Italiano
- Amore per la patria
- Ugo Foscolo: geografia astronomica
- Amore sensuale: il pianeta dell’amore, Venere
- Gabriele D’Annunzio
- Amore coniugale
- Saba e Montale
Filosofia
- Espressione dell’istinto sessuale
- Schopenhauer e Freud
Inglese
- Amore per se stessi
- “The Picture of Dorian Gray”
Fisica
- Magnetismo: le forze attrattive
“L’amore: un sentimento dalle mille sfumature”
Latino
- Una fiaba d’amore
- Apuleio, “Amore e Psiche”
Storia
- Amore per la patria inteso come impegno sociale: Risorgimento
Arte
- Amore nell’arte
- Antonio Canova, “Amore & Psiche”
- Gustav Klimt, “Il Bacio”
Matematica
- I limiti
Prefazione
Il tema dell’amore è uno degli argomenti che frequentemente è affrontato sia nei corsi di studio sia nei discorsi con gli amici. Generalmente si tende a minimizzare il significato di questo sentimento, poiché spesso è riferito al rapporto affettivo fra una donna e un uomo; indubbiamente questo è un aspetto importante, ma sarebbe semplicistico ridurlo solo a quest’accezione.
Esistono, infatti, molti significati e forme; l’amore di una madre per un figlio, per la patria, per il prossimo. Proprio quest’ultima sfumatura si può riscontrare nella dedizione e nell’amore che un ricercatore dispone per scoprire un antidoto per debellare una malattia ma anche un medico missionario che affronta molte difficoltà per migliorare la qualità della vita di chi è meno fortunato.
Questo tema mi ha sempre appassionato perché ritengo che esso faccia parte integrante della vita dell’uomo; infatti, uno dei suoi bisogni fondamentali è quello di vivere con altri sviluppando insieme questo sentimento d’amore, ricordato anche nel Vangelo con la frase “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Questa mia ricerca vuole quindi affrontare il sentimento dell’amore nelle sue diverse sfaccettature; che sia maledetto, dolce, amaro, sensuale o divino, l’amore è la forza vitale che spinge a creare, soffrire, a gioire gli uomini di ieri, oggi, domani.
Questo tema, infatti, è antico quanto l’uomo: esso è forse il più affascinante e coinvolgente fra i sentimenti umani; esso è stato fonte d’ispirazione di poeti e artisti delle più antiche civiltà fino ai giorni nostri e ha assunto nel tempo caratteristiche diverse che rispecchiano differenti concezioni della realtà.
Amore per la patria e Risorgimento
Una delle forme più antiche dell’amore è il legame straordinario che si crea naturalmente tra l’uomo e il luogo dove nasce.
Storicamente i popoli hanno sempre dovuto affrontare guerre per difendere la propria terra.
In Italia, uno dei periodi più difficili ma anche glorioso è certamente l’Ottocento e il Risorgimento Risorgimento, cioè quel processo lungo e articolato attraverso cui divenne uno stato unico, libero e indipendente.
L’età della Restaurazione conobbe una grande fioritura di società segrete. In Italia fu molto diffusa la Carboneria, che, contando al suo interno soprattutto liberali borghesi, sosteneva l’indipendenza italiana.
In Italia, i primi moti avvennero a Napoli, nel luglio del 1820, quando l’esercito, guidato dal generale Guglielmo Pepe, si schierò a fianco di alcuni ufficiali insorti. Ferdinando I fu costretto a concedere la Costituzione e a riunire il parlamento. Nel marzo 1821, l’intervento austriaco segnò la sconfitta dei liberali.
Nel luglio del 1820 Palermo insorse contro le truppe borboniche e proclamò l’indipendenza della Sicilia. La rivolta fu sostenuta da nobili e popolani e mirò soprattutto alla separazione di Napoli. L’opposizione del governo costituzionale di Napoli al disegno separatista spense la ribellione nel settembre dello stesso anno.
In Piemonte, nel marzo del 1821, alcuni reggimenti si ribellarono chiedendo al re Vittorio Emanuele I la Costituzione e la guerra contro l’Austria. Dopo l’abdicazione del re, assunse la reggenza il principe Carlo Alberto. Di carattere indeciso, egli prima concesse la Costituzione e poi si unì alle truppe fedeli ai Savoia per reprimere la ribellione. I moti piemontesi furono in breve stroncati.
Nel 1831 scoppiarono nuovi moti in molte città italiane (Modena, Parma, Stato Pontificio); l’intervento dell’esercito austriaco pose fine all’esperienza dei governi provvisori e mandò in esilio o giustiziò i capi delle rivolte.
