alla fine del secondo conflitto mondiale, Europa e Giappone erano in ginocchio, mentre Stati Uniti e Unione Sovietica risultarono come le uniche potenze vincitrici a non aver subito perdite significative durante la guerra. Del resto, la fine della seconda guerra mondiale aveva stravolto gli equilibri mondiali, segnando la nascita di una nuova era, in cui le due superpotenze mondiali si sarebbero contese la supremazia sullo scacchiere internazionale.

A partire dagli anni ’50 fino alla distensione degli anni ’80, il mondo visse nella costante paura di un imminente terzo conflitto mondiale. I trent’anni di guerra fredda furono caratterizzati dalla costante tensione tra nazioni comuniste e capitaliste. Al cuore del conflitto, infatti, c’erano due ideali, e conseguenti sistemi economici e politici, contrapposti.

Da un lato si poneva il socialismo reale, sistema economico che rifiutava ogni forma di proprietà privata, in cui il potere era accentrato nelle mani dello stato e di un capillare apparato burocratico, capace di vigilare anche sulla vita privata dei cittadini. Al blocco comunista appartenevano, oltre all’URSS, i paesi firmatari del patto di Varsavia (1955) e cioè Cecoslovacchia, Germania Est, Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheria.

Dall’altro lato c’era il sistema capitalistico che, come quello americano, era fondato proprio sulla proprietà privata e sul libero mercato. Nel 1949 a Washington, gli Stati Uniti e i suoi alleati fondarono la NATO (North Atlantic Treaty Organization), l’organizzazione militare internazionale per la collaborazione nella difesa, proprio per fronteggiare una possibile avanzata comunista.

Per gli Stati Uniti, dalla fine del conflitto mondiale cominciò un periodo di grande prosperità che avrebbe trasformato il paese nella superpotenza che tutti noi oggi conosciamo. Ma gli anni della guerra fredda furono caratterizzati dalla cosiddetta corsa agli armamenti. Dopo la furia distruttiva delle deflagrazioni di Hiroshima e Nagasaki, in tutto il pianeta si diffuse la paura di un’imminente guerra atomica.

Nel 1953 fu eletto presidente Dwight D. Eisenhower, la cui politica era incentrata sulla lotta al Comunismo, sia sul fronte interno che su quello estero. Dall’altra parte del globo, alla morte di Stalin, alla guida dell’Unione Sovietica fu nominato Nikita Khruscev. Gli anni di Eisenhower furono caratterizzati da un incremento nello sviluppo atomico per fronteggiare la potenza russa.

Dal 1953 al 1961 le testate atomiche passarono da 1.000 a 18.000 e ogni giorno negli Stati Uniti veniva prodotta una nuova arma nucleare. In quegli anni furono costruiti i primi missili balistici intercontinentali (ICBM, acronimo dell’espressione inglese Intercontinental Ballistic Missile) e la bomba a idrogeno.

Il 20 gennaio 1961 il candidato democratico John Fitzgerald Kennedy vinse le elezioni presidenziali. Nato il 29 maggio 1917, Kennedy fu il più giovane presidente degli Stati Uniti, ma anche il primo inquilino cattolico della Casa Bianca. Sullo scacchiere internazionale la breve presidenza di Kennedy conobbe momenti di grande tensione come il fallito tentativo di spodestare Fidel Castro e la conseguente crisi missilistica cubana. Nel 1959 i giovani rivoluzionari Ernesto “Che” Guevara e Fidel Castro conquistarono l’Avana, dopo aver spodestato il regime filoamericano di Batista. Nel 1960, Castro chiese e ottenne l’aiuto sia economico che militare dei paesi comunisti. Ben presto Cuba divenne la spina nel fianco degli Stati Uniti.

Kennedy decise di portare a termine un’operazione già pianificata dal suo predecessore, Eisenhower, per spodestare Castro: gli Stati Uniti avrebbero organizzato militarmente e inviato sull’isola un gruppo di esuli cubani contrari al regime comunista. Il piano d’attacco prese il nome di Operazione Zapata. Ma nel passaggio da Eisenhower a Kennedy, buona parte del piano iniziale fu stravolto, complice anche una serie di informazioni scorrette giunte a Washington. Quello che doveva essere la cacciata di Castro da Cuba si trasformò nella disastrosa invasione della Baia dei Porci in cui gli esuli non potettero nulla contro gli armamenti sovietici di cui disponeva Castro.

