Indice
1. Introduzione
2. Storia delle Olimpiadi - Berlino 1936
3. Friedrich Nietzsche: La figura del superuomo
4. Nazismo e antisemitismo: Primo Levi
5. Il destino di un campione sportivo è scritto nel DNA
6. Alimentazione di gara
7. Conclusioni
Introduzione
Storia delle Olimpiadi - Berlino 1936
Owens contro Hitler
Le Olimpiadi del 1936 vissero in pieno il clima fortemente propagandistico voluto dal regime hitleriano; il dittatore germanico usò la manifestazione per diffondere l'immagine della cultura nazista nel mondo.
Dovette però fare i conti con Jesse Owens, il primo atleta di colore a ergersi protagonista assoluto nella storia dei Giochi.
Le Olimpiadi di Berlino del 1936 sono un evento cruciale nella storia dello sport. Assegnate dal Comitato Olimpico Internazionale alla Germania prima dell'avvento al potere di Hitler, rappresentano un trionfo per il dittatore nazista che riesce a organizzare uno spettacolo propagandistico di grande effetto.
Lo storico Richard D. Mandell, autore di una “Storia culturale dello sport”, ricostruisce le fasi di preparazione e di svolgimento della manifestazione, che testimoniano la diffusione di una nuova concezione dell'attività agonistica, utilizzata ai fini dell'educazione patriottica e della propaganda politica.
Durante i giochi di Berlino, si applica un rituale simbolico di celebrazione del regime nazista, che condizionerà le successive cerimonie pubbliche. Le Olimpiadi assunsero, così, il ruolo di spettacolo di massa e di strumento di battaglia ideologica.
I nazisti avevano messo in atto un piano radicale per la mobilitazione delle energie nazionali che avrebbe potuto non aiutare ma alterare lo sport tedesco. La prestanza fisica venne dichiarata essere un dovere patriottico.
Nelle scuole e nei club sportivi si tenevano esercitazioni paramilitari, sport competitivi, discussioni patriottiche. Le vigorose campagne antisemitiche influenzarono anche lo sport.
Il 1° aprile 1933, quando prese inizio il boicottaggio dei negozi ebraici, la federazione pugilistica tedesca annunciò che non avrebbe tollerato atleti o arbitri ebrei.
Il 2 giugno 1933 il nuovo ministro nazista dell'Educazione annunciò che gli ebrei sarebbero stati esclusi dalle organizzazioni giovanili, statali e di ginnastica, e che tutti gli impianti sportivi sarebbero stati loro negati. Alcuni funzionari sportivi ebrei si suicidarono.
A partire dal 1935 agli ebrei venne negato l'accesso ai campi di allenamento pubblici e privati, e non fu loro permesso di competere con atleti ariani, vale a dire non ebrei. Alcuni atleti ben noti emigrarono.
Naturalmente questi notevoli avvenimenti vennero notati all'estero. Alcuni critici della nuova Germania affermarono anche che l'ideologia del nazionalsocialismo non era in sintonia col pacifico altruismo della mai precisamente enunciata “idea olimpica”, e che pertanto i giochi olimpici del 1936, così come quelli del '16, del '20 e del '24, dovevano avvenire senza la partecipazione della Germania.
Negli Stati Uniti nacque, crebbe e morì un movimento di boicottaggio contro i giochi olimpici del 1936; altrove vi furono solo poche proteste.
Per via del suo grande prestigio all'estero, i nazisti furono costretti a mantenere Theodor Lewald nella sua carica; a sua volta Lewald assicurò ai funzionari sportivi all'estero che le notizie delle persecuzioni contro gli ebrei erano delle esagerazioni, e che in ogni caso i giochi olimpici del 1936 sarebbero stati, come richiesto, estranei a influenze politiche di ogni genere.
Quale prova della buona volontà dei nazisti Lewald sottolineò la presenza nella squadra tedesca di Helena Mayer, che, come Lewald, era mezza ebrea.
Bionda e molto attraente, la Mayer aveva vinto la gara di scherma femminile ad Amsterdam e fu la campionessa di fioretto del 1929 e 1931.
I responsabili dello sport e i capi delle nazioni accettarono ovunque le rassicurazioni tedesche. Le affermazioni di De Coubertin riguardo al vantaggio per tutti dei giochi olimpici erano ormai da tutti ben accettate.
In Italia, in Giappone, in Inghilterra, negli Stati Uniti e altrove i funzionari sportivi e i leader politici volevano anch'essi i giochi olimpici per dimostrare il vigore dei loro atleti e, simbolicamente e per estensione, il vigore dei loro sistemi politici di fronte alla depressione e alla disillusione mondiale.
