Estratto del documento

Istituto superiore “F. Bisazza” – Messina

Esami di Stato 2013

Alunna: Sonia Mollica

Classe V sez. A

Anno scolastico: 2012/2013

L’elevazione geniale che

scaturisce nella follia

Galatea de los Cielos

Salvador Dalì: “”, 1952, collezione privata

L’elevazione geniale che scaturisce nella follia.

Pirandello: la follia in “Uno, nessuno e centomila”.

Seneca, il concetto di furor e follia.

Théodore Géricault e gli alienati.

Salvador Dalí y el surrealismo.

Virginia Woolf and the dissatisfaction of the “ego”.

Charles Baudelaire, le génie incompris.

L’elevazione geniale che scaturisce nella follia

Introduzione

La follia viene identificata come una mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell'ambiente, del momento storico, della cultura e delle convenzioni. L’argomento che voglio sviluppare è, infatti, incentrato sul ruolo dell’artista, che con le sue capacità artistiche ed intellettive arriva ad un livello geniale, fino a far sfociare tutta la sua originalità in un immancabile follia che lo porta ad essere emarginato e ad emarginarsi dalla società in cui vive, “sopraelevandosi” al resto del popolo.

L’artista deve essere visto, però, come un folle che ha qualcosa in più di noi, “uno schizoide sano di mente” che è più sensibile, più acuto, più attento, più consapevole di noi.

D’istinto lo respingiamo perché appare diverso e ci spaventa, eppure, se ci relazioniamo a lui senza pregiudizi ci rendiamo conto che è in grado di arricchirci in modo impareggiabile. Geni folli li troviamo qualsiasi ambito e secolo. Quest’ultimi saranno proposti nella mia argomentazione con i vari letterati e artisti quali Salvador Dalì, Virginia Woolf e Charles Baudelaire, che sono stati talmente originali, realisti e geniali da far sfociare tutto ciò in pazzia; ed altri letterati ed artisti, che invece si sono più preoccupati dell’andare a descrivere questo “mancato adattamento” quali Luigi Pirandello, Seneca e Théodore Géricault.

Pirandello: la follia in “Uno, nessuno e centomila”

La follia è il grande tema che percorre tutta l'opera pirandelliana. Pirandello, a differenza di Svevo, non lesse direttamente le opere di Freud, ma la sua opera è piena di richiami al mondo della follia, dell’inconscio, del sogno. La sua fonte fu dunque lo psichiatra Alfred Binet, che gli offrì le formulazioni scientifiche di alcune sue intuizioni sulla variabilità degli stati psicologici e sulla scomposizione della personalità. È il suo punto di partenza per esplorare quella crisi d'identità che qualsiasi evento può scatenare e che è uno dei temi fondamentali della sua produzione.

Dall'idea per cui la personalità degli uomini non è una ma molteplice verrà uno dei suoi temi decisivi: la follia. I suoi personaggi si sdoppiano, sono dissociati, sono contemporaneamente: “Uno, nessuno e centomila”.

Il romanzo "Uno, nessuno e centomila” aiuta a riflettere su uno dei più interessanti temi del pensiero pirandelliano: l'incomprensione e l'incomunicabilità umana (da cui poi ci si ricollega al tema della follia). Il protagonista, Vitangelo Moscarda, entra in crisi quando gli viene fatto notare dalla moglie di avere il naso diverso da come lui se lo vedeva: questa banale constatazione lo porterà gradualmente alla pazzia. Questo romanzo mette in evidenza quindi la diversità che esiste tra come noi ci vediamo e come gli altri ci vedono, non solo esteriormente ma anche interiormente. Ciascuno non è uno, ma centomila, tante quante sono le immagini che gli altri si fanno di lui.

Il dramma della pazzia è già presente nel primo capitolo del libro; naturalmente al termine pazzia non si dà il significato corrente di patologia grave della psiche ma quello pirandelliano più congruo di spazio vuoto, squarcio improvviso nella coscienza, istantaneo ed insperato coincidere di essere ed esistere. Pazzo è infatti chi, allo specchio, scopre di esistere in maniera diversa da quella in cui credeva; e comunque chi, con la reduplicazione speculare dell'immagine, come Vitangelo Moscarda, avvia un generale processo di scomposizione dell’“io”, della propria personalità, una demistificazione della falsa unitarietà della coscienza, per cui il protagonista si accorge, di fronte allo specchio, di non essere quell'uno -uguale ed inseparabile- che credeva di essere per sé e per la moglie. L'impossibilità di conoscersi appieno -se non a patto di osservarsi quasi dall'esterno, e, dunque, uscendo da sé per cui diventa impossibile vivere e vedersi contemporaneamente-, ingabbia subito Vitangelo Moscarda. Tutto il primo capitolo è infatti giocato sulla variazione dell'unico, ossessivo tema dello sdoppiamento davanti allo specchio. Il confronto con lo specchio, dunque, non è affatto un veicolo per il riconoscimento di sé; tutt’altro! Lo specchio “deforma" l'immagine, ne scopre l'assoluta relatività e spinge al folle gioco della scomposizione: in ogni specchio si rifrange una delle tante possibili immagini di un io che, frantumato nelle sue varie sfaccettature, impedisce la ricomposizione di un'unica identità. Il dramma a questo punto si complica: Moscarda non solo scopre di essere uno, ma centomila, e dunque nessuno.

