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Cento anni d’amore

“Lì per lì pensammo ad un temporale, ma quando mai da noi un temporale così il 10 luglio?... Arrivarono in cima col fiatone mentre i tuoni, non più schermati dalle case, divennero un rugghio tartaresco incessante e terrificante che riempiva l’aria e scuoteva le budella... In lontananza il mare non c’era più sotto un nugolo sbalorditivo di imbarcazioni... centinaia di aerei che si avvicinavano... le case crollavano...”

Tratto da Francesco Renda - Storie della Sicilia dal 1860 al 1970 - cit. in “Cento anni d’amore” di Giovanni Samperisi, Ed. 2013.

Caico Emanuela

V A Igea

Istituto tecnico “G. Galilei”

Anno scolastico 2013/2014 2

Amore e guerra, due realtà fortemente in contrasto. Eppure nel romanzo “Cento anni d'amore”, da cui ho tratto spunto per la mia tesina d'esame, questi antagonismi si incontrano. Si incontra la drammaticità del male, la guerra, e la speranza dell'amore vissuto dai protagonisti. La storia mi ha colpito anche perché tratta vicende legate strettamente al nostro territorio, vicende sconosciute dai più, dato che gli avvenimenti si svolgono nella vicina Naro. Ho trovato interessante, in particolare, i dati storici tratti dal libro di cui ora brevemente tratterò.

“Era l’alba del 10 luglio 1943; i paesani si svegliarono pensando che ci fosse un terremoto o un temporale, ma non era né un terremoto né un temporale; si trattava della prima tappa in Europa della guerra al nazifascismo preparata dall’intelligence britannica ed americana.

Gli Alleati dispiegarono un’armata imponente: 2775 navi, 1600 mezzi da sbarco, 400 aerei, 14000 veicoli, 600 carri armati, 1800 cannoni, 450000 uomini tra americani, inglesi e canadesi. Le truppe italo-tedesche erano costituite da 405000 uomini non sufficientemente equipaggiati. 5180 furono i morti di parte Alleata, con 9018 feriti e 3330 prigionieri; mentre le forze italotedesche contarono 9013 caduti”.

(1)

Fu lo sbarco in Sicilia più grande della storia per numero di uomini scesi in campo il primo giorno e per l’estensione della costa presa d’assalto (160 km).

I più importanti obiettivi furono i porti e i campi di volo come Messina, Palermo, Catania, Siracusa, Augusta, Licata, Gela e Cassibile.

La Sicilia fu l’obiettivo più adatto per la sua vicinanza alle coste africane e alle basi aeree alleate.

Come prospettato nella conferenza di Casablanca, l’invasione aveva l’obiettivo di distogliere le truppe tedesche dal fronte orientale al fine di dare un po’ di respiro ai sovietici che avevano subito il 95% di tutte le perdite delle potenze alleate.

L’Inghilterra di Churchill, che considerava l’Italia << il ventre molle dell’asse>>, si era mossa fin dal 1940 per rompere l’alleanza fra l’Italia e la Germania con l’appoggio della Monarchia, delle Forze armate e del Vaticano. Lo sbarco degli Alleati fu preparato sul modello della spedizione garibaldina del 1860 e avvenne dopo che erano stati stipulati degli accordi segreti tra la mafia siciliana e quella americana.

In entrambi gli avvenimenti la mafia ebbe dei compiti rilevanti, ovvero: influenzò gli umori della popolazione civile spingendoli prima a favorire lo sbarco e poi a collaborare con l’occupante; e cercò di attirare il favore della borghesia facendo intravedere un’eventuale indipendenza dell’isola.

L’intelligence Alleata pianificò lo sbarco in Sicilia servendosi dell’aiuto della mafia con la conseguenza che diversi capi mafiosi divennero sindaci delle città liberate.

a

“Le più grandi unità impegnate nell’operazione appartenevano alla 7a Armata USA al comando del Generale George S. Patton e l’8a Armata britannica al comando del Generale Bernard Law Montgomery, sotto la responsabilità del Generale inglese Harold Alexander. La 45a divisione americana entrò a Caltanissetta il 18 luglio 1943”.

