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Tesina multidisciplinare

L D:

La danza

Tra il rigore della tecnica e l’armonia del movimento

Silvia Spela

Classe V E

Anno scolastico 2011/2012 1

“La musica e il ballo… la musica e il ballo:

ecco tutto quanto occorre…

Nulla è così necessario agli uomini come il ballo…

Senza il ballo, un uomo non farebbe nulla…

Tutte le disgrazie degli uomini,

tutti i rovesci funesti di cui sono piene le storie,

le cantonate dei politici e gli sbagli dei grandi capitani,

tutto è successo solo per non saper ballare.

Quando un uomo ha commesso uno sbaglio nella propria condotta,

sia negli affari di famiglia,

sia nel governo di uno Stato,

sia nel comando di un esercito,

non si dice sempre:

“Il tale ha fatto un passo falso in un certo affare”?

E fare un passo falso, da che cosa deriva

se non dall’ignoranza del ballo?” [Molière]

“Ascoltate la musica con l’anima.

Non sentite un essere interiore che vi si risveglia dentro? È per lui che la testa vi si drizza, che le

braccia si sollevano, che camminate lentamente verso la luce. E questo risveglio è il primo passo

della danza come la concepisco io.” [Isadora Duncan]

2

Indice

Introduzione

.......................................................................................................................................... 5

Nietzsche e la danza ................................................................................................................ 6

Quadri a confronto: ............................................................................................................................... 8

“La lezione di ballo” di Degas e “La danza” di Matisse ...................................................................... 8

Giovanni Verga: il romanzo “Eva” ..................................................................................................... 10

La vicenda del romanzo narra di un giovane siciliano, Enrico Lanti, giunto a Firenze per cercare

fortuna come artista. Qui conosce una ballerina di varietà bella e fascinosa, Eva, e se ne innamora.

Essa guadagna col suo lavoro di ballerina il lusso che è indispensabile cornice al suo fascino. La

donna, sincera e matura, sa bene che la sua attrazione è legata alla seduzione del palcoscenico, agli

artifici dello sfarzo e dello spettacolo teatrale e vorrebbe intrecciare con lui solo una storia breve e

senza impegni. Lanti però crede ancora all’ideale romantico dell’amore eterno e la convince a

lasciare il teatro e a vivere con lui in miseria in una soffitta. Lungi dagli splendori tra cui Enrico l’ha

conosciuta, Eva s’accorge presto d’aver perduto ogni fascino per l’amante, e allora lo lascia: i

bisogni materiali della vita quotidiana sopraffanno l’amore e la vanità dell’idealismo romantico.

Lanti riesce a trovare la sua strada e raggiunge il successo artistico solo adeguandosi al gusto falso e

volgare del pubblico. Quando incontra nuovamente Eva, vorrebbe indurla a riprendere la relazione

d’amore ma la donna si rifiuta. Allora sfida e uccide l’amante di lei. Ammalato di tisi, torna a

morire in Sicilia nel paese natale atteso dalla sua famiglia. Nella conclusione il mondo arcaico-

rurale della Sicilia si presenta come un’alternativa ideale alla modernità. Alla ballerina, che incarna

la civiltà moderna e i compromessi a cui deve giungere l’artista per affermarvisi, si contrappongono

la famiglia e la Sicilia che conservano i valori del passato: forte è la critica ai valori falsi della realtà

del Nord. Eva incarna la seduzione femminile della donna fatale ed è portatrice di una bellezza che

consiste nell’artificio, nell’illusione e che è associata a un particolare stato sociale (aristocratico) o a

un particolare ruolo (ballerina di teatro). La femminilità ideale si associa all’illuminazione di una

scena, su cui la donna si offre esibendo la sua seduzione a pagamento. Il suo fascino ora dipende

solo dall’artificio e dal mascheramento estetico: il profumo, i veli e le danze trasformano la donna

in “fata”, “farfalla”. Importante è la sua comparsa sul palcoscenico e il suo trionfo su un pubblico

pagante e plaudente, ma se cadono gli orpelli si rivela la realtà della donna in tutta la sua miseria ed

essa diventa “bruco”, suscitando repulsione.

