Ombretta Mangiola
5° B I.T.C. I.G.E.A.
A.S. 2012/2013
Donna ieri-oggi
- Introduzione: L’8 marzo per non dimenticare (pag. 2-3)
- Storia: Suffragette o Angeli di Acciaio (pag. 4-8)
- Diritto pubblico: L’uguaglianza art. 3 Cost. e pari opportunità art. 37 Costituzione (pag. 9)
- Letteratura: Gabriele D’Annunzio – La Femme Fatale (pag. 10-12)
- Economia aziendale: Il bilancio di esercizio (pag. 13-14)
- Scienza delle finanze: Il bilancio dello Stato (pag. 15-16)
- Matematica finanziaria: Break Even Point (pag. 17-21)
- Geografia economica: La globalizzazione dei mercati (pag. 22-24)
- Inglese: Trade and Commerce (pag. 25)
- Francese: La Distribution e le Commerce (pag. 26)
- Educazione fisica: Apparati corpo umano e tutela salute (pag. 27)
*Non in programma
Introduzione: L’8 marzo per non dimenticare
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(Festa della Donna: origini e storia dell’8 marzo)
In molti pensano che la Giornata Internazionale della Donna sia nata in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York. In realtà la storia di questa festa è molto più complessa.
Si tratta di una giornata in cui ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, un’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere. La Giornata Internazionale della Donna, l’8 marzo, che cade ogni anno è tutto questo e anche di più. È un modo per ricordarsi da dove veniamo, noi donne, e dove stiamo andando.
Ma da dove nasce questa ricorrenza?
Una leggenda molto celebre narra che la Festa della Donna sia stata istituita nel 1908 in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. In realtà, appunto, si tratta solo di una leggenda nata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.
La Giornata Internazionale della Donna nacque infatti ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio del 1909. Ad istituirla fu il Partito Socialista americano, che in quella data organizzò una grande manifestazione in favore del diritto delle donne al voto. Il tema era già stato a lungo discusso negli anni precedenti sia negli Usa che in Europa. Le manifestazioni per il suffragio universale si unirono presto ad altre rivendicazioni dei diritti femminili. Tra il novembre 1908 e il febbraio 1909 migliaia di operaie di New York avevano scioperato per giorni e giorni per chiedere un aumento del salario ed un miglioramento delle condizioni di lavoro. Nel 1910 l’VIII Congresso dell’Internazionale Socialista propose per la prima volta di istituire una giornata dedicata alle donne.
Il 25 marzo del 1911 cadde la goccia che fece traboccare il vaso: nella fabbrica Triangle di New York si sviluppò un incendio e 146 lavoratori, per lo più donne immigrate, persero la vita.
Questo è probabilmente l’episodio da cui è nata la leggenda della fabbrica Cotton. Da quel momento in avanti, le manifestazioni delle donne si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui la Germania, l’Austria e la Svizzera, nacquero le giornate dedicate alle donne.
La data dell’8 marzo entrò per la prima volta nella storia della Festa della Donna nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla “rivoluzione russa di febbraio” (la rivolta del popolo contro il regime zarista per instaurare un regime democratico e repubblicano, questa insurrezione fu denominata “rivoluzione di febbraio” perché si svolse tra il 23 e il 27 febbraio 1917). Fu questo evento a cui si ispirarono le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca quando scelsero l’8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell’Operaia.
In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. L’iniziativa prese forza nel 1945, quando l’Unione Donne in Italia, formata da donne del Pci, Psi, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro, celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia già liberate dal fascismo.
L’8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l’Italia ha ricordato la Festa della Donna ed è stata scelta la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, come simbolo della ricorrenza.
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Negli anni successivi la Giornata è diventata occasione e momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili, dal divorzio alla contraccezione, fino alla legalizzazione dell’aborto, e di difesa delle conquiste delle donne.
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Storia: Suffragette o Angeli di Acciaio
(Le tappe della conquista del diritto di voto)
Alla fine del XIX secolo il ruolo della donna era estremamente limitato, dal momento che si riteneva che la donna fosse scientificamente inferiore all’uomo ed era mentalità comune ritenere che l’uomo dovesse avere più potere.
L’emancipazione femminile è stata raggiunta lentamente, prima sul piano economico, poi su quello giuridico e intellettuale, e solo recentemente sul piano politico; infatti non era solo l’esclusione al voto che le differenziava, ma anche il diverso trattamento sul lavoro e il fatto che intellettualmente non avevano posizioni di rilievo né potevano averne, sfavorite dal sistema sociale instaurato.
