Tesina
La “riscoperta” del Giappone all'inizio del '900
Fotografia
Introduzione – quadro storico/temporale
Nella seconda metà dell'Ottocento, più precisamente con l'insediamento dell'imperatore Meiji nel 1868, il Giappone abbandonò la struttura feudale diventando definitivamente uno stato moderno di stampo commerciale ed industriale: l'imperatore, infatti, aprì le porte al commercio con l'Occidente, prima vietatissimo per salvaguardare la tradizione giapponese. Con l'epoca Meiji (1868-1912) la cultura del Giappone si aprì agli occidentali come non mai: si può paragonare quel periodo come una “seconda scoperta” del Giappone stesso.
I primi fotografi
Con il commercio arrivarono anche le nuove arti occidentali, tra cui anche la fotografia. I primi fotografi che troviamo nel Giappone di fine Ottocento sono proprio europei, come Felice Beato (1843-1907), un italo-inglese giunto nel 1863 a Yokohama, il barone austriaco Raimund von Stillfried (1839-1911) e il vicentino Adolfo Farsari (1841-1898).
Felice Beato fu il fotografo che dette il contributo più importante per l'affermazione della fotografia nel paese del Sol Levante: egli aprì uno studio a Yokohama, quella che poi sarà chiamata “Yokohama Shashin” (scuola di Yokohama), cominciando a colorare le fotografie. Lavorando con grande professionalità, precisione e sensibilità, la colorazione delle immagini era quanto di meglio si potesse ottenere in quel periodo: infatti permise di “vedere” le meraviglie di un Paese mai veramente conosciuto, contribuendo a diffondere la conoscenza di usi e costumi, bellezze naturali e monumentali, spiritualità e filosofia di vita.
Venivano vendute ai turisti, in album contenenti circa 50 foto: queste preziose stampe erano fatte con l'albumina, “un tiraggio positivo, costituito da uno strato di albumina, contenente un’immagine argentea depositata sulla superficie di un sottile foglio di carta”, procedimento inventato dal francese Louis Evrard.
Il barone Stillfried, ottenuto lo studio di Beato, continuò a stampare e a commercializzare le fotografie dell'amico. La sua produzione più importante è costituita da ritratti, eseguiti su sfondi neutri per concentrare l'attenzione sui personaggi.
Suo collega fu Adolfo Farsari, un grande viaggiatore che si stabilì a Yokohama nel 1875, e che aprì in seguito un negozio di libri stampando piccole guide per stranieri e vendendo fotografie e album di altri professionisti, fino a diventare lui stesso fotografo. Egli si ricorda per la qualità della resa pittorica e per la verosimiglianza delle fotografie alla realtà visiva.
Fra i maggiori interpreti locali, oltre a Ueno Hikoma (1838-1904), considerato in patria come il «padre della fotografia giapponese», vi furono: Kusakabe Kimbei (1841-1934), il cui linguaggio rappresenta il riassunto della Yokohama Shashin, Ogawa Kazumasa (1860-1929) che legò la sua opera a una riflessione estetica sull'arte tradizionale del Giappone, e infine Tamamura Kozaburo (1856-1923?) il cui atelier, che arrivò a occupare oltre 350 persone, fu celebre per la straordinaria cura dei dettagli, anche in commissioni che superavano le decine di migliaia di fotografie alla volta.
Tamamura Kozaburo
Tamamura Kozaburo, nato nel 1856, divenne apprendista dal maestro Kanemaru Genzo, a Edo (attuale Tokyo), e aprì il suo primo studio nel 1874. Si stabilì a Yokohama dove il suo successo fu eccezionale: vi aprì uno studio a sviluppo industriale nel 1883, e un altro a Kobe nel 1889.
Si specializzò e ottenne il successo vendendo album di vedute e costumi per turisti, dalle lussuose copertine in lacca con inserti in avorio, madreperla e foglia d'oro, che riportavano tipici motivi pittorici tratti dalla tradizione del Giappone, come ad esempio il monte Fuji e le geishe.
