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Egle Esposito V C

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Indice

Argomento

Pagina

Introduzione

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Italiano: Pirandello, la vita

4 Il vitalismo, il relativismo conoscitivo, relativismo psicologico

orizzontale 5

Il relativismo psicologico verticale, le opere, la poetica dell’umorismo

6 Il fu Mattia Pascal, Uno, nessuno e centomila, L’Esclusa

7 Il teatro: Enrico IV, Sei personaggi in cerca d’autore

9 Le novelle

11 Pirandello e il fascismo

12

Storia: avvento del fascismo, la fragilità dietro la maschera da duro di

Mussolini 13

Il fascismo, la caduta del fascismo

14 Il totalitarismo, Hitler, la follia umana, nazismo, gli ultimi giorni di Hitler

17

Diritto: forme di Stato

22 Forme di governo

24

Scienze delle finanze: spese pubbliche

28 2

Le entrate pubbliche

30

Economia aziendale: l’offshore outsourcing

34

Inglese: offshoring

36

Informatica: la gestione della memoria centrale

37

Matematica: il problema delle scorte

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Introduzione

Sin dai tempi più antichi la follia è sempre stata al centro dell’immaginario popolare, soggetto di miti e pretesto di allontanamento per molti…

Ma che cos’è la follia?

Dire che cosa sia realmente la follia è un’impresa piuttosto ardua per chiunque, eppure in tanti hanno provato a dare un valido significato a questo termine. È possibile stabilire che essa abbia un volto diverso secondo il contesto in cui la si considera: così la ritroviamo come estraniazione dalla realtà in Pirandello, o come patologia in Sigmund Freud ed anche come modo d’agire dei più famosi dittatori della storia: Hitler e Mussolini.

Ma ora il termine “follia” ha un significato più frivolo, più comune, per designare chi è semplicemente un po’ “fuori di testa”; chi si ribella all’ordine della vita sociale per dare sfogo alle passioni ed al proprio io.

Non vi sembra che oggi chiunque esca minimamente dai canoni prestabiliti venga considerato tale?

La società moderna apparentemente incoraggia l’originalità e la diversità, ma poi si autocontaddice proponendoci modelli ed espressioni da adottare per risultare “conformi”, “adeguati” a ciò che ci si deve aspettare.

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Siamo realmente cambiati in tanti anni di storia?

Pirandello

Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 (allora Girgenti, antica colonia dell’impero bizantino) nella tenuta di famiglia chiamata “Caos”. La vita familiare apparentemente serena, era dominata dalla forte personalità del padre: per questo il poeta concepiva la famiglia come una trappola.

Si laureò nel 1891 a Bonn, con una tesi in lingua tedesca sui suoni del dialetto agrigentino. Tornato in Sicilia accettò di sposare Antonietta Portulano, figlia di un socio in affari del padre; donna bellissima ma psicologicamente fragile.

Grazie all’aiuto economico del padre la coppia visse a Roma dove Pirandello

L’Esclusa

che aveva già composto il romanzo “ ”, conobbe intellettuali tra cui Capuana, che lo incoraggiò nel suo mestiere di scrittore. Gli inizi del matrimonio furono felici ed ebbero tre figli. Successivamente una frana distrusse la miniera di zolfo dove lavorava il padre, causando un disastro finanziario che compromise la salute mentale della moglie per tutta la vita.

4 Fu Mattia Pascal

Questo fu il periodo in cui Pirandello scrisse il “ ”, il più celebre dei suoi romanzi. Nel 1908 scrisse il saggio più importante

L’Umorismo

“ ”, entrando in polemica con Benedetto Croce per il quale la realtà è razionale e sicuramente comprensibile. Intanto la malattia della moglie peggiorava. Sotto richiesta di alcuni capocomici cominciò a scrivere opere teatrali e nel 1917 fece rappresentare “ ”, nella quale è rappresentata l’impossibilità di giungere a una verità che sia uguale per tutti.

Così è se vi pare

Nel 1919 la moglie fu internata in una clinica, dove rimase fino alla morte.

Sei personaggi in cerca d’autore

Nel 1921 scrisse “ ” che principalmente venne criticato ma dopo pochi mesi divenne un trionfo in Europa, a New York e a Tokyo. Si tratta del suo primo esperimento di teatro nel teatro. In seguito

Enrico IV

scrisse un altro capolavoro “ ” interpretato da Ruggero Ruggeri.

