Liceo scientifico statale
“Leonardo Da Vinci”
Genova
Liguori Federico
Classe VI
Il fenomeno
Genova a.s. 2013-2014
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Indice
- Introduzione pag. 3
- Il fenomeno in ambito filosofico pag. 4
- Kant e l'opposizione fenomeno-noumeno
- Il concetto di coscienza infelice pag. 6
- Egon Schiele: uno spirito travagliato pag. 7
- Il fenomeno in ambito scientifico: i sismi pag. 10
- Il fenomeno in ambito fisico: l'effetto fotoelettrico pag. 14
- Bibliografia pag. 17
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Introduzione
Il motivo per cui ho deciso di affrontare un argomento di questo tipo è essenzialmente l'interesse maturato a partire dal terzo anno di liceo per la filosofia, materia che, come risulterà da una visione complessiva dell'elaborato, è certamente alla base dello sviluppo del tema in questione.
Questo profondo interesse è giustificato dalla personale considerazione della filosofia quale mezzo attraverso cui ampliare i propri limiti alla riflessione, comprendere l'evoluzione del pensiero umano in relazione alle dinamiche socio-culturali vissute dal teorico che espone la propria dottrina, ed attraverso cui poter maturare una soggettiva interpretazione di ciò che ci circonda.
Questo non implica che i collegamenti con le altre materie inserite nell'analisi siano forzature ricercate per necessità, anzi senza dubbio anche tali materie presentano ragioni di scelta analoghe a quella fino ad ora spiegata.
Spero perciò che nello sviluppo progressivo del concetto trattato sia riuscito quanto più possibile a rendere una certa fluidità discorsiva.
Concludendo vorrei evidenziare che la scelta è scaturita anche e soprattutto dal banale fatto che la filosofia abbia leggermente cambiato me stesso, il mio modo di riflettere e di percepire le cose. D'altronde come sostiene Goethe “le cose che si amano ci modellano”.
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Il fenomeno in ambito filosofico
“Il termine deriva dal greco φαινόμενον, participio sostantivato del verbo φαίνομαι («mostrarsi»).
Ciò che appare o si manifesta ai sensi. In questa accezione il termine fu utilizzato da Aristotele, il quale, in analogia con il concetto di f. come «apparizione del cielo», adottato in astronomia da Eudosso di Cnido e Arato di Soli, ne fece il criterio su cui si fondano le scienze naturali.
In un altro senso, il f. come apparenza sensibile si contrappone alla realtà e assume, per es. in Platone, un significato piuttosto negativo proprio per il suo opporsi al «vero essere», che si manifesta non ai sensi ma al pensiero.
Per lo scetticismo antico il f. è pura affezione, la «rappresentazione soggettiva» di un oggetto e, come tale, variabile da individuo a individuo: se il f. è f. per noi, non vale interrogarsi circa la sua corrispondenza alla realtà e lo scettico può comportarsi coerentemente solo attenendosi al modo in cui le cose gli appaiono.
Se la filosofia medievale non si discosta sostanzialmente dalle elaborazioni di Platone e Aristotele, l'analisi dei f. assume un ruolo centrale nella filosofia a partire dall'epoca moderna, registrando un significativo spostamento di accento: ad esempio nella visione di Hobbes la nozione di f. inteso come «apparenza in generale», perde ogni connotazione valutativa circa la sua realtà o illusorietà per diventare piuttosto l'oggetto possibile della conoscenza umana, alla cui base Hobbes pone la sensibilità: il senso è l'origine di tutte le «apparenze», «poiché non vi è concezione dello spirito umano, che non sia dapprima, in tutto o in parte, generata dagli organi di senso. Il resto deriva da quella origine».
Lungo questa via si muovono sia Locke, sia Hume.
In una direzione diversa, quella che utilizzerò per lo sviluppo iniziale della tesi, la collocazione della tematica dei f. si ha nell'ambito dei limiti e delle condizioni della conoscenza umana.
Tale direzione si riferisce a Kant, che distinguerà le cose considerate come f., cioè conosciute secondo le forme pure spazio-temporali della sensibilità e le categorie dell'intelletto, dalle cose in sé o noumeni, puramente intelligibili, cioè pensate secondo i principi della ragione, al di là di ogni esperienza e conoscenza possibili.
Nella filosofia contemporanea, l'elaborazione più rilevante della nozione di f. è quella da cui prende nome la fenomenologia di Husserl.
In quella che Husserl presenta come l'autentica scienza filosofica, il f. non significa più soltanto, come per Kant, ciò che l'uomo può conoscere sotto determinate condizioni, ma indica l'immediato e diretto manifestarsi della cosa all'intuizione, il «rivelarsi» della sua essenza che consegue al processo di riduzione fenomenologica, l'operazione di messa in parentesi del mondo, la neutralizzazione di tutte le nostre credenze naturali e interessi pratici.
Sviluppando l'impostazione husserliana, Heidegger distingue ulteriormente tra f. e apparenza.
Se il f. è propriamente il puro «mostrarsi dell'essere come veramente è», il suo autodisvelarsi nella sua oggettività, l'apparire è piuttosto «un non mostrarsi», un annunciarsi di qualcosa che in realtà non viene alla luce e rimane nascosta.”