...................................................................................... 10

La danza è fisica

................................................................................................................................ 13

3

La grande rivoluzione artistica della danza moderna

.......................................................................... 17

La danza ne “Le Metamorfosi”......................................................................................................23

Emily Dickinson and the dance

.......................................................................................................... 25

First Quatrain: “I cannot dance upon my Toes”:......................................................................26

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Introduzione

La danza è sempre stata uno dei miei più grandi interessi: ho iniziato a frequentare lezioni di

danza moderna all’età di sei anni e ho portato avanti questa mia passione fino a tre anni fa quando

sfortunatamente ho dovuto smettere per un problema al ginocchio. Il periodo in cui ho frequentato

effettivamente corsi di danza è durato quindi circa nove anni: la mia tecnica è andata migliorando

con il tempo e con lei cresceva di anno in anno la consapevolezza di quanto fosse importante per

me ballare. Se da una parte la danza mi sembrava il momento in cui il mio corpo raggiungeva la

massima armonia e il massimo equilibrio, dall’altra era il mezzo con il quale riuscivo a scaricare le

mie tensioni, a rendere chiare e nitide le mie emozioni, a sprigionare quel qualcosa dentro di me

che non sempre le parole riuscivano ad esprimere. Nonostante abbia dovuto interrompere

temporaneamente i miei studi di danza, essa è ormai per me qualcosa di irrinunciabile, fa parte

della mia vita: non passa giorno in cui io non dedichi almeno un po’ di tempo per inventarmi e

provare qualche passo di danza. Ho voluto cogliere l’occasione offerta dalla tesina per

approfondire la mia conoscenza su questa disciplina: ho così scoperto la sua storia e i

cambiamenti rilevanti dalla danza classica alla danza moderna e l’ho affrontata sia da un punto di

vista più pratico (analizzando la tecnica delle pirouettes e dei giri) sia da un punto di vista più

“emotivo”, osservando ad esempio quell’armonia della danza di cui parla Nietzsche ne “La nascita

della tragedia” e che traspare dal famoso quadro “La danza” di Matisse. Nel ballo coesistono

quindi la disciplina di regole molto precise e la possibilità di dare grande spazio alla creatività. Il

romanzo di uno scrittore, il quadro di un pittore, la poesia di una poetessa, il pensiero di un

filosofo, il cammino dell’uomo verso la civiltà nascono sempre dall’equilibrio tra regole e

fantasia.

“La prima volta che ho danzato è stato nell’utero di mia madre”. Così scrisse Isadora Duncan,

una delle madri della modern dance nella sua autobiografia, senza distaccarsi troppo dalla realtà,

visto che recenti studi affermano che il bambino, all’interno dell’utero materno, si muove

seguendo il ritmo scandito dal battito cardiaco della madre. Ma non servono studi scientifici per

capire che la danza è un qualcosa di istintivo, che scorre nelle vene di ogni essere umano dalle sue

origini fino ai giorni nostri, da prima di nascere fino alla morte.

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Nietzsche e la danza

“Solo nella danza io so parlare i simboli delle cose più alte.”

“Tra Dio e il mondo, la danza”

!

“Potrei credere solo a un Dio che sapesse danzare.”

Una parte importante della filosofia di Nietzsche ne “La nascita della

tragedia” è la teoria dell’esistenza di uno spirito apollineo e di uno spirito

dionisiaco. L’uomo in tutti questi secoli ha represso lo spirito dionisiaco

perché simbolo degli istinti e delle passioni senza rendersi conto che dire

Friedrich Nietzsche, 1844-

1900

di no ad esso significava dire no alla vita. È proprio in questa parte del

pensiero nietzscheano che la danza assume grande importanza.

Nell’antica Grecia i culti in onore di Dioniso erano accompagnati da danze estatiche in cui l’uomo

si univa al dio, come succedeva alle menadi, le donne possedute dagli dei che correvano a danzare

nei boschi. In queste situazioni l’uomo possedeva un’“eccedenza di sentimento” che esprimeva

tramite il pensiero o attraverso l’armonico connubio tra il gesto (la danza) e il suono (la musica) che

diventavano pura volontà e accrescevano il piacere dell’esistere. È quindi dalla “concezione

dionisiaca” della danza che Nietzsche formula il suo pensiero su di essa senza però dimenticare la

componente apollinea, in quanto è grazie alla compresenza dei due spiriti che l’uomo acquisisce

quel “di più di forza” che gli permette di danzare. Il filosofo tedesco ammette infatti di credere

solamente in un dio che sappia danzare e che le Verità non vanno scritte con la testa ma attraverso il

passo danzante di Dioniso (“...verità fatte con i nostri piedi, verità che si possono danzare.”).

