L’Ermetismo
Verso la fine degli anni 20 in Italia si affermò una nuova corrente letteraria, l’Ermetismo che cambiò profondamente la poesia.
Ermetismo deriva da “ermetico” e significava chiuso, serrato e fu usato per la prima volta da un critico letterario Francesco Flora e stava ad indicare un genere di poesia caratterizzata da un linguaggio difficile e chiuso.
Gli ermetici cambiarono la poesia tradizionale fatta di rime e strofe.
Diedero vita ad una poesia pura ricca di pensieri e di frasi allusive.
In questo genere di poesia furono aboliti i vincoli grammaticali e in alcune poesie anche la punteggiatura.
I poeti più rappresentativi di questo periodo furono Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo.
Quasimodo è un autore importante perché riuscì a unire nelle sue opere sia i principi dell’Ermetismo di una poesia libera con quelli della tradizione classica rifacendosi ai modelli dell’antica Grecia e della letteratura latina.
Quasimodo era siciliano, nacque a Modica nel 1901.
Durante la sua vita si è spostato spesso in varie città d’Italia a Messina Palermo a Roma dove qui frequentò la facoltà di ingegneria. Durante l’adolescenza comincia a scrivere poesie, ma il momento in cui si dedicò con più passione fu nel periodo della seconda guerra mondiale quando si trasferì a Milano.
Qui scrisse alcune raccolte di poesie che esprimono i sentimenti di quel periodo come per esempio “Giorno dopo giorno” che contiene venti composizioni che scandiscono il periodo di guerra che va dall’8 settembre 1943 e il 1945 e si ispirano alle ansie ed alle speranze negli anni della Liberazione d’Italia.
Una poesia di questa raccolta in cui lui ricorda il periodo dell’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale è “Alle fronde dei Salici”.
Qui lui ci descrive gli orrori e le crudeltà di quel periodo facendoci capire come neanche la poesia riusciva ad esprimersi, ed era piena d’angoscia.
Alle fronde dei salici
E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
La seconda guerra mondiale
La seconda guerra mondiale scoppiò il 1° settembre del 1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania, e subito dopo questo evento la Francia e la Gran Bretagna dichiararono l’inizio della seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica occupò la Polonia Orientale e poi proseguì verso altri stati (Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia).
Nel 1940 la Germania riprese l’iniziativa e occupò altri paesi (Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda e Francia). In questi stati i nazisti imposero governi collaborazionisti cioè fatti da persone disposte a collaborare con gli invasori. Il 10 giugno 1940, l’Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Ma Mussolini aveva sottovalutato la forza della Gran Bretagna e non tenne conto che gli Stati Uniti potessero entrare in guerra, e questo fu un grave errore. L’esercito italiano disponeva di armamenti limitati e oltretutto arretrati. Le prime iniziative dell’Italia rivelarono subito l’insufficienza delle sue forze armate. Il tentativo di strappare Malta agli inglesi fallì. Con la sconfitta della Francia, Hitler era riuscito ad imporre il dominio tedesco sull’Europa. Restava solo la Gran Bretagna a contrastarlo; infatti il governo inglese, guidato da Winston Churchill, respinse le proposte di pace avanzate dal Führer e lui vista l’impossibilità di raggiungere un accordo, Hitler decise di invadere la Gran Bretagna. Per due mesi l’aviazione britannica (la RAF = Royal Air Force) e quella tedesca si scontrarono nella battaglia d’Inghilterra. La RAF riuscì ad infliggere pesanti perdite ai tedeschi. Perciò il 17 settembre Hitler rinunciò al progetto di invadere la Gran Bretagna.
Nel 1941 la Germania intervenne a sostegno delle truppe italiane in Africa e nei Balcani. Ma lo sforzo maggiore dell’esercito tedesco fu l’invasione dell’URSS. Dopo l’accordo per la spartizione della Polonia, Hitler aveva deciso di tornare al suo programma iniziale: conquista dell’Unione Sovietica e distruzione dello Stato comunista.
Il 22 giugno 1941 iniziò l’invasione, seguendo il cosiddetto “piano Barbarossa”, che prevedeva il rapido annientamento di ogni resistenza sovietica. Il 7 dicembre 1941 un inatteso intervento causò una svolta decisiva nella guerra. Il Giappone attaccò e distrusse quasi metà della flotta degli Stati Uniti nel porto di Pearl Harbour. Gli Stati Uniti e l’Inghilterra dichiararono guerra al Giappone ma nel giro di pochi mesi i giapponesi riuscirono ad occupare vastissimi territori. Dopo l’iniziale sorpresa, però, gli Stati Uniti riuscirono a rovesciare la situazione. Un generale inglese ottenne l’importante vittoria di El Alamein che costrinse gli italo-tedeschi ad abbandonare l’Africa. L’armata rossa, intanto aveva bloccato un imponente attacco tedesco. Infine, con la lunga battaglia di Stalingrado, i sovietici riuscirono a sconfiggere i nazifascisti. L’armata tedesca e il corpo di spedizione italiano furono costretti a ritirarsi disordinatamente.
- Italiano: Ermetismo
- Storia: Seconda Guerra Mondiale
- Geografia: Giappone
- Scienze: Le conseguenze dell'esplosione nucleare
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