Liceo Ginnasio “Luigi Galvani”
La danza classica e Isadora Duncan
Le idee rivoluzionarie di una ballerina che ha inteso la danza come l’arte di vivere
Rossella Tabaroni
A.S.L. 2009-2010
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Indice dei contenuti
- Breve storia della danza classica
- Nietzsche e la danza
- Isadora Duncan
- La danza nell’arte e nella letteratura
- Bibliografia e Sitografia 2
Ringrazio Dio di avermi fatta schiava del balletto... ”
“ Isadora Duncan
Queste sono le parole della ballerina statunitense Isadora Duncan che, grazie alla sua determinazione, alla sua totale dedizione alla danza e soprattutto alle sue idee “rivoluzionarie”, ispirate dalla lettura del filosofo tedesco Nietzsche, pose le basi della danza moderna e diede a quest’arte un nuovo slancio, dopo il lento declino avvenuto alla fine dell’Ottocento.
Breve storia della danza
La danza è la prima espressione artistica del genere umano perché ha come strumento il corpo e, per questo motivo, ha origini antichissime: le tribù primitive si muovevano, ancora prima di saper parlare, al suono di strumenti rudimentali e per celebrare avvenimenti quali il successo nella caccia, l’avverarsi di un desiderio o addirittura il sorgere del sole. La religione cristiana, per un lungo periodo, ha considerato la danza peccaminosa, perché rendeva troppo evidente il corpo e venne, per questo, allontanata dal rito religioso, continuando tuttavia ad essere praticata da artisti girovaghi e saltimbanchi.
Nel Medioevo, la danza continuò comunque a vivere in occasioni di festa e si diffuse ben presto anche nelle corti e nei castelli, dove divenne un intrattenimento, durante gli spettacolari incontri che i signori organizzavano per celebrare matrimoni e per dimostrare la propria ricchezza. Poiché eseguire salti, volteggi e capriole, gesti tipici dei saltimbanchi, era considerato un modo di esibirsi poco aristocratico, i signori li sostituirono con gesti e movimenti composti. Da qui nacque la distinzione tra la nobile danza bassa e la popolana danza alta. La differenza sostanziale tra le due è che, nella prima, i piedi strisciavano a terra e i passi sono piuttosto lenti, mentre nella seconda è consentito saltare più in alto e muoversi con maggiore velocità e libertà.
Saper danzare nel Rinascimento divenne quindi una vera e propria qualità necessaria ed entrò a far parte dell’educazione dei nobili necessaria fin dall’infanzia. Nacque quindi proprio in questo periodo la figura del maestro di ballo e con esso la necessità di codificare i passi; queste novità trasformarono la danza in uno spettacolo al quale parteciparono sempre più frequentemente ballerini professionisti, provenienti dalle scuole di ballo, tra le quali ricordiamo quella di Milano fondata nel 1545. Nel 1581 in Francia fu allestito il primo “balletto” della storia: “Le Ballet comique de la Royne”, ad opera dell’italiano Baldassarino da Belgioioso e da questo momento le rappresentazioni si spostarono dalle corti ai teatri pubblici. Fu sempre in Francia che la danza classica si sviluppò maggiormente e si ufficializzò, grazie a Luigi XIV (il Re Sole), che, tra le tante Accademie che volle fondare, inserì anche quella dedicata al ballo, fondata nel 1661, l’Académie Royale de Danse alla quale solamente ballerini maschi poterono partecipare fino al 1681, anno del debutto di M.lle La Fontaine. 3
Nel Settecento la danza classica sviluppò la sua tecnica e ampliò i virtuosismi, soprattutto maschili, fino al punto di cadere in mera acrobazia ma, a fine secolo, in pieno Illuminismo, due ballerine, Marie Sallé e Marie-Anne de Camargo, scelsero scarpe senza tacco, accorciarono le gonne ed eliminarono l’uso delle maschere e delle parrucche per restituire libertà di movimento al corpo. I cambiamenti proseguirono nel secolo seguente quando fu introdotto il tutù e le scarpette da punta che fecero prevalere la danza femminile su quella maschile.
Negli anni del Romanticismo il balletto subì il fascino di personaggi, scenari e temi letterari caratterizzati da situazioni tragiche e sentimenti esasperati ambientati in universi magici. Il primo balletto romantico, “La Sylphide”, fu rappresentato per la prima volta il 12 Marzo 1832 all’Opéra di Parigi, un teatro che stava diventando uno dei templi della danza. Nello stesso periodo, in Russia, il coreografo Marius Petipa, con la collaborazione del musicista Petr Il’iě Čajkovskij, diede origine ad alcuni balletti classici famosissimi: “Il lago dei cigni”, “La bella addormentata” e “Lo schiaccianoci”.
Corrispose a questo periodo l’apice della popolarità del balletto seguita, alla fine dell’Ottocento, da un lento declino dovuto alla mancanza di grandi ballerine e al disinteresse di importanti musicisti.
A invertire questa tendenza arrivò l’irruenza della statunitense Isadora Duncan che, rinnegando il balletto classico, danzava scalza, coperta di veli e con i capelli sciolti, ponendo così le basi della danza moderna e dando nuovo slancio a quest’arte.