Estratto del documento

Istituto paritario “Santa Lucia”

Esami di Stato 2015

Anno scolastico: 2014/2015

“Voi guardate un pianeta. Io vi dico: fate un passo indietro e guardate l’universo. Non si bacia una persona solo protendendo le labbra. La si guarda e ci si ricorda perché la si desidera. Il sistema nervoso simpatico fa accelerare il battito, il lobo frontale riduce l’inibizione e si sente il bisogno di baciarla. Succede tutto in contemporanea. Siamo sia impulsivi che compulsivi. Il cervello funziona così.” — Derek Shepherd

“Grey’s Anatomy”

Carbone Federica

Tesina multidisciplinare a cura di:

Le ragioni di una scelta

“L’Amore: è tutta questione di chimica”

1

Ho scelto questo titolo per il mio percorso multidisciplinare perché spesso l’amore viene considerato come un “qualcosa” di irrazionale e che non si può spiegare a parole ma che bisognerebbe soltanto provare per capire cosa sia. Per me è tutto sbagliato! Quest’ultimo infatti non è altro che l’insieme di numerosi fattori chimici che influenzano l’attrazione fisica e l’amore stesso per una persona.

L’Amore, l’attrazione e l’affetto per i più romantici sono sentimenti indescrivibili a parole razionali ma per i più cinici e realisti essi non hanno origine nel cuore e poi si “irradiano” in tutto il nostro corpo ma da emozioni subcoscienti che nascono dal cervello e vengono spiegati scientificamente.

Per l’appunto è tutta questione di scienza ciò che accade. Non credo dunque alla freccia di Cupido che se scoccata va a colpire due soggetti facendoli innamorare. Mica è sempre tutto così semplice e sdolcinato. L’amore è molto più complesso da vivere e da spiegare. L’amore è un gran casino. Un’azione a delinquere tra reazioni chimiche e neurotrasmettitori che, attraverso le emozioni, comunicano alla coscienza un’inclinazione erotico-sentimentale verso uno specifico soggetto.

Personalmente, ho sempre considerato l’Amore così come descritto dalla scienza, razionalizzando sempre tutto. Mi reputo una persona con un “occhio clinico e piuttosto cinico” nel vedere, sentire e giudicare la maggior parte degli argomenti in modo assolutamente scientifico e razionale. Non credo nell’irrazionalità dei sentimenti e nella casualità degli eventi quando per esempio incrociano lo sguardo di una persona e ne rimaniamo affascinati.

L’irrazionalità non mi piace, tutto ciò che non possa essere dimostrato o giustificato dalla forza logica del pensiero o dalla scienza per me non esiste.

Mappa concettuale

2

  • Italiano: Gabriele D’Annunzio e “Il piacere”
  • Arte: “Quand gli artisti raccontano l’arte del Bacio”
  • Latino: G. V. Catullo “Viviamo e Amiamo”
  • Inglese: W. Shakespeare e Romeo and Juliet. D. H. Lawrence “Lady Chatterley’s lover”
  • Storia: Rita Levi Montalcini e le sue scoperte
  • Filosofia: A. Schopenhauer e S. Freud e “La teoria della sessualità”
  • Fisica: il magnetismo
  • Chimica: “la chimica dell’amore”
  • Biologia: il sistema nervoso

Amore: è tutta questione di chimica

Italiano

Gabriele D’Annunzio (biografia)

3

Gabriele D’Annunzio fu costantemente teso al conseguimento dell’obiettivo di rendere la sua vita un’“opera d’arte” secondo i principi dell’estetismo.

Nato nel 1863 a Pescara da agiata famiglia borghese, studiò in una delle scuole più aristocratiche dell’Italia del tempo, il collegio Cicognini di Prato.

Esordì nel 1879 con un libretto di versi “Primo Vere”, che suscitò una certa risonanza ed ottenne benevola attenzione anche da parte di letterati di fama. A 18 anni si trasferì a Roma per frequentare l’università ma abbandonò presto gli studi, preferendo vivere tra salotti mondani e redazioni di giornali. Acquistò subito notorietà attraverso una produzione numerosa di versi, opere narrative, articoli per diversi giornali. D’Annunzio spesso creò scandalo sia per i suoi scritti dai contenuti erotici, sia per una vita scandalosa fatta di avventure galanti e lusso.

Egli stesso si crea la maschera dell’esteta dalla squisita sensibilità che rifiuta inorridito la mediocrità borghese, rifugiandosi in un mondo di pura arte disprezzando la morale corrente.