All’inizio il movimento femminista si impegnò su questioni quali il diritto di voto, l’istruzione, il lavoro, in seguito cominciò ad affermare con forza la specificità dell’identità femminile.
Il movimento per l’emancipazione femminile, ancora agli inizi del XX secolo, era ristretto a minoranze operaie ed intellettuali.
L’illuminismo e la rivoluzione industriale avevano contribuito a creare in Europa un clima favorevole allo sviluppo del femminismo, sull’onda dell’influenza dei movimenti riformatori. Durante la Rivoluzione Francese, le associazioni repubblicane delle donne avevano invocato l’estensione universale dei diritti di libertà, eguaglianza e fraternità senza preclusioni di sesso. Le donne, però, non hanno tratto alcun vantaggio dalla Rivoluzione.
Stuart Mill, filosofo ed economista britannico, è uno dei primi uomini della seconda metà del XIX secolo a sostenere l’uguaglianza tra i due sessi e, scrivendo un libro “Sulla schiavitù della donna”, analizza il problema dell’inferiorità delle donne. Egli sostiene che la sottomissione delle donne agli uomini è uno dei principali ostacoli al progresso umano. Ci dovrebbe essere invece una perfetta uguaglianza, senza potere o privilegio da parte di un sesso sull’altro. A chi obietta che è naturale che le donne siano sottomesse agli uomini, risponde dicendo che è un’idea priva di fondamento, in quanto non esistono metodi scientifici per dimostrare la superiorità dell’uomo. Invece sono state le leggi e i sistemi politici che hanno convertito un puro e semplice fatto fisico in un diritto legale. Mill dice: “La natura delle donne è un prodotto altamente artificiale: il risultato di una repressione forzata”.
Solo in Gran Bretagna il movimento femminista ebbe una spinta decisiva. Nel 1903, germogliò, grazie a Emmeline Pankhurst, la prima associazione di donne “Women’s Social and Political Union” (W.S.P.U. Unione Sociale e Politica delle Donne), decisa a tutto pur di ottenere il diritto di voto. Emmeline aveva trattato la consapevolezza dell’origine storica, e non naturale, della subordinazione delle donne agli uomini, evidenziando che non era motivata dall’inferiorità fisica del “sesso debole” rispetto a quello “forte”, ma dalla pretesa degli uomini di esercitare sulle loro compagne un potere che aveva molto in comune con le altre forme di schiavitù. Questo asservimento era esercitato nello spazio fisico e sentimentale della famiglia e non si fondava solo sulle leggi del possesso, ma anche su quelle dell’affetto.
Le suffragette, vengono così nominate perché richiedono il diritto al voto, sotto la guida della Pankhurst, riescono a imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica ricorrendo a forme di protesta quanto mai decise. La Pankhurst sferrava i suoi
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attacchi politici su due fronti, sia rivolgendosi direttamente al Governo, per esigere che il diritto per le donne venisse inserito nel programma del partito liberale, sia servendosi il più possibile della pubblicità derivante dalle azioni delle sue “suffragette”, che sovente conducevano all’incarcerazione e ad uno stato di martirio provvisorio. La pubblicità, in gran parte sgradevole, fatta su di loro attirò comunque nuove reclute e suscitò un entusiasmo senza precedenti in favore del diritto di voto alle donne. In brevissimo tempo migliaia di donne si “convertirono” e dedicarono tempo, denaro ed energia a questa causa, in meno di tre anni il numero dei salariati permanenti della W.S.P.U. passò da 1 a 75.
La W.S.P.U. organizzava migliaia di riunioni, sfilava dietro pittoreschi stendardi e distribuiva il settimanale “Votes for Women” in tutta l’Inghilterra. Visti gli scarsi risultati, nel giugno 1909 si procedette ad un brusco cambiamento di rotta: le militanti cominciarono a legarsi alle finestre degli uffici ministeriali. Una di loro intraprese il primo sciopero della fame, in segno di protesta contro il rifiuto opposto dal Ministero dell’Interno di concedere loro lo status di prigioniere politiche. Per veder trionfare la loro causa non si fermarono davanti a niente, nemmeno davanti a leggi scritte e applicate da uomini, e in nome delle quali molte di loro finirono in prigione o furono sottoposte al controllo dei servizi segreti. Non ottenendo dei risultati evidenti la base della W.S.P.U. si spazientì e si fece sempre meno illusioni sul Parlamento e sugli Uomini in generale. Quindi alla fine del 1911, le donne ripresero la loro tattica principale, che consisteva nel rompere vetrine, tagliare i fili del telefono, marciare verso il Parlamento e anche fare attentati ad edifici pubblici. Nasce così la militanza femminista. La figlia di Emmeline, Christabel, fu costretta a fuggire a Parigi, da dove diresse la W.S.P.U. fino all’inizio della Prima Guerra Mondiale. Da quel momento, la W.S.P.U. rimase un’organizzazione semiclandestina, la cui sede cambiava continuamente. Per due anni le Suffragette perseguirono una politica sempre più estrema, fatta di incendi volontari e di vetri rotti, malgrado il clima si facesse sempre più ostile. La piccola banda di militanti della W.S.P.U. venne presa in un ingranaggio di incendi volontari, arresti, scioperi della fame. Molti uomini spaventati, vedendo la donna come pericolo, iniziarono a manifestare e ad aggredirle.