Il fallimento dei moti del 1821 e del 1831 e la conseguente riflessione critica scaturita fra i patrioti italiani evidenziò proprio nella costituzione stessa delle società segrete (compresa la maggiore di esse, la Carboneria) i limiti della loro azione. Tra i principali, la scarsa diffusione popolare delle loro idee e la mancanza di coordinamento tra una società segreta e l’altra.
Benché guidati dall’unico fine di liberare l’Italia dagli stranieri, i movimenti patriottici si divisero sul tipo di Stato da creare (unitario o federalista, monarchico o repubblicano) e sui mezzi (partecipazione popolare, esercito piemontese, appoggio delle grandi potenze europee).
Neanche le nuove proposte riuscirono però a diffondersi tra le masse, coinvolgendo solo la borghesia. Il movimento liberale moderato, con Camillo Benso conte di Cavour, appoggiò una monarchia costituzionale e parlamentare, a economia liberista, guidata dall’esercito piemontese.
Vincenzo Gioberti e i neoguelfi immaginarono invece una confederazione degli Stati italiani guidata dal papa. Giuseppe Mazzini sostenne la repubblica, indicando nell’azione unitaria di tutto il popolo la possibilità di raggiungere l’indipendenza dell’Italia.
Perché l’ideale patriottico penetrasse a tutti i livelli fondò la società segreta Giovane Italia (1831), che tuttavia si diffuse solo tra gli studenti e i giovani.
Un federalismo simile a quello statunitense fu invece propugnato da Carlo Cattaneo, che svolse anche un’azione modernizzatrice sulla società dalle pagine della rivista Il Politecnico.
Il 1848 rappresentò in Europa la fine del periodo della Restaurazione. In Italia fu preceduto da un periodo di riforme inaugurate nel 1846 da Pio IX il “papa liberale”. Seguì il suo esempio il granduca di Toscana e il re di Sardegna.
La prima rivolta si ebbe a Palermo: il 12 gennaio del 1848 la città insorse, ottenne la Costituzione e il parlamento; seguirono Napoli, la Toscana e il Piemonte, dove Carlo Alberto emanò una Costituzione (lo Statuto Albertino).
Venezia si ribellò all’Austria il 17 marzo liberando due patrioti, Manin e Tommaseo, che si misero alla testa del governo provvisorio. Milano, con a capo Carlo Cattaneo, resistette per cinque giorni e costrinse gli austriaci a ritirarsi; si formò un governo provvisorio democratico e liberale.
Le città in rivolta e i patrioti italiani cercarono un punto di unione che organizzasse i loro sforzi. La scelta cadde su Carlo Alberto, che il 23 marzo 1848 dichiarò guerra all’Austria, adottando il tricolore come bandiera nazionale.
Dapprima i piemontesi e i patrioti accorsi da tutta Italia vinsero a Goito, Curtatone e Montanara; i governi provvisori del Sud e del Centro chiesero l’annessione al Piemonte.
L’Austria inviò allora il generale Radetzsky, che riorganizzò l’esercito e sferrò la controffensiva. Sconfisse Carlo Alberto a Custoza il 27 agosto 1848; un secondo tentativo piemontese nel marzo del ’49 fu respinto a Novara, costringendo il re ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II.
La prima guerra d’indipendenza si terminò con il fallimento dei vari progetti politici risorgimentali ed evidenziando invece la necessità di una guida forte: il motto fu “Italia e Vittorio Emanuele”.
La repressione austriaca riconquistò Brescia, che resistette per dieci giornate, e recuperò tutta l’Italia centrale. Gli unici punti di resistenza rimasero Roma e Venezia.
A Roma Mazzini aveva dato vita alla repubblica, difesa militarmente da patrioti di tutta Italia e anche da Garibaldi; ciò non fu sufficiente a respingere le truppe francesi, che riconquistarono la città il 30 giugno.
Venezia poté resistere soprattutto grazie alla sua posizione geografica; capitolò solo davanti all’epidemia di colera e alla mancanza di viveri.
La vittoria delle forze conservatrici in Europa, e dell’Austria in Italia, fu totale: furono revocate le Costituzioni (con l’eccezione del Piemonte) e reintrodotti i regimi monarchici.
In Francia nel 1851 Luigi Napoleone fu proclamato imperatore dei francesi e prese il nome di Napoleone III. Primo ministro (dal 1852) di Vittorio Emanuele II fu Camillo Benso conte di Cavour. Liberale e moderato, egli progettò l’unificazione dell’Italia sotto la guida del regno di Sardegna.
Approfittando dei successi riportati dai soldati piemontesi nella guerra di Crimea (1856), Cavour impose il Piemonte all’attenzione della diplomazia europea. Alla conferenza di pace di Parigi egli poté sollevare la questione dell’indipendenza italiana.