Un anno dopo, il 15 ottobre 1962, si aprì una nuova crisi tra Cuba e Stati Uniti. In seguito alle fotografie scattate dagli aerei spia americani, Washington venne a conoscenza di basi missilistiche costruite sull’isola. La crisi si chiuse dopo solo 15 giorni, con lo smantellamento delle basi cubane, grazie ad un trattato di non aggressione siglato tra Kennedy e Khruscev. Nell’ambito della lotta al comunismo, Kennedy fu il primo ad inviare truppe americane in Vietnam.

La guerra in Vietnam fu la più rovinosa combattuta dagli Stati Uniti dal dopoguerra. Secondo le stime ufficiali, nel lontano paese asiatico persero la vita 58,226 soldati americani, compresi quelli dichiarati Missing in Action, cioè dispersi o catturati dall’esercito nemico, e 153.303 vennero feriti. In passato, il Vietnam faceva parte dell’impero francese, ed era conosciuto come la colonia d’Indocina.

Dopo nove anni di guerra civile, i ribelli Vietminh, guidati da Ho Chi Minh e aiutati dalla vicina Repubblica Popolare Cinese e dall’URSS, ottennero l’indipendenza del Vietnam che fu diviso in due lungo il 17° parallelo. Nel Vietnam del Nord venne riconosciuto lo stato socialista guidato da Ho Chi Minh, con capitale Hanoi, mentre il Vietnam del Sud fu affidato al filoccidentale cattolico Ngo Dinh Diem, con capitale Saigon.

Ma la situazione nella regione rimaneva instabile. Il Vietnam del Sud era guidato da un cattolico, mentre la popolazione era a maggioranza buddista. Inoltre, i ribelli del Fronte Nazionale per la Liberazione del Sud Vietnam, conosciuti anche come VietCong, sostenuti dalla Corea del Nord e dall’URSS facevano sempre più proseliti. Prima della sua morte, Kennedy, preoccupato dall’avanzata sovietica, inviò in Asia le prime truppe per difendere il governo del sud da un eventuale attacco.

Dopo l’assassinio del giovane presidente, il vice Lyndon Johnson, a seguito della crescente tensione, aumentò il numero di soldati nella regione.

Secondo quanto reso pubblico il 3 aprile 1995 dal governo vietnamita, nella guerra vennero uccisi circa 5 milioni di persone, di cui un milione di militari e 4 milioni di civili.

I primi segnali di distensione tra Stati Uniti e URSS cominciarono all’inizio del 1970, quando Nixon visitò la Repubblica Popolare Cinese, all’epoca ancora guidata da Mao Zedong, il leader della rivoluzione del 1949. Durante il viaggio diplomatico, organizzato dal Segretario di Stato Henry Kissinger, gli Stati Uniti riconobbero la sovranità cinese su Taiwan, anche se l’isola manteneva uno statuto speciale che le permetteva di commerciare con i paesi esteri. In cambio, la Repubblica Popolare Cinese chiese l’eliminazione dalla lista ONU dei paesi coloniali di Hong Kong e Macao, britannica la prima e portoghese la seconda.

Altro segnale forte di distensione fu il primo trattato di non proliferazione militare, Anti-Ballistic Missile Treaty (Trattato Anti Missili Balistici) firmato il 26 maggio 1972 a Mosca da Nixon e dal leader sovietico Leonid Brezhnev. Al trattato di Mosca seguirono altri importanti accordi di non proliferazioni noti come SALT, Strategic Arms Limitation Treaties (Trattato per la limitazione degli armamenti strategici). Il 18 giugno 1979, a Vienna, fu siglato SALT II, tra il nuovo presidente americano, Jimmy Carter, e Brezhnev. Dopo circa sette anni dalle prime trattative, gli Stati Uniti e l’URSS si impegnarono a diminuire la produzione di armi nucleari. Per approfondire vai all’articolo: La Guerra Fredda negli anni ’70.

1981-1985: il SDI e l’invasione di Grenada

Gli anni ’80 furono caratterizzati da una ripresa della Guerra Fredda, cominciata con l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Il 20 gennaio 1981 fu eletto presidente degli Stati Uniti, il repubblicano Ronald Reagan. I primi anni della politica estera reaganiana furono caratterizzati da un incremento del 40% del budget destinato agli armamenti.

Come disse lo stesso Gorbaciov in un’intervista alla televisione americana CNN nel 1997: “Io fui la persona che non decise di aggrapparsi al potere, ma di riformarlo. La società aveva bisogno di riforme, ma avevamo perso almeno 15-20”. D’altro canto, l’economia sovietica era sull’orlo del collasso. La situazione ereditata da Gorbaciov era grave: una crescita prossima allo zero, conseguenza della politica economica del Partito che per tutti gli anni di Guerra Fredda aveva speso più del 25% del Prodotto Interno Lordo in armamenti, a discapito dei beni destinati alla popolazione.