Questo fu il periodo durante il quale cominciò a viaggiare all’estero per seguire le compagnie teatrali che rappresentavano le sue commedie. Nel 1924 dopo il delitto Matteotti, s’iscrisse al partito fascista, questo però non fece sì che egli diventasse uno strumento del regime. L’ultima stagione creativa fu il “teatro dei miti”; si tratta di un teatro che tenta di fondare valori, di trovare soluzioni al problema del vivere umano attraverso la religione e l’arte. Egli volle definirlo

La nuova colonia, Lazzaro I giganti della montagna

una trilogia ( e ), nella quale l’autore si chiedeva se i valori potessero risolvere i problemi dell’uomo.

Uno, nessuno, centomila

Nel 1926 scrisse “ ”. Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Morì nel 1936 per un attacco di polmonite, mentre

Fu Mattia Pascal

stava realizzando la cinematografia del “ ”.

Il vitalismo

La vita è in perpetuo movimento e si trasforma da uno stato all’altro. L’uomo tende a cristallizzarsi in forme individuali, in una realtà che noi stessi ci diamo; in realtà, questa è semplicemente un’illusione. Ci fissiamo in una forma, ma anche gli altri, vedendoci, ci attribuiscono determinate “forme”; noi crediamo di essere uno per noi stessi e per gli altri, in realtà siamo tanti individui a seconda di chi ci guarda. Queste forme sono una maschera che noi ci imponiamo, ma che ci impone anche il contesto sociale. Sotto questa maschera non c’è un volto definito, perché in realtà ci sono degli stati (d’animo) in continua trasformazione, cioè l’istante dopo non siamo più quelli che eravamo l’istante prima. Tale teoria viene ripresa da Pirandello dal teorico Alfred Binet, che era convinto che nell’uomo potessero coesistere più persone, ignote a se stesse.

Vedeva l’io “frantumato”, che era il riflesso della società del ’900, in cui era entrata in crisi l’idea di oggettività, pertanto si naufragava in un mondo di incertezze, e ciò generava la solitudine e lo smarrimento delle persone.

Queste forme sono viste come una trappola, in cui l’individuo si dibatte

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cercando di lottare invano per liberarsi. La società, quindi, appare come un’“enorme pupazzata”. Il rifiuto delle forme della vita sociale è alla base della poetica. C’è bisogno dell’autenticità della persona.

La trappola per eccellenza è la famiglia con le tensioni segrete, gli odi, le ipocrisie. L’altra trappola è economica, cioè costituita dalle condizioni sociali e lavorative del piccolo borghese. C’è un pessimismo totale che non propone alcuna alternativa, e l’unica via della salvezza è la fuga nell’irrazionale, che trasporta tutti i personaggi di Pirandello in un mondo fantastico, nella follia, che per lui è lo strumento di contestazione per eccellenza. L’eroe è lontano dalla vita, si isola guardando vivere dall’esterno. Questa si chiama filosofia del

Lontano. Il relativismo conoscitivo

Siccome la realtà è multiforme, polivalente, non esiste un’osservazione precisa, una prospettiva privilegiata da cui osservarla. Le prospettive di osservazione sono infinite. Non si dà una verità oggettiva, fissata a priori una volta per tutte, perché ognuno ha una propria verità che nasce dal suo modo soggettivo di vedere le cose. L’incomunicabilità dell’uomo, il senso di smarrimento, ne sono una conseguenza. È un riflesso della cultura del primo ’900, in cui si conserva la crisi delle certezze del positivismo, la sfiducia nelle scienze. La visione di Pirandello va oltre il decadentismo, perché c’è una frammentazione dell’io. Il centro dell’io scompare e viene sostituito da nessuno (crisi della soggettività: il soggetto è un nulla).

Relativismo psicologico orizzontale

Secondo Pirandello, gli uomini non sono liberi, ma sono come tanti “pupi” nelle mani di un burattinaio che è il caso. Infatti quando nasciamo, ci troviamo inseriti in una società regolata da leggi e abitudini già fissate in precedenza.

Inseriti in questa società ci fissiamo in una forma, obbligandoci a muoverci secondo schemi ben definiti che accettiamo senza avere mai il coraggio di rifiutarli. Però sotto l’apparenza della forma il nostro spirito freme per la sua continua mutabilità, perché avverte sentimenti ed impulsi che spesso sono in contrasto con la maschera che noi (o gli altri) ci siamo imposti. A volte capita che l’anima istintiva che è in noi esploda violentemente, in contrasto con l’anima morale, lasciando via libera al desiderio a lungo represso, spezzando la maschera. Una volta usciti dalla vecchia forma, il senso di libertà che proviamo è di breve durata, in quanto il nuovo modo di vivere ci imprigiona in un’altra forma, diversa dalla prima ma altrettanto soffocante.

