Etnocentrismo - La seconda guerra mondiale
Storia
La seconda guerra mondiale
La prima guerra mondiale portò a tutti i Paesi d’Europa crisi e miseria, tra i vincitori come tra i vinti. Cessò così il predominio mondiale dell’Europa, mentre si affermava quello di due nuove potenze: Stati Uniti e Unione Sovietica.
Specialmente gli Stati Uniti, grazie all’enorme apparato industriale, commerciale e finanziario, si imposero come potenza dominante, anche sul modo di vivere. Un fenomeno tipico dell’epoca fu la crescita dei movimenti popolari che, in tutti i Paesi, posero nuovi problemi ai vari Governi.
Si svilupparono anche i movimenti per l’emancipazione femminile che portarono, in Gran Bretagna per la prima volta le donne al voto (1922).
Di fronte alle numerose aggressioni compiute dalla Germania, Francia e Gran Bretagna adottarono una politica di pacificazione. I due Paesi lasciarono prima che Hitler prendesse l’Austria, poi i Sudeti e che mettesse sotto controllo altre regioni della Cecoslovacchia.
Il 1° settembre 1939 la Germania invase la Polonia e la costrinse ad arrendersi in meno di tre settimane. Hitler firmò con l’URSS un patto di “non aggressione”. Oltre a questo, fu firmato un patto di spartizione della Polonia, tra Germania e URSS. Gran Bretagna e Francia dichiararono l’inizio della seconda guerra mondiale.
L’Unione Sovietica occupò la Polonia orientale per poi proseguire verso altri Stati (Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia). Nel 1940 anche la Germania riprese l’iniziativa e occupò altri Paesi (Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda e ). In questi Stati i nazisti imposero governi collaborazionisti, cioè fatti da persone disposte a collaborare con gli invasori.
Poi fu invasa la Francia. I francesi, dopo aver opposto per qualche giorno una debole resistenza, capitolarono. Il 14 giugno 1940 le truppe tedesche fecero un trionfale ingresso a Parigi. Il maresciallo francese Pétain firmò l’armistizio con la Germania il 22 giugno.
Per salvare la Francia dalla completa invasione dei tedeschi, egli chiese e ottenne di poter dare vita, nella città di Vichy, a un governo collaborazionista, cioè pronto ad offrire la collaborazione alla Germania.
Mussolini venne avvisato soltanto all’ultimo momento della volontà di Hitler di dare inizio alle ostilità. Solo pochi mesi prima, il Führer aveva promesso al Duce che la guerra non si sarebbe fatta prima del 1943, in modo da permettere all’Italia di prepararsi.
Mussolini, temendo di essere escluso dal quadro che si stava delineando nello scacchiere europeo, comunicò a Hitler che non avrebbe potuto rispettare i termini del Patto d’Acciaio, che prevedevano l’intervento durante il conflitto, a causa della scarsa preparazione militare.
Quindi il Duce non parlò di neutralità ma di “non belligeranza”. Il 10 giugno 1940, l’Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. La prima ormai stava crollando e l’iniziativa dell’Italia fu per lei un colpo molto duro.
Mussolini aveva paura che la guerra stesse per finire e temeva di rimanere a mani vuote, ma aveva sottovalutato la forza della Gran Bretagna e non tenne conto che gli Stati Uniti potessero entrare in guerra, e questo fu un grave errore.
L’esercito italiano disponeva di armamenti limitati e oltretutto arretrati. Le prime iniziative dell’Italia rivelarono subito l’insufficienza delle sue forze armate.
Il tentativo di strappare Malta agli inglesi fallì. Dopo iniziali successi, anche l’attacco contro i possedimenti inglesi dell’Africa settentrionale fu fermato. Ma il fallimento più grave fu il tentativo di invasione della Grecia.
Sia in Africa che in Grecia solo l’intervento dei tedeschi consentì di riprendere la conquista.
Con la sconfitta della Francia, Hitler era riuscito ad imporre il dominio tedesco sull’Europa. Restava solo la Gran Bretagna a contrastarlo; infatti il governo inglese, guidato da Winston Churchill, respinse le proposte di pace avanzate dal Führer.