Intanto fallivano i tentativi di insurrezione e dei patrioti mazziniani. A Sapri Carlo Pisacane e i compagni, scesi nel Sud a portare la liberazione, furono scambiati per briganti dal popolo, che aiutò le truppe borboniche a massacrarli.
Anche i repubblicani e i democratici (tra cui Garibaldi) si resero allora conto che l’unica speranza per l’Italia era rappresentata dal Piemonte.
Con gli accordi di Plombières (1858) il Piemonte si legò alla Francia, ottenendone l’aiuto in caso di aggressione austriaca e promettendole Nizza e Savoia.
Forte di quest’appoggio, Vittorio Emanuele II iniziò a radunare un esercito ai confini con la Lombardia, costringendo l’Austria a dichiarare guerra il 29 aprile 1859 (seconda guerra d’indipendenza).
La sconfitta degli austriaci spinse anche l’Italia centrale a ribellarsi, formando governi provvisori. Il re francese, spaventato dai nuovi sviluppi, firmò privatamente con l’imperatore Francesco Giuseppe l’armistizio di Villafranca, che sancì la cessione della Lombardia al Piemonte.
Cavour offrì a Napoleone III Nizza e la Savoia in cambio del riconoscimento dell’annessione al Piemonte dell’Italia centrale, che avvenne nel 1860 tramite plebisciti.
Al completamento dell’unione venne ad aggiungersi il Sud (Regno delle due Sicilie) grazie alla coraggiosa spedizione dei Mille guidati da Garibaldi.
Col pretesto di un intervento per evitare la rivoluzione nel regno di Napoli, il Piemonte inviò un esercito che conquistò Marche e l’Umbria.
Il 17 marzo 1861 fu proclamato il regno d’Italia con capitale Torino, poco dopo moriva Cavour. Alleata con la Prussia, nel 1866 l’Italia combatté la terza guerra d’indipendenza, conclusa con la cessione di Venezia al regno Italiano.
Dopo la conquista del Veneto si aprì la questione romana. Al progetto di Roma come capitale del nuovo Stato si opposero Pio IX, che condannò ufficialmente le riforme liberali, e i cattolici francesi, sui quali poggiava il governo di Napoleone III.
La caduta dell’imperatore francese diede il via libera alla conquista di Roma, avvenuta nel 1870.
Chi dice donna dice Risorgimento
A fare il Risorgimento non furono solo patrioti come Giuseppe Mazzini, Camillo Benso conte di Cavour, Giuseppe Garibaldi.
Al loro fianco c’erano donne valorose che si vestivano da uomo per partecipare all’impresa dei Mille, che scendevano in piazza durante le Cinque giornate di Milano e aprivano le porte dei loro salotti per accogliere i pensatori e permettere ai patrioti di organizzare strategie e piani di liberazione.
“L’Italia è donna”, si dice, alludendo al fatto che, nell’iconografia ufficiale, la Repubblica Italiana è rappresentata da una statuaria figura femminile col capo cinto dalla corona turrita.
E le donne, nelle imprese che hanno portato all’unità d’Italia, hanno compiuto azioni di grande coraggio e intraprendenza, forse non ancora conosciute quanto meriterebbero.
Prendiamo, ad esempio, le Cinque Giornate di Milano: quanti sanno che nel marzo 1848, tra i patrioti accorsi da tante regioni d’Italia a combattere contro gli austriaci, c’era anche un contingente di 200 napoletani guidati dall’aristocratica rivoluzionaria Cristina di Belgioioso, detta la «principessa rossa» per il suo attivismo politico?
Nata a Milano nel 1808, Cristina di Belgioioso fu cara amica di Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni. Dopo il fallimento dei moti del ’31 si era stabilita a Parigi, dove il suo salotto era diventato un punto di riferimento per intellettuali ed esuli come Gioberti, Fauriel, Thiers, Poerio, Tommaseo, Maroncelli.
Oltre alla principessa di Belgioioso, le Cinque Giornate di Milano ebbero come protagoniste tante giovani patriote di ogni classe sociale.
C’era Luisa Battistotti Sassi, moglie di un artigiano, che vestita con l’abito della guardia nazionale, la striscia tricolore al petto e la gonna a campana si batté valorosamente, salvando la vita a molti insorti rimasti accerchiati.
O la diciassettenne Giuseppina Lazzaroni, scappata di casa per mettere la sua mira infallibile al servizio della difesa di Porta Comasina.
Oppure Paola Pirola, che combatté per cinque giorni fino a quando, sfinita dalla stanchezza, il fucile le esplose fra le mani, amputandole due dita.