Il pensiero di Nietzsche era sicuramente innovativo in quanto prima di lui tutto ciò che era vero e

divino si trovava fuori dall’uomo e l’unica parte importante dell’essere umano era l’anima. Il corpo

era quasi demonizzato, qualcosa di negativo ed era proprio per questo che, soprattutto per quanto

riguarda la religione cristiana, tutto ciò che riguardava il corpo e le sue movenze come la danza era

considerato impuro e diabolico. Con Nietzsche ciò non avviene più, si ha il superamento del

dualismo corpo-anima (“...ma il risvegliato e il sapiente dice: corpo io sono in tutto e per tutto e

anima non è altro che una parola per indicare qualcosa del

corpo.”) proprio attraverso la danza, in quanto mentre l’uomo balla

queste due parti si uniscono, diventano un tutt’uno che dona

all’uomo la capacità di andare oltre, di diventare l’uomo

dell’oltre.

E quindi solo colui che danza può elevarsi fino a Dio, sciogliersi in

quel flusso della vita da cui si era separato abbandonando Dioniso, esprimere contemporaneamente

6

l’appartenenza al cielo e alla terra e perciò afferrare pienamente il mondo (“Vi scongiuro, o

fratelli, siate fedeli alla terra”).

Proprio seguendo la filosofia di Nietzsche sembra essersi sviluppata la danza moderna di Isadora

Duncan prima e Martha Graham poi: la danza si libera dai “dogmi” del balletto classico e dalle

scarpette da punta (che servivano alla danzatrice per allontanarsi dalla terra) riacquistando la fedeltà

alla terra di cui parlava il filosofo per diventare espressione dell’anima.

Culti dionisiaci 7

Quadri a confronto

“La” “La”

La lezione di ballo di Degas e La danza di Matisse

Edgar Degas, La lezione di ballo, 1873-75. Musée D’Orsay, Parigi

L’opera “La lezione di ballo” (uno dei primi quadri che Degas dedicò alle danzatrici e dipinto a

cavallo della prima esposizione impressionista nello studio di Nadar del 1974) mostra un gruppo di

giovani ballerine mentre partecipano alla lezione del loro anziano maestro: una ragazza sta

provando dei passi di danza sotto l’occhio vigile dell’insegnante, mentre le altre aspettano il

proprio turno. Le danzatrici sono disposte a semicerchio all’interno di uno spazio progressivamente

scorciato (il taglio è infatti fotografico, alcune figure sembrano fuoriuscire dall’inquadratura) e le

linee di fuga sono accentuate dalle congiunture del parquet. I gesti delle ballerine sono ben osservati

e l’atmosfera è rilassata (del resto egli voleva dipingere i suoi personaggi “come se li si guardasse

dal buco della serratura”): quella di spalle sul pianoforte si gratta la schiena, quella con il ventaglio

si sta facendo aria, una si accomoda l’orecchino, l’altra l’acconciatura, una ride, una parla con la

compagna. La luce del dipinto è morbida e chiara: il tono neutro del parquet e delle pareti dà

all’insieme un senso di quieto realismo. L’opera non è del tutto impressionista: Degas non rifiuta

il disegno (si veda la figura del maestro) né l’uso del bianco e del nero (si notino i tutù e i

nastrini al collo delle ballerine).

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Il dipinto di Matisse del 1909-1910

ritrae cinque figure femminili

semplici che si tengono per mano e

procedono a girotondo, delineate

da una pennellata molto marcata

e linee curve.

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Sintesi

Filosofia

Friedrich Nietzsche.

Arte

Edgar Degas (Lezione di ballo), Henri Matisse (La danza).

Italiano

Giovanni Verga (Eva).

Fisica

Le pirouettese, il movimento angolare, la rotazione.

Storia

Storia della danza moderna.

Latino

Apuleio (Le metamorfosi).

Inglese

Emily Dickinson (The dance).

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