Disuguaglianza sociale, diversità e discriminazione
La disuguaglianza sociale è una disparità di trattamento che in seno alla società penalizza determinati individui rispetto ad altri, che hanno origini sociali, vengono giustificate con costrutti di legittimazione e sono vissute come ingiuste.
Gli individui che vengono considerati diversi vengono esclusi dalla società, l’esclusione sociale è un processo multidimensionale di progressiva rottura sociale, che causa il distacco di gruppi e individui dalle relazioni sociali e dalle istituzioni, impedendo la piena partecipazione alle comuni e normativamente prescritte attività della società in cui vivono.
La diversità è una realtà nella nostra società ormai abbastanza diffusa, non sempre accettata ma molto complessa come fenomeno. Sembra strano che in una società che tende alla globalizzazione ci siano ancora fenomeni di discriminazione, di giudizio del diverso. Il diverso non è solo il disabile, che può avere una limitazione mentale o fisica, ma anche l’omosessuale, la persona con un fisico diverso, il povero, chi predica una diversa religione, l’uomo con un colore di pelle diverso dal nostro, tutto ciò che, alla fine, non corrisponde ai canoni fissati dalla società.
La nostra nazione deve fare uno sforzo di maturità per incamminarsi seriamente verso una comprensione delle diversità.
Discriminazione e nazismo
In passato la discriminazione portò alla morte milioni di persone solo perché erano considerate diverse ed inferiori, ciò avvenne con la politica di discriminazione e sterminio imposta da Adolf Hitler.
Le radici ideologiche del nazismo possono essere trovate nella tradizione romantica dell’Ottocento.
Molto spesso il pensiero del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche è indicato come un precursore del nazismo, soprattutto nella descrizione dell’“Oltreuomo”, anche “Superuomo” o Übermensch in tedesco (Hitler stesso si dichiarò tale). Tuttavia bisogna ricordare che Nietzsche non solo era profondamente infastidito dagli antisemiti, ma che mai nei suoi libri pubblicati prima della morte aveva inteso in senso razziale il primato del Superuomo, da intendersi piuttosto come intellettuale.
Oltretutto, egli era contrario alla concezione di superiorità dello Stato; anzi, era convinto che l’individuo fosse oltre la nazione. È per questo che Nietzsche non può e non deve essere definito il precursore del nazismo. Nietzsche è un autore interessante, paradossale e aperto a molte possibilità di letture e interpretazioni. Nella prima metà del Novecento c’è stato uno sfruttamento politico delle sue idee, che ne ha sacrificato la complessità dei significati, riducendola all’affermazione del superuomo come superiorità razziale.
Il pensiero di Nietzsche è stato manipolato dalla sorella Elisabeth che ne ebbe la tutela negli ultimi anni di vita e poi amministrò l’eredità dopo la morte. Questa aveva capito che spacciare il pensiero per giustificazione dell’imperialismo tedesco rendeva molto.
Quella del nazismo è stata una interpretazione errata e superficiale delle teorie di Nietzsche. Il superuomo infatti ha rappresentato il pretesto per affermare una superiorità della razza ariana.
Non era certo questo ciò che il filosofo intendeva affermare.
Il Superuomo secondo Nietzsche e Hitler
Il Superuomo o oltre-uomo, è un essere libero, che agisce non in base alla morale tradizionale, ma trovando in sé stesso il modo in cui condurre la propria vita, afferma sé stesso mettendo i propri valori prima di quelli della morale. Secondo Hitler, invece, il Superuomo era l’uomo ariano che, con ogni mezzo, anche attraverso l’uso della violenza, doveva riordinare il mondo secondo la differenza razziale. Egli doveva trionfare su una massa di deboli e di schiavi.
Adolf Hitler e il nazionalsocialismo
Hitler è stato un politico austriaco naturalizzato tedesco, Cancelliere del Reich dal 1933 e dittatore, col titolo di Führer, della Germania dal 1934 al 1945. Fu il fondatore e capo del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, noto con il nome di Partito Nazista, e il principale ideologo del nazionalsocialismo. Hitler conquistò il potere cavalcando lo scontento e l’orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar. Sfruttando la sua abilità oratoria e l’insoddisfazione delle classi medie e dei disoccupati, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, e dopo alterne vicende arrivò alla Cancelleria nel 1933. Nel 1934 si attribuì per legge il titolo di Führer e Cancelliere del Reich, accentrando nelle sue mani i poteri dello Stato e instaurando un regime dittatoriale. Grazie a un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler perseguì una politica estera estremamente aggressiva, volta principalmente ad espandere il Lebensraum (spazio vitale) tedesco a spese delle popolazioni dell’Europa orientale. In un susseguirsi di atti di sfida alla comunità internazionale, giunse ad invadere la Polonia il 1º settembre del 1939, provocando lo scoppio della seconda guerra mondiale. Sconfitto dagli eserciti alleati, con le truppe sovietiche ormai penetrate in città, si suicidò nel suo bunker di Berlino il 30 aprile 1945 insieme alla compagna Eva Braun, che aveva sposato poche ore prima.
Hitler colpì vari gruppi etnici, segregati sin dal 1933 dalla vita sociale ed economica del Paese, gli ebrei e le altre minoranze furono oggetto dal 1941 di un piano d’internamento ed eliminazione totale, al quale ci si è riferiti sin dall’immediato dopoguerra con il termine di Shoah od Olocausto.
Le SS e la persecuzione degli ebrei
Nel 1924 il Partito Nazista a malapena esisteva e i suoi capi dovettero adoperarsi a lungo per ricostruirlo. Durante questi anni Hitler formò un gruppo che sarebbe in seguito diventato uno degli strumenti chiave nel raggiungimento dei suoi obiettivi. All’interno delle SA Hitler costituì nel 1925 una guardia del corpo personale, le SS. Questo corpo d’élite dalle uniformi nere, venne guidato da Heinrich Himmler, che poi sarà il principale esecutore dei piani di Hitler sulla “questione ebraica”, durante la seconda guerra mondiale. Nel 1930 Hitler assunse la carica di Oberste SA (capo supremo), affidando la carica di comandante militare (Stabschef) delle SA a Ernst Röhm. Il razzismo nei confronti degli ebrei nascondeva in realtà soprattutto motivazioni di natura economica. La Germania attraversava un periodo di grave crisi economica e Hitler (il dittatore a capo della Germania) indicò i cittadini di cultura e religione ebraica come i responsabili di questa crisi. Molte banche tedesche, infatti, erano controllate da ebrei, perciò era facile far credere che gli ebrei fossero i responsabili della disastrosa situazione economica.
Inoltre le leggi razziali che prevedevano la confisca dei beni degli ebrei e il costringerli al lavoro forzato diedero ai tedeschi dei vantaggi immediati: guadagnarono considerevoli ricchezze e poterono sfruttare un gran numero di lavoratori che non dovevano pagare e che non potevano protestare. Questo permise per qualche anno ai tedeschi di vivere meglio degli altri stati europei.
Collegamenti percorso disuguaglianza
- Italiano: Giovanni Verga - Rosso Malpelo.
- Filosofia - Nietzsche: il superuomo.
- Storia - La persecuzione del diverso e il concetto di razza ariana.
- Metodologia - Bullismo e cyberbullismo.
- Pedagogia - Adler e l'inferiorità del bambino.
- Diritto - Le leggi che tutelano le vittime di bullismo e cyberbullismo.