In risposta, la politica di Gorbaciov ruotò attorno a due punti fondamentali: glasnost (trasparenza), cioè una maggiore trasparenza nella vita pubblica russa, per anni segnata dal totalitarismo staliniano, e perestroika (letteralmente, ricostruzione), con cui si indicava il complesso di riforme economiche portate avanti a partire dal 1985. Il primo summit tra Reagan e Gorbaciov si tenne a Ginevra in Svizzera nel novembre 1985.

L’incontro segnò l’inizio del disarmo bilaterale. Un anno dopo, i due leader si incontrarono di nuovo in Islanda, a Reykjavík. Il meeting di Reykjavík segnò la riduzione del 50% dei missili balistici e il cosiddetto accordo zero option per l’Europa, cioè il ritiro incondizionato delle testate nucleari dislocate nel Vecchio Continente.

Gli incontri tra Reagan e Gorbaciov a Washington, nel 1987, e a Mosca, un anno dopo, segnarono il completo disgelo tra le due superpotenze e la fine di un’epoca. A partire dalla fine degli anni ’80, infatti, uno ad uno, i paesi del patto di Varsavia andarono affrancandosi definitivamente dall’influenza sovietica e abbandonarono le vecchie strutture comuniste.

La Guerra Fredda terminerà con, nel 1989, il crollo del muro di Berlino, che portò alla riunificazione delle due Germanie separate nel 1961.

La conquista dello spazio

La rivalità tra Stati Uniti e URSS non passò solo per la corsa agli armamenti, ma per ogni forma di possibile rivalità: dallo sport, alla cultura, alla produzione di modelli sociali che i relativi paesi alleati avrebbero adottato. Alla conquista dello spazio.

I primi a inaugurare la nuova era spaziale furono i Sovietici con il lancio del satellite Sputnik 1, il 4 ottobre 1957. In risposta l’amministrazione Eisenhower creò un’agenzia spaziale interamente dedicata alla ricerca e alla conquista dello spazio, la NASA (acronimo di National Aeronautics and Space Administration). La NASA, inaugurata il 29 luglio 1958, organizzò il lancio di Explorer 1, il primo satellite statunitense partito il 1 febbraio 1958 dalla base di Cape Canaveral, in Florida.

Italiano

A.S. 2014/2015 Antonello Socci 3°B

Il Romanticismo

Verso la metà dell’Ottocento il panorama letterario sarà dominato da un unico movimento, il Romanticismo.

Il termine romantic, apparso per la prima volta in Inghilterra verso la metà del Seicento, designava in maniera dispregiativa tutto ciò che di stravagante, irreale e fantastico appariva nel romanzo cavalleresco.

Contemporaneamente il termine si diffuse in Francia, Germania e Italia.

Nella poesia romantica, infatti, tra i temi principali troviamo:

  • L’Irrazionalismo, dovuto da un rifiuto di riconoscere il primato attribuito al pensiero illuminista alla ragione. Lo spirito romantico esaltava il mistero, la notte, il contatto con la natura, le passioni, l’amore e la morte.
  • L’interiorità dell’individuo, i suoi sentimenti e tutte le dimensioni irrazionali dello spirito, come la follia e il sogno che liberano l’uomo e lo mettono in contatto con il mistero e l’ignoto.
  • L’inquietudine che nasce dall’insoddisfazione del presente.
  • Una profonda attrazione per la cultura medioevale.
  • Interesse per i temi religiosi e per la storia.

Nel campo politico, il Romanticismo si differenziava dall’Illuminismo per il fatto che nel Settecento si inseriva l’uomo come cittadino del mondo, mentre nell’Ottocento sarà esaltata la nazione, come una patria «unica e unita», e il popolo che raccoglieva in sé la cultura, le tradizioni, le credenze.

Altra differenza tra i due movimenti è che, come abbiamo già accennato prima, i Romantici si sentono molto legati al passato e alla storia, mentre gli Illuministi non li considerarono tali e, per esempio, definivano il Medioevo un secolo buio.

Nel Romanticismo si vanno a definire principalmente due forme: la lirica e il romanzo storico.

La lirica, soggettiva, concepisce la poesia come una delle più alte espressioni per lo spirito, frutto della fantasia e del sentimento. In Italia i principali esponenti di questo genere letterario sono Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi.