(2)

Obiettivo di Patton era Palermo, un’importante base navale strategica per il controllo delle coste settentrionali dell’isola. Dal 15 luglio, dopo aver conquistato Agrigento, senza incontrare alcuna resistenza giunsero alla periferia di Palermo, dove Patton fece il suo ingresso trionfale nella città.

“Il 3 settembre 1943, alle ore 17.15 a Cassibile, il Generale Castellano per delega del maresciallo Badoglio, e il Generale Smith, firmano le tre copie dell’armistizio corto che sancisce la resa incondizionata dell’Italia agli Alleati; diverrà effettivo l’8 settembre.”

(3)

In Europa, a guidare la resistenza europea alla poderosa macchina da guerra tedesca era l'Inghilterra di Winston Churchill.

Winston Churchill, British Minister of Interior, sees growing enormously in popularity thanks to its internal attitude decided against Germany and Italy. Although May 13, 1940 has rendered the House of Commons, "I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat.

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(1) Dati tratti da Francesco Renda - Storie della Sicilia dal 1860 al 1970 - cit. in “Cento anni d’amore” di Giovanni Samperisi, Ed. 2013

(2) Paquale Petix. É passato il Generale Patton ... e non solo – Ed. 2014

(3) Ibidem 3

Anche dopo la disfatta di Dunkerque Churchill non perde il suo spirito indomito e dichiara: “We are faced with many long months of struggle and suffering, and our goal is to win at all costs” the population supports him unconditionally to victory in 1945.

"The British Empire and the French Republic will defend unto death their native soil as well as companions to the extreme of their force ... We can not falter or fail. We shall fight on the beaches, we shall fight on the landing sites, in fields, in the streets and mountains. we shall never surrender ..." E inoltre... "If we are able to courageously confront Hitler, all Europe may be free, but if we fail, then the whole world will sink into the abyss of a new dark age."

Mentre sui fronti della guerra si spargeva sangue innocente, sul fronte della letteratura in Italia si affermava il filone del Neorealismo, movimento culturale che ebbe riflessi importanti sul cinema contemporaneo, caratterizzato da trame ambientate fra le classi disagiate e lavoratrici, trattando la situazione economica e morale del dopoguerra, come la Ciociara, film del 1960, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, recitato da Sofia Loren, la quale interpreta il ruolo di Cesira, una giovane che vive durante la seconda guerra mondiale con la figlia Rosetta a Roma; città dalla quale fugge per insediarsi a Sant’Eufemia, dove conosce Michele, un comunista che, pochi giorni prima della Liberazione viene preso dai tedeschi. Cesira dunque mentre sta per ritornare a Roma sosta insieme, alla figlia, in una chiesa e vengono assalite dalle alleate truppe marocchine che le violentano. Rosetta ne uscì traumatizzata, chiudendosi in un freddo silenzioso. Questo film è considerato “il simbolo di tutte le guerre” e della crudele logica che spesso muove azioni militari contro i civili proprio per terrorizzarli e per innescare reazioni destabilizzanti. Una triste realtà che rende attualissima la storia della Ciociara. Basterebbe cambiare lo scenario: Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Iraq, Ruanda, Congo e, giusto per citare le ultime orribili notizie che giungono dal sud-Somalia; facendo così riferimento ad oltre trecento guerre che hanno insanguinato e continuano ad insanguinare gli “anni di pace”, dal dopoguerra ad oggi, mietendo vittime tra la popolazione civile.

Nella primavera del 1944 gli Alleati liberarono Roma.

In Italia molte città del centro-nord erano state liberate dai partigiani e sotto il controllo dei Comitati di liberazione nazionali, in cui erano confluiti tutti i partiti antifascisti che il 25 aprile proclamarono l’insurrezione popolare. Tre giorni dopo i partigiani fermavano e fucilavano Mussolini, mentre tentava di fuggire in Svizzera.

