Liceo scientifico “Isaac Newton” – Chivasso
Corso sperimentale P.N.I
Tesina multidisciplinare per l’esame di Stato
L’origine del libero arbitrio
Dalla concezione del reale alle innovazioni neuroscientifiche
Alunno: Giuriato Umberto
Classe: V C
Anno scolastico 2011/2012
L’origine del libero arbitrio
Indice
Introduzione e premesse---------------------------------------------------------------------------3
1. Concezione deterministica classica-----------4
1.1. Il materialismo lucreziano epicureo-----------------------------------------------4
1.2. Il clinamen: la giustificazione della libertà--------------------------------4
1.3. Il meccanicismo incompatibilista-----------------------------------------------------5
2. La crisi del determinismo------------------------------6
2.1. Il principio di indeterminazione di Heisenberg--------------------------------6
2.2. Un problema kantiano: l’interpretazione di Copenaghen--------------7
2.3. Altre interpretazioni: la critica all’idealismo soggettivista-----7
2.4. Conseguenze relative alla libertà -----------------------------------------------8
3. La prospettiva neuroscientifica: volontà e
materialismo------------------------------------------------9
3.1. L’illusione della volontà cosciente----------------------------------------------9
3.2. Freud e le scienze cognitive: l’origine inconscia dei processi
decisionali------------------------------------------------------------------------------------------9
3.3. Schopenhauer: la volontà come forza primordiale--------------------11
3.4. Leopardi e la condizione esistenziale dell’uomo--------------------------11
Riepilogo e conclusioni---------------------------------------------------------------------------13
Appendice----------------------------------------------------------------------------------------------------
14
Bibliografia e sitografia------------------------------------------------------------------------15
Materie coinvolte
- Letteratura latina
- Fisica
- Filosofia
- Letteratura italiana 2
L’origine del libero arbitrio
Introduzione e premesse
Il libero arbitrio è sicuramente uno dei preconcetti più radicati nel senso comune: è stato da sempre considerato un elemento di importanza capitale per la caratterizzazione dell’essere umano cosciente e per la definizione di idee come responsabilità, colpa, punizione, e in generale costituisce uno dei principali capisaldi teorici necessari per la costruzione di un sistema etico.
Come si può intuire, la radicale profondità del concetto di libertà implica risvolti filosofici di portata monumentale e pertanto è un argomento sensibilissimo, in grado di generare dilemmi e complicazioni intorno alla concezione del reale e dell’uomo stesso.
Ora, lo scetticismo intorno all’intuizione del libero arbitrio ha attraversato varie fasi, presentandosi in maniera differente, più o meno critica; a oggi le sempre più incalzanti acquisizioni in campo neuro-scientifico stanno conferendo una nuova forma al problema, al contempo dotando di valenza sperimentale quello che è sempre stato considerato un problema esclusivamente teorico.
Procedendo con ordine, il libero arbitrio (o volontà libera) viene inteso come una forma di libertà, che si distingue dalla libertà in senso politico-sociale (indicante l’assenza di coercizione, di condizionamento e limitazioni di possibilità), perché riguarda invece le determinazioni ontologiche fondamentali della realtà1.
Esistono principalmente due condizioni che concorrono alla definizione di libero arbitrio in questo senso:
- La possibilità di fare altrimenti, ossia l’agente (colui che compie l’azione, per ipotesi dotato di libero arbitrio) può scegliere tra corsi d’azione alternativi;
- L’autodeterminazione, ossia è lo stesso agente a determinare quale corso d’azione intraprenderà, senza condizionamenti esterni.
Di fatto, la domanda sostanziale da cui originano le controversie riguarda il rapporto tra libero arbitrio e la realtà in cui viviamo: ci si chiede cioè se tali condizioni siano compatibili con l’attuale concezione del mondo, o altrimenti come il concetto di libero arbitrio debba essere eventualmente riformulato.
Perciò mi propongo nelle prossime pagine di analizzare la tesi deterministica classica, che di fatto è stata quella scientificamente più longeva, ma è già presente nelle riflessioni di filosofi e letterati antichi (in particolare Lucrezio ed Epicuro).