I suoi clienti, infatti, erano soprattutto stranieri: si può dire che le sue erano foto-souvenir. Questi album si possono considerare come gli “antenati” di Life, per le didascalie che venivano riportate sotto le fotografie. Con oltre cento dipendenti, egli diventò uno dei fotografi più famosi e di successo: la sua fu proprio la prima “industria” della fotografia in Giappone.
Il suo lavoro terminò nel 1923, data probabile della sua morte causata forse da un terremoto nello stesso anno.
Storia dell'arte
Ukiyo-e
Introduzione
Ma in Giappone, prima della diffusione della fotografia, nel periodo Edo nacque la tecnica di stampa Ukiyo-e (uku, “fluttuante”, e yo, “mondo”), le “immagini del mondo fluttuante” in ambito buddhista.
Questa tecnica, equivalente alla nostra xilografia, è un genere di stampa artistica giapponese prodotta tra il XVII e il XX secolo, più precisamente comprende ben due periodi storici: il periodo Edo appunto, dalle sue origini fino al 1867 circa, e il periodo Meiji, fino al 1912.
Gli Ukiyo-e furono di larga diffusione e di facile accessibilità, non essendo molto costosi: venivano prodotti in massa e pensati principalmente per il popolo che non poteva permettersi dei veri dipinti. Il ricco repertorio comprendeva vedute di paesaggio, soggetti teatrali, scene di genere, temi familiari, bellezze femminili e quartieri di piacere.
Gli Ukiyo-e erano ispirati inizialmente ad opere e racconti cinesi, mostrati sotto forma di illustrazioni per libri: molte di queste storie narravano la vita e la cultura della città, oppure erano vere e proprie guide.
La tecnica
Gli Ukiyo-e venivano prodotti con il seguente procedimento:
- L'artista creava il disegno originale in inchiostro;
- Un assistente creava una traccia dell'originale;
- Degli artigiani incollavano questo disegno a faccia in giù su un blocco di legno, incidendo le parti in cui la carta era bianca, perciò lasciando il disegno in evidenza sul blocco (in modo simile ad un altorilievo) ma distruggendo l'originale;
- Il blocco veniva inchiostrato e stampato, producendo copie quasi uguali del disegno originale;
- Queste stampe venivano a loro volta incollate a faccia in giù su blocchi di legno e le aree che dovevano essere di un particolare colore venivano lasciate in rilievo. Ognuno di questi blocchi stampava almeno un colore della stampa finale;
- La serie di blocchi di legno veniva inchiostrata in diversi colori, che successivamente venivano impressi su carta. La stampa finale porta l'impressione di ognuno dei blocchi, alcuni stampati più di una volta per dare profondità al colore.
Lo stile
Rispetto all'arte classica occidentale, l'Ukiyo-e è caratterizzato dallo scarso utilizzo della prospettiva, dall'assenza quasi totale di ombre, di chiaro-scuri e del senso di “profondità”, e dall'uso di una spessa linea di contorno delle figure.
Gli artisti
Utamaro, Sharaku, Hiroshige e Hokusai furono gli artisti più importanti di questa tecnica. Il periodo compreso tra il 1750 e il 1850 circa si ebbe il culmine dell'arte Ukiyo-e: Kitagawa Utamaro (1753-1806) e Toshushai Sharaku (1794-1801?) rappresentarono l'uno bellissime donne aggraziate, e l'altro il mondo dei grandi attori teatrali, con uno stile incisivo e satirico.
Gli Ukiyo-e di questi due grandi artisti sono considerati manifesti pubblicitari rappresentanti spettacoli teatrali e bordelli, o ritratti di idoli popolari.
Fotografia:
Yokohama Shashin, Tamamura Kozaburo;
Storia dell'arte:
La stampa Ukiyo - e, Katsushika Hokusai (il Giapponismo);
Storia dell'arte/grafica:
Henri De Toulouse - Lautrec;
Storia:
La Belle Epoque, restaurazione Meiji.