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Ecce homo

Rivoluzione, incomprensione, affermazione

Friedrich Nietzsche, Vincent Van Gogh, Niels Bohr, James Joyce

Candidato: Daniele Masia

Liceo Scientifico Statale Lucio Anneo Seneca

A.S. 2014/2015

Premessa

Cito il passo della Bibbia, tratto da Giovanni 19,4-10 (C.E.I), dalla cui traduzione in lingua latina ho estrapolato il titolo della mia tesina (Gv 19, 5). L’analisi di queste righe mi ha offerto lo spunto per accostare la vita di Cristo, il suo martirio, e la diffusione del cristianesimo, inteso anche laicamente, come mera diffusione delle sue idee, all’iter vitae di altri uomini.

‘’Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. E Pilato disse loro: Ecco l’uomo! Come dunque i capi sacerdoti e le guardie l’ebbero veduto, gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo! Pilato disse loro: Prendetelo voi e crocifiggetelo; perché io non trovo in lui alcuna colpa. […]poi disse a Gesù: Donde sei tu? Ma Gesù non gli diede alcuna risposta. Allora Pilato gli disse: Non mi parli? Non sai che ho potestà di liberarti e potestà di crocifiggerti?’’

Cristo afferma la sua dignità irriducibile e irrinunciabile, afferma di fronte a Pilato, con forza stravolgente, la convinzione che giace nei propri ideali non rispondendo neppure alla sua domanda, così che egli comprenda, da solo e pienamente, il diritto di questo alla libertà; tuttavia Gesù di Nazareth viene giudicato colpevole dalla folla, idealmente quindi, dalla cultura del mondo in cui ha vissuto, dal tempo in cui ha professato il suo messaggio, viene giudicata colpevole la cosiddetta Buona Novella.

La portata innovatrice della sua venuta è stata eccezionale non solo dal punto di vista prettamente religioso, ma anche dal punto di vista storico: Cristo è solo uno della lunga serie di uomini dalle idee rivoluzionarie, incompresi a causa della profondità innovatrice del loro pensiero, l’esempio lampante di come un solo uomo possa rompere definitivamente con il passato affermando la libertà del proprio spirito.

La differenza dalla maggior parte degli altri è che la sua memoria continua e soprattutto continua la forza esistenziale del suo messaggio che moltissimi scoprono ancora e fanno propria.

Ma come è possibile proporre un parallelismo tra la figura di Cristo, radicata nei marmi di una chiesa secolare, nella coscienza e nella storia del mondo, e quella di un uomo così fragile come Van Gogh, un teorico come Bohr, un “mistico” come Nietzsche, una persona così stravagante come Joyce?

Ciò che lega a doppio filo la storia di Gesù - indipendentemente se la si analizza da un punto di vista religioso o laico - con la storia di questi uomini, è il presupposto con il quale essi hanno deciso, unicamente seguendo la propria coscienza, come se questa recasse una missione dall’alto di vivere la propria vita.

Lo scegliere di indirizzare il corso della propria storia, irripetibile – se non si prende in considerazione l’ideologia nietzscheana, la cui teoria dell’eterno ritorno tuttavia sottolinea l’importanza di ogni attimo vissuto e quindi non tradisce la mia tesi –, verso delle soluzioni nuove in cui si crede costantemente con tutto il proprio spirito, costituisce l’intimo impegno di tenere la direzione che ormai si è presa, fino alla fine, fino alla morte.

Il dedicarsi allo studio del mondo, che sia scientifico o artistico, letterario o filosofico, esprime l’affermazione della volontà di dedicarsi a se stessi, per gli altri, con il rischio che questi possano fraintendere o peggio non comprendere la linea sottile tra altruismo ed egoismo, tra bene e male.

**Cristo ha sofferto**, è morto per la mancata apertura mentale di un mondo che avrebbe dovuto semplicemente credergli, o non credergli; Cristo è morto per affermare la sua libertà.

