La comunicazione, il linguaggio e la propaganda
Quando parliamo di comunicazione in genere intendiamo tutta quella serie di azioni e atteggiamenti che ci portano a trasmettere un qualcosa all'altro. Il termine comunicazione significa "mettere in comune", "far conoscere". Sappiamo che la comunicazione è a contatto diretto con il linguaggio, che rappresenta il mezzo più comune con cui interagiamo con altri individui. Tramite la comunicazione trasmettiamo e riceviamo informazioni, che interpretiamo secondo la nostra cultura e il nostro modo di pensare. Il linguaggio e la comunicazione modificano la nostra percezione della realtà e il nostro rapporto con essa, la percezione e l'interpretazione del mondo, il nostro comportamento... Il significato semantico di determinate parole viene percepito e interiorizzato dall'individuo a seconda del contesto sociale in cui si sviluppa e apprende il linguaggio, che varia da paese a paese, da popolo a popolo. Ad esempio, in spagnolo non esiste una parola che descriva un "distacco definitivo", l'equivalente del nostro "addio" in italiano. Non esiste la parola addio, e non riescono ad immaginare il concetto se non filtrato dall'immagine della morte.
Possiamo parlare di comunicazione diretta, indiretta, oggettiva e soggettiva. La comunicazione diretta può avvenire con il dialogo e l'interazione di più persone, trasmettendo informazioni dirette, ovvero che vengono comprese dall'altro esattamente per come sono, senza lasciare spazio a interpretazioni. L'informazione diretta ha un alto livello di certezza, a differenza di quella indiretta, rappresentata, ad esempio, dalla comunicazione dei media.
La comunicazione scientifica
Un esempio di comunicazione diretta e oggettiva è rappresentato dalla comunicazione della scienza. Per molte scienze, specie per le scienze "esatte", la ricchezza semantica, l'ambiguità, il rigoglio sinonimico e le sfumature delle lingue naturali costituiscono non un pregio, bensì un inciampo. Chi si occupa di scienze esatte tende all'univocità, alla precisione e alla chiarezza dei termini e degli enunciati: perciò è spinto a usare, invece della lingua ordinaria, un linguaggio "formale" o "simbolico". Un linguaggio formale si ricava dalla lingua naturale rendendo esplicite le definizioni dei termini e le regole del loro uso. Si eliminano ambiguità, sinonimi e omonimi: in matematica "anello" e "cerchio" non sono più sinonimi, ma indicano enti diversi; "campo" indica una precisa struttura algebrica e non (anche) un appezzamento di terra coltivato o un settore disciplinare. Si tratta insomma di dosare le differenze, introducendone alcune e sopprimendone altre. Si chiama “formalizzazione” il passaggio dalla parola al simbolo, alla figura. L'esempio più semplice di linguaggio formale è quello dell'aritmetica: per contare gli oggetti bisogna che le differenze che rendono ogni oggetto unico vengano trascurate, mentre vengono mantenute le differenze che distinguono gli oggetti contati dagli altri oggetti (le mele sono considerate diverse dalle pere, mentre sono considerate tutte uguali, o meglio equivalenti, tra loro, anche se non lo sono: quindi posso sommare mele con mele ma non mele con pere). A questo punto il linguaggio formale in parte si stacca dallo scienziato e diventa una sorta di congegno semiautomatico, una "macchina della mente" capace di procedere, guidata ma in semilibertà, verso la costruzione e l'elaborazione di enunciati, formule, equazioni, teoremi, cioè verso la costruzione di risultati formali anche molto complicati. Sia la lingua ordinaria sia il linguaggio formalizzato descrivono il mondo, o un suo frammento, ma a livelli diversi, in modi non del tutto confrontabili o sovrapponibili. E ciò che non si può tradurre dal formalismo alla lingua ordinaria (cioè dire "in parole") potrebbe essere proprio l'essenza profonda del contenuto semantico del formalismo.
La comunicazione nelle scienze sociali
Per quanto riguarda le scienze sociali parliamo di comunicazione quando si ha un'interazione faccia-a-faccia tra due o più individui che interagiscono a livello verbale, gestuale, e talvolta tramite contatto fisico. Ma
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l'interazione faccia-a-faccia non è l'unico mezzo per comunicare. Esistono svariate "tecniche" di comunicazione utilizzate negli ambiti più diversi e con degli scopi ben precisi, come ad esempio quella utilizzata dai mezzi di comunicazione di massa, che in quest'epoca hanno contribuito a favorire la socializzazione tra gli individui e ad aumentare la consapevolezza e l'informazione sociale.
Allo stesso tempo, grazie ai mezzi di comunicazione di massa e alla scolarizzazione, l'Italia è arrivata a possedere una lingua "ufficiale", comune, che viene utilizzata e compresa su tutto il territorio nazionale. Nel trattare il panorama variegato della lingua italiana, non bisogna dimenticare la presenza dei dialetti, che costituiscono un prezioso patrimonio culturale che si è tramandato nei secoli e sul quale è fiorita spesso anche una produzione letteraria.