L'eccezione principale fu data da alcuni europei che si sentivano moralmente offesi, perlopiù socialisti, che per il 1936 a Barcellona stavano organizzando delle “olimpiadi del popolo” o “giochi dei lavoratori” per protesta.
Le olimpiadi di Barcellona non si tennero mai a causa dello scoppio della guerra civile spagnola.
A Berlino era chiaro che le olimpiadi sarebbero state senz'altro uno spettacolo splendido. I tedeschi avevano stabilito di eclissare il pur grandioso spettacolo visto a Los Angeles.
Così, per esempio, il “villaggio olimpico” di Berlino per gli atleti venne creato in una zona verde, e consisteva di graziosi cottages in muratura, più ristoranti, sale di ricreazione e sentieri per lo jogging.
In occasione dei giochi alcune grandi strade di Berlino vennero ribattezzate. Lo stadio non era semplice contenitore di posti a sedere, ma una grandiosa concezione architettonica ricca di colonne, capace di 100.000 posti.
Nel programma dei nazionalsocialisti rientrava il tentativo di includere nella loro festa pubblica, intesa a trasmettere piacere e allo stesso tempo ispirare ottimismo, fede e l'idea della necessità del duro lavoro, tutti i tedeschi della Germania.
Alcuni aspetti dei giochi del 1936 segnarono un progresso nell'elaborazione dei rituali totalitari.
Un tentativo di attirare la popolazione rurale tedesca alla festa fu “l'Olympia-Zug”, un corteo di camion e rimorchi che percorse 10.000 chilometri circa per le campagne del paese.
I rimorchi trasportavano delle tende che, erette, diventavano rappresentazioni di soggetti della Grecia classica, di atleti tedeschi, di arte sportiva, modelli dei nuovi complessi sportivi a Garmisch e a Berlino, nonché alcuni brevi film sonori degli atleti tedeschi in azione.
Venivano anche messe in mostra fotografie di propaganda nazista più convenzionale, di esemplari e sorridenti battaglioni al lavoro, nonché delle panoramiche di file e file di partigiani ai raduni di partito a Norimberga.
Al di sopra di tutto, la bandiera rossa, bianca e nera del Terzo Reich, la svastica, era onnipresente.
Di molto maggiore interesse fu la “corsa della torcia olimpica”, un'idea molto bella e originale, poiché non vi erano dei prototipi né antichi né moderni.
Vestite nei costumi ispirati da figure dei vasi attici, ai primi di luglio del 1936 alcune ragazze greche con l'aiuto di un'enorme lente Zeiss accesero una fiamma sul tempio di Era.
Svariate migliaia di staffette trasportarono poi la fiamma attraverso la Grecia, la Bulgaria, la Jugoslavia, l'Ungheria, l'Austria e la Germania sino a Berlino e, lungo la strada, furono oggetto d'interesse e parteciparono a suggestive cerimonie seguite da milioni di persone.
L'ultimo tedoforo era un biondo berlinese vestito di bianco; ai suoi lati, tre per parte, vi erano sei corridori di colore vestiti di nero.
Il gruppo avanzò velocemente all'unisono in formazione a “V” fino allo stadio, dove il bel giovane lasciò gli altri e salì da solo fino a un colossale braciere sistemato su un treppiede, e lì accese la fiamma che dominò lo stadio per due settimane successive.
Malgrado i timori e le apprensioni, i nazisti, volendo evitare la vendetta degli altri paesi, non ostacolarono la presenza di neri o ebrei nelle altre squadre.
Di fatto l'eroe sportivo dei giochi estivi fu Jesse Owens, un nero bellissimo e ben piantato, proveniente dalla Ohio State University.
Owens vinse i 100 metri, nei quali eguagliò il record olimpico, e i 200 metri; vinse anche come staffetta nei 400 metri, nonché nel salto in lungo nel quale stabilì un nuovo record olimpico.
Il pubblico allo stadio urlava: “Yes-sa Ov-ens”, così infatti suonava il suo nome alla tedesca, quasi più del nome di Hitler.
Benché non fosse né un atleta né un tifoso, colui che in realtà vinse i giochi del '36 fu il Führer del Terzo Reich.
Malgrado alcune paure iniziali, i luogotenenti di Hitler, e tra loro Carl Diem e Theodor Lewald, avevano dimostrato a tutto il mondo che i nuovi tedeschi erano organizzatori capaci, generosi, rispettabili e amanti della pace.
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- Storia: le Olimpiadi del 1936;
- Filosofia: Friedrich Nietzsche (il superuomo);
- Italiano: Primo Levi;
- Scienze: il DNA;
- Ed. fisica: alimentazione di gara.