In seguito l’obiettivo sarà di individuarne i limiti e le reinterpretazioni alla luce delle non più troppo recenti innovazioni novecentesche della fisica moderna.
L’argomentazione che presenterò poi come una proposta di soluzione al problema sarà ispirata dagli studi nel campo delle neuroscienze cognitive (che a loro volta presuppongono alcuni concetti-chiave postulati da Freud), ed esplorerà una via per il superamento della falsa dicotomia libero arbitrio/determinismo: a tale scopo sarà necessario approfondire il concetto di volontà, quindi prendere le distanze dalla concezione più intuitiva di libero arbitrio, identificandone l’incoerenza con un certo tipo di weltanschauung materialistica.
Per ultimo, approfondirò le conseguenze esistenziali di tale prospettiva, riconducibili al pensiero di intellettuali come Schopenhauer e Leopardi.
Intendo precisare che le conclusioni cui converrà questo lavoro sono da considerarsi sì un’interpretazione possibile e sostenuta da valutazioni e fonti attendibili, ma che non per questo pretendono di porsi come una risposta assoluta e indiscutibile, data la controversia dell’argomento.
A discapito delle apparenze il problema del libero arbitrio è infatti quanto mai complesso e aporetico, ed esistono attualmente vari punti di vista spesso tra loro contraddittori: per questo motivo ho scelto di concentrarmi su una singola “corrente di pensiero”, quella che naturalmente ritengo più valida, considerati gli strumenti culturali di cui dispongo.
1 - Concezione deterministica classica
3
L’origine del libero arbitrio
Il determinismo è stato fin dalla nascita della fisica sperimentale (nel 1600 con Galileo) il principio fondativo su cui la scienza ha costruito le leggi e le strutture di cui si serve per descrivere le relazioni che reggono il mondo.
Tuttavia una rappresentazione embrionale quanto sostanziale dei presupposti su cui si fonda tale concezione viene esposta molto tempo prima nell’opera di un poeta latino del primo secolo a.C, il De rerum natura di Lucrezio.
1.1 - Il materialismo lucreziano-epicureo
Ciò che Lucrezio compie nel suo poema epico-didascalico è un’esposizione delle teorie epicuree, risalenti al 300 a.C.
Epicuro è stato uno dei primi filosofi, dopo Democrito, cui peraltro egli s’ispirava, a concepire una strutturazione materialistica della realtà.
Nei primi due libri del De Rerum Natura è presentata appunto la dottrina fisica secondo cui l’universo è costituito esclusivamente da corpi elementari, gli atomi, i quali si aggregano, urtandosi in modi differenti per dare origine ad ogni ente ed alla pluralità dei mondi.
Per inciso, è interessante notare come, seppur priva di qualsiasi verifica sperimentale, l’ipotesi epicurea sia stata assai maggiormente vicina all’effettiva configurazione della materia attualmente accettata, rispetto alla ben più diffusa teleologia aristotelica, o al provvidenzialismo stoico, considerando l’epoca in cui Lucrezio scrive.
La conseguenza principale del materialismo lucreziano-epicureo è l’assenza nell’essere di qualsiasi elemento metafisico classicamente inteso, ossia non è concepita una forma spirituale qualitativamente differente dalla materia, posta come principio fondativo di questa.
Tuttalpiù è ammessa l’esistenza degli dei, ma essi vivrebbero negli intermundia (gli spazi tra i vari mondi), pertanto non interverrebbero nella nostra realtà, risultando vani nella comprensione della natura.
Il principio base che governa il mondo atomistico di Epicuro è quello comune ad ogni altra forma di determinismo, ossia la causalità, secondo cui ogni fenomeno naturale è da considerarsi come effetto di uno o più eventi precedenti e come concausa di eventi successivi.
Lucrezio mostra poi come neppure l’attività conoscitiva dell’uomo possa prescindere da tale regola, pertanto anche le percezioni possono essere spiegate dall’urto di atomi esterni con i nostri recettori.
Non solo: l’anima stessa, così come il corpo, è costituita da atomi materiali, quindi quando il corpo muore anch’essa cessa di vivere, e i corpuscoli imperituri di cui è costituita concorreranno alla formazione di nuovi oggetti.