Trovò un nuovo mito: il superuomo fu mito non più soltanto di bellezza ma anche di energia eroica, attivistica. Questo personaggio ruota attorno all’esaltazione dello spirito dionisiaco ed è quindi caratterizzato da un vitalismo puro che gli conferisce un’energia sconfinata ed inarrestabile. Proprio quest’energia istiga nel suo animo una profonda volontà di dominio e lo autorizza ad agire oltre ogni norma morale.

Egli puntava a creare l’immagine di una vita eccezionale (il “vivere inimitabile”), sottratta alle norme del vivere comune.

Attraverso le sue esibizioni clamorose ed i suoi scandali lo scrittore voleva mettersi in primo piano nell’attenzione pubblica, per vendere meglio la sua immagine e i suoi prodotti letterari ma il denaro non era mai sufficiente alla sua vita lussuriosa. Una delle contraddizioni che lo scrittore non riuscì mai a superare fu proprio il fatto di essere costretto a solleticare e a lusingare la massa. Proprio lui, il più ostile al mondo borghese era il più legato alle sue leggi, proprio lo scrittore che più la spregiava adesso era costretto ad amarla per avere successo.

Si legò alla grandissima attrice Eleonora Duse con la quale visse un amore lungo e tormentato.

Nel 1897 tentò l’avventura parlamentare come deputato dell’estrema destra, egli disprezzava infatti i principi democratici ed egualitari e voleva restaurare la grandezza di Roma attraverso il dominio di una nuova aristocrazia che ripristinasse il valore della bellezza contaminato dal dominio borghese.

Nel 1900 passò allo schieramento di sinistra (“Vado verso la vita!”).

Dal 1898, con la rappresentazione della Città morta, si rivolse anche al teatro, che poteva raggiungere un pubblico più vasto che non i libri. Successivamente, D’Annunzio fu costretto a fuggire dall’Italia e a rifugiarsi in Francia a causa dei creditori inferociti con cui aveva contratto numerosi debiti.

Nel 1915 rientra in Italia ed è tra i più fervidi interventisti. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, nonostante sia più che cinquantenne, prende servizio al fronte, mosso dall’ambizione di svolgere in ogni circostanza il ruolo del superuomo. S’impegna poi in molte azioni di guerra rischiose: l’incursione aerea su Pola, il volo su Vienna, ma soprattutto, occupa Fiume.

Conclusa l’avventura di Fiume si sposta in una villa di Gardone Riviera. Qui resta sino alla morte.

Viene nominato nel 1924 dal re, su proposta di Mussolini, principe di Montenevoso. La villa viene ingrandita e nel corso degli anni viene trasformata in una casa-museo. È il fastoso “Vittoriale degli Italiani”, che D’Annunzio donerà allo Stato. Muore il 1° marzo 1938, stroncato da un’emorragia cerebrale.

4

Le opere: le poesie, i romanzi e il teatro

La raccolta poetica d’esordio “Primo Vere” (1879), “Canto Novo” del 1882 e le novelle di “Terra Vergine” dello stesso anno sono le prime opere di D’Annunzio: influenzate dagli scritti contemporanei di Carducci e Verga, mostrano un’attenzione per la realtà concreta e per la natura solare, ma presentano visioni cupe e mortuarie in perfetta ottica decadente. “Il libro delle Vergini” (1884), “San Pantaleone” (1886) e “Novelle della Pescara” (1902) si distaccano dall’interesse sociale e documentario del Verismo per inserirsi in una cornice irrazionalista dichiaratamente decadente.

Ben presto D’Annunzio si sposta verso un estetismo che lo porta ad affermare che “Il Verso è tutto” e a vivere come un difensore della bellezza, della pura arte e della sensibilità. Ma con il suo romanzo più famoso, “Il piacere” (1889), questa fiducia nella capacità di giudizio dell’esteta viene decisamente meno. Il vate si rende conto dell’intima debolezza di questa figura che non ha nessuna forza di opposizione contro la borghesia in ascesa e che, abituato all’isolamento sdegnoso contro le masse, non potrà mai cambiare nulla.

A “Il piacere” segue una fase di incerte sperimentazioni che cercano di distaccarsi il più possibile dall’estetismo. È però solo con il “Trionfo della morte” (1894) che l’artista inizia a proporre una nuova figura mitica, seppur ancora non completamente definita: il “superuomo”.

Nel “Trionfo della morte” viene abbozzata una figura umana che ricerca un nuovo senso della vita, ma che cede infine alla morte: la vera svolta ideologica si registra solo con “Le vergini delle rocce” del 1895, dove si descrive un eroe sicuro, che procede senza esitazione verso la meta. È questo il manifesto politico del Superuomo dannunziano.