Vista l’impossibilità di raggiungere un accordo, Hitler decise di invadere la Gran Bretagna. Per due mesi l’aviazione britannica (la RAF = Royal Air Force) e quella tedesca si scontrarono nella battaglia d’Inghilterra.
La RAF riuscì ad infliggere pesanti perdite ai tedeschi. Perciò il 17 settembre Hitler rinunciò al progetto di invadere la Gran Bretagna.
Le forze nazifasciste mantenevano l’iniziativa ma era ormai svanita l’idea di una guerra lampo. Nel 1941 la Germania intervenne a sostegno delle truppe italiane in Africa e nei Balcani.
Ma lo sforzo maggiore dell’esercito tedesco fu “l’operazione Barbarossa”, ovvero l’invasione dell’URSS.
Dopo l’accordo per la spartizione della Polonia, Hitler aveva deciso di tornare al suo programma iniziale: conquista di spazio vitale ai danni dell’Unione Sovietica e distruzione dello Stato comunista.
Il 22 giugno 1941 iniziò l’invasione, seguendo il cosiddetto “piano Barbarossa”, che prevedeva il rapido annientamento di ogni resistenza sovietica.
Il 7 dicembre 1941 un inatteso intervento causò una svolta decisiva nella guerra. Il Giappone attaccò e distrusse quasi metà della flotta degli Stati Uniti nel porto di Pearl Harbour. Gli Stati Uniti e l’Inghilterra dichiararono guerra al Giappone.
Nel giro di pochi mesi i giapponesi riuscirono ad occupare vastissimi territori. Dopo l’iniziale sorpresa, però, gli Stati Uniti riuscirono a rovesciare la situazione.
Un generale inglese ottenne l’importante vittoria di El Alamein che costrinse gli italo-tedeschi ad abbandonare l’Africa. L’Armata Rossa, intanto, aveva bloccato un imponente attacco tedesco.
Infine, con la lunga battaglia di Stalingrado, i sovietici riuscirono a sconfiggere i nazifascisti. L’armata tedesca e il corpo di spedizione italiano furono costretti a ritirarsi disordinatamente.
Dopo la vittoria in Africa, le forze anglo-americane (gli Alleati) controllavano il Mediterraneo. Così, nel 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia. Essi venivano accolti dalla popolazione come dei liberatori.
Gli italiani volevano la fine della guerra ma erano anche stanchi del fascismo. Nel marzo 1943 vi furono molti scioperi operai contro di esso.
Di fronte a questa situazione il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia a Mussolini (25 luglio 1943). Lo stesso giorno il re informò il duce che aveva affidato l’incarico di formare un nuovo governo al maresciallo Pietro Badoglio.
Subito dopo Mussolini venne arrestato. Il nuovo 1° ministro firmò a Cassibile (in Sicilia) l’armistizio con gli Alleati. Quest’ultimo venne reso noto l’8 settembre.
Ma nessuno diede al popolo e all’esercito le indicazioni per affrontare la nuova situazione. I tedeschi occuparono l’Italia centrale e settentrionale e il 12 settembre liberarono Mussolini.
Hitler consentì al duce di fondare nel nord la Repubblica Sociale Italiana, con sede a Salò.
Ora l’Italia era divisa in due: il centro-nord sotto la Repubblica di Salò e il sud dove sopravviveva il Regno d’Italia.
Gli Alleati il 6 giugno 1944 prendevano terra in Normandia con la più grande flotta da sbarco, così che i tedeschi dovettero ritirarsi. Alla metà di settembre la Francia era completamente liberata.
Ad est, intanto, la Germania doveva subire una forte controffensiva russa. Nel 1945 la sorte della Germania appariva segnata.
Il 30 settembre Hitler si tolse la vita. Nella Berlino occupata dai Russi, il 7 maggio 1945 l’ammiraglio Dönitz firmava la resa senza condizioni della Germania.
L’Italia era stata liberata pochi giorni prima, il 25 aprile 1945. La resa del Giappone avvenne solo dopo che due bombe atomiche avevano distrutto le città di Hiroshima e Nagasaki. Il 2 settembre 1945 però anche lui firmò la resa.