Viste come una piccola squadra di guerriglia, le suffragette si alienarono sempre più non solo i difensori del diritto di voto alle donne, ma anche l’opinione pubblica, quella del governo, del mondo. Però la militanza non aveva permesso ancora alle donne né di ottenere il diritto di voto, né di raggiungere l’obiettivo di rigenerare la società.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, soltanto in quattro paesi nel mondo le donne avevano diritto al voto: Norvegia, Nuova Zelanda, Finlandia e Australia. Il ruolo tradizionale delle donne in tempo di guerra era sancito da un costume secolare: restare a casa a confezionare calze di lana per i soldati al fronte, scrivere a mariti e fidanzati lettere piene di amore e di giuramenti di fedeltà, curare nelle retrovie i feriti e farsi belle al ritorno degli eroici guerrieri.
Quando però ci si rese conto che la guerra non sarebbe stata né breve né facile si prese consapevolezza del fatto che bisognava continuare ad erogare i servizi prima svolti dagli uomini, ora lontani a combattere. Si cominciò con le donne-spazzini e si proseguì con le postine. Quando i fattorini dei tram furono sostituiti dalle donne ci fu una levata di scudi perbenista, in quanto questo lavoro poneva le donne a diretto contatto con degli uomini e solo donne di scarsa levatura morale potevano accettare tali rischi. Man mano che la guerra si allungava e che il fronte macinava soldati, centinaia di migliaia di donne entravano nelle fabbriche, negli uffici, nei negozi. Nei tre anni di guerra questo inserimento massiccio delle donne nel mondo del lavoro mutò non solo il loro stile di vita, ma anche il loro modo di pensare: mutò anche la moda e aumentò il numero delle donne che frequentavano gli istituti superiori.
In Inghilterra lo scoppio della guerra impose una pausa al movimento di rivendicazione femminista, ma non a Emmeline Pankhurst, che mentre gli uomini morivano, visitò gli Stati Uniti, il Canada e persino la Russia, per incoraggiare ovunque la mobilitazione di massa delle donne. Durante la Prima Guerra Mondiale le donne acquistano sempre più importanza, perché chiamate a sostituire i soldati.
Nel 1918 la Gran Bretagna concede il diritto di voto alle cittadine britanniche di età superiore ai trent’anni. In Italia nel 1919 viene votata la legge Sacchi, che afferma che le donne possono esercitare tutte le professioni.
Per le donne la fine della guerra fu insieme gioia e tragedia: la prima fu l’enorme sollievo di ritornare alla pace con la speranza che dopo tanti lutti e privazioni finalmente si potesse vivere in una società più giusta e libera. Il ritorno a casa dei smobilitati ebbe però proprio sulle donne tragiche conseguenze, perché furono le prime ad essere cacciate da fabbriche e uffici, dove furono reinseriti gli uomini.
Quando tornò in Inghilterra, Emmeline, nel 1926, fu scelta come candidata del Partito Conservatore per una circoscrizione londinese. Purtroppo la sua salute le impedì di vedere pienamente coronato il suo sogno, infatti, fu il Representation of the People Act del 1928 che abbatté il limite, per stabilire finalmente la totale parità di diritti per uomini e donne. Emmeline Pankhurst era morta poche settimane prima.
L’esempio del Regno Unito fu presto seguito da altri stati europei: se in Germania le donne avevano ottenuto il diritto di voto nel 1918, in Spagna lo acquisirono nel 1931.