Tra i principali temi della lirica ricordiamo:

  • Il dolore che scaturisce dalla coscienza dell’inadeguatezza dell’uomo rispetto all’assoluto e della banalità della vita quotidiana;
  • Il mistero che avvolge quegli aspetti della vita che superano il mondo dei sensi e dell’esperienza;
  • I temi dell’amore, della morte, della natura, della storia e della vita sociale.

Il romanzo storico, oggettivo, concepisce la letteratura come rappresentazione di una precisa realtà storico-sociale in cui sono calati personaggi immaginari. L’esponente più significativo, in Italia, è Alessandro Manzoni.

Le principali differenze tra i due interpreti italiani più importanti, Foscolo e Leopardi, sono:

  • Foscolo riteneva che il significato della vita consistesse nel cercare la gloria, nel compiere imprese importanti ed eroiche, mentre Leopardi riteneva che l’amore, la libertà, la bellezza, la gloria scaturissero la solitudine e un profondo pessimismo.
  • Foscolo si esprimeva ancora attraverso un linguaggio tradizionale legato alle forme e ai miti della civiltà classica greca e latina; Leopardi, invece, fu un innovatore sia dal punto di vista linguistico, sia nel campo della metrica: il linguaggio diventò meno ricco e più semplice da comprendere per tutti, con strofe di varia lunghezza e senza la presenza delle rime.

Giacomo Leopardi

La vita

Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno del 1798 a Recanati. Suo padre, il conte Monaldo, era un uomo di cultura, molto conservatore e sua madre era una donna di carattere duro, di fede cattolica tradizionalista e di morale rigida. Assieme ai fratelli crebbe in un ambiente familiare privo di calore affettivo.

Cominciò a studiare sotto la guida del padre e dall’età di undici anni proseguì gli studi da solo nella ricchissima biblioteca paterna.

In «sette anni di studio matto e disperatissimo», che lo avrebbero segnato per sempre nel fisico, la vista si indebolì e la schiena si deformò, Leopardi acquisì una vastissima cultura.

Nel 1816 iniziò pian piano ad abbandonare gli studi filologici e iniziò il periodo della «conversione alla letteratura».

Nel 1817 iniziò la stesura della sua prima raccolta poetica: lo Zibaldone, nel quale sono raccolti i pensieri che Leopardi ebbe tra il 1817 e il 1832, con il quale si può ricostruire tutto il cammino che egli fece nella letteratura.

Successivamente, con la conversione filosofica, inizia la composizione dei Piccoli Idilli, nella poesia greca era definito Idillio un breve poemetto ambientato nella quiete della natura. Leopardi chiama Idilli alcune poesie che, pur prendendo spunto da un elemento del paesaggio, diventano occasione per una meditazione interiore, a cui Leopardi si dedicò tra il 1819 e il 1821.

In questa raccolta troviamo: L’Infinito, La sera del dì di festa, Alla Luna, La vita solitaria e Frammento XXXVII, liriche nate dall’interiore del poeta che indaga in se stesso il dolore della vita.

Nel 1822 Leopardi lasciò Recanati e si trasferì a Roma, ospite dello zio, però ben presto egli si accorgerà che l’ambiente romano si rivelerà corrotto e meschino.

Tornato a Recanati si dedicò, a partire dal 1824, alla stesura delle Operette Morali, prose che riflettono un cupo pessimismo.

Nel 1825 Leopardi si trasferì a Milano dove rimase per poco tempo e poi, nel 1827, si trasferì a Firenze e conobbe intellettuali famosi di quell’epoca tra cui Manzoni.

Nel 1828 tornò a Recanati e creò i Grandi Idilli (A Silvia, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia).

Subito dopo la stesura, si trasferì di nuovo a Firenze e, nel 1833, si trasferisce per l’ultima volta a Napoli dal suo amico Ranieri, dove morirà, nel 1837, all’età di solo trentanove anni.

Le opere

L’Infinito

Questo è il primo dei sei idilli composti tra il 1819 e il 1821.

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Sintesi

Collegamenti Guerra Fredda, tesina

  • ITALIANO: Il Romanticismo - G. Leopardi - Alla Luna
  • STORIA: La Guerra Fredda
  • GEOGRAFIA: Gli Stati Uniti e l'allunaggio
  • SCIENZE: La Luna
  • INGLESE: John F. Kennedy
  • FRANCESE: Les enfants dans la guerre
  • ARTE: La pop art - Andy Warhol
  • MUSICA: I Pink Floyd
  • TECNOLOGIA: Le fonti energetiche alternative con approfondimento sull'energia nucleare
  • EDUCAZIONE FISICA: L'alimentazione dell'astronauta
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