Ora, l’esito diretto di tale ragionamento sembra portare logicamente ad affermare che, poiché l’essere è indissolubilmente soggetto al rapporto causa/effetto, non è possibile ammettere alcuna idea di libertà ontologica, che poi è ciò che intendiamo per libero arbitrio.
Effettivamente questa è, in sintesi, la concezione incompatibilista, secondo cui la libertà e il determinismo non possono coesistere.
Tuttavia né Epicuro né Lucrezio giungono ad una posizione simile, introducendo un nuovo concetto per “salvare” il libero arbitrio.
1.2 - Il clinamen: la giustificazione della libertà
Lucrezio ed Epicuro, nella loro ingenuità prescientifica, sostenevano che gli atomi si muovessero nello spazio vuoto in modo verticale, spinti dal loro peso.
Perciò, per esplicare come sia possibile l’urto originario tra gli atomi, nel secondo libro del De Rerum Natura Lucrezio riprende il concetto di clinamen, ossia letteralmente una deviazione dal moto verticale compiuta dagli atomi.
Non rientrando questo comportamento all’interno della catena causale, essa è la presupposizione teorica che spiegherebbe appunto la libera facoltà di sottrarsi al fato per via della quale possiamo andare ovunque la volontà ci guidi2.
Ora, è evidente come il clinamen sia un concetto aporetico della filosofia epicurea, poiché, oltre l’impreciso modello fisico di atomo da cui origina, viene data per valida l’intuizione di libertà, basandosi essa sulla veridicità dell’esperienza.
Naturalmente bisogna comprendere la vetustità di questo apparato filosofico, che ignora le moderne disquisizioni empiriste, ma ciò è emblematico del fatto che in una cultura come quella antica, priva dei moderni strumenti scientifici, sia impossibile pensare una rielaborazione o addirittura una negazione del libero arbitrio: piuttosto, come in questo caso, si cercano di costruire teorie e modelli ad hoc, per salvaguardare un concetto intoccabile, il quale, come si può immaginare, aveva e ha tuttora implicazioni strutturali nelle fondamenta esistenziali dell’essere umano.
1.3 - Il meccanicismo incompatibilista
1 - Il clinamen di Epicuro
Come già accennato, il determinismo materialista perseguito da Lucrezio non trovò molti seguaci, considerando anche l’egemonia cristiana sulla cultura che si sarebbe imposta poco dopo la sua morte.
Nella filosofia tomistica, che predominava in epoca medievale, viene infatti rielaborato l’aristotelismo in chiave cristiana, e il libero arbitrio è considerato come semplice libertà di giudizio, una capacità tipica dell’uomo, inserita però in un’ottica provvidenzialistica di natura religiosa.
In questo senso non era presente alcuna contraddizione tra libertà e provvidenza divina, in quanto l’autonomia dell’uomo è incastrata all’interno di un progetto più grande e inconoscibile, se non allo stesso Dio.
Invece, proprio dalla rivoluzione scientifica, fino al secolo ventesimo, la prospettiva che più d’ogni altra s’instaurò nella forma mentis degli uomini di scienza fu un determinismo puro, senza le giustificazioni libertarie di Epicuro.
Del resto la fisica classica di Newton e Galilei si esprime per mezzo di relazioni matematiche, le quali generalizzano in leggi universali i risultati di osservazioni sperimentali, ossia di un certo numero di fenomeni nei quali si riconoscono proprietà analoghe: questo è il noto metodo induttivo e la causalità è proprio il fondamento teorico su cui ogni legge viene formulata.
Con l’avanzare degli studi nel campo della fisica e con l’affinarsi degli strumenti matematici, la fiducia nel determinismo aumentò sempre di più, sostenuta dal suo successo sperimentale, finché non si giunse ad una vera e propria concezione meccanicista del reale.
L’apice di tale pensiero è ben esposto nella formalizzazione filosofica di Pierre Simon Laplace, il quale scrive in un celebre passo:
Letteratura latina
La fisica di Epicuro nel De Rerum Natura.
Fisica
Principio di indeterminazione di Heisenberg.
Filosofia
S. Freud, A. Schopenhauer.
Letteratura italiana
G. Leopardi (Canto Notturno e concezione esistenziale).