In Italia con le leggi fasciste del 1925, lo Statuto Albertino venne notevolmente alterato, al punto da rendere la struttura stessa dello Stato di tipo autoritario-totalitario, il regime del Governo era basato su un unico partito, quello fascista, che impose una rigida divisione tra l’uomo e la donna: l’uomo deve occuparsi del sostentamento della famiglia, mentre la donna deve occuparsi del governo della casa. Il fascismo prende dei provvedimenti legislativi per impedire alle donne di competere con gli uomini: nello stesso periodo con la nomina dei podestà, termine adottato dai fascisti per indicare il capo dell’amministrazione comunale, fu tolto il voto amministrativo a donne e uomini fino al 1945.
Pecore nere tra i paesi occidentali furono quindi la Francia e l’Italia, dove il riconoscimento di diritto al voto alle donne avvenne rispettivamente solo nel 1944 e nel 1946.
Primo suffragio italiano per le donne fu infatti il 25 giugno 1946, il referendum al quale tutta la popolazione fu convocata a votare per la scelta fra monarchia e repubblica, in questo modo fu proclamata la Repubblica, al quale seguì la riunione dell’Assemblea Costituente, 21 le donne facenti parte del consesso, formata da membri che affidarono ad un gruppo di deputati la redazione della
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nuova Costituzione repubblicana, che venne promulgata dall’allora Capo di Stato Enrico de Nicola ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948.
Dopo i conflitti bellici mondiali, le donne avevano sostituito gli uomini, assumendo compiti e responsabilità dai quali antichi pregiudizi le avevano prima escluse, cosicché ormai appariva ingiustificata la loro inferiorità giuridica, politica e sociale. L’ingresso della donna nell’attività produttiva, non più soltanto a livello subalterno, faceva avvertire più acutamente anche esigenze di un maggiore impegno sociale per l’allevamento e l’educazione dei figli e sollecitava una visione meno arcaica e soffocante della famiglia. Alla pressione politica femminista, ora più largamente sostenuta dai partiti democratici e socialisti, si accompagnò una vera e propria rivoluzione nella moda e nel costume: negli anni del dopoguerra l’ingombrante abbigliamento femminile con le gonne ampie e lunghe fino ai piedi, fu abbandonato, si diffuse la moda dei capelli corti e in genere fu accettata una più autonoma partecipazione femminile alla vita sociale, agli studi, al lavoro.
Il riconoscimento del diritto di voto alle donne è stato in conclusione una vittoria recente, che data massimo cento anni. Le tappe della conquista del diritto di voto, nei principali paesi occidentali, cronologicamente elencate:
- 1906 Finlandia
- 1915 Danimarca: dal 1908 potevano votare le donne con più di 25 anni che pagassero imposte
- 1918 Germania, Austria
- 1918 Estonia, Irlanda, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia, Regno Unito, a partire dall’età di 30 anni, fino al 1928, data nella quale l’età fu abbassata ai 21 anni, parificandola a quella degli uomini
- 1919 Paesi Bassi, Svezia, Lussemburgo
- 1920 Repubblica Ceca, Slovacchia
- 1948 Belgio: dal 1920 le donne ebbero il diritto di votare per elezioni comunali
- 1931 Spagna
- 1944 Francia: in Algeria, allora costituita da Dipartimenti francesi, le donne dovettero aspettare il 1956
- 1945 Italia, Slovenia
- 1947 Malta
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Introduzione Donna, ieri e oggi - Tesina
Questa tesina di maturità descrive la donna tra presente e passato. Gli argomenti trattati nella tesina sono i seguenti: in Storia le suffragette o Angeli d'Acciaio, in Italiano Gabriele D'Annunzio, La femme fatale, in Matematica finanziaria Break Even Point, in Diritto pubblico Art.3 Uguaglianza e Art.37 Pari Opportunità, in Economia aziendale il bilancio d'esercizio, in Scienze delle finanze il Bilancio di Stato, in Geografia economica la globalizzazione dei mercati. Infine la tesina prende in esame in Inglese Trade and Commerce, in Francese la distribution et le commerce, in Educazione fisica gli apparati umani e tutela della salute.
Collegamenti
Donna, ieri e oggi - Tesina
- Storia - Suffragette o Angeli d'Acciaio.
- Italiano - Gabriele D'Annunzio, La femme fatale.
- Matematica finanziaria - Break Even Point.
- Diritto pubblico - Art.3 Uguaglianza - Art.37 Pari Opportunità.
- Economia aziendale - Il bilancio d'esercizio.
- Scienze delle Finanze - Il Bilancio di Stato.
- Geografia economica - La globalizzazione dei mercati.
- Inglese - Trade and Commerce.
- Francese - La Distribution et le commerce.
- Educazione fisica - Gli apparati umani e la tutela della salute.