Questo contrasto tra la maschera e il volto, ossia tra l’apparenza esteriore e la realtà interiore dell’essere, costituisce il motivo di fondo del romanzo più famoso di Pirandello, Il fu Mattia Pascal.

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Il relativismo psicologico verticale

Per Pirandello il disagio dell’uomo non deriva soltanto dall’urto con la società, ma anche dal continuo trasmutarsi del suo spirito che non gli permette di conoscere bene se stesso. Dal fondo del subcosciente, che è la zona oscura e misteriosa del suo essere, affiorano sempre nuovi sentimenti ed impulsi, che lo rendono diverso non solo dagli altri, ma anche dal se stesso di prima e da quello che sarà poi. Proprio per il suo continuo divenire, l’uomo è nello stesso tempo uno, nessuno e centomila: è “uno”, perché è quello che di volta in volta lui crede di essere; è “nessuno”, perché, dato il suo continuo mutare, è incapace di fissarsi in una personalità definita, né si riconosce nella forma che gli altri gli attribuiscono; è infine “centomila”, perché ciascuno di quelli che lo avvicinano, lo vede “a suo modo”, ed egli assume tante forme o apparenze. La disgregazione della persona umana costituisce il tema di fondo del romanzo-saggio Uno, nessuno e centomila.

Le opere

La poetica comprende principalmente novelle, romanzi ed opere teatrali, ma anche raccolte di versi e alcuni saggi.

Umorismo

Saggio = “ ”: i temi trattati sono la comicità e l’umorismo.

La poetica dell’umorismo

La poetica del Pirandello è definita poetica dell’umorismo. L’umorismo è il sentimento del contrario, che nasce, nello scrittore umorista, dall’azione combinata di due forze diverse, ma complementari, per cui egli è nello stesso tempo poeta e critico della situazione. Le due forze sono il sentimento, che crea le situazioni della vita, e la ragione, che interviene e le analizza scomponendole nei loro elementi costitutivi e rilevandone i meccanismi che le determinano. Nell’arte umoristica, quando la ragione interviene per analizzare una situazione o resta in superficie, si ha l’“avvertimento del contrario”; quando invece la ragione penetra in profondità si ha il “sentimento del contrario”.

Pirandello porta l’esempio di una vecchia signora che si unge i capelli, si trucca goffamente e si agghinda come una giovinetta. La prima reazione nel vederla è quella di ridere, avvertendo il lato comico della situazione, perché la vecchia è il contrario di ciò che dovrebbe essere, una donna seria, alla sua età. Questo è il momento comico dell’“avvertimento del contrario”. Ma poi interviene la ragione, che con la sua riflessione vuol rendersi conto del perché di così goffo comportamento, e scopre che quel modo di truccarsi è una forma di autoinganno: la vecchia signora ha paura della vecchiaia e crede di allontanarla o di nasconderla, addobbandosi in quel modo. Questo è il momento del “sentimento del contrario”, perché alla comicità subentra la pietà per il dramma penoso della povera donna.

Il fu Mattia Pascal

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Mattia Pascal vive in un immaginario paese ligure, Miragno, dove il padre, che si era arricchito con i traffici marittimi e il gioco d’azzardo, ha lasciato in eredità alla moglie e ai due figli una discreta fortuna. A gestire l’intero patrimonio è un avido e disonesto amministratore, Batta Malagna, la cui nipote, Romilda, viene messa incinta da Mattia dopo che non è riuscito a farla sposare all’amico Pomino. Mattia viene costretto a sposare Romilda e a convivere con la suocera vedova che non manca di manifestare il suo disprezzo per il genero che considera inetto.

Tramite l’amico Pomino, Mattia ottiene un lavoro come bibliotecario ma dopo un po’ di tempo, infelice per il lavoro che trova umiliante e per il matrimonio che si è rivelato sbagliato, decide di fuggire da Miragno e di tentare l’avventura in Francia. Arrivato a Montecarlo e fermatosi a giocare alla roulette, in seguito ad una serie di vincite fortunate, diventa ricco.