Gli innumerevoli episodi che videro protagoniste le patriote italiane impressionarono anche il maresciallo Radetzky, che così commentò le eroiche giornate milanesi: «Il carattere di questo popolo mi sembra cambiato, il fanatismo ha pervaso ogni età, ogni ceto, ogni sesso».
Durante l’esperienza mazziniana della Repubblica Romana, le donne furono impegnate in operazioni militari ad alto rischio.
Quando ancora non esistevano quei ricercati congegni che si usano oggi per disinnescare gli esplosivi, le ausiliarie della Giovine Italia erano in prima linea nel raccogliere e disattivare bombe.
In che modo? Lo racconta un giornale dell’epoca: «Tengono pronte delle masse di creta, e non appena cade una bomba o una granata, la coprono con essa e ne impediscono lo scoppio».
Simili manifestazioni femminili di amor patrio non impedirono che, sul finire dell’Ottocento, il presidente del Consiglio Francesco Crispi si opponesse con queste parole alla proposta di voto alle donne: «Quando voi distaccate la donna dalla famiglia, e le gittate nella pubblica piazza, voi fate, o signori, della donna non più l’angelo consolatore della famiglia, ma il demone tentatore...».
Schopenhauer e l’amore
Il sentimento dell’amore trova ampio spazio nella filosofia di Schopenhauer, che prospetta una visione essenzialmente materialistica.
Per Schopenhauer la vita è un continuo alternarsi di dolore e noia: il dolore è provocato dal bisogno, dal desiderio non appagato.
Quando però questo desiderio trova il suo appagamento, subentra la noia e questa situazione si ripete all’infinito come un circolo improduttivo.
Schopenhauer ricorre a tre vie di liberazione dal dolore: l’arte, la morale e l’ascesi.
L’amore, a primo impatto, potrebbe sembrare un’altra via di fuga dal dolore, ma non è così, anzi, è visto dal filosofo come un’estrema forma di dolore.
Schopenhauer ne distingue due tipi: l’eros e l’agape (pietà). L’eros è un istinto distruttivo che non porta nulla di buono. Esso è atto alla perpetuazione della specie, ed esiste solo sotto forma di impulso sessuale.
Anche chi crede di essere realmente innamorato, secondo il filosofo di Danzica, in realtà inconsciamente sta solo cercando di perpetuare la specie.
Anche l’ideale di bellezza ha questo scopo: l’uomo, cercando il bello, cerca di migliorare la sua specie.
Insomma, l’amore è visto come un semplice bisogno fisiologico e un atto procreativo tanto che, dopo il momentaneo godimento successivo all’atto sessuale, l’uomo non prova appagamento, perché non ha fatto nulla per sé, ma ha semplicemente obbedito alla Natura, di cui è lo «zimbello», e al quale la stessa ha affidato la missione di procreazione.
Il simbolo dell’amore sensuale diventa così la mantide religiosa, che prima si accoppia, poi uccide il suo partner.
Dunque Schopenhauer, privando ormai l’amore di ogni aspetto romantico e di ogni idealizzazione, afferma che l’amore altro non è se non:
“Due infelicità che s’incontrano, due felicità che si scambiano e una terza infelicità che si prepara”.
Poiché, generando una nuova vita, si destina inevitabilmente a quella sofferenza che è comune a tutti gli uomini.
La pietà, invece, è l’unica forma positiva d’amore: per Schopenhauer infatti è l’unico amore degno di elogio con cui noi compatiamo il nostro prossimo e giungiamo a identificarci col suo tormento.
L’amore autentico è sempre compassione; e ogni amore che non sia “compassione è egoismo.”
Freud e l’amore
Pur sempre avendo una concezione materialistica dell’amore, Freud concepisce questo sentimento come fonte di piacere e soddisfazione fisica.
Per comprendere al meglio questa teoria da lui formulata, dobbiamo far dapprima riferimento alla psiche umana.
Freud, infatti, pone l’accento sull’importanza della sessualità infantile per lo sviluppo corretto della personalità futura dell’individuo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia
: Il Risorgimento (le donne del Risorgimento)
Filosofia
Arthur Schopenhauer; Sigmund Freud
Italiano
Ugo Foscolo (Le ultime lettere di Jacopo Ortis; A Luigia Pallavicini caduta da cavallo; All'amica risanata) Gabriele D'Annunzio (La pioggia nel pineto); Umberto Saba (A mia moglie); Eugenio Montale (Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale)
Latino
Amore e Psiche
Arte
Antonio Canova (Amore e Psiche); Gustav Klimt (Il bacio)
Fisica
Le forze attrattive
Geografia astronomica
Venere
Matematica
I limiti