Ma se dunque è questo “intimo impegno”, che accomuna l’immagine di Cristo, il quale prosegue imperturbabile nella strada della sua passione, e i quattro uomini sovracitati, che pure si sono distinti inequivocabilmente nel panorama della storia moderna, come possono questi non aver mai tradito le proprie idee, e quindi considerarsi a pieno titolo come simili a colui che si definisce ‘’il figlio di Dio’’, vista la natura umana e non ‘’divina’’ che essi posseggono?

Con questa risposta vorrei sottolineare come non si prenda in alcun modo in considerazione la portata umana espressa dall’ “Ecce Homo” per antonomasia, quello di Cristo, e ci si basi unicamente sulla forza di volontà che questi uomini hanno avuta, che hanno dimostrata, così come ha fatto Gesù di Nazareth.

Importante mi sembra notare che il fatto aver anche per un momento esitato di fronte alle proprie idee, di aver creduto per un momento che andare contro corrente non avrebbe prodotto mai alcun risultato, non preclude mai la possibilità di inserire tali uomini nel quadro sistematico che ho costruito, all’interno del quale ho inserito persone innovatrici e rivoluzionarie, incomprese e criticate, ma a loro modo rivoluzionarie.

L’esitazione ad andare avanti è solo la conseguenza più scontata del momento che anticipa la portata rivoluzionaria del pensiero, è il limite che questi uomini hanno superato. Anche Cristo infatti l’ha vissuta nell’orto del Getsemani, prima dell’arresto, quando dice: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice” (Luca 22, 42).

Dunque, in che modo accostare la sofferenza inferta ad un uomo morto in croce con l’autoesilio di James Joyce, con la vita da Nobel di Bohr, con l’insofferente morte prima mentale e poi fisica di Nietzsche, con il suicidio di Van Gogh?

La sofferenza è da me analizzata come estrema conseguenza del non essere compresi: L’incomprensione è la chiave di lettura che permette di capire a pieno l’elemento in comune tra questi uomini.

La novità del messaggio artistico, filosofico, fisico, letterario, di questi autori, reca con sé il germe di una sofferenza intima e insuperabile, che tuttavia, chi in vita, chi successivamente, essi hanno superata.

Niels Bohr propose teorie che disarmarono completamente la cultura e la concezione della storia umana, egli ipotizzò l’impossibile, l’indimostrabile a cui era pervenuto con la sola forza dei propri studi, delle proprie osservazioni, della propria fede, e nessuno inizialmente credette in lui.

James Joyce rinnovò radicalmente la concezione di romanzo scrivendo con la piena consapevolezza della novità rappresentata dai propri testi, della conseguenza ultima a cui sarebbe giunto continuando a essere libero, la miseria.

Entrambi si pongono, in un certo senso, sullo stesso livello concettuale di vita di Gesù, entrambi hanno all’interno una voce della coscienza che gli parla della propria fine, ma che gli suggerisce anche la gloria che li attende.

Nietzsche e Van Gogh hanno sfidato il mondo, così come lo ha fatto colui il quale era considerato il Messia per i suoi discepoli, nient’altro per chi non credeva nelle sue parole; e così la vita di questi uomini è stata amata da loro stessi e da quei pochi che avevano compreso la potenza del loro messaggio, ma fraintesa da tutti gli altri.

Si può allora delineare una struttura, costruita sulle orme di chi, come Gesù di Nazareth, si è sentito dire ‘’Ecce Homo’’, e che quindi, ha avuta la forza di sentirsi Homo per tutta la vita, costruita da uomini, uomini liberi.

Prenderò dunque in considerazione la vita, il pensiero, le opere, che più ne caratterizzano il messaggio di portata innovatrice, di Nietzsche, Van Gogh, Bohr, e Joyce.

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Sintesi

Filosofia: Nietzsche

Storia dell'arte: Van Gogh

Fisica: Bohr

Inglese: Joyce

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