Deciso a ritornare a casa per riscattare la sua proprietà e vendicarsi dei soprusi della suocera, un altro fatto muta il suo destino. Mentre è in treno legge per caso su un giornale che a Miragno è stato ritrovato nella roggia di un mulino il cadavere di Mattia Pascal. Sebbene sconvolto, comprende presto che, credendolo tutti ormai morto, può crearsi un’altra vita.

Così, con il nome di Adriano Meis, inizia a viaggiare prima in Italia e poi all’estero, fintantoché decide di stabilirsi a Roma in una camera ammobiliata sul Tevere. Si innamora, ricambiato, di Adriana, la dolce e mite figlia del padrone di casa, Anselmo Paleari, e sogna di sposarla e di vivere un’altra vita, ma presto si rende conto che la sua esistenza è fittizia.

Infatti, non essendo registrato all’anagrafe, è come se non esistesse e pertanto non può sposare Adriana, non può denunciare il furto subito da Terenzio Papiano, un losco individuo che lo ha raggirato, e non può fare tutte quelle cose della vita quotidiana che necessitano di una identità. Finge così un suicidio e, lasciato il suo bastone e il suo cappello vicino a un ponte del Tevere, ritorna a Miragno come Mattia Pascal.

Sono intanto trascorsi due anni e arrivato al paese, Mattia viene a sapere che la moglie si è risposata con Pomino e ha avuto una bambina. Si ritira così dalla vita e trascorre le sue giornate nella biblioteca polverosa dove lavorava in precedenza a scrivere la sua storia e ogni tanto si reca al cimitero per portare sulla sua tomba una corona di fiori.

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Uno, nessuno e centomila

Un giorno a Vitangelo Mostarda, il protagonista del romanzo, la moglie Dida, che chiama il marito Gengè, fa osservare che il naso di lui pende verso destra e che, come uomo ha molti difetti.

Da questa rivelazione casuale incomincia la meditazione sulla vita che porta Vitangelo alla follia. Ciò che lo colpisce non è la rivelazione dei difetti, ma il fatto che egli per 28 anni non è stato, per la moglie e per gli altri, quello che lui credeva di essere, e che ciascuno lo ha visto a suo modo.

Ed allora egli distrugge le forme o immagini che gli altri si son fatti di lui, e prende una serie di iniziative che gettano lo scompiglio nel suo ambiente, fino ad alienare le sue ricchezze per la costruzione di un ospizio per mendicanti, dove finisce anch’egli come ospite. Egli rifiuta le centomila forme che gli altri gli attribuiscono, preferisce annullarsi come persona e vivere senza alcuna coscienza di essere.

Tra Il fu Mattia Pascal e Uno, nessuno e centomila, vi è una differenza: nel primo romanzo il relativismo psicologico si svolge prevalentemente in senso orizzontale, perché è centrato sul rapporto di Mattia, sdoppiato, con la società; in Uno, nessuno e centomila il relativismo psicologico si svolge prevalentemente in senso verticale, è centrato sul ripiegamento in se stesso di Vitangelo Mostarda che vede frantumarsi in centomila aspetti la propria personalità, fino alla follia e all’autodistruzione. In comune i due romanzi hanno il senso della solitudine dell’uomo in un mondo mutevole, incomprensibile ed assurdo.

Oltre a queste opere ve ne sono altre come per esempio L’Esclusa e Enrico IV.

L’Esclusa

Marta è una giovane, sposata con Rocco. Dopo che un giorno il marito ha scoperto alcune lettere che le erano inviate da un ammiratore (Gregorio Alvignani) viene subito accusata ingiustamente di tradimento: il marito la abbandona e viene disprezzata da tutti. Il padre si chiude nella sua camera e al momento del difficile parto di Marta, viene trovato morto. Muore anche il bambino di Marta. La famiglia Ajala cade così nella disperazione.

La famiglia subisce ogni sorta di soprusi e ingiustizie da parte della gente del paese, che è ormai al corrente dei fatti accaduti; come se non bastasse alla morte del padre

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la conceria viene affidata a Paolo Sistri, l’attività fallisce e la famiglia cade in miseria.

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Sintesi
  • Italiano: Luigi Pirandello
  • Storia: Nazismo e Fascismo
  • Diritto: forme di stato e forme di governo
  • Scienze delle finanze: la spesa pubblica e l'entrata pubblica
  • Economia aziendale: offshore; outsourcing
  • Inglese: offshoring
  • Informatica: la gestione nella memoria centrale
  • Matematica: il problema delle scorte
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