Tale nuova linea di personaggi è confermata da “Fuoco” (1900), “Forse che sì forse che no” (1910) e soprattutto nella produzione teatrale (una tra tutti, “Città morta” del 1986).

Il “superuomo” dannunziano

Il superuomo dannunziano assume le sembianze di poeta Vate, capace di essere una guida per il paese, incantare gli altri, sedurre le donne e vivere una vita originalissima. Una vita fatta di nuovi valori, ma molte volte lontani dalla pura introspezione, valori che divengono popolari, ricchi di forma e che possiedono una dirompente capacità di dare scandalo o di incantare gli altri. Il superuomo dannunziano trae dalla forza del bambino lo stupore, alimenta la propria creatività come un dilettante di emozioni incuriosito dal mondo e consacra all’arte la propria virtù.

C’è nel culto del pericolo e nel mito dell’ardito, una sorta di rifacimento al superuomo di Nietzsche, ma anche questo è circondato da un alone di forma artistica e di auto-celebrazione che rendono quello di D’Annunzio un superuomo del tutto differente, un superuomo che ha saputo incantare, creando nuovi valori basati sul culto dell’estasi, sulla forma e sulla ricerca sfrenata di una nuova coscienza estranea alla morale comune.

Eppure D’Annunzio ha dimostrato di conoscere chiaramente le regole terrene attraverso le quali dominare il mondo anche dopo la propria morte, far sì che gli studiosi di tutte le epoche non si fermino a contemplarne la produzione letteraria poiché proprio la sua vita è divenuta la sua più grande opera d’arte, ed in questo D’Annunzio supera se stesso, divenendo Superuomo.

5

Il piacere: un romanzo estetizzante e simbolista

Ben presto D’Annunzio si accorse dell’intima debolezza della figura da lui “creata” e della costruzione ideologica che essa presuppone: l’esteta non ha la forza di opporsi realmente alla borghesia in ascesa. Egli avverte tutta la fragilità dell’esteta in un mondo lacerato da forze e conflitti così brutali: il suo isolamento non può che divenire sterilità ed impotenza, il culto della bellezza si trasforma in menzogna. La costruzione dell’estetismo entra allora in crisi.

Nel 1889 nasce il primo romanzo scritto da D’Annunzio, “Il Piacere” è la testimonianza più esplicita dell’esperienza mondana e letteraria vissuta dallo scrittore sino a quel momento ed è di gusto simbolista-decadente.

Ambientato in una Roma elegante, frivola e snob, al centro del romanzo si pone la figura di un esteta aristocratico - letterato e uomo di mondo, Andrea Sperelli, il quale non è che D’Annunzio stesso.

Il conte Andrea Sperelli, ultimo discendente di una nobile famiglia, poeta e acquafortista di raffinata sensibilità, attende a palazzo Zuccari dove vive l’affascinante duchessa Elena Muti.

Sono trascorsi due anni dall’ultimo incontro, quando Elena aveva improvvisamente deciso di interrompere la loro intensa e tormentata relazione e di partire da Roma.

Andrea ha cercato invano di dimenticarla gettandosi nella vita mondana e passando da un’avventura erotica all’altra. Ferito in un duello il giovane conte ha trascorso nella villa di una cugina una lunga convalescenza, durante la quale gli è sembrato di ritrovare se stesso nella poesia e nell’arte. Qui ha conosciuto Maria Ferres, moglie di un diplomatico guatemalteco, sensibile e pura, con la quale s’è illuso di poter vivere un amore finalmente sano.

Rientrato a Roma, l’esasperata sensualità lo ha portato però a rituffarsi nella ricerca del piacere e ora che Elena è tornata, anche se sposata con Lord Heatfield, si riaccende la passione per lei.

Durante il loro incontro Elena si dice disposta all’amicizia ma non più all’amore. Andrea esasperato pensa di trovare conforto nell’amore di Maria.

Da questo momento nei pensieri e desideri di Andrea le immagini delle due donne si sovrappongono morbosamente fino a non riuscire più a separarle e alterna cinicamente le due relazioni. La situazione precipita quando Elena sta per concedersi ad un altro e Maria, coinvolta nella rovina del marito sorpreso a barare al gioco, è costretta a lasciare Roma.

6

Nell’ultimo incontro erotico con lei Andrea nel trasporto della passione si lascia sfuggire il nome di Elena facendole intuire la sua finzione.