Il romanzo storico e la comunicazione
L'esempio più importante che possiamo citare, che ha contribuito allo sviluppo culturale e linguistico italiano in maniera sostanziale, è il romanzo storico.
Con il romanzo storico non solo cambiano i mezzi per comunicare, ma per la prima volta si crea una comunicazione a portata di tutti, della maggior parte del popolo. Non più quindi una letteratura esclusiva, di élite, di corte, con un linguaggio complesso e inaccessibile alla maggioranza, ma una letteratura in grado di essere compresa e apprezzata anche dai più umili, che tratta argomenti vivi nella coscienza popolare.
Infatti l'obiettivo dello scozzese Walter Scott, uno dei primi autori di romanzi storici conosciuto in Italia e da cui verrà preso il modello, era descrivere un'epoca del passato illustrando non solo i grandi avvenimenti storici “degni di memoria” ma anche la vita della gente comune, attraverso il racconto delle vicende dei protagonisti. La storia e i grandi avvenimenti venivano quindi lasciati in sottofondo, mentre venivano messe in rilievo le ripercussioni che questi avevano sulla vita privata, la mentalità e i modi di vita della gente comune.
Per la prima volta vengono messi in risalto gli umili, prima mai considerati dalla storiografia.
Il romanticismo lombardo
Già dal 1816, quando le correnti romantiche iniziano a fiorire in Italia, specialmente in Lombardia, il dibattito si accende tra i letterati classicisti tradizionali e i letterati più progressisti, che vedevano nelle nuove correnti europee un mezzo di riscatto e di rinnovamento dal clima stagnante della cultura italiana.
I letterati tradizionali, troppo attaccati alla tradizione, ai modelli classici e alle unità aristoteliche, guardavano il romanzo con disprezzo, considerandolo genere inferiore, indegno di essere considerato “letterario”.
Le unità aristoteliche nascono dal principio di imitazione dei classici, secondo cui ogni genere letterario doveva seguire precise regole ed imitare un modello classico. L'azione della tragedia non doveva superare la durata di ventiquattro ore e doveva svolgersi sempre nello stesso luogo, senza cambiamenti di scena.
I romantici si opposero a questo principio secondo le loro argomentazioni, mettendo in risalto la spontaneità e l'autenticità, il “genio poetico” doveva crearsi liberamente come una forza della natura, senza alcuna costrizione, e al principio dell'imitazione dei classici verrà sostituito il culto dell'originalità: il romantico, il poeta, deve dire ciò che non è mai stato detto.
Il romanticismo lombardo assumerà quindi il compito di riscattare il romanzo dal disprezzo rifiutando le regole, la mitologia classica, affermando il carattere popolare della nuova letteratura.
Tutti questi contrasti nacquero anche a causa della mancanza di una tradizione romanzesca italiana, a differenza di tanti altri Paesi europei.
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Alessandro Manzoni e I promessi sposi
Alessandro Manzoni, il più grande esponente del romanticismo italiano, tenendo conto delle esortazioni dell'articolo di Madame de Stael, capeggerà le nuove tendenze letterarie attraverso la stesura de I promessi sposi, nel 1827, romanzo storico che avrà un'importanza fondamentale nella cultura italiana e nei nuovi generi letterari. Inaugurando il romanzo in Italia, Manzoni si pone contro la tradizione e il passato, creando un nuovo genere “popolare” per eccellenza, non più composto da letterati ma da lettori comuni, che coinvolgerà le passioni e gli studi degli italiani fino ai giorni nostri. I lettori si affascinano dalla narrativa in prosa, per la prima volta si immedesimano nei personaggi, vivono vicende straordinarie con essi, si divertono nelle scene comiche, si commuovono in quelle sentimentali, si nutrono dei miti che veicola il romanzo, ricavano nozioni storiche dalla lettura, si proiettano in epoche affascinanti, e soprattutto possono leggere una prosa comprensibile non più aulica e accademica.
Manzoni sceglie di porre al centro del suo romanzo due popolani, Renzo e Lucia, e di rappresentare in chiave seria e in tutta la loro tragicità le loro vicende. In base al principio classico della separazione degli stili, invece, i due protagonisti sarebbero stati due personaggi da commedia, in quanto solo il “nobile” poteva essere rappresentato in chiave seria, gli argomenti quotidiani potevano essere trattati solo in stile comico.
Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: La Comunicazione,Il Linguaggio e la Propaganda
Autore: Simula Eleonora
Descrizione: tesina che racchiude 7 materie e tratta l'importanza del linguaggio e della propaganda nella comunicazione umana
Materie trattate: Matematica,italiano,storia,filosofia,inglese,diritto,scienze Sociali
Area: umanistica
Sommario: Matematica: il linguaggio aritmetico e la formalizzazione / Italiano: Il romanzo storico e Alessandro Manzoni,i promessi sposi / Storia: La propaganda durante il regime fascista e nazista / Filosofia: Kierkegaard,la comunicazione filosofica / Inglese: George Orwell,1984 / Diritto: Art.21 della Costituzione Italiana / Scienze Sociali: la socializzazione tramite i mass media