Liceo Scientifico “G. Marconi”, Conegliano
Indirizzo Sperimentale P.N.I.
Candidato
Paladin Enrico TESINA INTERDISCIPLINARE
Il caso tra scienza e filosofia
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Anno Scolastico 2010 - 2011
Schema riassuntivo del lavoro svolto
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Introduzione
In questa tesina ho analizzato il concetto di “caso” prevalentemente dal punto scientifico e filosofico, trattando anche, seppur in modo sintetico, le ideologie che negano invece l’esistenza del caso.
Nella prima parte ho dunque trattato l’aspetto prevalentemente scientifico della casualità, mentre successivamente l’aspetto più filosofico della nozione, senza tuttavia dimenticare che molto spesso vari concetti scientifici (tra quelli presentati) hanno causato varie implicazioni nella filosofia e viceversa. Nell’ultima parte, infine, ho trattato l’aspetto della teoria dell’evoluzione, nel quale scienza e filosofia vanno a intrecciarsi.
La mia scelta è ricaduta sul caso, seppur prettamente in ambito scientifico e filosofico, perché l’ho sempre immaginato come qualcosa di intrinseco all’esistenza: come ci suggerisce la vita quotidiana, molto spesso l’uomo si trova nell’incapacità di prevedere il verificarsi o l’evolversi di un fenomeno. D’altronde, l’uomo fin dall’antichità ha cercato di dare risposte a eventi che sembravano inspiegabili o privi di qualsivoglia causa; eventi che erano attribuiti al fato, cui perfino gli dei dovevano sottostare; ancora oggi, peraltro, non possiamo prevedere con certezza l’esito di un evento, ed io stesso sono ancora affascinato di fronte all’inesauribile e incomprensibile svolgersi dei fatti: ogni episodio, ogni esperienza particolare, appare ai miei occhi determinata quasi interamente dalla casualità.
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Che cos’è il caso
Quella di caso è una nozione che è stata oggetto di definizioni diverse, ma riconducibili a due fondamentali filoni: quello di caso come un avvenimento che si verifica senza una causa definita e identificabile, contraddicendo così ogni teoria deterministica che assegna ad ogni accadimento una precisa causa; e quello di caso come evento di cui non si conoscono le cause, tale da permettere l’identificazione di esse e quindi predirne gli effetti.
La negazione del caso: il determinismo e la causalità
Il determinismo definisce la connessione necessaria di tutti i fenomeni secondo il principio della causalità. Secondo il determinismo, dunque, non esistono eventi casuali, che vengono spiegati come lacune della conoscenza umana; viene dunque negata la realtà oggettiva del caso, che viene ridotto a una causa incomprensibile all’intelletto.
Questa visione, oltre che per gran parte dell’età moderna, fu condivisa anche da molte correnti di pensiero dell’antichità: già Democrito (460 a.C. - 370 a.C.), infatti, concepì l’atomismo come una dottrina basata sul movimento di una quantità innumerevole di (atomi),
enti indivisibili che differivano per forma, ordine e posizione, ed erano in perenne movimento spontaneo. Per questo motivo, dunque, benché gli atomi si muovessero con moto vorticoso, non si poteva dire che l’atomismo obbedisse alla casualità, in quanto fondato su un rigido determinismo materialistico.
Anche i filosofi cristiani escludevano il caso dal mondo ordinato della provvidenza divina, e lo spiegavano con la limitatezza della ragione umana (a questo proposito vorrei citare una frase dell’arcivescovo emerito di Bologna Giacomo Biffi: ”la casualità è soltanto il travestimento assunto da un Dio che vuol passeggiare in incognito per le strade del mondo; un Dio che si studia di non abbagliarci con la sua onnipotenza e col suo splendore”).
Su questo indirizzo si collocano alcuni filosofi moderni: Spinoza (1632 - 1677) affermava che, essendo ogni cosa prodotta necessariamente dalla natura divina, non potevano esistere fatti casuali, e spiegava quelli che sembravano tali come dovuti ai
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limiti della nostra immaginazione. Leibniz (1646 - 1716) invece distingueva tra la contingenza che caratterizza il sapere umano e la necessità che appartiene al pensiero divino, cosicché tutto ciò che all’uomo sembra caso, è in realtà frutto di un’armonia prestabilita presente nel disegno divino.
In parallelo, in campo strettamente scientifico, si ha l’affermazione del determinismo in seguito alla rivoluzione scientifica galileiana e alla nascita della fisica classica, basata sulle leggi del moto. La visione deterministica nella scienza dominerà fino all’inizio del XX secolo, e avrà il culmine a cavallo del XVIII con l’Illuminismo. In
se fossero note in un
particolare, in un celebre passo del 1796, Laplace afferma che, determinato istante tutte le forze che agiscono sulla natura e la posizione di tutti i corpi, sarebbe in linea di principio prevedere tutti gli stati susseguenti dell’universo.
Il caso nella scienza
Il calcolo delle probabilità
Ancora oggi siamo in grado di dare una risposta a varie domande solamente in termini di probabilità: la matematica può infatti aiutare a muoversi in situazioni non certe; la possibilità di esprimere con dei numeri la probabilità che si verifichi una certa situazione, infatti, può essere di grande aiuto nell’orientare le scelte, senza però dimenticare che non potremo mai avere la certezza assoluta del verificarsi o
“una successione di eventi è detta casuale se
meno di un dato evento. D’altronde,
non c'è alcun modo di prevedere un evento di un dato genere sulla base dell'evento o degli eventi che l'hanno preceduto, e se il sistema obbedisce alle regolarità della probabilità. Si osservi che gli eventi che diciamo casuali sono sempre elementi di un qualche insieme limitato. Il risultato del lancio di una moneta non truccata viene detto casuale. Ad ogni lancio la probabilità che il risultato successivo sia testa o croce resta invariata. Ma la casualità è all'interno dell'insieme limitato: è o testa o croce, non si devono considerare altre possibilità”.
Definizione classica
Secondo la prima definizione di probabilità, per questo detta classica, la probabilità di un evento (E) è il rapporto tra il numero dei casi favorevoli (f) all'evento e il numero dei casi possibili (n), purché questi ultimi siano tutti equiprobabili. Pertanto avremo che la probabilità potrà essere espressa come
p(E) =
Dalla definizione seguono tre regole:
- La probabilità di un evento è un numero compreso tra 0 e 1;
- La probabilità dell'evento certo è pari a 1;
- La probabilità del verificarsi di uno di due eventi incompatibili, ovvero di due eventi che non possono verificarsi simultaneamente, è pari alla somma delle probabilità dei due eventi;
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Definizione frequentista
Notiamo però che molto spesso la definizione classica non può essere applicata: se ci chiediamo, ad esempio, quale può essere l’efficacia di un farmaco contro una malattia, non possiamo parlare di rapporto tra numero dei casi favorevoli e numero dei casi possibili. Possiamo però verificare in quanti casi il farmaco è stato efficace, e dare quindi un valore alla probabilità esprimendo il rapporto tra il numero di casi in cui il farmaco si è rivelato efficace e il numero totale di casi.
Richard von Mises (1883-1953) propose così di definire la probabilità di un evento
il limite cui tende la frequenza relativa dell'evento al crescere del numero degli
come
esperimenti:
La definizione frequentista si applica ad esperimenti casuali i cui eventi elementari non siano ritenuti ugualmente possibili, ma assume che l'esperimento sia ripetibile più volte, idealmente infinite, sotto le stesse condizioni.
Definizione soggettiva
Matematica
La possibilità
Fisica
La fisica quantistica
Filosofia
Soren Kierkegaard; Henri Bergson
Interdisciplina
La teoria dell'evoluzione