La seconda guerra mondiale si chiudeva con 50 milioni di morti.
Lo sterminio degli ebrei
Nel corso della seconda guerra mondiale, c’è stato uno sterminio di ebrei da parte dei tedeschi e di Hitler.
In quel periodo i tedeschi avevano la necessità di riacquistare potere in campo economico dopo la sconfitta della prima guerra mondiale ma si sentivano minacciati dagli ebrei che erano abili commercianti e artigiani.
I tedeschi, allora, si impuntarono come “razza superiore” a quella ebraica e, dunque, sterminarono ebrei, ma non solo. Protagonisti del massacro furono anche omosessuali, slavi, zingari, testimoni di Geova e malati di mente.
Questi già il 1° aprile 1933, dopo l’elezione a cancelliere di Hitler, subirono un boicottaggio di tutte le attività economiche gestite da loro, che però durò solo un giorno, poiché la popolazione tedesca fece rientrare il boicottaggio.
Con una serie di leggi le autorità tedesche giunsero a limitare sempre più le attività ebree, fino a giungere nel settembre 1935 alla promulgazione delle leggi di Norimberga, che escludevano i cittadini di origine ebraica da ogni aspetto di vita sociale tedesca.
Successivamente vennero catturati e portati dapprima in campi di concentramento, poi in quelli di sterminio, dove venivano uccisi in forni crematori o nelle camere a gas.
Tra i campi di concentramento più famosi ricordiamo: Buchenwald, Auschwitz-Birkenau, Bełżec.
I prigionieri deportati nei campi, dapprima, venivano sfruttati per lavori e successivamente la manodopera fu utilizzata dal III Reich.
Gli uomini che vivevano nei campi di concentramento erano in condizioni pietose. Consumavano dalle 1300 alle 1700 calorie al giorno e questo regime alimentare li portava alla distruzione. Basta pensare che il peso oscillava dai 25 ai 35 kg.
Venivano umiliati, sfruttati e picchiati dal regime tedesco. Solo nel novembre del 1944 si ferma l’attività di Auschwitz, in quanto Himmler ordina di distruggere tutto e di cancellare ogni traccia.
I prigionieri sopravvissuti vengono trasferiti verso altri campi, ma solo una piccola parte li raggiunge, gli altri muoiono prima. Il 27 gennaio 1945, all’arrivo dei sovietici, solo qualche migliaio di prigionieri era ancora presente nel campo.
Durante la guerra morirono 6 milioni di ebrei.
“Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi”
Geografia
USA
Gli Stati Uniti (sigla, USA, United States of America) si estendono per circa 5000 chilometri dall’Oceano Atlantico al Pacifico e per quasi 2000 chilometri dai Grandi Laghi al Golfo del Messico; confinando a nord con il Canada, a sud con il Messico, mentre a est sono bagnati dall’Oceano Atlantico e a ovest dall’Oceano Pacifico.
Gli Stati che li compongono sono 50: gli ultimi due, l’Alaska e l’Arcipelago delle Hawaii, sono entrati a far parte dell’Unione nel 1959.
Il territorio
Negli Stati Uniti abbiamo due sistemi montuosi opposti: l’uno recente sul versante del Pacifico, l’altro, molto più antico, sull’Atlantico. In mezzo si estendono le grandi pianure del centro, che sull’Altopiano del Colorado divengono zone desertiche.
Nella parte più a sud (Florida) prevalgono le paludi e gli acquitrini. Le grandi faglie di frattura continentali ed estese zone instabili si trovano sulla costa occidentale.
Le grandi regioni degli Stati Uniti
Nel Paese si riscontra una straordinaria diversità di ambienti naturali che è la conseguenza della varietà morfologica e climatica del territorio.
Nelle zone più a nord, come l’Alaska, troviamo i climi nivali e freddi. Queste inospitali sono l’ultima frontiera degli americani; sono ricche di monti e di foreste e scarsamente abitate.
- Storia: Seconda guerra mondiale, razzismo
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- Francese: Senghor (Cher Frère Blanc).