Alla fine della guerra l’Italia presentava una situazione difficile: l’agricoltura aveva subito danni e la maggior parte della popolazione si ritrovava al limite dell’indigenza a causa della mancanza di lavoro e di abitazioni. De Gasperi fu il protagonista assoluto della politica italiana fino alla sua morte nel 1954.

Nella primavera del 1946 si svolsero le elezioni amministrative da cui emerse la divisione del paese tra la DC, che rappresentava il mondo cattolico, e i partiti di sinistra (PCI e PSI).

Finita la tragedia della guerra occorreva riparare i danni umani, morali e materiali. Pertanto, venne indetto un referendum sia per eleggere un'assemblea costituente con il compito di riscrivere la Costituzione, sia per scegliere la nuova forma istituzionale. Il 2 giugno 1946, con la partecipazione al voto per la prima volta in Italia delle donne, gli italiani ripresero il lungo e difficile cammino democratico. I risultati ufficiali del referendum diedero la vittoria alla scelta repubblicana.

I Costituenti hanno voluto la Costituzione Italiana, oltre che scritta e votata, rigida e lunga.

È stata promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. Fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

In particolare, il carattere della rigidità fu frutto della passata esperienza del fascismo che attraverso semplici leggi ordinarie praticamente stravolse l'impianto dello Statuto Albertino. Infatti, a causa della mancanza di rigidità dello Statuto, col giungere del fascismo lo Stato fu deviato verso un regime autoritario dove le forme di libertà pubblica vennero stravolte: le opposizioni vennero bloccate o eliminate, la Camera dei deputati fu abolita e sostituita dalla «Camera dei fasci e delle corporazioni», il diritto di voto fu cancellato; diritti, come quello di riunione e di libertà di stampa, furono piegati in garanzia dello Stato fascista, mentre il partito unico fascista non funzionò come strumento di partecipazione, ma come strumento di intruppamento della società civile e di mobilitazione politica pilotata dall'alto. Tuttavia lo Statuto albertino, nonostante le modifiche, non fu formalmente abolito. Per questo motivo i Costituenti formularono l’art. 138 Cost. che ha introdotto un procedimento aggravato per la revisione costituzionale, rendendolo più complesso e meno esposto ai colpi di mano di gente poco responsabile.

Oltre che all’impianto costituzionale, all’Italia post-bellica occorreva anche la ricostruzione economica. La scelta fondamentale di politica economica che influenzò tutti i periodi successivi al 1945 è quella di liberalizzare gli scambi di merci e servizi, aprendo la nostra economia ai mercati del mondo occidentale. Tale scelta cambiava senso alla politica del fascismo: corporativa e con un forte intervento statale nell’economia, sul piano interno; protezionistica e autarchica nei rapporti economici con l’estero. Riguardo alla questione dell’apertura o meno dell’economia italiana verso il resto del mondo si sviluppò un intenso dibattito tra i liberisti, sostenitori della supremazia del libero mercato, e i partiti di sinistra, che prediligevano invece regimi di programmazione economica. Con la vittoria dell’orientamento liberista si procedette allo smantellamento dei controlli esistenti e alla restaurazione dell’iniziativa privata.

Gli anni postbellici furono caratterizzati anche da un’elevata inflazione, a causa della fine della guerra, una consistente immissione di moneta cartacea da parte delle autorità militari alleate, venne effettuato un brusco adeguamento del cambio lira-dollaro con una svalutazione implicita della nostra moneta di circa cinque volte. Fondamentale fu la posizione autorevole di Luigi Einaudi.

Inizialmente egli propose di eliminare i prezzi politici che gravavano sul bilancio dello Stato e di effettuare una drastica riduzione della spesa pubblica; nonostante ciò, però, l’inflazione continuava a crescere in maniera vertiginosa e decise di applicare una drastica misura di restrizione monetaria: con l’introduzione di un nuovo sistema di riserva obbligatoria per le banche si pose un limite notevole all’espansione del credito bancario; tale intervento riuscì ad arrestare la spirale inflazionistica.

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