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Kant: l'opposizione fenomeno-noumeno
In Kant più precisamente il fenomeno rappresenta la realtà quale ci appare tramite le forme a priori proprie della nostra struttura conoscitiva (condizioni di pensabilità degli oggetti).
In altri termini è l'oggetto della conoscenza condizionato dalle forme a priori della sensibilità (ovvero spazio e tempo) e dalle categorie dell'intelletto.
Il fenomeno, così inteso, risulta quindi relativo e vincolato al soggetto, in quanto non può sussistere in sé ma solamente in noi stessi.
Tutto quanto appena illustrato non significa che il fenomeno sia una realtà ingannevole e illusoria: infatti esso è caratterizzato da una sua specifica oggettività.
Infatti risulta conoscibile allo stesso modo per tutti gli intelleti conformati a quello umano, poiché alla base della struttura mentale di ogni individuo vi è la medesima attività ordinatrice costituita dall'“io penso”.
Inoltre si deve contrapporre alla cosa in sé, ossia la realtà considerata indipendentemente da noi e dalle forme a priori mediante cui la conosciamo.
Per risultare più chiari possibile si può considerare tale cosa in sé come una “X sconosciuta” che rappresenta il necessario correlativo del fenomeno, “l'oggetto per noi”.
Per Kant dunque il mondo fenomenico è il solo mondo reale che ci è dato conoscere, avendo la nostra conoscenza validità esclusivamente nei limiti imposti dall'esperienza ed essendo sprovvista di un organo puramente intuitivo con il quale soltanto essa potrebbe cogliere la realtà come è in sé stessa.
Questa realtà, come è in se stessa, considerata oggetto di una ipotetica conoscenza (razionale), viene definita “noumeno” (ciò che è pensato, deriv. di noein = percepire con la mente).
I. Kant - ritratto -
L'evoluzione del termine ne la “Fenomenologia dello spirito” hegeliana
La dottrina dei fenomeni del senso esterno e della loro illusorietà verrà proposta dallo stesso I. Kant ne “Primi principi metafisici della scienza della natura, 1786” con il termine fenomenologia.
Questo vocabolo, con cui letteralmente si indica la dottrina dell'apparenza, ha assunto con il passare del tempo molteplici significati; nel mio percorso di analisi ho scelto di sottolinearne la particolare quanto interessante accezione attribuitagli da G.W.F. Hegel ne la “Fenomenologia dello spirito”.
Il filosofo di Stuttgart lo intese, in relazione allo Spirito, come 'scienza dell'esperienza della coscienza': i fenomeni sono in questo caso interpretati come le figure e le stazioni che la coscienza umana dialetticamente e storicamente percorre allo scopo di pervenire al sapere.
In sintesi Hegel si propone di mettere in luce la storia della coscienza che dalle sue prime manifestazioni sensibili/fenomeniche, giunge ad apparire a se stessa nella sua vera natura, cioè come coscienza assoluta o universale.
In questo senso la fenomenologia si configura come la via attraverso la quale lo spirito ripercorre i gradi di formazione dello Spirito universale.
Essa si
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articola in quattro momenti: la coscienza, l'autocoscienza, la ragione e lo spirito. Soffermiamoci in particolare sulla coscienza.
La Coscienza individuale ripercorre tutte le tappe dello Spirito Assoluto, e dopo molti travagli, viene ad identificarsi con esso.
In questo percorso emerge forse la più famosa figura della Fenomenologia dello Spirito, vale a dire quella della Coscienza infelice cioè “quella coscienza che non sa di essere tutta la realtà, e che pertanto viene dilaniata da opposizioni interne che riesce a superare solo comprendendo di essere il tutto.”
Introduzione fenomeno tesina
Il motivo per cui ho deciso di affrontare un argomento di questo tipo nella mia tesina di maturità è essenzialmente l'interesse maturato a partire dal terzo anno di liceo per la filosofia, materia che, come risulterà da una visione complessiva dell'elaborato, è certamente alla base dello sviluppo del tema in questione, ossia il fenomeno. Questo profondo interesse è giustificato dalla personale considerazione della filosofia quale mezzo attraverso cui ampliare i propri limiti alla riflessione, comprendere l'evoluzione del pensiero umano in relazione alle dinamiche socio-culturali vissute dal teorico che espone la propria dottrina, ed attraverso cui poter maturare una soggettiva interpretazione di ciò che ci circonda. Questo non implica che i collegamenti fatti nella mia tesina con le altre materie inserite nell'analisi siano forzature ricercate per necessità, anzi senza dubbio anche tali materie presentano ragioni di scelta analoghe a quella fino ad ora spiegata. Spero perciò che nello sviluppo progressivo del concetto trattato sia riuscito quanto più possibile a rendere una certa fluidità discorsiva. Concludendo vorrei evidenziare che la scelta è scaturita anche e soprattutto dal banale fatto che la filosofia abbia leggermente cambiato me stesso, il mio modo di riflettere e di percepire le cose. D'altronde come sostiene Goethe “le cose che si amano ci modellano”.
Collegamenti
Fenomeno tesina
Filosofia, Geografia della terra, Fisica: Il fenomeno.