Maria fugge sconvolta. L’attrazione verso le due donne infatti porta Andrea in un suo perverso gioco mentale, ingannando entrambe le donne e tentando di intrecciare i due amori, per crearne un terzo, immaginario e perfetto.

Rimasto solo Andrea si reca in casa Ferres e smarrito si aggira per le stanze dove vengono venduti all’asta i mobili.

L’esteta libertino mente a se stesso: la figura della donna angelo è solo oggetto di un gioco erotico più sottile e perverso.

I due personaggi femminili principali, Maria Ferres ed Elena Muti, sono due figure molto diverse tra loro, ma sono molto simili per quanto riguarda alcuni aspetti caratteriali e fisici: la prima è il simbolo della purezza, della religiosità e dei sentimenti veri, invece la seconda è la personificazione della passione e del tradimento. Maria suscita in Andrea delle immagini erotiche e diventa per il protagonista solo uno strumento di piacere, che ha il potere di fargli ricordare Elena.

Entrambe sono innamorate di Andrea Sperelli in modi diversi, infatti l’amore di Maria è puro e reale, mentre quello di Elena è più celato; ma solo una di loro occupa maggiormente il suo cuore e la sua mente e quella persona è Elena Muti (la cui figura sovrasta quella della Ferres), perché conosce il protagonista e i suoi gusti, sa come deve comportarsi nei suoi confronti per far sì che egli si illuda e si innamori ancora di più. Tutto ciò è quello che Maria, invece, non riesce a capire: essa rimane quasi nascosta all’ombra della sua rivale senza fare nulla e non è in grado, o non è a conoscenza del modo per distogliere i suoi pensieri da Elena e quindi si arrende autoconvincendosi che egli non è più della sua rivale, ma appartiene a lei, anche se non è la realtà.

Alla fine possiamo comprendere che egli non ricerca solo Elena Muti o Maria Ferres, ma egli vuole possedere “Maria Muti” o “Elena Ferres” poiché entrambe hanno delle qualità che lo hanno incantato e non può rinunciare alle caratteristiche di una per far prevalere quelle dell’altra perché i loro caratteri formano la perfetta sintonia e conciliazione di cui il protagonista necessita.

In questo modo si può comprendere come tra i tre personaggi principali, Andrea Sperelli, Elena Muti e Maria Ferres, si instaura una sorta di rapporto di dipendenza l’uno dall’altro.

Vediamo, quindi, che Andrea Sperelli dipende dalle due figure femminili poiché egli ricerca continuamente l’amata Elena, ma allo stesso tempo vuole possedere anche Maria perché le loro due personalità portano Andrea a raggiungere una sorta di piacere e felicità interiore che, invece, probabilmente non può carpire se una delle due non è presente. Egli dipende sia dalla passionalità di Elena, sia dalla spiritualità di Maria e non può rinunciare a nessuna delle due perché questo spezzerebbe l’unità ideale che si è creata tra le due donne e tra i tre protagonisti.

Il mondo raffinato ed elegante di Andrea Sperelli trova a livello espressivo una precisa corrispondenza nella lingua con cui viene descritto: una lingua preziosa e ricercata che si adatta tanto alle descrizioni d’ambiente cui il narratore si abbandona quanto al suo gusto per l’analisi degli stati d’animo dei personaggi. Infatti, le forme arcaiche e letterarie, il continuo uso delle tronche di tradizione illustre e, nell’edizione originale, la forma antiquata di articoli e preposizioni articolate contribuiscono ad impreziosire le pagine del libro e a creare l’atmosfera alta e nobile che caratterizza il romanzo. La prosa utilizzata è ricca ed elegante ma allo stesso tempo allusiva, suggestiva e musicale: la lingua del romanzo perde spesso la sua funzione comunicativa per acquistarne una espressiva. Il romanzo è appiattito su un solo registro linguistico: quello ricercato e un po’ troppo eloquente classico del D’Annunzio di quegli anni.

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Sintesi

Argomenti interdisciplinari

  • Italiano: Gabriele D'Annunzio e Il piacere
  • Storia: Il NGF e Rita Levi Montalcini
  • Latino: Catullo
  • Filosofia: Schopenhauer e l'illusione dell'amore e Freud e la teoria della sessualità
  • Chimica: La chimica dell'amore
  • Biologia: Il sistema nervoso
  • Storia dell'arte: Gli artisti raccontano l'arte del bacio
  • Fisica: Il magnetismo
  • Inglese: Shakespeare e Romeo e Giulietta \ Lawrence e Lady Chatterley Lovers
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