Quindi, l'esperienza allo specchio gli conferma la sua ipotesi (cioè di non credere di essere ciò che un tempo pensava di essere); anzi, gli rivela come non possa vedersi vivere, e come sia condannato a restare estraneo a se stesso, conoscibile solo dagli altri. Si vede di fronte un corpo vuoto perché chiunque avrebbe potuto appropriarsene e dargli una realtà a modo suo, una delle centomila possibili realtà. L’idea gli risulta quasi inaccettabile. Così si propone di mettere a nudo le sue tante identità, che i conoscenti gli attribuivano, nella speranza di distruggerle. Nelle sue scoperte, è rilevante la presa di coscienza della falsità di un mondo costruito dall'esterno, illusorio, in cui la conoscenza viene ripudiata perché condannata come relativa.

Vitangelo impara per sua esperienza come il giudizio altrui risulti influenzato dalla condizione familiare, dal nome di una persona. Così era capitato a lui, figlio di un banchiere, considerato dai conoscenti un usuraio. E' un'idea inaccettabile e per cancellarla fa di tutto: decide infatti di donare a un tale, Marco di Dio la sua casa; poi decide di sfrattarlo, e poco dopo, tra gli insulti della folla, decide di donargli una casa più accogliente ed una cospicua somma di denaro. Però la folla, invece di cambiare idea sul suo conto gli dà del pazzo. Venuto a conoscenza dell'inganno che stavano progettando i suoi due soci (Firbo e Quantorzo volevano infatti denunciarlo come malato di mente) decide quindi di recarsi da un vescovo di Richieri e finge di voler cedere la banca per motivi di coscienza: ne riceve invece il consiglio di

Tutto sommato non mostra rimpianti: ha raggiunto il suo obiettivo, ha saputo annullare la realtà che gli altri gli avevano dato e vivere una nuova vita. Ma il prezzo della battaglia che ha combattuto contro gli altri è altissimo: la totale decostruzione della propria immagine viene pagata con una totale solitudine interiore, con l'interdizione e l'emarginazione. Spogliato di tutto, dei beni, del nome, dello statuto anagrafico, di un ruolo sociale, Vitangelo resta solo, solo con la pazzia, che è il marchio con cui gli altri continuano a difendersi da chi li minaccia nelle loro certezze, nella loro ostinazione a credersi "veri".

Già nel primo capitolo è presente tutto il nucleo di considerazioni che il protagonista narrante, attraverso intenzionali gesti di follia, variazioni, svilupperà lungo tutto il romanzo. Se c’è infatti una caratteristica di questo romanzo, è la quasi assoluta mancanza di azioni, tutto ciò che avviene è mentale, è il processo contrario al romanzo di formazione, è il romanzo della "deformazione", della scomposizione fino ad approdare al risultato finale di affacciarsi sugli abissi della coscienza e scoprire l'assoluta mendacia di tutto.

Che è poi il significato della pazzia pirandelliana.

Ritratto di Luigi Pirandello.

Seneca, il concetto di furor e follia

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 24
Genio e Follia: tesina per la maturità Pag. 1 Genio e Follia: tesina per la maturità Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Genio e Follia: tesina per la maturità Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Genio e Follia: tesina per la maturità Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Genio e Follia: tesina per la maturità Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Genio e Follia: tesina per la maturità Pag. 21
1 su 24
Sintesi

Genio e follia - tesina

La follia viene identificata come una mancanza di adattamento che il malato mostra nei confronti dell'ambiente, del momento storico, della cultura e delle convenzioni. L’argomento che voglio sviluppare nella mia tesina di maturità è, infatti, incentrato sul ruolo dell’artista, che con le sue capacità artistiche ed intellettive arriva ad un livello geniale, fino a far sfociare tutta la sua originalità in un'immancabile follia che lo porta ad essere emarginato e ad emarginarsi dalla società in cui vive, “sopraelevandosi” al resto del popolo. L’artista deve essere visto, però, come un folle che ha qualcosa in più di noi, “uno schizoide sano di mente” che è più sensibile, più acuto, più attento, più consapevole di noi. D’istinto lo respingiamo perché appare diverso e ci spaventa, eppure, se ci relazioniamo a lui senza pregiudizi ci rendiamo conto che è in grado di arricchirci in modo impareggiabile. Geni folli li troviamo in qualsiasi ambito e secolo. Quest’ultimi saranno proposti nella mia argomentazione con i vari letterati e artisti quali Salvador Dalì, Virginia Woolf e Charles Baudelaire, che sono stati talmente originali, realisti e geniali da far sfociare tutto ciò in pazzia; ed altri letterati ed artisti, che invece si sono più preoccupati dell’andare a descrivere questo “mancato adattamento” quali Luigi Pirandello, Seneca e Théodore Géricault. La mia tesina inoltre affronta questo argomento, effettuando dei collegamenti interdisciplinari.

Collegamenti

Genio e follia - tesina

  • Italiano - Luigi Pirandello in "Uno, nessuno e centomila".
  • Latino - Seneca, il concetto di furor e follia.
  • Storia dell'arte - Théodore Géricault e gli alienati.
  • Spagnolo - Dalì y el surrealismo.
  • Inglese - Virginia Woolf and the dissatisfaction of the "ego".
  • Francese - Charles Baudelaire et le génie incompris.
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi