Realtà e finzione 2009
I nuovi modelli interpretativi
Leone D'Emilio
Liceo Scientifico Statale “Fulcieri Paulucci di Calboli”
Anno scolastico 2008-2009
[I nuovi modelli interpretativi] Tra realtà e finzione
Indice
I. Introduzione .......................................................... Pag. 3
II. La “rivoluzione copernicana” di Immanuel Kant come premessa a una concezione nuova di realtà
A una concezione nuova di realtà................Pag. 5
III. Arthur Schopenhauer e l’illusorietà della realtà
Fenomenica................................................................. Pag. 7
IV. La rivoluzione artistica delle avanguardie nel primo Novecento
Novecento....................................................................Pag. 10
V. La compenetrazione tra realtà e finzione nei “Sei personaggi
in cerca d’autore”.........................................................Pag. 13
VI. La rivoluzione scientifica della meccanica quantistica e i suoi problemi interpretativi
- Premesse.................................................................Pag. 15
- La scoperta dei quanti..............................................Pag. 16
- Proprietà particolari................................................Pag. 17
- Questioni di interpretazione.....................................Pag. 18
- Gli ultimi sviluppi....................................................Pag. 19
VII. Jorge Luis Borges e la costruzione letteraria di
”Finzioni”....................................................................Pag. 21
VIII. Il dibattito di “Copenaghen”...............................Pag. 23
IX. I videogiochi come ambienti virtuali
- Implicazioni sociologiche..........................................Pag. 25
- Implicazioni conoscitive.............................................Pag. 26
- Rapporto videogioco narrazione...............................Pag. 28
X. Bibliografia – filmografia – sitografia.....................Pag. 29
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[I nuovi modelli interpretativi] Tra realtà e finzione
Introduzione
Realtà
- 1 Carattere di ciò che esiste effettivamente.
- 2 L'insieme di ciò che esiste realmente e concretamente.
- 3 Cose concrete
Finzione
- 1 Simulazione comportamento insincero, falsa apparenza.
- 2 Illusioni, invenzioni frutto della fantasia artistica.
Delle cose invisibili e delle cose visibili soltanto gli dèi hanno conoscenza certa; gli uomini possono soltanto congetturare.
Alcmeone
In che modo conosciamo ciò che crediamo di conoscere? Questo interrogativo apparentemente semplice rappresenta una questione fondamentale su cui la mente umana ha concentrata la propria attenzione per millenni. Ciò che conosciamo è visto in generale come il risultato della nostra esplorazione e comprensione del mondo reale, di come stanno veramente le cose. Il buon senso, dopotutto, suggerisce che questa realtà oggettiva può essere scoperta.
Lo studio dei caratteri della realtà che ci circonda è stato, fin dai suoi esordi, uno dei filoni principali della filosofia e della scienza antica. Fin dai Presocratici si è infatti cercato di fornire una spiegazione il più possibile esauriente alla struttura del reale, cercando ad esempio di individuare i principi primi, o Archè, costitutivi della natura. La prima grande descrizione razionale della realtà sotto un enorme numero di aspetti si ha con Aristotele, attraverso la costruzione di un vero e proprio sistema in grado di spiegare la totalità, considerata come esistente oggettivamente.
Ed è proprio questo ultimo carattere attribuito alla realtà, ossia l’oggettività, ad essere la colonna portante di tutte quelle concezioni filosofiche e scientifiche della stessa, che possono considerarsi “classiche”, laddove il termine non è analogo al suo equivalente storico, ma presenta una periodizzazione ben più ampia: anche da un punto di vista scientifico, infatti, questo tipo di concezione di realtà, come esistente indipendentemente dall’osservatore e dotata di leggi assolute, va a comprendere la stessa fisica newtoniana, descrizione deterministica del moto particellare; ne consegue che in un simile sistema la realtà coincide con le sue stesse leggi, pertanto la conoscenza di queste implica necessariamente la totale comprensione del reale: celebre (e, ad oggi, pretenziosa) risulta l’affermazione, alla fine del XVIII secolo, di uno dei più grandi eredi di Newton, Pierre Simon Laplace, secondo cui un essere dotato di una potenza di calcolo illimitata e di una conoscenza completa della posizione di tutte le particelle a un dato istante potrebbe servirsi delle equazioni di Newton per predire il futuro dell’universo e per ricostruirne il passato con altrettanta certezza. 2
[I nuovi modelli interpretativi] Tra realtà e finzione
Vedremo pertanto come la visione del mondo subisca un rapido cambiamento, con una vera e propria rivoluzione epistemologica a partire da Immanuel Kant, con l’instaurazione di un legame profondo ed indissolubile tra soggetto e oggetto durante il processo conoscitivo; Kant sarà poi implicitamente il punto di partenza della formazione di quelle filosofie che non si limiteranno a criticare la ragione, ma metteranno in discussione l’autenticità della realtà stessa, almeno per come viene da noi percepita (Schopenhauer). Assisteremo in seguito ad alcune scoperte sensazionali, in campo fisico, che riveleranno come esistano oggetti le cui proprietà e la cui esistenza dipendano dal fatto che li osserviamo o no, e da come li osserviamo, spostando così la problematica da un livello puramente epistemologico a un livello ontologico, sui caratteri intrinseci dell’esistenza, con una conseguente perdita di efficacia della logica tradizionale; al contempo le stesse arti e la letteratura, nel corso del primo Novecento, abbandoneranno l’obiettivo di descrivere una realtà precisa e ordinata, cercando invece di individuare le contraddizioni insite al suo interno; il reale risulta spesso caotico, talvolta incomprensibile, al punto da apparire a tratti meno consistente della finzione stessa; quest’ultima, intesa come creazione illusionistica dell’intelletto umano, acquista nuovi significati a spese della prima, svolgendo attraverso l’ideazione di modelli una funzione regolativa ed interpretativa della realtà stessa, laddove la stessa letteratura, come gioco creativo, è capace di mettere alla luce aspetti nascosti del mondo in cui viviamo. Giungeremo infine ad analizzare il ruolo delle ultime tecnologie simulative, intese da un lato come artificiose finzioni informatiche, dall’altro come rappresentazioni sempre più mimetiche della realtà. La stessa epoca attuale, l’era di Internet, presenta aspetti molto distanti dal passato, proprio a partire dall’eliminazione dei vincoli spazio-temporali nell’ambito dell’informazione e della comunicazione.
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[I nuovi modelli interpretativi] Tra realtà e finzione
La “rivoluzione copernicana” di Immanuel Kant come premessa a una nuova concezione di realtà
Il 1781 vede una svolta radicale all'interno del pensiero filosofico, grazie alla pubblicazione dell'opera cardine di Kant, la "Critica della Ragion pura", destinata a capovolgere la concezione di conoscenza, a partire dallo studio delle modalità di funzionamento della stessa, evidenziando un conseguente rapporto diverso fra soggetto e realtà.
Per capire la portata innovatrice di una simile opera, è esemplificativa l'affermazione del filosofo delle scienze americano Hilary Putnam: "Dai presocratici fino a Kant non c'è stato filosofo che, nei suoi principi basilari non ulteriormente riducibili, non fosse un realista metafisico." Putnam spiega questa affermazione sostenendo che i filosofi per due millenni avrebbero discusso su ciò che esiste realmente, ma che essi sarebbero sempre stati d'accordo su un concetto di realtà che tutti intendevano collegato con il concetto di validità oggettiva; così definisce "realista metafisico" chiunque sostenga che è possibile chiamare "verità" solo ciò che è in accordo con una realtà "oggettiva", concepita come assolutamente indipendente.
Kant, che si prefigge la ricerca del fondamento conoscitivo delle scienze matematiche e della fisica, attraverso cui poter giustificare le stesse, esegue un vero e proprio ribaltamento nel rapporto tra soggetto e oggetto, che lui stesso definisce una "rivoluzione copernicana"; Kant vuol significare che nella sua filosofia, contrariamente a tutta la tradizione precedente, è l'oggetto che "ruota" intorno al soggetto, "adattandosi", quando viene conosciuto, alle leggi del soggetto che lo riceve conoscitivamente; con la sua "rivoluzione", Kant suppone che non sia la nostra intuizione sensibile a regolarsi sulla natura degli oggetti, ma che siano gli oggetti a regolarsi sulla natura della nostra facoltà intuitiva. Analogamente, egli suppone che non sia l'intelletto a doversi regolare sugli oggetti per trarre i concetti, ma viceversa che siano gli oggetti, poiché sono pensati, a regolarsi sui concetti dell'intelletto e ad accordarsi con essi, in altre parole "Noi delle cose non conosciamo a priori, se non quello che noi stessi vi mettiamo".
Kant, che quindi ha fissato il fondamento dei giudizi sintetici a priori nel soggetto con le leggi della sua sensibilità e del suo intelletto introduce un'ulteriore innovazione ideando il concetto di trascendentale, la cui definizione è: "Chiamo trascendentale ogni conoscenza che ha a che fare non con oggetti, ma col nostro modo di conoscere gli oggetti in quanto deve essere possibile a priori"; in realtà, tale definizione parzialmente oscura può essere chiarificata da ulteriori specificazioni: trascendentali sono i modi o le strutture della sensibilità e dell'intelletto, senza le quali non è possibile avere esperienza di alcun oggetto (questo aspetto risulterà fondamentale come punto di partenza della riflessione di Schopenhauer sul concetto di rappresentazione, come vedremo).
A questo punto, diviene evidente l'importanza all'interno del sistema kantiano delle facoltà conoscitive e delle loro forme a priori, attraverso le quali l'uomo ha conoscenza della realtà. Egli parte dallo studio dell'estetica trascendentale, che ha per oggetto le forme a priori della sensibilità. Infatti, ogni conoscenza comincia con l’esperienza. Se l'esperienza fornisce a posteriori il materiale della conoscenza, sono invece determinate a priori le forme, cioè le modalità del soggetto che condizionano e rendono possibili la ricezione del materiale. L’intuizione empirica conterrà quindi in sé due aspetti: da un lato, il contenuto materiale della sensazione, dall’altro, la struttura formale che condiziona la possibilità del ricevere (intuizione pura). Kant individua nello spazio e nel tempo le forme a priori della sensibilità. Queste costituiscono le condizioni a priori di qualsiasi rappresentazione sensibile e quindi sono precedenti ad ogni esperienza possibile. In altri termini, tutto ciò che è dato nell'intuizione viene necessariamente rappresentato nello spazio e nel tempo.
Noi non conosciamo gli oggetti come essi sono in sé, ma soltanto come ci appaiono, ovvero come fenomeni. Kant giustifica inoltre la validità scientifica della matematica in quanto coerente con le forme a priori: rispettivamente, l'aritmetica si fonda sul tempo e la geometria sullo spazio.
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[I nuovi modelli interpretativi] Tra realtà e finzione
Secondariamente, Kant descrive l'analitica trascendentale, la quale studia gli elementi della conoscenza pura dell'intelletto e le forme a priori dell'intelletto, identificate nelle categorie. Queste sono forme unificatrici, sintetizzatrici dei dati sensibili, sono i fondamenti della possibilità di ogni esperienza in generale. Egli deduce le categorie dalla tavola dei giudizi aristotelica, evidenziandone quindi ben dodici (e da questo punto di vista opera una scelta non originale, criticata in seguito).
Per Kant, l'intelletto mediante le categorie pensa quanto nell'intuizione è "dato". L'Io penso (o appercezione trascendentale), inteso come la condizione della conoscibilità dell'oggetto e unità suprema delle dodici categorie, è l'unità che tiene strette le varie proprietà dell'oggetto: è il legame che viene espresso nel giudizio. I giudizi sintetici a priori sono possibili perché le leggi di natura, cioè gli oggetti, sono conosciute a priori e non per generalizzazioni di esperienze. Le "leggi di natura" sono imposte dall'intelletto stesso perché l'intelletto, con le sue categorie, costituisce l'oggetto dell'esperienza; l'intelletto è autore e non spettatore di esso. Le leggi non esistono nei fenomeni, ma solo relativamente al soggetto a cui i fenomeni si riferiscono.
Dato che i principi derivanti dalle categorie costituiscono il complesso delle conoscenze a priori che possiamo avere sulla natura, la loro "sussunzione" avviene tramite lo schematismo trascendentale, ovvero "il modo di comportarsi dell'intelletto con gli schemi"; enti intermediari tra le categorie e il dato sensibile che servono ad eliminare l'eterogeneità dei due elementi della sintesi: lo "schema" altro non è se non la condizione universale di applicabilità delle categorie alle intuizioni (sensibili).
Un’importante tematica, le cui conseguenze rappresenteranno il più grosso problema irrisolto lasciato da Kant ai successivi filosofi, è la distinzione fenomeno-noumeno. Per Kant il fenomeno non esaurisce tutta la realtà, però la conoscenza fenomenica è l'unica sicura; il noumeno, invece, rappresenta la cosa-in-sé ed è inconoscibile; è, secondo Kant, la sfera della metafisica. L'intuizione sensibile umana è fenomenizzante; il noumeno può essere pensato, ma non conosciuto, in quanto è un concetto limite. Tuttavia, è proprio nella dialettica trascendentale che Kant individua nella ragione l'intelletto che si spinge al di là dell'orizzonte dell'esperienza possibile. Questo è un bisogno strutturale dell'uomo, una sua legittima esigenza; Kant definisce la ragione come la "facoltà dell'incondizionato", ovvero la pura esigenza dell'Assoluto.
Questa facoltà della metafisica, cioè l'incondizionato, sta alla base dei fenomeni psichici, dei fenomeni fisici e di ogni realtà; tuttavia, le idee della ragione (Anima, mondo e Dio) non sono pure "finzioni" dell'intelletto: non costituiscono oggetti, non fanno un uso costitutivo della ragione, ma indicano all'intelletto una direzione di ricerca, fanno un uso regolativo della ragione. Tali concetti sono "schemi" per ordinare l'esperienza, per darle maggiore unità; ecco che si può parlare anche di un uso schematico della ragione, di un "come se". Insomma, sono principi euristici: non ampliano la nostra conoscenza, ma la unificano.
Se quindi Kant relega l'epistemologia all'ambito fenomenico, ammette l'accessibilità del "noumeno", almeno come "possibilità".
Vi è inoltre, fra gli studiosi kantiani, chi ha applicato le conclusioni della Critica della Ragion Pura anche in ambito scientifico. Hans Vaihinger (1852-1933) nella sua opera più nota, La filosofia del come se, muove appunto dall’affermazione kantiana secondo cui le idee della ragione possono avere soltanto un uso regolativo (e mai costitutivo): pur non creando conoscenze teoricamente valide, sostiene che tutti i concetti scientifici sono finzioni che valgono “come se” fossero legittime, soltanto per la loro funzione pratica ed euristica. Infatti Kant, spostando il tempo e lo spazio come intuizioni della nostra conoscenza della realtà assoluta nell'ambito del fenomenico, ha implicitamente messo in dubbio, oltre alle qualità percepite attraverso i sensi, anche la coerenza stessa di ciò di cui abbiamo esperienza; l'esistenza, nonché gli oggetti dell'esperienza, sono in tutte le circostanze il risultato del nostro modo di fare esperienza, poiché essi sono tutti necessariamente strutturati e determinati dal tempo e dallo spazio e dalle categorie derivate da esse.
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